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Solve et Coagula - Pagina 23





Capitolo 2 - parte 11


«E sei assolutamente certo che nessuno ci abbia pensato prima di te?» chiese Giulia.
«Assolutamente è una parola grossa» rispose Fabrizio «ma ne sono ragionevolmente certo. Oltre ad avere consultato i cento e passa mazzi online, ho anche associato alla parola Tarocchi, nella barra delle ricerche, ogni definizione a cui io sia riuscito a pensare: babilonesi, mesopotamici, assiri... e a questo proposito» aggiunse «vi invito a guardare di nuovo i primi quattordici arcani e forse vi accorgerete di qualcosa che prima vi è sfuggito».
Le due ragazze fecero come aveva detto l’amico.
«Di cosa dovremmo accorgerci?» chiese Luisa dopo forse un minuto.
Fabrizio ridacchiò: «Sì, forse non è così facile da vedere. Ma se, come vi ho detto all’inizio, è innegabile che io abbia rispettato in essenza l’iconografia tradizionale dei Tarocchi, è però anche vero che ho sostituito i vestiti medievali con i costumi degli antichi babilonesi. Lo stesso vale per il carro dell’Arcano VII, che è in puro stile assiro-babilonese. E anche per il prossimo Arcano, il XVI, utilizzerò una torre quadrata nello stesso stile».
«Insomma, se ho capito bene» intervenne Giulia «così come esistono i Tarocchi egizi o pellerossa, presto esisteranno anche i Tarocchi babilonesi».
«È quello che spero» commentò Fabrizio «in ogni caso» aggiunse, tornando a indicare l’Arcano del diavolo sul cavalletto «conto molto su di lui per convincere l’editore».
E aveva i suoi buoni motivi per farlo, convennero le due amiche. Il demone, dal corpo squamoso e piumato come quello dei dinosauri e di colore blu e rosso, era veramente impressionante nel suo realismo. Inoltre, se si eccettuavano le quattro ali, ancora da colorare, sembrava già anche dipinto per intero.
Un dettaglio indubbiamente appariscente era poi rappresentato dai genitali, che Fabrizio non aveva cercato in alcun modo di stilizzare o camuffare. Sembrava, al contrario, avercela messa tutta per esaltare la natura fallica della singolare e terrificante creatura.
«Non pensi che quello, così in bella vista, possa darti dei problemi?» domandò Giulia.
«Spero proprio di no» replicò lui divertito «ammetto che mi seccherebbe molto dovergli mettere le mutande».
«Magari si accontenterebbero di una foglia di fico» scherzò Giulia a sua volta.
Quindi Fabrizio si dilungò per alcuni minuti sugli aspetti pratici del suo progetto. In autunno, spiegò, sempre che fosse riuscito a rispettare il suo ruolino di marcia, avrebbe completato tutti e ventidue gli Arcani maggiori. Li avrebbe allora fotografati per creare un portfolio da portare in giro da un editore all’altro. Si sarebbe però trattato, specificò, di un giro in vecchio stile poiché voleva evitare, per il momento, di far circolare le immagini sul web.
Le due ragazze lo ascoltarono parlare in silenzio. Almeno a vederlo e ascoltarlo, pensò Luisa, sembrava a suo agio in quel ruolo da uomo d’affari… nulla a che vedere con la persona che si era trovata davanti poche ore prima. Forse la sua timidezza era confinata a un certo tipo di relazioni?, si chiese. Decise in ogni caso che, almeno per quel pomeriggio, poteva bastare.

(Il dedalo delle storie, 22 settembre 2013)

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Commenti

  1. Magari la domanda è prematura, visto che sono alle primissime puntate (se hai già risposto altrove, ignora la mia domanda): per caso hai provato tu a dipingerlo? Non sarebbe male costruire alla fine un ebook con immagini e raffigurazioni.

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    Risposte
    1. Senza volerlo, ho risposto alla tua domanda nel post precedente. Purtroppo non ho i mezzi tecnici per realizzare il mazzo, inoltre richiederebbe talmente tanto tempo che dovrei mettere da parte per un bel po' la scrittura.
      Ci vorrebbe un illustratore professionista, ma per ora non si è offerto nessun volontario, anche se credo che il tutto potrebbe avere un suo perché commerciale.

      Elimina

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