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Visualizzazione dei post da 2013
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Solve et Coagula - Pagina 28

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Capitolo 3 - parte 3
Giulia annuì: «La moglie di Miller, June, era bisessuale, ma Anais Nin alla fine concluse di non esserlo e che i motivi della sua attrazione erano altri e confinati a quell’unica donna». L’attenzione di Luisa era a quel punto salita alle stelle: «E come ha fatto a capirlo?». «Andando oltre l’apparenza» rispose l’amica «ma in qualche modo c’entra anche la psicanalisi». «Non riesci a essere un po’ più precisa?». «Cosa pretendi, che mi ricordi tutto quello che leggo? Se sapevo che era di questo che volevi parlarmi mi sarei portata i primi due volumi del Diario». «Non vorrei proprio essere costretta ad andare in analisi» commentò Luisa preoccupata.

Solve et Coagula - Pagina 27

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Capitolo 3 - parte 2
Quindi la domanda era: perché l’idea di provare attrazione per la sua inquilina la disturbava così tanto? Forse perché sapeva istintivamente che le cose non dovevano essere così e che doveva cercare altrove la spiegazione di quanto le stava accadendo? Inaspettatamente, fu proprio la sua amica del cuore Giulia a darle infine una nuova e, per lei, sorprendente chiave di lettura. Luisa aveva inizialmente esitato a confidarsi con lei per almeno un paio di motivi: perché conosceva bene l’impazienza dell’amica e la sua propensione a liquidare tutto in quattro e quattr’otto e perché sapeva, altrettanto bene, che per lei Alessandra era come il fumo negli occhi e che quindi non sarebbe mai stata imparziale nel suo giudizio. Ma alla fine si era decisa e le aveva chiesto di poter parlare con lei davanti a una tazza di tè e un piatto di pasticcini, sedute a un tavolo della loro pasticceria preferita.

Solve et Coagula - Pagina 26

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Capitolo 3 - parte 1
Le acque sembravano essersi di nuovo acquietate, almeno esteriormente. Per essere più vicini al vero, però, sarebbe stato molto più corretto dire che tragedie e commedie erano tornate a svolgersi, in massima parte, sul palcoscenico del suo teatro interiore. Un palcoscenico in cui lei, Luisa, la protagonista, rischiava continuamente di essere spinta sullo sfondo da una moltitudine di comparse.

Solve et Coagula - Nota al capitolo 2 /4

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Il diavolo? Sì, no, forse...
Del tutto paradossale e simile a una specie di beffa del destino è invece che proprio l'illustrazione del Bafometto di Eliphas Levi (vedi immagine in basso) abbia finito per diventare l'emblema del diavolo, capovolgendo così l'intenzione dell'autore, il cui sforzo era apparentemente consistito proprio nel sottrarre la figura presente nell'Arcano XV dei Tarocchi di Marsiglia dalla sua identificazione con il diavolo. Ecco, a questo proposito, un mio riassunto della descrizione che l'autore dà del suo Bafometto all'inizio del capitolo 15 di Dogma et Rituel de la Haute Magie:
...porta sulla sua fronte il Segno del Pentagramma con una punta rivolta verso l'alto, il che è sufficiente a distinguerlo come simbolo della luce. Inoltre il segno dell'occultismo è fatto con entrambe le mani, che puntano in alto verso la bianca luna di Chesed, e in basso verso la luna nera di Geburah. Questo segno esprime la perfetta concordia tra mise…

Auguri anch'io

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Per i miei auguri di Natale a tutti voi amici blogger e/o lettori, ho scelto un'opera del pittore americano Charles Burchfield (1893-1967). Il soggetto privilegiato dei suoi numerosi acquerelli è la natura, che lo sguardo e la mano del pittore mostrano come avvolta da un luminoso alone di gloria sovrannaturale.
And so... a very merry Christmas and a happy New Year

