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Vikings S03 E07-10: La presa di Parigi



Quando all'inizio di marzo dell'anno 845 Ragnar Lodbrok, alla testa di un esercito di centoventi navi e oltre cinquemila uomini, risale la Senna per raggiungere Parigi, è trascorso più di mezzo secolo dall'8 giugno 793, giorno del saccheggio di Lindisfarne e tradizionale data d'inizio dell'epopea vichinga, che si protrarrà per un periodo di circa due secoli e mezzo.
Prima di Parigi, lungo il corso della Senna, cadono Rouen e Carolivenna, delle quali non restano che macerie fumanti. Ma anche Parigi è saccheggiata e costretta alla resa, e l'allora reggente Carlo il Calvo si trova a dover riscattare la capitale del regno con 7.000 libbre di oro e argento.
Ragnar ritorna in patria nello stesso anno e riceve dal suo re, Horik I di Danimarca, un'accoglienza da eroe ma non scevra di dubbi. Horik stenta a credere che Parigi sia stata violata e Ragnar, che evidentemente aveva messo in conto il possibile scetticismo del suo re, gli mostra come prova una trave dell'abbazia di Saint-German-des-Prés e la serratura di una delle porte della città. La Francia è una terra straordinariamente generosa di ricchezze, spiega Ragnar, ma i Franchi sono un popolo di pavidi. L'unica resistenza incontrata, aggiunge poi scoppiando in lacrime, è stata quella opposta dal defunto San Germano, a cui la chiesa è dedicata, che ha suscitato la peste nell'accampamento e causato la morte di molti dei suoi uomini. Solo l'aver seguito il consiglio di un prigioniero cristiano, di digiunare anziché pregare i loro dei, li ha infine liberati dalla malattia.

Questo episodio, riportato da un messo di Ludovico il Germanico, costituisce all'apparenza il nucleo della parte finale della terza stagione di Vikings, la serie tv ideata e scritta da Michael Hirst - che ha così modo di riscattarsi alla grande dalla disastrosa prova di Camelot con i suoi dieci episodi ad alto tasso depressivo, dove a salvarsi sono quasi solo le grazie di Ewa Green. "All'apparenza" perché in realtà Hirst inserisce questi pochi elementi che riguardano lo jarl danese Ragnar Lodbrok, nella cornice di un evento che si svolge in realtà quaranta anni dopo: l'attacco sferrato contro la città nell'885 dai condottieri danesi Sigfred e Sinric alla testa del Grande Esercito - così definito per i grandi numeri messi in campo dall'esercito del nord. Le navi oscillavano, secondo le fonti considerate, tra le 300 e le 700, mentre il numero dei membri della spedizione era nell'ordine delle decina di migliaia di uomini (e donne). Ecco come il monaco cronista Abbo fissa per iscritto la sua testimonianza oculare nel poema epico Bella parisiacae urbis:
700 navi dall'alta prua e moltissime altre più piccole,insieme a una miriade di barche.Le acque profonde della Senna erano così affollate,per una distanza di oltre due leghe in direzione della foce,che ci si chiedeva meravigliati: "Dov'è finito il fiume?". Non lo si poteva vedere, nascosto come da un velo di abete, quercia, olmo e ontano...

Una "confusione" di avvenimenti e date che bene illustra l'atteggiamento con cui Michael Hirst si pone nei confronti del materiale, sterminato e spesso caotico, che si trova a dover maneggiare per redigere la sua biografia del celebre condottiero vichingo. Attingendo a fonti di natura storica, semistorica o leggendaria, Hirst taglia, mescola e ricuce a suo piacimento, scegliendo di attenersi più allo spirito dell'epopea vichinga che ai fatti storici di per sé. Trasforma per esempio Rollo (Hrolf) nel fratello di Ragnar, indifferente al fatto che il primo sia nato solo nell'846, cioè un anno dopo la spedizione contro Parigi guidata dallo jarl danese.
L'accuratezza storica richiederebbe in realtà di eliminare dalla scena dell'assedio di Parigi narrato in Vikings proprio il protagonista principale della serie. E, di seguito, i vari Floki, Lagherta, ecc. Rimarrebbero, dalla parte vichinga, Rollo, Sigfred e Sirinc - che escono però tutti vistosamente trasformati dalla penna magica di Hirst - e, dalla parte francese, l'imperatore dei Franchi ("nipote di Carlomagno"), il conte Oddone e il vescovo di Parigi (Gauzlin?) - e anche da questa lato della barricata Hirst si prende libertà numerose e notevoli. 

