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The Studio Section Two - Mike Kaluta /1



Fumetto e illustrazione... Ogni campo ha i suoi motivi di attrazione.
Disegnare fumetti mi permette di creare un intero mondo, di aggiungere i personaggi, la luce, gli angoli di visuale, il ritmo che guiderà il lettore dall'inzio alla fine. Farlo bene dà una grande soddisfazione sebbene richieda una gran quantità di tempo.
L'illustrazione deve poter aggiungere qualcosa a ciò che si sta illustrando - al suo meglio dovrebbe diventare l'elemento dominante. E fare illustrazioni offre all'artista così tanto spazio a cui dedicare la propria visione, insieme a certe tecniche e metodologie che funzionano solo con l'immagine singola.

(Michael Kaluta, Wings of Twilight, 2001)


Scrivere una serie di post su Michael William Kaluta dopo cinque dedicati alla figura di Barry Windsor-Smith non può che dare a tratti un senso di ripetizione, almeno al livello delle loro carriere professionali. L’impressione è un po' quella di trovarsi di fronte a due artisti gemelli, separati in qualche momento prima della loro nascita e poi fatti incontrare di nuovo dalle infinite circostanze della vita. Per questo è stato un passo più che naturale per me assegnare a lui la Section Two della serie The Studio, una volta assegnata, a causa della precedenza del suo ingresso nella mia vita, la Section One all’autore dei disegni di Conan the Barbarian.
Un ulteriore elemento di continuità mi è stato poi offerto dalla partecipazione congiunta dei due artisti, in veste di ospiti d’onore, alla Detroit Triple Fan Fair del 1973. E se ricordate, è proprio citando questa manifestazione che ho concluso il precedente post della serie e anche messo da parte, per il momento, il resoconto dell’esperienza umana e artistica di Barry Windsor-Smith. In quanto a sapere se si conoscessero già o se il loro primo incontro sia stato proprio in quell'occasione, il mio livello di conoscenza delle loro biografie non arriva a circoscrivere simili sottigliezze.


Quella di Kaluta, di biografie, inizia in ogni caso con una particolarità. Sebbene di famiglia statunitense, il piccolo Michael nasce in Guatemala nel 1947 (due anni prima di Barry Smith, quindi), dove sono di stanza i suoi genitori, entrambi membri nell’esercito, ufficiale di comando lui e infermiera militare lei.
Ma è una situazione del tutto provvisoria. La famiglia, che comprende anche una sorella, è ben presto di ritorno negli Stati Uniti, e precisamente nel Texas, dove Kaluta trascorre la prima parte dell’infanzia. La prima cosa a segnarlo, racconta, fu la vista delle scie lasciate dagli aerei in volo e la vista delle nuvole a passeggio nel cielo.
A sei anni è già altrove, nel Massachussets stavolta, dove la sua famiglia acquista il primo televisore. Si lascia così affascinare dalle serie televisive dove compaiono razzi spaziali e ufo, che poi si sforza di riprodurre nei suoi disegni o modellando la plastilina.
Nel 1956, in Pennsylvania, con la famiglia di stanza in un campo di aviazione, adotta un carro merci volante e un F-86 in disuso.
Nel 1958 è in Alabama. A scuola, le note che gli insegnanti fannoa rrivare ai suoi genitori sono di questo tenore: “Vostro figlio non si applica al massimo delle sue capacità. È sempre distratto e sogna a occhi aperti”.
Ma ecco che i suoi sogni a occhi aperti cominciano a prendere forma, attraverso le sue mani, sotto la guida del programma televisivo Learn To Draw di John Nagy. E non fu certo una conquista da poco:
Avere una conoscenza della prospettiva era quasi altrettanto importante che saper piegare aeroplanini di carta. Era una conquista di cui andavo orgoglioso: fece di me un bambino rispettato.