Solve et Coagula - Nota al capitolo 2 /3

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E ora, tiriamo un po' le somme
La carrellata sul diavolo nei diversi mazzi di tarocchi che ho incluso nel post precedente ci servirà, nelle righe che seguono, per definire gli elementi comuni e quelli divergenti nelle diverse raffigurazioni dell'Arcano XV. E' perciò evidente che i rimandi alle immagini sono da riferirsi a quella parte della nota e non a questa.
Vediamo, per cominciare, che in alcune versioni (figure 2,3,4) le gambe della figura terminano con artigli di uccello, mentre nelle altre (figure 5,6) con zoccoli di caprone. Solo la presenza delle corna è comune a tutte le versioni, mentre quella delle ali è comune a tutte eccetto la figura 7.
La natura ermafroditica del diavolo è invece sottolineata, a livello somatico, solo nelle figure 3,5. Ed è interessante notare, rimanendo in tema di sessualità, come proprio l'Arcano XV di Crowley, all'apparenza diversissimo da tutti gli altri, permetta di gettare un po' di luce su un dettaglio che è in realtà tra i …

Solve et Coagula - Nota al capitolo 2 /2

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Ed eccoci finalmente arrivati ai Tarocchi e, per loro tramite, anche a Fabrizio, una figura che nel secondo capitolo occupa una posizione centrale. Anche in questo caso, come per la creazione del personaggio di Alessandra, mi sono stati preziosi alcuni ricordi; in particolare, quello di una visita che feci un giorno all'atelier di un giovane pittore fiorentino che stava realizzando, in quel periodo, un mazzo di tarocchi. Il mazzo in questione è stato poi pubblicato, dalla casa editrice specializzata Lo Scarabeo, sotto il nome di Tarocchi contemplativi.

Caso volle che proprio in quel momento il pittore fosse intento alla realizzazione dell'Arcano XV, Il diavolo, e che al mio arrivo nell'atelier l'opera, realizzata solo a metà, si trovasse sul cavalletto. Mai e poi mai avrei potuto immaginare che un giorno, a oltre un decennio di distanza, mi sarei trovato a utilizzare quella particolare esperienza in un mio racconto, pur con tutte le modifiche del caso. La più rilevante…

Solve et Coagula - Nota al capitolo 2 /1

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Sbagliando si impara
Devo in gran parte all'esperienza con il mio primo blog, il defunto Power Spot, la scoperta di avere uno spirito, se non proprio agli antipodi, sicuramente molto distante da quello dell'articolista. E se è stata inizialmente una scoperta dalle conseguenze per me spiacevoli, poiché ha contribuito in modo determinante a far sì che il succitato blog prima soffrisse di un progressivo dilatarsi degli intervalli tra un articolo e l'altro, poi giungesse all'inevitabile chiusura, con il senno di adesso posso ben farla entrare di diritto nella serie dei miei Sbagliando si impara. Mi ha permesso infatti di conquistare la completa certezza che il mio interesse nella scrittura è rivolto in modo quasi esclusivo allo storytelling o narrazione di storie. Che poi anche un blog potesse essere utilizzato a questo scopo, è cosa che non mi era mai passata per la testa prima che Romina Tamerici creasse il suo Dedalo delle storie. E' così a lei che devo, in toto, la …

Solve et Coagula - Pagina 25

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Capitolo 2 - parte 13
«No, non credo che mentisca. Mi ha anche invitata ad andare a vederla suonare. Inoltre, un paio di volte è salita da noi una sua collega musicista con cui fa dei duetti». «Questa sì che è una notizia» esclamò Giulia «la mummia egizia che intrattiene relazioni con il mondo dei vivi!». «Già, proprio così. E come vedi non sono la sola a essere prevenuta verso qualcuno». «Ma l’ha anche fatta entrare nella sua stanza?» insisté Giulia. La domanda stavolta non lasciò indifferente Luisa che ci rifletté su per una manciata di secondi prima di essere, però, costretta alla resa: «Sai che non te lo so dire? Non ci ho proprio fatto caso». «Caspita!» esclamò all’improvviso Luisa «Giulia, hai visto anche tu?». «Visto cosa?».