Lo scenario in cui ebbe luogo la spedizione dell'885 era in ogni caso abbastanza diverso rispetto a quaranta anni prima. Parigi, grazie alle misure prese con l'Editto Pistense promulgato da Carlo il Calvo nell'864, non era più così facilmente espugnabile. Resistette per giorni alle macchine da guerra - balliste, catapulte, arieti, ecc. - dell'esercito danese, finché quest'ultimo non fu costretto a stabilire un assedio che si protrasse per quasi un anno, intervallato da occasionali tentativi di superamento delle mura culminati con un ultimo tentativo, anch'esso fallito, compiuto nel corso dell'estate dell'886. Nel frattempo, ad aprile, un demoralizzato Sigfred aveva fatto ritorno in Danimarca, lasciando Rollo al comando degli assedianti rimasti. Mentre a maggio era scoppiata la peste entro le mura di Parigi, causando anche la morte del vescovo Gauzlin.
Solo la richiesta della dieta di Metz di un aiuto per Parigi e il conseguente arrivo dell'imperatore Carlo il Grosso con il suo esercito mutò lo stato delle cose. Carlo stabilì il suo campo a Montmartre e circondò le armate di Rollo, ma decise anche, con un'arrendevolezza che non fu apprezzata dai parigini e che gli sarebbe costata di lì a poco il trono, di trattare invece che di combattere. I Vichinghi acconsentirono a interrompere l'assedio alla città in cambio di 7000 (?) libbre di argento e della concessione di quartieri invernali sul Rodano.

Problematica è anche la presenza, in Vikings, di un'altra protagonista del finale della terza stagione: la principessa Gisla (Gisela). In prima linea nella difesa della città insieme a Oddone e a un non meglio precisato Luigi, Gisela era in realtà figlia del regnante Carlo il Semplice - succeduto proprio a Oddone, che aveva preso il posto di Carlo il Grosso - e all'epoca degli avvenimenti descritti non era ancora nata. Rollo l'avrà sì in sposa - e sarà il suo terzo matrimonio - ma solo un quarto di secolo dopo, successivamente alla fondazione del ducato di Normandia (911) e all'acquisizione del titolo di duca.
In tale occasione Rollo fece atto di sottomissione a Carlo il Semplice, si convertì al cristianesimo e si impegnò a difendere Parigi dai futuri attacchi dei Vichinghi ("da Ragnar" nella serie televisiva). Vale però la pena soffermarsi sulle circostanze della cerimonia, che vedremo forse in futuro riportate anche in Vikings.
Rollo dapprima si rifiutò di baciare il piede al re, poi ordinò ai uno dei suoi guerrieri di farlo in sua vece. Il guerriero ubbidì, ma anziché chinarsi sollevò il piede del re, facendolo franare a terra tra il divertimento generale. Lo storico William Camden dà anche notizia, a questo riguardo, di una particolare etimologia della parola "bigotto". Il termine sarebbe derivato, secondo lui, da un appellativo dato ai Normanni dopo che Rollo, al momento in cui volevano costringerlo a baciare il piede del re, avrebbe esclamato "No, by God". Da quel momento, Carlo il Semplice lo avrebbe soprannominato Bigod, bigotto.

Riguardo invece allo stratagemma ordito da Ragnar per penetrare le difese della città, Hirst si è forse ispirato a questa parte del Gesta Danorum di Saxo Grammaticus:
Poi Fróði attaccò Londra, la più popolosa città della Britannia; ma l'imponenza delle sua mura non gli dava speranza di poterla conquistare. Si dette quindi per morto e la sua astuzia si rivelò vincente. Perché Daleman, il governatore di Londra, sentendo la falsa notizia della morte accettò la resa dei Danesi, offrì loro un generale del posto e li fece entrare in città perché potessero sceglierne uno tra i molti. I danesi simularono una scelta attenta, ma tesero un agguato notturno a Daleman e lo uccisero.

Riassumendo:
  • Il Ragnar Lodbrok di Vikings è un personaggio composito ispirato in parte al re leggendario delle saghe nordiche e in parte allo jarl di Danimarca vissuto alla corte di re Horik I. 
  • La presa di Parigi al centro degli ultimi quattro episodi della terza stagione riunisce in sé tre diversi avvenimenti storici, ciascuno separato dagli altri da un intervallo di molti anni: la spedizione dell'845 guidata da Ragnar Lodbrok; la spedizione dell'885-86 guidata da Sigfred e Sinric; l'investitura, nel 905, di Rollo a duca di Normandia. 
  • Michael Hirst riadatta a suo modo sia gli eventi storici che i personaggi. Ecco alcuni esempi, che si aggiungono ai molti già incontrati nelle parti precedenti del post:
  1. Il vescovo di Parigi Gauzlin è tra i parigini morti per malattia durante l'assedio dell'885-86; in Vikings è forse l'ecclesiastico che muore per mano di Ragnar Lodbrok. 
  2. L'imperatore Carlo è presente a Parigi solo dopo il mese di luglio 886; in Vikings è presente fin dall'inizio dell'assedio e per tutta la sua durata. 
  3. Il capo del Grande Esercito Sigfred fa ritorno in Danimarca prima della fine dell'assedio; in Vikings muore decapitato su richiesta della principessa Gisla.
  4. Sinric è un altro dei condottieri del Grande Esercito danese; in Vikings è un viandante apolide dalle fattezze androgine.