Il 1959 è l'anno in cui è folgorato dalla lettura delle opere di Ray Bradbury, ed è anche l'anno in cui comincia a stringere le prime amicizie importanti, con anime affini, poeti, artisti e visionari. Ma l’incontro più di tutti determinante arriverà di lì a poco ed è quello con l’universo incantato di Edgar Rice Burroughs. Legge le storie dello scrittore e le illustra, sull’esempio dei suoi nuovi miti, Roy G. Krenkel e Frank Frazetta. Fu allora che ilo giovane Michael William Kaluta scelse la sua strada, una strada probabilmente già segnata fin dall'inizio: sarebbe diventato un disegnatore di genere fantastico.

Steve Hickman, Matter of Vengeange
Finché un giorno fa ingresso in un negozio di articoli di belle arti nel momento in cui l'illustratore Steve Hickman sta mostrando al commerciante una serie di sue opere ispirate proprio al mondo di Edgar Rice Burroughs. Kaluta le giudica perfette ma non ne è intimidito e chiede all'illustratore di potergli mostrare le sue. Il risultato? Hickman rimane a bocca aperta e lo assolda all’istante in veste di collaboratore.
A loro si aggiunge poco dopo Steve Harper, a formare un nuovo trio di artisti specializzati nella produzione di heroic fantasy. Lavorano in squadra a una stessa opera, ciascuno occupandosi dei dettagli che più sono loro congeniali. Hickman cura in particolare le figure umane; Kaluta si occupa delle giungle, delle architetture e delle macchine volanti; Harper dei dettagli rimanenti.

Poi, tra il 1966 e il 1968, Kaluta frequenta il corso d'arte al Richmond Professional Institute in Virginia, dove ha modo di confrontarsi con la corrente regina dell’arte americana di quel periodo, l’espressionismo astratto.
L’espressionismo astratto mi colpì per la sua capacità di trasformare in modo misterioso dei colori perfettamente belli sulla tavolozza in marroni o grigi sulla tela. Appresi, sebbene in modo inconsapevole, l’arte della composizione – non la composizione formale ma emozionale. È davvero difficile spiegare il mio metodo concettuale, manca di logica. In poche parole, io so che un disegno va bene quando sembra che vada bene…

Ma gli è senza dubbio più congeniale lo studio delle opere di Aubrey Beardsley, Harry Clarke e Alphonse Mucha.
Finita la scuola, Kaluta si trasferisce finalmente a New York, la mecca di ogni aspirante disegnatore di fumetti. E' lo stesso periodo in cui vi si aggira un ancora spaesato Barry Smith.
Ma non è ancora tempo per loro di incontrarsi. Kaluta inizia invece a collaborare con altri due artisti che si dividono tra fumetto e illustrazione, Jeff Jones e Berni Wrightson. Sono entrambi nomi che abbiamo già incontrato in questo blog, soprattutto il primo, nella serie di post dedicati a Vaughn Bodé: Vita, opere e morte del messia del fumetto. E sono personaggi che ci terranno compagnia a lungo, in futuro, in questa attuale serie di post. Per il momento basti sapere che Mike Kaluta troverà in loro due spiriti gemelli, come lui (e come Smith) insofferenti agli inevitabili limiti imposti alla loro ispirazione dall’industria del fumetto.

Mike Kaluta: Copertina di Fantastic
Feb. 1973
Ma intanto, prima che accada tutto questo, Jones e Wrightson insieme hanno modo di introdurlo allo scrittore di fantascienza Ted White, all'epoca redattore capo di Amazing Stories e Fantastic, che ha tutta l'intenzione di promuovere, nelle sue riviste, le più grandi promesse nel campo del disegno e dell'illustrazione del fantastico e dell'underground in circolazione in quegli anni. Tenta di accarapparsi, tra gli altri, anche il Sunpot di Vaughn Bodé, ma alla fine la spunta Galaxy, con i risultati che abbiamo visto (nel post Bodé e la fantascienza).
Jeff Jones: Copertina di Fantastic
Aug. 1970
Il punto è che la politica editoriale a cui White deve sottostare è quella del risparmio. Le sue riviste pagano gli scrittori un solo cent a parola, mentre le concorrenti maggiori Analog e Galaxy ne pagano rispettivamente cinque e tre, con la conseguenza che White si trova a dover spesso pubblicare materiale rifiutato da altri. E tuttavia, nelle pagine da lui curate, finiscono ugualmente per trovar posto, oltre a vari scrittori emergenti e sperimentali, tra i quali Ian McEwan, autori del calibro di Brian Aldiss e John Brunner. La stessa politica del risparmio si applica ovviamente all'impianto figurativo delle riviste, dove appaiono di preferenza illustrazioni a basso costo riciclate dalle riviste europee. Finché non arriva White a imporre il suo punto di vista e allora uno degli autori che finiscono ad abbellire le sue riviste è proprio Michael William Kaluta, che compie così il suo primo passo in autonomia nel mondo dell'illustrazione.