Solve et Coagula - Pagina 24

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Capitolo 2 - parte 12
«È ora di andare. Che ne dici Giuli?» disse all’improvviso, approfittando della pausa di silenzio. «Di già? Non vi ho ancora mostrato la mia stanza…» protestò timidamente Fabrizio. «Siamo venute per vedere i quadri, non le stanze» replicò Luisa. Giulia, a sua volta colta alla sprovvista dall’iniziativa dell’amica, ebbe una reazione un po’ seccata: «Non darle ascolto, Fabrizio, vedremo volentieri la tua stanza».
Poco più di mezzora dopo, le due ragazze erano già in macchina e sulla strada del ritorno. «Non riesci proprio a essere un po’ gentile?» furono le prime parole di Giulia dopo una lunga pausa silenziosa. Luisa si aspettava il rimprovero e ribatté: «Non so che farci, a me quel tipo dà sui nervi».

Solve et Coagula - Pagina 23

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Capitolo 2 - parte 11
«E sei assolutamente certo che nessuno ci abbia pensato prima di te?» chiese Giulia. «Assolutamente è una parola grossa» rispose Fabrizio «ma ne sono ragionevolmente certo. Oltre ad avere consultato i cento e passa mazzi online, ho anche associato alla parola Tarocchi, nella barra delle ricerche, ogni definizione a cui io sia riuscito a pensare: babilonesi, mesopotamici, assiri... e a questo proposito» aggiunse «vi invito a guardare di nuovo i primi quattordici arcani e forse vi accorgerete di qualcosa che prima vi è sfuggito». Le due ragazze fecero come aveva detto l’amico. «Di cosa dovremmo accorgerci?» chiese Luisa dopo forse un minuto.

Solve et Coagula - Pagina 22

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Capitolo 2 - parte 10
Si era nel frattempo, tra un discorso e l’altro, avvicinato al cavalletto con il dipinto dell’Arcano XV coperto dal telo.  «Non è per caso» disse dopo una breve pausa «se ho detto che finora ho rispettato l’iconografia più classica. Con l’Arcano XV, Il diavolo, ho deciso invece di uscire e di molto dal seminato… il risultato è questo!».  E come durante un gioco di prestigio, da sotto il telo apparve finalmente il misterioso dipinto. Un dipinto con tutte le caratteristiche essenziali dei quattordici che l’avevano preceduto, salvo il fatto che era ancora in fase di realizzazione. Ma questo riguardava soprattutto lo sfondo, poco più di un abbozzo, mentre la figura del diavolo in primo piano era già abbastanza definita in tutti i suoi dettagli.  «Ma questo non è il diavolo!» esclamò Giulia.

Solve et Coagula - Pagina 21

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Capitolo 2 - parte 9
Apparve così davanti agli occhi delle due ammirate spettatrici una serie di acrilici, ognuno dei quali raffigurava un diverso Arcano, realizzato con la stessa minuzia di dettaglio e la stessa resa cromatica dei dipinti della galleria. Erano tutti della stessa dimensione, a occhio e croce quella di un foglio A4, ed erano appesi al pannello in file di quattro. «Ma sono stupendi… semplicemente meravigliosi» commentò Giulia estasiata. «Davvero» le fece eco Luisa, rimasta pressoché senza fiato. «Siete le prime persone al mondo a vederli dopo di me» spiegò Fabrizio, visibilmente soddisfatto per l’effetto ottenuto «ma una volta che li avrò finiti tutti e ventidue cercherò di convincere un editore a stamparli e farne un vero mazzo. E, se otterrò l’ok, darò inizio alla realizzazione delle cinquantasei carte degli Arcani minori».

Solve et Coagula - Pagina 20

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Capitolo 2 - parte 8
E detto questo, dopo ancora un’ultima breve deviazione a sinistra, Fabrizio guidò le sue due ospiti oltre la porta d’ingresso della mansarda vera e propria, fino a un salottino che a Luisa ricordò il suo per dimensioni e collocazione. «Questo è lo spazio in comune della mansarda» spiegò Fabrizio aggiustando nel contempo, da bravo padrone di casa, i cuscini sul divano «insieme al bagno e al cucinotto che, come potete vedere» aggiunse indicando alla loro destra «è stato ricavato trasformando il terrazzino in una sorta di serra». «Wow» esclamò per l’ennesima volta Giulia «ma questa è la casa dei miei sogni!». «Se sei interessata, l’altra metà della mansarda è libera al momento» l’avvertì Fabrizio. «Sarebbe bello» osservò lei «ma non oso mettere una tale distanza tra me e il lavoro. Fare tutta questa strada nel traffico due volte al giorno mi ucciderebbe».