Forse è inutile dirlo, ma il metodo di analisi e separazione dei dati utilizzato in questo post può essere applicato, avendone il tempo e la voglia, all'intera serie...

Commenti

  1. Viste tutte le stagioni, ho adorato questa serie anche se ci sono dei piccoli anacronismi (ad esempio la regina di mercia non è contemporanea dei fatti narrati, oppure il grande dispiegamento di forze dei franchi che in realtà al primo assalto difesero le mura con solo 200 armigeri), ovvio che ai fini della narrazione sono irrilevanti. Bella serie, bellissima, di più. Ottimo. Spettacolare.

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    1. Gli anacronismi in realtà non sono piccoli, Massimiliano, ma grandi come palazzi.
      Questo post, il primo ma non l'ultimo che dedicherò a questa bellissima serie, è solo un esempio delle enormi libertà che si è preso Hirst a livello di fedeltà storica. Il suo metodo narrativo assomiglia di più a quello degli antichi compilatori di saghe che a quello degli storici moderni.
      Grazie per aver inaugurato i commenti a questo post tutt'altro che immediato nella sua fruizione :)))

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  2. Si, è vero Ivano, mi sono espresso male, li ritengo piccoli, anche quelli che ho citato io, in relazione allo scopo che è evidentemente quello di spettacolarizzare quelle vicende lontane. Mi auguro che il regista non intendesse rendere una fedele cronistoria, in questo caso ha fallito. Ai fini dello spettacolo, va bene, ottimo, risultato di creare una bella atmosfera raggiunto. Un buon telefilm "adulto", giusta dose di dramma, sesso, violenza. Non una serie tv storica, ma, a questo punto, un telefilm ad "ambientazione storica", come per i romanzi, la differenza è rilevante.Per me il giudizio è positivo, guardandola mi sono divertito, ho visto di peggio in certi rifacimenti legati alla Roma Repubblicana. Lì si che è grave, perché con sforzi minimi si può fare un ottimo lavoro di ricostruzione.

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    1. A me sembra che Hirst, più che a fare una cronistoria dell'epoca, sia interessato a rendere omaggio a una civiltà. E ha scelto di farlo attraverso la biografia fittizia di colui che è forse il suo rappresentante più celebre, Ragnar Lodbrok, ma della cui esistenza storica sappiamo ben poco.

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  3. Ritengo che il compromesso utilizzato dal regista sia accettabile, se serve per spettacolarizzare e far avvicinare le nuove generazioni a quel mondo, ben venga la storia romanzata. Ti ripeto, mi sono gustato la serie, mi è proprio piaciuta. Senza pregiudizi. Pregiudizi che, ad esempio, avevo ed ho per personaggi come Dan Brown, avrei voluto schiaffeggiarlo per come ha trattato determinati argomenti, che, mi pare, amiamo entrambi. Sulla vicenda dei vichinghi mi inchino alla tua valutazione, ho letto alcune cose, ma non ho il tuo livello di competenza.

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    1. Non ho cercato eventuali dichiarazioni rilasciate dall'autore a questo proposito, quindi le mie tesi sulla sua scelta di non attenersi fedelmente ai fatti storici sono solo congetture.
      Di Dan Brown non ho mai letto niente, mi è bastato sapere delle sue tesi ^_-

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    2. Congetture plausibili, Per quello che riguarda Bown, io mi sono fatto trascinare dalla foga del momento e l'ho letto. Disgusto. Non ti sei perso nulla, avrei fatto meglio a informarmi meglio anche io.

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  4. Ci sono palesi e meno appariscenti compromessi, ma... si avverte la volontà di rappresentare una cultura poco nota e di suggerire quale posto avessero gli dei presso i vichinghi.
    Io ho trovato molto interessante la strategia del confronto velato ma decisamente centrale tra le religioni: ovviamente il personaggio del monaco ha un ruolo predominante in questo senso.
    La scena del battesimo di Rollo (fiume e compagni che sghignazzano osservandolo) - nella serie, stag. I - è mitica XD
    E che bello se ci saranno altri post dedicati!!! ^_^

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    1. E' vero che senza una versione libera dei fatti non sarebbe esistito un personaggio come Aethelstan.
      Chissà in quale direzione si svilupperà la serie? Ho diverse idee in mente, ma probabilmente Hirst troverà ancora una volta il modo di sorprendere tutti ^_^
      E certo non mancherò di occuparmi di altri temi di Vikings. Gli spunti non mancano... ^_^

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    2. Bravo Ivano. Se la serie continuerà credo che finiremo per vedere il figlio di Ragnar compiere ulteriori viaggi, Intorno al 900 dc è probabile che i Norreni...

