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An american family




Il primo fu Newell Convers Wyeth (1882-1945), il capofamiglia. Artista prolifico, autore di circa 3.000 dipinti che comprendono le illustrazioni realizzate per 112 classici della letteratura, soprattutto per ragazzi, la sua tavolozza aveva un registro vastissimo, che dalle dominanti più cupe saliva fino a comprendere azzurri e gialli squillanti. Lottò, vanamente, per tutta la vita nel tentativo di “scuotersi via dalle scarpe il fango dell’illustrazione” e conquistarsi la fama di grande pittore. Ma a renderlo immortale furono i capolavori da lui realizzati per L’isola del tesoro, Robinson Crusoe, Robin Hood, La freccia nera, e via dicendo.
Del resto fu allievo di Howard Pyle, che divenne noto in seguito come il padre della moderna illustrazione americana, e quando iniziò la sua attività, nel 1903, fu illustrando romanzi western. Si immedesimò talmente in quel mondo che per un breve periodo divenne lui stesso cow-boy - un'esperienza che gli permise anche di entrare in contatto con le tribù indiane e sviluppare una grande ammirazione per il loro stile di vita rispettoso della natura e delle sue leggi.

Newell Convers Wyeth, Wild Bill Hickock at the Cards

La grande svolta della sua vita arrivò all'inizio del secondo decennio del Novecento, quando abbandonò il genere western in favore dei classici della letteratura. Il successo e la popolarità che ottenne di lì a poco furono enormi e duraturi, tali da garantirgli anche un benessere economico, a un passo se non già oltre la soglia della ricchezza, che si rivelò però per lui un'arma a doppio taglio. Da una parte diceva che accettava di lavorare come illustratore solo per poter coltivare la pittura senza essere distratto da preoccupazioni di natura economica, ma dall'altra le incombenze lavorative erano tali che solo occasionalmente poteva permettersi di staccare per dedicarsi a fare quello che voleva.

Newell Convers Wyeth, Old Pew (1911)

Accanto alla pittura e all’illustrazione, l’altra arte a cui dedicò la sua vita fu quella, secondo lui troppo trascurata nel mondo contemporaneo, della “venerazione dello spirito della famiglia”. Cercò anzitutto di sviluppare al massimo il potenziale creativo dei cinque figli (che considerava, insieme alla moglie, “parte integrante della mia carne e della mia anima”), sia collaborando attivamente ai loro giochi sia alimentando in loro lo spirito di osservazione e l’amore per la natura. Ma coltivava anche la loro immaginazione, trasformando in avventura ogni singola scampagnata o gita nei boschi, oppure leggendo accanto al focolare i classici che illustrava, drammatizzandoli e recitando le parti dei vari personaggi. Prendevano così vita agli occhi dei suoi giovani ascoltatori personaggi come Dracula, Robin Hood o i tre moschettieri, o i protagonisti delle fiabe dei Fratelli Grimm e dell’Isola del tesoro. E i bambini davano a loro volta corpo agli stessi personaggi, sognando avventure o cucendosi costumi e organizzando recite all'aperto.

Newell Convers Wyeth: Illustrazione per Il cucciolo di M. K. Rawlings

In una lettera alla madre, Wyeth scrisse a proposito dei figli:
Man mano che tesseranno la trama delle loro vite questo sfondo di memorie assicurerà loro inenarrabili piaceri, e forse la base stessa su cui potranno edificare le loro opere più importanti.

Ma questa descrizione idilliaca non deve trarre in inganno. Per i cinque figli di Newell Convers Wyeth non fu tutto rose e fiori. Il loro padre - persona gentile e vulcanica, ma anche capace di chiudersi in profonde malinconie - si rivelò un insegnante energico e ingombrante, amatissimo ma anche temuto, e in ogni caso poco propenso ad accettare le deviazioni dei figli dai suoi precetti sulla pittura. Il suo allievo Peter Hurd (1904-1984), che raggiunse la dimora dei Wyeth a Chadds Ford nel 1923, e sei anni dopo sposò una delle tre figlie del maestro, disse a questo proposito che all'accademia militare di West Point da cui lui proveniva la disciplina era dura, ma sotto Newell Convers lo era ancora di più. Come vedremo, fu ancora Peter Hurd a introdurre il futuro cognato Andrew, ultimo dei figli di Wyeth, all'utilizzo della tecnica rinascimentale della tempera a uovo, contribuendo così, senza saperlo, a gettare le basi di un edificio pittorico che si sarebbe rivelato tra i più importanti in assoluto dell'arte realista americana.