Solve et coagula - Pagina 19

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Capitolo 2 - parte 7
Ma forse non era neanche corretto parlare di attrazione. Continuando a seguire lo stesso filo logico che aveva seguito finora, Luisa ne deduceva che il suo aspirante Imperatore potesse piuttosto sentirsi come investito dall’alto di una specie di missione: la missione di far combaciare in un modo o nell’altro sogno e realtà, magia e vita quotidiana. Erano appunto solo deduzioni le sue, ma nel caso fossero state corrette le fornivano una ragione in più per non abbassare la guardia.  Proseguì in quelle considerazioni e in altre collegate fino al momento in cui la macchina non arrestò la sua corsa. Per un momento ebbe un’impressione paragonabile a quella di riemergere da una sorta di stato sospeso tra il sonno e la veglia. E si rese improvvisamente conto che per tutta la durata del viaggio (i quindici minuti previsti da Giulia?) non aveva ascoltato una sola parola di ciò che si erano detti i suoi due amici. Ma neanche era stata da loro interpellata per qualcosa. 

Solve et Coagula - Pagina 18

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Capitolo 2 - parte 6
«Intanto che io mi preparo voi fate quello che volete» disse Luisa ai suoi due ospiti «avete cucina e soggiorno a vostra completa disposizione». «Giulia conosce tutto di questa casa» aggiunse rivolta a Fabrizio. «Quasi tutto, per la verità» obiettò Giulia «vedi quella porta laggiù in fondo al corridoio accanto all’ingresso?». «Sì, certo che la vedo» replicò lui. Giulia a quel punto prima rise, poi modulò la sua voce su un tono di mistero: «Bene. Quella è la stanza della mummia egizia». «Non capisco». «Non c’è proprio niente da capire, Fabrizio» sospirò Luisa «quella è la stanza che do in affitto e attualmente ci vive Alessandra, che ovviamente non è una mummia».

Solve et Coagula - Pagina 17

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Capitolo 2 - parte 5
«Puoi aspettare solo un momento Giuli? Devo togliere urgentemente una cosa dal fuoco… vado e torno!». E senza neanche aspettare la risposta dell’amica, Luisa corse alla porta del bagno. «Alessandra, sei ancora lì?» chiese, mentre bussava. Non ottenendo risposta, abbassò la maniglia e aprì la porta per quel tanto che le bastò ad avere la conferma che il piccolo locale era effettivamente vuoto. Com’era prevedibile, la ragazza aveva approfittato della telefonata per rifugiarsi nella sua stanza. Meglio così, si disse Luisa, che tornò di corsa al suo cellulare. «Ci sei ancora, Giuli?». «Ci sono, ci sono…». Dal tono della voce era evidente che l’amica non aveva gradito l’interruzione. «Allora?» continuò Giulia. «Cosa hai deciso? Non ho intenzione di stare al cellulare in eterno». «Ho deciso che vengo con voi» le rispose Luisa «ma a una condizione».

Solve et Coagula - Pagine 15 e 16

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Capitolo 2 - parte 3
«Ciao». «Ciao» le rispose Alessandra senza però rallentare la sua andatura. Un attimo ed era già fuori dalla vista, oltre la soglia della stanza. Luisa decise di tentare ancora una volta la strada del dialogo: «Avrei voglia di venire a uno dei tuoi concerti» gridò per farsi sentire dalla cucina «ne hai qualcuno in programma?». «No, nessuno» le gridò l’altra di rimando. E adesso?, pensò Luisa. All’improvviso si sentiva la mente come paralizzata e disse la prima cosa che le venne in mente:una banalità assoluta, come si rese conto subito dopo. «È molto freddo fuori? Ho una mezza idea di uscire». Ottenne esattamente la risposta che si attendeva: un silenzio sottolineato dai rumori degli sportelli che si aprivano e si chiudevano. Ok, pensò ancora Luisa, se è il gioco duro che vuoi, avrai il gioco duro.

