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Visualizzazione dei post da 2016
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Ciao amici, ciao

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Il valente blogger Marco Lazzara mi ha quest'oggi preceduto, nel suo blog Arcani , in un piccolo progetto che mi frullava in mente da alcuni giorni: chiudere l'anno con un omaggio agli "amici" che se ne sono andati in questo 2016. Ma devo comunque ringraziarlo, perché è molto probabile che senza lo stimolo offertomi dal  suo post  sarei semplicemente passato oltre e avrei continuato a occuparmi degli altri, più impegnativi, articoli in corso di stesura. Il mio sarà in ogni caso un elenco brevissimo, dal momento che nella stragrande maggioranza dei casi i personaggi pubblici scomparsi in questo anno, ormai passato alla cronaca come particolarmente falcidiante, non hanno lasciato in realtà nessuna traccia o quasi del loro passaggio nel mio percorso di vita. Anche la loro morte mi ha lasciato, di conseguenza, indifferente o quasi. Inoltre, della manciata di artisti citati, non entrerò in nessuna delle circostanze della loro morte. Tutto quello che mi interessa ...

Breve guida illustrata ad alcuni luoghi artificiali della letteratura e dintorni /1

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Dopo l' excursus sui luoghi naturali ,non potevo certo passar sopra a questa nuova tappa dell'itinerario-meme denominato dei "vasi comunicanti", proposto a cadenza libera dal blog Il Manoscritto del Cavaliere . Si tratta ogni volta, come suggerisce il nome, di collegare un determinato soggetto a un'opera letteraria e a un'opera pittorica (o comunque visiva). E devo subito dire che questa volta mi aggrego all'iniziativa con più ritardo del solito, andando così ad accodarmi a vari altri blogger che mi hanno preceduto. Se ho tenuto bene il conto, dopo Cristina e prima di me hanno pubblicato un loro post sui luoghi artificiali The Obsidian Mirror , Myrtilla's House e Ariano Geta . Il che è indice di come l'iniziativa di Cristina Rossi appassioni sempre più amici, ma anche del poco tempo da dedicare al blogging che mi ritrovo in questo finale di 2016. Ho inoltre scelto, come forse avrete già dedotto dal titolo, di dividere il mio intervento in ...

Trilogia delle Madri /9 - La visione steineriana: La fase terrestre

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I movimenti dei corpi celesti sono determinati dai reciproci rapporti delle diverse entità spirituali che li abitano. La percezione ed i movimenti dei corpi celesti ebbero origine da cause animico-spirituali, e si verificarono in modo che fosse possibile agli stati spirituali di esplicarsi nel campo fisico. Rudolf Steiner, La scienza occulta nelle sue linee generali * * * Riprendo il discorso da dove lo avevo interrotto nel post precedente, cioè dal momento in cui nell’uomo, la coscienza immaginativa, raggiunta nel grado lunare, sta per lasciare il posto al grado di coscienza successivo. Questo passaggio corrisponde con l’inizio della quarta fase evolutiva, tuttora in corso: la fase terrestre . Dobbiamo comunque tenere sempre presente che non stiamo parlando qui di rapporti tra corpi planetari, ma tra diversi gradi di coscienza, e che il corpo cosmico è in realtà uno e la sua evoluzione procede di pari passo con quella dell' uomo . Quando diciamo "corpo fisi...

Insieme Raccontiamo 15 - L'occhio dal profondo

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Sinceramente non so dire quanta incidenza abbia avuto, nella costruzione di questo post, la circostanza che ieri, poco prima di cominciare a redigerlo, mi sia capitato di leggere il contributo di Glò de La Nostra Libreria alla stessa iniziativa. Lei, nel suo post , prima ha presentato un più che ottimo finale, poi ha raccontato che lo spunto di partenza le era stato offerto da Isola con fantasmi di John Banville, un romanzo e un autore dei quali, confesso, non avevo mai sentito parlare. Comunque sia, oggi mi ritrovo a fare un’operazione simile, e sebbene mi sia già successo in passato - per esempio con il finale per Insieme Raccontiamo 13 - di prendere spunto da un’opera letteraria ( Pinocchio ), forse è davvero alla nostra Glò che devo la struttura in due parti di questo post. Anche io infatti, come lei ieri, spenderò stavolta alcune parole sulla mia fonte di ispirazione. #insiemeraccontiamo #giochi Per partecipare a Insieme Raccontiamo 15 , o per leggere ...

Anno Quarto - Anno nuovo... testata nuova

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Questo blog oggi compie tre anni e, secondo consuetudine, a sancire il passaggio dall'anno terzo all'anno quarto c'è il cambio di testata. Nei tre anni precedenti avevo optato ogni volta per una soluzione quasi astratta e utilizzato come sfondo del titolo il dettaglio di un dipinto: Redon, Monet, poi di nuovo Redon. Stavolta ho invece deciso di adottare un cocktail di immagini che permetta a chi approda su queste pagine di farsi a colpo d'occhio un'idea dei contenuti. Un'idea parziale certamente, ma pur sempre un'idea. Delle diciotto immaginette che ho scelto, la maggioranza provengono da articoli effettivamente pubblicati nel blog, altre le ho ripescate dopo averle scartate, altre ancora fanno parte di bozze di articoli che forse un giorno completerò. Sono ben consapevole del fatto che avrei potuto realizzare decine di cocktail diversi, ognuno con le proprie ragioni d'essere, sebbene alcuni "fondamentali" avrebbero probabilmente finito ...

The Studio Section Four - Jeffrey Catherine Jones /3

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La mia speranza è che ogni mia opera mi lasci insoddisfatto. Questo mi dà la spinta per passare all'opera successiva. Il giorno che penserò di aver creato qualcosa di grande finirà tutto. * * * Un anno importante per Jeff Jones  (per ora continuerò a chiamarlo così, a dispetto dei titoli dei post) è il 1969. Una storia da lui disegnata - forse nel 1966, se è vero ciò che riportano le cronache - su testi di  Bill Pearson , trova posto sul numero 6 di  Witzend , presumibilmente proprio grazie al passaggio di testimone da  Wallace (Wally) Wood  (1927-1981), che aveva curato, tra il 1966 e il 1968, i primi quattro numeri della  prozine , allo stesso Pearson. Copertina di Jeff Jones per The W.C. Fields Book ( Witzend # 9, 1973) In realtà  Witzend  l'abbiamo già incontrata in passato su questo blog, per l'esattezza nella  seconda parte della mia biografia artistica su Vaughn Bodé ; ma allora, preso co...

The Studio - Secondo intermezzo Parte 2: Oh Funny Pages! (1972-73)

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A curare la veste editoriale del magazine National Lampoon furono chiamati in origine i grafici dei Cloud Studios , la cui filosofia di lavoro coincideva più o meno con quella degli autori di fumetti (ma non solo) underground: evitare per quanto possibile di apparire professionali e accurati e fare della propria (apparente) sciatteria un punto di merito. Una filosofia operativa che si rifletté nell'aspetto grafico dei primi sette numeri, pubblicati tra l'aprile e l'ottobre del 1970, prima che Matty Simmons e Leo Mogel , i boss della Twenty First Communications , si decidessero per un sostanziale cambio di rotta. I due imprenditori erano convinti che una grafica più accurata - più mainstream - avrebbe inevitabilmente attratto un pubblico di lettori più ampio e variegato, con un conseguente aumento delle vendite. Detto fatto, licenziarono i Cloud Studios e arruolarono al loro posto l'ex grafico di Cosmopolitan , Michael Gross . Gli effetti della cura Gross...