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    3. E' molto probabile che prima o poi il Vinland entri in gioco.
      Poi ci sarà probabilmente da assistere a uno scontro frontale tra Ragnar e il cristianizzato Rollo.
      Chissà...

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    4. Dipende anche da un altro fattore, ovvero la longevità della serie :D In rete ho iniziato a leggere qualche lamentazione sulla terza stagione;) Fan presto a cancellare, eh!

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    5. Che genere di lamentazioni? A me la terza stagione è sembrata di ottimo livello...

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    6. Diciamo, per condensare, che risulterebbe "snaturata" e distante rispetto alle precedenti stagioni.

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  5. Mi piacerebbe vedere come affrontano il discorso Vinland...

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    1. Probabilmente faranno incontrare Ragnar e Toro Seduto :D

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  6. Hahahaha, tu ci scherzi, ma il rischio quando si tratta dei presunti (per me realistici) contatti dei Norreni con "il nuovo mondo" è sempre quello di scadere nel ridicolo.

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    1. E' vero, ma potrebbe anche raggiungere livelli di alta spettacolarità. Dipende tutto da come si giocano le carte...

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  7. Finora ho visto solo la prima stagione, che mi è piaciuta molto. Credo che la seconda la guarderò un po' con occhi diversi, dopo aver saputo tutto questo. In effetti capisco il tuo sdegno di fronte a questo mescolamento di fatti e alla poca precisione storica. Resta però il grande merito di aver saputo tratteggiare in maniera affascinante (dal mio punto di vista) una civiltà tanto lontana dalla nostra, sia come tempo sia come cultura. Magari, come ha fatto notare qualcun altro, è questo il valore di queste ricostruzioni fortemente romanzate.
    In ogni caso complimenti per l'ottimo articolo, che mi ero persa, forse perché era periodo di vacanze :)

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    1. Grazie per i complimenti, maria Teresa :))
      In realtà non sono per nulla sdegnato. Amo moltissimo questa serie tv e pensavo trapelasse anche dal post.
      E' inoltre vero che la ricostruzione della cultura vichinga è resa nel modo più rigoroso possibile, con i dati che abbiamo a disposizione. Soltanto, avendo una discreta cultura isull'argomento, mi sono accorto molto presto che i conti non tornavano.
      Mi piacerebbe presentare altri post di questo genere collegati ad altri personaggi ed eventi della serie, e saprei anche quali, però il tempo è tiranno e gli argomenti di cui trattare quasi infiniti.

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    2. Allora mi sa che lo sdegno era mio e l'ho proiettato su di te :)
      Di sicuro mi hai fatto venire voglia di vedere il seguito...

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    3. Merita... anche se con questo post ti ho un po' spoilerato il finale della terza serie.

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  8. Ciao, Ivano, finalmente sono riuscita a "connettermi" come ti dicevo e finalmente ho letto il tuo articolo, davvero assai ben fatto e che ho apprezzato molto. Il tuo giudizio mi sembra molto circostanziato e con ottimi collegamenti tra le fonti storiche e la serie televisiva, che mi riprometto a questo punto di vedere.

    Una considerazione sulla testimonianza del monaco Abbo inerente il pullulare di navi lungo la Senna: uno spettacolo spaventoso che mi ricorda le memoria nelle Gesta Francorum sulla presa di Gerusalemme del 1099, dove il sangue arrivava "fino alle ginocchia dei cavalli". Anche se magari il cronista calca la mano nella descrizione, vi fu un vero e proprio massacro. Sono entrambe immagini molto vivide della Storia.

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    1. Grazie mille per gli apprezzamenti, Cristina :))
      La visione di "Vikings" la consiglio a tutti, fosse solo per l'ottima scrittura e regia e il grande impatto visivo. Inoltre, viene preso in considerazione pressoché ogni aspetto della cultura vichinga, così come ci è pervenuta attraverso la tradizione storiografica.

      La descrizione di Abbo secondo me unisce a un grande realismo una grande capacità di evocazione. Sembra quasi di star guardando la tela di un pittore.

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    2. Allora convincerò mio figlio con cui di solito guardo le serie televisive, a dedicarci a Vikings. Sono comunque affascinata dalla mitologia nordica, come scrivevo nel mio blog, quindi fra poco mi metterò senz'altro all'opera.

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