Solve et coagula - Pagina 14

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Capitolo 2 - parte 2
Dall’altro lato, aveva anche finito per considerare quel particolare io altrettanto sfuggente della sua inquilina, dal momento che ogni tentativo di portarci sopra l’attenzione in quelle due settimane si era rivelato praticamente inutile. La sua consapevolezza si scontrava ogni volta contro una barriera o meglio, per usare un termine più tecnico, un meccanismo di difesa che lei stessa doveva avere eretto inconsciamente. Il che non era molto diverso dal nascondere lo sporco sotto il tappeto per poi fingere che la stanza sia pulita. Ma, sempre secondo le sue cognizioni di psicologia, gli io andavano integrati in un modo o nell’altro nello spettro della propria individualità, altrimenti c’era sempre il rischio che un io represso finisse per trasformarsi in una sorta di Zio Lupo personale, pronto a scendere dal camino quando meno te lo aspetti per cacciarti in chissà quali guai.

Solve et Coagula - Pagina 13

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Capitolo 2 - parte 1
A volte, per non dire spesso, capitava che Luisa si stupisse della spaventosa quantità di vuoto, o forse piuttosto di inutilità, che riusciva a tollerare nelle sue giornate ed era soprattutto per porre un limite a questo vuoto e a questa inutilità che sognava di trovarsi prima o poi un lavoro. Sognava era la parola giusta. L’ultimo tentativo serio che aveva fatto risaliva a un anno prima, quando aveva fatto domanda al Disney Store per essere assunta come commessa. Quando Giulia l’aveva saputo prima aveva riso di brutto poi aveva fatto del suo meglio per smontarla o, come diceva lei, per riportarla con i piedi per terra. «La solita illusa» aveva commentato. «Che vuoi dire? Che secondo te non sono qualificata per fare la commessa?». «Non è questo il punto. È che tu vuoi fare la commessa al Disney Store unicamente perché vuoi trascorrere otto ore della tua giornata nel mondo delle favole. Ma non prendi in considerazione un particolare…». «Quale particolare?».

Solve et Coagula - Nota al primo capitolo /3

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Circa un mese fa, in data 10 novembre, mi sono imbattuto sul blog Farfalle eterne di Alma Cattleya nel primo di tre post pubblicati sotto il titolo I magnifici Quindici. Post che ho poi commentato lamentandomi del fatto che io, a differenza di lei e di tanti altri, I Quindici non li avevo più con me. Almeno non più nella loro veste materiale. Avevo continuato invece ad attingervi, con la memoria, come a una specie di cornucopia: citazioni dalle loro pagine compaiono infatti, oltre che in Solve et Coagula, anche nell'altro mio romanzo Shaula. Era abbastanza? Da un certo punto di vista sì, ma era innegabile che la lettura del post di Alma avesse ridato improvviso vigore al mio desiderio, da molto tempo covato sotto le ceneri, di rientrare in un modo o nell’altro in possesso dei magnifici Quindici. Essendo però io in cerca dell’edizione del 1967 (quella con le costole che formano l’arcobaleno), l’idea di ricercarli in mercatini dell’usato o in internet non mi andava molto a genio. il mi…

Solve et Coagula - Nota al primo capitolo /2

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Ho letto per la prima volta Zio Lupo moltissimi anni fa nel secondo volume, Racconti e fiabe, dell’enciclopedia per ragazzi I Quindici (I libri del come e del perché). E poiché proprio questa enciclopedia riveste per me un significato speciale, che va molto al di là di questo singolo dettaglio, sento il dovere (che è in realtà un vero piacere) di dedicargli qui un po' di spazio. Questo, si intende,anche a causa della mia vocazione maniacale per l'autobiografia.
I Quindici sono stati, per cominciare, tra i primi libri miei a fare ingresso nella mia vita. Sottolineo miei perché sono nato in una casa che già al mio arrivo disponeva di una biblioteca piuttosto fornita (anche se, a onor del vero, non di libri per ragazzi). Mi furono acquistati dai miei genitori nel giugno 1967, al termine della prima elementare, dietro consiglio del mio insegnante di allora, Sig. Masi, che immagino avesse un accordo con la casa editrice per una percentuale sulle vendite. (Devo anche annotare, a ques…

