domenica 21 agosto 2016

Insieme raccontiamo 12 CBE (Crazy Birthday Edition): Creuza de mä




Eccezione! Eccezione! A cosa? Ma alla pausa del blog, diamine. Mica potevo esimermi dal mio impegno mensile di compilatore di finali agli incipit di Insieme raccontiamo, la celebre iniziativa del blog Mytilla's House di Patricia Moll, che questo mese festeggia pure il suo primo compleanno (il blog, non Patricia). Non sia mai! Inoltre, per l'occasione, la succitata blogger ha anche abolito la famosa regola dei 200/300 caratteri e/o parole. Scrittura in libertà, quindi, come vedrete continuando a leggere. Mentre, per il resto del bando, vi rimando come sempre all'apposito post myrtilliano.



venerdì 29 luglio 2016

Summer Cocktail: I benefici dell'adulterio, la Top Five dell'estate e chi più ne ha...




Questo che avete sotto gli occhi è il mio ultimo post prima della pausa estiva del blog, che mai ho sentito così necessaria come quest’anno. Intendiamoci, amo fare blogging e le mie motivazioni a continuare il viaggio nella blogosfera sono più forti che mai. Ma scrivere e pubblicare post uno di seguito all’altro, per tutto l'anno, non sempre è conveniente. È un po’ come costringere l’operaio di una fabbrica a lavorare dodici mesi su dodici. Qualunque imprenditore serio sa che questo fa male non solo all’operaio, ma anche alla fabbrica e al mercato. E d'accordo che scrivere post non è un lavoro in senso stretto e che tutto avviene su base volontaria, ma, nel bene e nel male, i ritmi ce li dettiamo comunque da soli dall’alto e siamo allo stesso tempo il padrone e l’operaio della fabbrica, con le rispettive responsabilità. Di qui la mia decisione di tornare ai bei tempi andati, quelli in cui esisteva ancora il canonico mese di ferie e le autostrade si riempivano di colpo di auto stipate di marmocchi e di bagagli.
Ho fatto comunque in modo di non lasciare troppo di sospeso a mezz’aria. Solve et Coagula ha abbassato il sipario su un momento in cui Luisa si ritrova immersa nel buio più totale e la storia è alle soglie di un cambiamento di scene e atmosfere. Ho inoltre completato la Section Three di The Studio, così da ripartire, alla riapertura del blog, con il primo post della Quarta Sezione. Mentre, riguardo al resto, non escludo in modo assoluto di poter uscire ugualmente, alla metà di agosto, con il quinto capitolo della Trilogia delle Madri, così come di partecipare, il 20 del mese, al nuovo appuntamento di Insieme raccontiamo. Tutto dipenderà da quanto sarò rimasto addietro rispetto a ciò che mi sono ripromesso di fare in questo mese di (apparente) pausa.

mercoledì 27 luglio 2016

Insieme raccontiamo 11 SSE (Summer Special Edition)




Come qualcuno di voi forse sa, esiste tra i file del mio computer l'abbozzo di un romanzo autobiografico intitolato Come aria che si cambia. Si tratta in realtà di una specie di contenitore universale dal quale attingo molto di quel che scrivo, a cominciare dal mio attuale principale work in progress, L'Estate dei Fiori Artici, che ne è una derivazione diretta. Ne presentai l'incipit tempo fa, in un post dedicato, e per l'occasione mi divertii anche a giocare con gli pseudobiblia, creando in quattro e quattr'otto un'edizione immaginaria dell'opera edita dalla Ediacara Edizioni, la casa editrice che si occupa della non pubblicazione di tutte le mie opere immaginarie (anche se, ripeto, Come aria che si cambia almeno in forma di abbozzo esiste).

lunedì 25 luglio 2016

The Studio Section 3 - Berni Wrightson /10




Krenkel e Williamson ci facevano studiare Mucha, Coll, Pyle, Wyeth, Booth, St. John, Cornwell, Brangwyn, Parrish e J.R. Neil - la vertiginosa lista dei grandi illustratori andava avanti a lungo. Nella maggior parte dei casi erano già morti, o inattivi, ma per noi non era un problema. Non eravamo artisti del mainstream degli anni '70 e andavamo fieri di non esserlo.
Bruce Jones