Peter Hurd - Sierra Blanca at Dawn (1965)

Tra i tre figli che furono anche suoi allievi, la più rispettosa degli insegnamenti paterni fu senza dubbio la sua primogenita Henriette Wyeth, che sarebbe divenuta nota soprattutto i suoi eterei ritratti di bimbi. La poliomelite l'aveva resa menomata alla mano destra, ma questo non le impedì di studiare con il padre e diventare una delle maggiori pittrici americane del Novecento. Ebbe a dire, della sua infanzia, che pittura e disegno erano altrettanto comuni in casa del pane e del burro. Fu lei a sposarsi, nel 1932, con Peter Hurd, e a trasferirsi con lui, sette anni dopo, in New Mexico contro il volere paterno.
E se è senza dubbio difficile, davanti alla bellezza e espressività dei suoi quadri, dare credito a questa sua affermazione:
Gli uomini come pittori sono infinitamente migliori e più intensi delle donne. Le donne dovrebbero essere il potere che rimane nell'ombra. 

Henriette Wyeth, Death and Child (1935)

Un'altra, a proposito della tela qui sopra, ci fa ben capire come lei avesse soprattutto ereditato, del padre, il lato riflessivo e malinconico:
Al bambino di questo dipinto saranno risparmiate le abominevoli disillusioni e la corruzione della vita... Ci sono cose peggiori della morte.

Ma fu la secondogenita, Carolyn Wyeth (1909-1994),  a studiare con lui più a lungo di tutti gli altri allievi - ben diciannove anni - e sempre lei fu l'unica dei cinque figli ad abitare tutta la vita nella casa a Chadds Ford. Ciononostante, si rivelò forse la più lontana dall'estetica propagandata dal padre, oltre che la più ribelle alla sua autorità:
Sono stata io a disgregare la famiglia, non Andy (Andrew Wyeth). Ma io volevo essere me stessa. Quello che dovrebbe desiderare di essere ogni pittore.

Carolyn Wyeth, Up from the Woods (1974)

Il terzo e la quarta dei cinque figli scelsero invece di percorrere strade diverse dal resto della famiglia.
Nathaniel Wyeth (1911-1990) fu l'unico ad andare contro l'opinione del padre che vedeva nell'istruzione scolastica ordinaria, guidata da menti ordinarie, la rovina di ogni individualità. "Da nessuna accademia è mai uscito un pittore di prim'ordine" affermava il vecchio Wyeth. Nathaniel si laureò all'università e alla fine della sua vita aveva all'attivo venticinque brevetti, tra cui quello del prototipo delle bottiglie di plastica usate per le bibite gasate.
Ann Wyeth McCoy (1915-2005) rivelò invece un precocissimo talento musicale, che Newell Convers stavolta incoraggiò senza riserve. Diventò una delle più grandi compositrici americane, nonostante si dichiarasse priva di ambizioni che andavano al di là del ruolo di moglie e di madre e del piacere di scrivere musica per se stessa. Anche lei, come la sorella Henriette, sposò un allievo di suo padre, il pittore John W. McCoy (1910-1989). Si dedicò lei stessa alla pittura, ma solo in età adulta e non da allieva del padre.