Solve et Coagula - Nota al primo capitolo /1

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Solve et Coagula è stato un vero e proprio imprevisto sul mio cammino di scrittore. Quando infatti ho deciso di accettare la “sfida” lanciata da Romina Tamerici lo scorso agosto con il suo blog Il dedalo delle storie, non avevo nessuna idea di come l’avrei affrontata. Sapevo solo che il breve incipit da cui tutte le possibili strade del labirinto dovevano diramarsi in qualche modo mi risuonava: seppure con parole diverse e in forma più condensata, era più o meno lo stesso incipit da cui aveva preso il via l’altra mia opera in corso di realizzazione, L’Estate dei Fiori Artici. In entrambi i casi si parte da una situazione di stallo in cui, per dirla crudamente, o si cambia o si muore.
Volevo tuttavia realizzare, allo stesso tempo, qualcosa di abbastanza diverso e soprattutto di molto meno legato alla dimensione autobiografica. Così, per eliminare in partenza ogni rischio di ricaduta, ho deciso di scrivere stavolta in terza persona anziché in prima e che il protagonista principale della …

Solve et Coagula - Pagina 12

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Capitolo 1 - parte 12
«Ho bevuto e devo tornare a letto» disse all’improvviso. Luisa le sorrise: «Io farò altrettanto. Giusto il tempo di spegnere il computer e passare dal bagno. A proposito» aggiunse «tu non hai bisogno di usare il bagno?». Le sembrò che Alessandra fosse per un momento come spiazzata dalla sua domanda e anche sul punto di dire qualcosa,ma ebbe all’apparenza un ripensamento. «No, non ho bisogno di usare il Bagno» disse infine e, senza aspettare oltre, si defilò nel corridoio. Luisa rimase per un po’ immobile a osservare la cornice vuota della porta. Quando poi sentì Alessandra chiudersi dietro le spalle la porta della sua stanza, comprese che quella strana parentesi, la prima apertasi tra loro in due anni, si era ormai richiusa. Era tuttavia vero che se aveva desiderato un imprevisto, poteva dire di averlo avuto. Ma, a pensarci bene, tutta la serata in generale era stata generosa da questo punto di vista. Significava forse che aveva il potere di far accadere le cose, se lo…

Solve et Coagula - pagina 11

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Capitolo 1 - pagina 11
Un lungo e accalorato applauso: fu questa la reazione, del tutto imprevista, dell’ascoltatrice al termine della lettura. Non appena si fu ripresa dallo stupore, Luisa la rimproverò dolcemente: «Che ti prende? A quest’ora poi… sveglierai tutti nel palazzo!». «No, non tutti dormono» replicò calma Alessandra. Luisa sospirò: «E tu come fai a saperlo? E poi che significa? Anche se ci fosse solo una persona che dorme sarebbe abbastanza». Si interruppe. Ma cosa stava facendo? Cercando di farla ragionare? Era quasi certa che le sue parole stessero cadendo nel vuoto, nel vuoto di una voragine di cui ancora non era in grado di definire la vera estensione. Finora aveva pensato alla sua inquilina solo come a una persona particolare, un’artista un po’ eccentrica che aveva deciso di stabilire un confine netto tra il suo alveo vitale, l’ambiente della musica, e il resto del mondo. Per questo motivo lei aveva rispettato la sua scelta, non importava quanto la trovasse eccessiva e tal…

Solve et Coagula - pagina 10

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Capitolo 1 - parte 10
Luisa la vide poi passare con passo svelto e sparire dal lato opposto della stanza. Tese poi l’orecchio per sentire i suoni che provenivano dalla cucina. Ecco che Alessandra apriva e richiudeva la porta del frigo; poi prendeva un bicchiere dalla credenza, lo posava sul tavolo e lo riempiva con uno dei suoi succhi di frutta… Una delle tante cose di Alessandra di cui Luisa non poteva fare a meno di stupirsi era che suonasse il violoncello. Non si considerava certo un’esperta di musica, soprattutto classica, ma spontaneamente lei associava nella sua immaginazione quello strumento a una figura molto diversa da quella della sua inquilina. Pensava a una donna o ragazza alta, dal volto ovale, dai capelli corvini e magari dall’espressione malinconica. Sapeva però che si trattava solo di una suggestione provocata dalla particolare timbrica del violoncello, così cupa e misteriosa almeno nel suo registro grave. C’era poi il discorso delle dimensioni: Luisa cercava di immagina…