* * *

Berni Wrightson racconta che nel 1975, durante una fiera del fumetto, fu avvicinato da una persona che gli propose di realizzare per lui un poster. La stessa persona, aggiunge Wrightson, aveva fatto altrettanto con Vaughn Bodé poco tempo prima che questi morisse, ed è quindi probabile che il poster oggetto della collaborazione fosse The Lizard of Oz. Wrightson, come di consueto a caccia di soldi, accetta la proposta e si mette al lavoro. Forse la collaborazione con la Warren Publishing già aveva cominciato a pesargli, o forse è proprio il nuovo lavoro che gli è stato commissionato a decidere della svolta, fatto sta che Bad Doins' In Knuckledowns Lonesome, questo il titolo del poster, determina l'inizio "ufficiale" della carriera di illustratore di Wrightson a scapito di quella di autore di fumetti. Neanche stavolta, tuttavia, le cose procedono in modo assolutamente lineare.



Bad Doins' In Knuckledowns Lonesome avrebbe dovuto essere, nelle intenzioni del committente, un comune lavoro a china e acquerello. Wrightson decide invece di sperimentare e di usare, per i contorni delle forme, al posto del nero di china una miscela di inchiostri marrone, seppia e blu di Prussia.
Inchiostrai tutto quello che c'era da inchiostrare, poi iniziai a stendere gli acquerelli e l'inchiostro cominciò a colare. Solo a quel punto mi resi conto che l'inchiostro non era resistente all'acqua. Stavo per andare nel pallone, perché avevo sempre creduto che la chiarezza delle linee fosse importante e tutto nell'immagine diventava confuso.
Poi mi misi a una certa distanza, guardai meglio, e vidi che il risultato mi piaceva. Le linee c'erano ancora, ma soffuse, più morbide. Per un motivo o l'altro, l'incidente mi servì di ispirazione per il resto del dipinto e iniziai a fare cose che non avevo mai fatto prima. Dipinsi lo sfondo con uno spesso strato di acrilico mescolando vari colori. Non ero mai stato un fan delle tecniche miste, ma stavolta mi sentivo spinto a usare un po' di tutto - acquerelli, markers, acrilici, tempera a olio, quel che capitava a tiro - e la cosa sembrava funzionare. Questa illustrazione fu fondamentale per me in termini di evoluzione artistica.

Alla fine Wrightson giudica il risultato così buono da volersi tenere per sé l'originale. Il che a quanto pare contravveniva i termini dell'accordo con il committente del poster, poiché Wrightson sceglie di rivolgersi invece alla Christopher Enterprises, una casa editrice specializzata in stampe d’arte fondata nel 1974 da Christopher HothChristopher Zavisa.
Abbiamo già incontrato in passato la Christopher Enterprises, poiché vi si era rivolto anche Mike Kaluta, al momento in cui aveva a sua volta deciso di passare dal fumetto all'illustrazione. Wrightson parla con Zavisa e ottiene quello che cercava: una migliore proposta di lavoro e la possibilità di conservare sia i diritti sull'opera che il dipinto originale. Bad Doins' In Knuckledowns Lonesome diventa così il primo di una serie di poster intitolata The Horror and Fantasy Series.
Prevista in dodici poster tutti a firma di Berni Wrightson, The Horror and Fantasy Series inizia a essere pubblicata nel gennaio 1976 ottenendo un immediato successo. Ogni poster viene distribuito in due versioni: standard a prezzo popolare e deluxe, venduta solo su abbonamento e in sole cento copie autografate dall'autore. I cento abbonati hanno inoltre diritto a un tredicesimo poster realizzato in esclusiva per loro. La quota di cento viene raggiunta nel giro di tre settimane.

Ma torneremo a suo tempo su questa serie di tredici poster, perché la struttura (infernale) di The Studio prevede di passare adesso a un'altra opera di Berni Wrightson, anche questa ispiratagli da una precedente mossa dell'amico e collega Mike Kaluta che, come forse ricorderete, era stato autore di otto dipinti per la Christopher Enterprises destinati a formare il portfolio Dante's Inferno. Wrightson propone alla casa editrice di fare a sua volta un portfolio, con otto dipinti a olio ispirati da otto diversi racconti di Edgar Allan Poe. Nasce così The Edgar Allan Poe Portfolio.

