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Solve et Coagula - pagina 144





Parte II - Capitolo 1 /16


Era comunque evidente che chiunque ne fosse stato l’artefice, il padre di Paula Susi o lei stessa, l’organizzazione della libreria era stata condotta con spirito da bibliotecario. Anche il nuovo scaffale era monotematico e comprendeva solo opere che trattavano di antropologia e folclore, con un occhio di riguardo per l’area nord-europea. Ad attrarre subito l’attenzione di Massimo fu un’edizione rilegata del Kalevala, impreziosita da riproduzioni a colori a pagina intera degli affreschi di Gallen-Kallela sullo stesso soggetto. Inginocchiato sul pavimento, alla luce fioca delle candele, guardò le immagini a una ad una prima di riporre il volume al suo posto. Riconobbe poi l’opera di Hartland sul folclore inglese, nella stessa identica edizione che aveva sfogliato ore prima alla Bury St. Edmunds’ Library, e si scoprì desideroso di rileggere la storia dei bambini verdi che aveva in parte già scordato. Ma quando allungò la mano verso il libro, l’occhio gli cadde sulla costola del volume a fianco, che portava stampato il titolo Twenty-eight Folk tales and Eerie Stories of Suffolk.
La conferma che dovesse trattarsi del misterioso volume che aveva avuto a disposizione, per poche ore, nel suo letto d’ospedale, la ebbe nel momento stesso in cui ne osservò la copertina e riconobbe che i colori e i contorni erano più o meno quelli che aveva in mente, solo che adesso disponeva degli strumenti per interpretarli nel modo corretto: le silhouette colorate in primo piano rappresentavano senza dubbio i bambini verdi, mentre sui piani successivi si distinguevano le figure stilizzate di un lupo e di un villaggio, oltre alla striscia sinuosa di un fiume. Era l’ennesima prova del fatto che non si era sognato un bel nulla, sebbene le sorprese fossero tutt’altro che finite. L’autore del libro, scoprì, era un tale Aleksis Allan Susi, e con un cognome simile ogni pericolo di omonimia era scongiurato in partenza: la conclusione più logica, se non l’unica possibile, era che l’autore di quell’opera fosse nientemeno che il padre di Paula. Niente di strano quindi che lei glielo avesse “consigliato” come lettura da convalescenza. Un po’ più misteriosa era la sua assenza dagli scaffali della biblioteca di Bury St Edmunds… a meno che proprio Paula o suo padre non avessero richiesto espressamente che non vi fosse presente, forse per non rischiare un calo di vendite. Ma le sue erano solo supposizioni, che mise da parte nel momento in cui tornò a sedersi, stavolta nella poltrona dove si era seduta Paula durante il loro colloquio.
Aprì il volume e cominciò a scorrerne l’indice, alla ricerca della storia dei bambini verdi. Non ci mise più di tre secondi a trovarla e forse ancor meno ad accorgersi di un’altra stranezza: l’elevato numero di pagine, poco meno di trenta, che l’autore gli aveva riservato. Com’era possibile, si domandò Massimo, se nell’opera di Hartland lo stesso racconto ne occupava a malapena tre di pagine e il formato dei due volumi era differiva di un niente?
La risposta la ebbe già pochi paragrafi dopo l’inizio, quando gli divenne chiaro che l’autore aveva profuso nella storia un mare di particolari del tutto assenti nell’altra versione. A proposito della morte del bambino maschio, per esempio, era riportato questo dettaglio: il suo organismo si rivelò infine del tutto inadatto alla digestione dei cibi solidi. Si vide addirittura che non aveva neppure un vero stomaco bensì una specie di canale tubulare non molto diverso da quello di certi organismi primitivi. Davvero strano, pensò Massimo, trovare una simile specie di referto autoptico nel ben mezzo di un racconto di folletti.
La femmina sembrò invece adattarsi con una certa facilità alla nuova dieta, e sopravvisse. E poiché fu anche battezzata e la sua pelle perse con il tempo, forse proprio a causa dell’alimentazione, la sua pigmentazione verde, finì col divenire molto presto un membro effettivo della piccola ma florida comunità di Woolpit.


Commenti

  1. Il famoso libro....
    È gia importante sapere che non si è sognato tutto, però appunto il particolare dello stomaco è strano.
    E poi perché nel libro che aveva avuto tra le mani prima in ospedale perché il racconto era molto più breve?

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    1. Ciao Patricia!
      Il racconto non è più lungo di quello nel libro che aveva tra le mani in ospedale ma rispetto a quello che ha letto in biblioteca.

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    2. Quindi il libro che aveva tra le mani in ospedale è quello che sta sfogliando ora?
      Devo dire che piano piano mi sto attaccando a questo racconto, anche se una pagina ogni settimana un po' fa perdere il ritmo alla mia memoria, però poi i pezzi si riattaccano!

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    3. Ivano caro, fa finta di niente... :)) ormai lo sai che sono svanita ahhahahaahh

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    4. No problem... sono sempre a disposizione per ogni chiarimento. Capisco la difficoltà a seguire la storia con un post a settimana, come ha sottolineato anche Annalisa.

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    5. Sì, Annalisa, il libro è l'istesso medesimo ;-)

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  2. Ecco... la bambina verde poi integrata nella comunità, forse ha in seguito generato un avo o uno dei personaggi della blognovel? Lo stomaco lo abbiamo già incontrato :D

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    1. Potrebbe essere Glò :)
      Paula Susi potrebbe essere una discendente di quella bambina verde... o la sua reincarnazione?

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    2. Fuochino..! del resto, man mano che la storia si definisce, lo spettro delle possibilità va riducendosi ;-)

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  3. Ah, che bello, sono arrivata a 300 commenti tondi nella classifica! :-) Ma la strada per la vetta è ancora irta di difficoltà.

    La presenza del lupo nella nuova puntata mi suggerisce qualcosetta...

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    1. In realtà la presenza del lupo è costante in tutto questo capitolo. Ma è quasi sempre ben nascosta ;D

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