John W. McCoy, Seagulls

Fu però il figlio minore, Andrew Wyeth (1917-2009), a conquistarsi quel posto nell’Olimpo della pittura americana che il padre aveva inutilmente cercato per tutta la vita di ottenere per se stesso. A quindici anni fu conquistato dalla tecnica rinascimentale della pittura a uovo che gli fece conoscere il suo futuro cognato Peter Hurd, riconoscendola come il mezzo con cui avrebbe potuto raggiungere quell'aderenza alla fitta trama tridimensionale della vita a cui aspirava come meta della sua arte. Suo padre gli disse che stava perdendo tempo e che ben difficilmente sarebbe riuscito a vendere qualcosa realizzato con quella tecnica. Le cose andarono molto diversamente.
All'età di ventidue anni, ed era il 1941, Andrew incontrò l'avvenente diciassettenne Betsy James, che avrebbe poi sposato, ma non senza prima fronteggiare, e la storia si ripeteva, la forte opposizione di suo padre. Fu Betsy a presentargli un'amica dai lineamenti deformi e il fisico martoriato, Christina Olson - una figura femminile destinata non solo a fargli per un periodo da modella, ma anche a essere al centro del quadro più noto del pittore: Christina's World. E' praticamente impossibile trovare una monografia sulla storia della pittura americana che non comprenda questo dipinto straordinario, che sembra animato da una misteriosa vibrazione, quasi lo "infestasse" in ogni sua parte una sorta di oscura, impalpabile presenza. Anche se la modella prediletta di Andrew Wyeth fu in realtà un'altra, che rimase per lungo tempo anonima: la sua vicina di casa Helga Testorf, di cui lui ammirava le qualità teutoniche, messe bene in risalto dall'opera che apre il post, Night Shadow.

Andrew Wyeth, Christina's World (1948)

Nota: Ho scelto di occuparmi in questo post solo di Newell Convers Wyeth, dei suoi figli e dei due suoi generi che lo ebbero come maestro di pittura. Ma la famiglia Wyeth, con tutte le sue ramificazioni, ha continuato, e continua tuttora, a fornire personalità di rilievo all'arte americana, generazione dopo generazione.


* * *


Some more paintings


Newell Convers Wyeth, Self-portrait (1913)

Newell Convers Wyeth, Herons in Summer 

Newell Convers Wyeth, Crows in Winter

Newell Convers Wyeth, Bright and Fair-Eight Bells (1936)

Henriette Wyeth, Dream Fantasy (1925)

Carolyn Wyeth, Wildflowers and Cut Tree

Ann Weyth, Near Ruidoso, NM

Andrew Wyeth, A Wind from the Sea (1927)

* * *

Il dipinto in alto sotto il titolo è: Andrew Wyeth, Night Shadow (1979)

Commenti

  1. Conosco poco la pittura americana e naturalmente non conoscevo la famiglia Wyeth.
    Hanno uno stile realista ma trasfigurato, molto gradevole alla vista ma anche capace di suscitare emozioni profonde.
    Ottima segnalazione ;-)

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    1. Pensa che la mia prima avventura nel web è stata invece la creazione, nel 2000, di un sito dedicato alla pittura realista americana. E' un po' come se lo recuperassi, un pezzo alla volta, nel blog: Audubon, Hopper, la famiglia Wyeth...

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  2. Post bellissimo e ricchissimo. Conosco poco la pittura americana, ma leggendo qui ho fatto un corso monografico e ammirato quel meraviglioso dipinto di Andrew Wyeth, che chiude il tuo scritto.

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    1. Ciao e benvenuta Loredana! Credo sia la prima volta in assoluto che interagiamo, ma ho appena fatto un passaggio sul tuo blog e visto, dal blogroll, che abbiamo diverse amicizie in comune.
      Ti ringrazio tantissimo per l'entusiasmo con cui hai accolto questo post. A presto :)

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  3. Conosco poco la pittura in generale, ahimè.... devo dire però che alccuni questi quadri infondono un non so che di misterioso che fanno immaginare che oltre al dipinto visibile ci sia ben altro.
    Tutti molto belli comunque.

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    1. Una parte della pittura realista nord-americana ha delle peculiarità che la rendono ai miei occhi tra le mie preferite in assoluto.
      Ariano parla di "realismo trasfigurato", che rende abbastanza bene l'idea.

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  4. ARiano parla troppo difficile per me... :))) io di arte capisco nulla.
    Posso solo dire quello che dentro di me sento a vedere un dipinto. Le mie sensaioni pelle.
    Altro... lascio parlare gli esperti!

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    1. Qui siete tutti uguali, Patricia, esperti e non... questo è un blog democratico ;D

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  5. Che meraviglia. Potrebbe essere materia di sceneggiatura questa storia familiare fatta di legami affettivi e arte. Alcune illustrazioni sono notevolissime.