L'intenzione iniziale di Wrightson è di concentrarsi su parti dei Racconti mai affrontate prima da nessun altro illustratore, ma si rend>e presto conto che rischia, così facendo, di realizzare opere troppo poco significative. Si sente quindi obbligato ad affrontare lui stesso, in quasi ognuna delle otto tele, le tipiche situazioni di climax degli otto racconti scelti: The Telltale Heart (Il cuore rivelatore), The Pit and the Pendulum (Il pozzo e il pendolo), The Black Cat (Il gatto nero), Murders In the Rue Morgue (I delitti della Rue Morgue), The Cask of Amontillado (Il barile d’Amontillado), Descent Into the Maelstrom (Una discesa nel Maelström), Prematural burial (La sepoltura prematura) e Masque of the Red Death (La mascherata della Morte Rossa).

Il portfolio riceve in ogni caso un’accoglienza piuttosto tiepida da parte dei fan dell’artista e vende meno del previsto. Ma è lo stesso Wrightson il primo a non essere completamente soddisfatto della propria prova, come risulta da questo suo amaro commento:
…non ci sono dentro abbastanza buoni dipinti da giustificare l’acquisto dell’intero set. In un buon portfolio dovrebbero esserci sei dipinti molto buoni e magari un paio un po’ meno buoni. Nel portfolio di Poe il rapporto è di quattro a quattro. Se un fan deve spendere 25 dollari, vuole qualcosa che valga la spesa.

Ai quattro dipinti che Wrightson valuta molto buoni appartiene senza dubbio The Telltale Heart, che lui giudica il più riuscito della raccolta, ma del quale, a causa di alcune particolarità tecniche dell'originale, non esistono riproduzioni esterne al portfolio di qualità accettabile (e qui proponibili). Gli altri tre dipinti promossi dovrebbero invece essere: Murders In the Rue Morgue (qui a destra, il preferito dai fan dell’artista), The Cask of Amontillado e Descent Into the Maelstrom.

In realtà The Edgar Allan Poe Portfolio è stato soggetto di una genesi abbastanza complicata. Soprattutto all'inizio, quando Wrightson procede ancora per tentativi e progressivi aggiustamenti:
La mia prima versione di Amontillado dovetti scartarla perché dipinta di nero circa al 90%. Il primo dipinto del Maelstrom somigliava più a una scena di surf che a una tempesta marina. Dedicai un sacco di lavoro alla prima versione di The Pit and the Pendulum. Jeff Jones era il modello e realizzai una bella inquadratura di lui legato al tavolo con dei ratti che gli camminavano addosso. Avevo dipinto con neri e grigi e i ratti non riuscivi proprio a vederli. Solo se li fissavi per circa un minuto apparivano come per magia. Davvero inquietante. Il dipinto era talmente scuro da risultare irriproducibile con i normali metodi di stampa.

Le due immagini riprodotte subito sotto mostrano, nell'ordine, il progetto originale di The Pit and the Pendulum come lo ha appena descritto l'autore (ma in una versione a colori) e la versione definitiva dell'opera pubblicata nel Portfolio. Come sempre in questo genere di post, basta un clic per ingrandirle e gustarle nei particolari.




E siamo così arrivati alla fine anche della terza sezione di The Studio. Dopo dieci post, Wrightson smette di tenerci compagnia per un po' e lascia spazio all'artista a cui è dedicata la Section Four, l'ultima. Vedremo direttamente a settembre di chi si tratta.

* * *


Per la citazione di Bruce Jones: Creepy Presents Bernie Wrightson. Dark Horse 2011.

Per le citazioni di Bernie Wrightson: A Look Back. Underwood-Miller 1979, 1991. Edited by Christopher Zavisa.

L'immagine in alto sotto il titolo è: Berni Wrightson, Waiting (Christopher Enterprises, 1976, detail).


venerdì 22 luglio 2016

The Studio Section 3 - Berni Wrightson /9




...Bern, Mike, Jeff * e io. Alla fine nulla più di una banda di ragazzi, ancora teenager o appena ventenni, tutti di parti diverse della nazione, e ognuno di noi finito, per qualche strano disegno del fato, a New York nello stesso periodo di tempo degli altri. E tutto era dovuto, in gran parte, all'aver letto Creepy e Eerie in passato nei nostri posti d'origine.