Solve et Coagula - pagina 9

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Capitolo 1 - parte 9
Luisa sorrise. Sorrise davanti alla sua ingenuità di bambina ma anche alla sua ingenuità di adesso. Cosa si aspettava? Di provare gli stessi brividi di allora? Chiuse comunque gli occhi e cercò di tornare con il ricordo ai giorni della sua infanzia. Soprattutto cercò di rievocare dentro di sé la voce della nonna mentre le raccontava proprio quella storia. Si ritrovò invece a pensare al giorno di dodici anni prima in cui finalmente si convinse ad andare a trovarla in ospedale. Troppo tardi però, perché era già in coma. E per giunta con la pelle tutta gialla e incartapecorita, trasparente quasi. Avrebbe dovuto provare dolore allora, per la morte di quella che era stata la sua nonna preferita. Ma quelli erano per lei gli anni dell’indifferenza, gli anni difficili come li definiva sua madre, gli anni in cui esercitava il distacco dalla sua famiglia. Solo che non voleva pensare a quello in quel momento. Sospirando, riaprì gli occhi e li puntò di nuovo verso il pc. Vide c…

Solve et Coagula - pagina 8

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Capitolo 1 - parte 8
Era stata una serata ben strana. Mentre saliva le otto rampe di scale che portavano al suo appartamento Luisa ripensò a Giulia, che dopo aver assistito a una conferenza tutta dedicata a simboli e analogie interpretava in senso letterale il messaggio che Eva Luna le aveva riservato. Ma ripensò soprattutto a quello che era capitato a lei: ritrovarsi a essere la consorte, per quanto immaginaria, di un imperatore che aveva tutta l’aria di fare lo spazzacamino di lavoro non era certo il massimo della vita. Oppure lavorava nelle pompe funebri? L’aria a beccamorto ce l’aveva proprio… Per un attimo sorrise all’idea, poi però si vergognò un po’ dei suoi stessi pensieri: magari era un bravissimo ragazzo e in fin dei conti era stato vittima della situazione al pari di lei. Si augurò comunque lo stesso di non trovarselo mai più davanti in vita sua. Quando finalmente arrivò davanti alla porta dell’appartamento, infilò la chiave nella serratura e la girò. Un solo scatto: signific…

Solve et Coagula - pagina 7

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Capitolo 1 - parte 7
Giulia, dal canto suo, al termine del breve consulto non aveva ricevuto un vero e proprio consiglio, ma una specie di predizione. «Il tuo prossimo amore sarà una danza» le aveva detto enfaticamente Eva Luna. Un responso che la lasciò perplessa: «Che significa? Io sono già adesso innamorata della danza». «Forse non è da prendersi così alla lettera» commentò Luisa «l’avrà inteso in senso metaforico». Giulia rifletté un attimo: «Secondo me voleva dire: “Il tuo prossimo amore sarà come una danza”. Così ha più senso, non ti sembra?». Luisa dette un’alzata di spalle: «A me sembra solo che stai dando troppo peso alle parole della tua nuova amica. Avrà detto la prima cosa che le è venuta in mente…».

Solve et Coagula - pagina 6

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Capitolo 1 - parte 6
Quando ebbe finito di parlare non chiese però, come accade di solito in eventi di questo tipo, se qualcuno avesse delle domande da farle. Disse che preferiva dedicarsi a una dimostrazione di tipo pratico, ma, poiché voleva lasciare meno gente possibile a bocca asciutta, non avrebbe fatto vere e proprie letture ma una specie di gioco. Sarebbe cioè passata tra le fila del pubblico con i suoi ventidue arcani maggiori chiedendo a ognuno di scegliere una carta che lei avrebbe poi interpretato. E, dopo avere aggiunto un’ultima premessa e cioè che, per rimanere nei limiti di tempo previsti, non avrebbe potuto dedicare più di tre minuti di orologio a ogni carta, dette il via al giro. Luisa era l’undicesima nella successione dei posti e il suo turno arrivò così più o meno dopo mezzora dall’inizio del gioco. Pescò la sua carta con una certa noncuranza, tra le dodici rimaste, senza poter prevedere quello che la serata aveva ancora in serbo per lei. Quando infatti voltò la cart…