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    1. La trama di un film sarebbe senza dubbio vivace e interessante, visto che la saga famigliare mescola commedia e tragedia a piene mani.
      Il titolo del post non so se andrebbe bene. Io mi sono ispirato, ironicamente, sia al reality omonimo del 1973 made in USA, sia all'altrettanto omonimo cd di Marilyn Manson ;)

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  6. Ivano, mi hai regalato un momento di intenso piacere. Tu sei un saggista nato. Ho letto tutto con voracità. Bellissimo pezzo, complimenti. Cazzarola se sei bravo.

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    1. Che dirti, Massimiliano? Ti confermi generoso come sempre nei tuoi commenti. Mi fa molto piacere averti regalato un bel momento :))

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  7. Mi sono resa conto di ricordare alcuni dei dipinti che ci hai offerto (Old Pew di Newell e Christina's World di Andrew), ma non ne conoscevo/ricordavo gli autori e soprattutto ignoravo questa sorta di saga familiare! *__*
    Lo stile di Henriette e quello di Carolyn (che mi ha particolarmente colpito, molto fiabesco) sono quelli che più si discostano dalla restante ciurma.
    Le tende svolazzanti dell'ultimo dipinto sono incredibili *__*

    Ehm, ma della luce (e forse di Hopper) non ci dici nulla?

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    1. Le due opere che hai citato sono in effetti le più famose tra quelle che ho pubblicato, Glò. E' quindi probabile che ti siano capitate sott'occhio girando nel web.
      Il quadro "Christine's World" spesso è anche accostato ai quadri di Hopper. Qualche affinità c'è, ma in Wyeth secondo me c'è più panico.

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    2. Sì concordo!
      E mi sono accorta che non ho esplicitato quanto ho apprezzato il post *__*

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    3. Un grande grazie Glò, ma in qualche modo, tra le righe, si percepiva ^_-

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  8. Questo post è fantastico a dir poco. Non conoscevo niente di niente di tutto questo e mi si è aperto un mondo! Quei dipinti di uccelli sembrano quasi giapponesi.
    Noto spesso questa denigrazione dell'illustrazione, io non la considero così tanto inferiore alla pittura in senso "puro", anche se è vero che è più difficile metterci significati più profondi.
    Che tipo Wyeth comunque, una personalità fortissima. Capace di cose straordinarie nel positivo, ma anche "pericolose" (per gli altri) nel negativo.

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    1. Grazie per il commento e per aver apprezzato così tanto l'articolo, Kukuviza! Ne ho anche approfittato per rileggermi il post e devo dire che in effetti mi piace ancora oggi come quando vi lavoravo sopra... a parte il solito paio di refusi che scovo ogni volta che rileggo un vecchio post. Comincio a sospettare che siano in realtà esseri semi-viventi, dotati della capacità di riprodursi e proliferare :P
      La vita del vecchio Wyeth è davvero materiale da film. Anche per la sua tragica morte, che qui ho volutamente taciuto. Ma non mi risulta che finora sia stata filmata.

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    2. Si dovrebbe davvero fare un film su questo personaggio solo che trovo che la maggior parte dei film su personaggi famosi siano retorici, banali, didascalici. Preferisco infatti i documentari su personaggi celebri. Il tuo articolo è bello anche perché stimola moltissimo la curiosità su questo pittore senza scadere in quei difetti di cui sopra. E hai fatto bene a tacere il tragico finale.

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    3. Posso solo concordare, Kukuviza. Anch'io il più delle volte sono rimasto deluso... dal film "Andersen, una vita senza amore (mi pare si intitolasse così) per esempio, oppure da "Sylvia", su Sylvia Plath, che di per sé è pure ben fatto, ma manca comunque qualcosa. Da "Al di là del bene e del male" su Nietzsche, da "Poeti all'inferno" su Rimbaud, ecc. ecc.
      Mi viene però in mente adesso almeno un'eccezione (che conferma la regola?): ho amato, per la sua intensità, ogni minuto di "Das Wilde Leben", il film biografico su Ushi Obermaier *__*

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