Bruce Jones

* * *

Bernie Wrightson si godette per quasi due anni la profumata paga di James Warren, insieme al ritrovato senso di libertà che gli dava creare storie autoconclusive anziché più episodi di una stessa serie. Ma era anche felice che le pagine fossero stampate in bianco e nero, circostanza che gli risparmiava l'inconveniente di avere i propri disegni colorati da altri o di non sapere, fino all'ultimo, quale sarebbe stata la resa tipografica dei colori che aveva messo giù di sua mano. In quanto ai frontespizi degli albi Warren, erano sì quasi sempre a colori, ma essendo anche riprodotti su carta di qualità migliore non presentavano inconvenienti. Wrightson finì per realizzarne venticinque in quei due anni: tredici per Creepy e dodici per Eerie. Le storie a fumetti furono invece solo otto. Le tre che videro la luce su Creepy le ho citate nel precedente post e sono, nell'ordine, The Black Cat (Creepy #62, da Edgar Allan Poe), Jenifer (Creepy #63, su testi di Bruce Jones) e Clarice (Creepy #77, ancora su testi di Bruce Jones), le cinque realizzate per Eerie, che non sono né meno belle né meno importanti, le presento adesso.

La prima, The Pepper Lake Monster, è una variazione sul tema del mostro di Loch Ness, con un bizzarro finale a sorpresa, ed è apparsa sul numero 58 di Eerie, lo stesso mese in cui The Black Cat vedeva la luce su Creepy.
Si tratta, stavolta, di un soggetto originale di Wrightson, che si occupò anche di scrivere i testi. Ma più che per quel che raccontano, le nove pagine di questa storia sono significative per lo stile del disegno. Wrightson imita con le sue chine lo stile delle antiche illustrazioni realizzate a incisione su lastra; una tecnica che l'artista raffinerà ulteriormente negli anni successivi e che gli consentirà di raggiungere risultati eccelsi anche nel campo dell'illustrazione. In The Pepper Lake Monster Wrightson sembra guardare in particolare al Gustave Doré de La ballata del vecchio marinaio di Coleridge.

* * *


Splendida sotto ogni punto di vista è la successiva Nightfall (su Eerie #60, dell'ottobre 1974), disegnata da Wrightson su testi di Bill Dubay, all'epoca caporedattore della Warren. La storia è una rivisitazione in chiave horror di Little Nemo in Slumberland di Winsor McCay, uno dei più grandi classici dei primordi del fumetto, apparso in più fasi, tra il 1905 e il 1927, nei supplementi domenicali a colori del New York Herald (1905-1911, 1924-1927) e del New York American (1911-1913).
Anche qui, come in Jenifer e altrove, Wrightson si affida, per le atmosfere da incubo della storia, a un altro degli artifici stilistici da lui prediletti: i mezzi toni.

* * *


Dopo Poe, era forse inevitabile che Wrightson decidesse di affrontare anche l'orrore di H. P. Lovecraft. Lo fa adattando il racconto Cool Air, primo, a suo dire, di una serie di adattamenti a sua firma dei classici dell'horror. Una promessa assai difficile da mantenere per un nomade del fumetto come lui, che infatti non ne farà di niente.

* * *


Con la quarta storia per Eerie, The Muck Monster (sul #68 del settembre 1975), Wrightson torna alla sua ossessione preferita: il mostro di Frankenstein. Non si tratta - non ancora - dell'originale ottocentesco, ma Wrightson fa un altro passo in avanti nel suo cammino di allontanamento, iniziato con il libro da colorare The Monsters, dalla versione cinematografica della creatura di Mary Shelley.

* * *


Wrightson conclude la sua collaborazione su base stabile con la Warren Publishing con due ultime storie, la più volte citata Clarice e un'opera disegnata a quattro mani con un altro grande del fumetto, Howard Chaykin. La storia si intitola Reuben Youngblood: Private Eye! Beware: The Scarlet Combine, e ha per protagonista un investigatore privato. Ambientata nel 1932, nel periodo dell'ascesa del Nazismo, è un misto di detective story e horror e, contrariamente a quel che può far pensare il titolo, non è un episodio di una serie con uno stesso protagonista ma un one shot. Mentre i disegni mi sembrano un chiaro omaggio ai fumetti del decennio in cui si svolge la storia, e in particolare al maestro Alex Raymond.