* * *


Le citazioni, se non diversamente indicato, provengono dall'intervista di Kaluta a J.S. per The Studio (1979).

L'immagine in alto sotto il titolo è: Michael William Kaluta, Behind Neptune's Throne.


Commenti

  1. Ma che bei disegnatori che selezioni, tutti con un stile impeccabile e un'eleganza grafica esemplare.
    Seguirò sicuramente anche questa serie di post :-)

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    1. Grazie Ariano per le tue parole! :-)
      Uno degli scopi del mio blog è proprio quello di diffondere più bellezza possibile.

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  2. Cavoli, stracavoli. Questo disegnatore non lo conoscevo. Bell'excursus.

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    1. Grazie anche a te Massimiliano! :-)
      In effetti Kaluta non è un autore molto noto in Italia. E' un autore raffinato, d'essay si potrebbe dire, le cui opere non hanno certo invaso le edicole.

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  3. Di Kaluta ho apprezzato molto i suoi lavori per "The Shadow", suppongo che ne parlerai presto nei prossimi post! ;-)

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    1. Senza dubbio arriveremo presto anche a The Shadow, Nick. Forse addirittura già con il prossimo post della serie. (Come vedi, non sono un grande programmatore di post ^_^)

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  4. Purtroppo non conosco molto di Kaluta perché ha lavorato più per la DC, che conosco infinitamente meno della rivale Marvel. E' comunque un maestro, senza alcun dubbio. Mi piacciono moltissimo questi post sui maestri dei fumetti (sai quanto ho adorato quelli su Bodé! Per i quali non smetto di ringraziarti!). Complimenti Ivano! :)

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    1. Grazie Orlando per i complimenti :))
      I post sui Maestri saranno con ogni probabilità una costante del blog a tempo indeterminato.
      Comunque il tuo dicorso vale in gran parte anche per me. Certi amori profondi scattano soprattutto da bambini e anche nel mio caso il vero colpo di fulmine è stato con la Marvel *__*

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  5. Sono digiuno di disegnatori quindi seguirò con molta attenzione questi splendidi post ;-)

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    1. Sul serio? Sai che non ti ci facevo proprio "digiuno di disegnatori"!

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  6. Finalmente recupero anche questo post (ma quanto scrivi? e non solo tu :O probabilmente sto invecchiando e non riesco a seguire come prima, sob!) ^^
    Anche io non avevo mai sentito parlare dell'artista, bella la sua citazione in apertura di post. E la prima tavola è strepitosa *__*

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    1. Tra le sottospecie di Homo Sapiens oltre al Sapiens Sapiens c'è anche il Sapiens Scriptorensis ^_^
      Grazie, Glò! Vedrai che prossimamente arriveranno altre tavole strepitose...

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  7. Favolosa anche la tavola di Steve Hickman, e mi ha divertito molto l'intraprendenza di Kaluta nel proporsi a Hickman. Non c'è niente da fare, quando un incontro fatale deve avvenire... avviene senz'altro!

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    1. Incontri fatali che anche per me una volta erano pane quotidiano, mentre negli ultimi anni sembro aver perso la capacità di attirarli. E' un po' come perdere un superpotere e non sapere se ritornerà oppure no.

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    2. Probabilmente si va a cicli di vuoti e di pieni. Per me è un periodo di stasi assoluta... spero solamente che avvenga come in inverno, quando la terra è solo apparentemente statica.

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