* * *

Quello di Berni Wrightson alla Warren non sarà proprio un addio definitivo, ma quasi. Ogni successiva collaborazione sarà infatti su base puramente occasionale, sebbene su tutti i livelli: storie, frontespizi, copertine. Ma di tutto questo ci occuperemo al momento dovuto.
Per il momento l'artista, nella sua continua ansia di miglioramento e ricerca di nuove strade, passa oltre. E lo fa, come già abbiamo visto succedere con Barry Smith e Mike Kaluta, sganciandosi dalla formula sequenziale del fumetto per privilegiare, d'ora in avanti, l'immagine singola.

* * *


* Si tratta, naturalmente, di Berni Wrightson, Mike Kaluta e Jeff Jones.

Per la citazione di Bruce Jones: Creepy Presents Bernie Wrightson. Dark Horse 2011.

L'immagine in alto sotto il titolo è: Berni Wrightson, A Look Back (preparatory drawing, c. 1978, detail).


mercoledì 20 luglio 2016

The Studio Section 3 - Berni Wrightson /8




Bernie Wrightson. Lo odiavamo. Lo amavamo. Era impossibile non amarlo; di sicuro, nei giorni della Warren, non c'era traccia di egomania in lui. Era sempre e solo uno del gruppo, pronto ad aiutarti se eri in ritardo con una deadline e a mollare di colpo il pennello se qualcuno gli diceva che alla tv stavano dando Frankenstein - o qualsiasi altro film con Boris Karloff. In più era divertente da morire. Ma anche bello ed eroico nell'aspetto. Lo usavamo tutti come modello - e lui vi si prestava con gioia. Un ragazzo di strada di Baltimora che, sebbene fosse piuttosto timido con le ragazze, poteva rubare la scena a tutti. E che non sapeva di essere un genio.
Bruce Jones

* * *

L’odio di cui si parla all’inizio della soprastante citazione è ovviamente scherzoso e a che fare con l’invidia benevola che l'eccessiva bravura di Berni (o Bernie) Wrightson suscitava nei suoi colleghi e amici. Bruce Jones si riferisce qui in particolare a Mike Kaluta e Jeff Jones (di cui lui non è parente), gli altri artisti con cui Wrightson condivideva l’appartamento.
Ma chi è Bruce Jones? La risposta, nei suoi termini essenziali, è facile: un bravo e famoso sceneggiatore di fumetti, scrittore e sceneggiatore di serie televisive, nato nel 1944, che ha scritto fumetti per le più importanti case editrici americane, dalla Warren, alla DC alla Marvel. Mentre, se vogliamo cominciare a definire il suo rapporto con Bernie Wrightson, allora possiamo dire che Bruce Jones è un po' l'equivalente Warren di quello che è stato Len Wein negli ultimi due anni in cui Wrightson ha lavorato alla DC, ossia lo sceneggiatore con cui ha legato meglio.

Ma cominciamo dall’inizio. Fondata nel 1957 da un avvocato di New York di nome James Warren, la Warren Publishing si limitò per alcuni anni a proporre riviste, o legate al cinema di genere come la celebre Famous Monsters of Filmland (nella bella copertina qui a sinistra: Ingrid Pitt in un ritratto di Ken Kelley) o di tipo satirico come Help! È nel 1964 che l’avvocato decide di lanciarsi nel mondo del fumetto con l’obiettivo di proporre storie di qualità superiore alla media, rivolte a un pubblico più adulto della media dei lettori di fumetti e che strizzino l’occhio alle vecchie produzioni della EC Comics.
Tuttavia, per varie ragioni, Warren sceglie di mantenere anche per le sue pubblicazioni a fumetti il formato e la formula del magazine in bianco e nero che già adottava per le riviste. Non si trattava solo di sottolineare la differenza rispetto alla produzione standard dei comic books a quattro colori, ma anche di risparmiare sui costi di stampa e di sottrarsi alle restrizioni imposte dal famigerato Comics Code Authority, che non aveva voce in capitolo sulle riviste.

Il primo magazine a fumetti pubblicato dalla Warren Publishing, nel 1964, è Creepy, che detiene con ogni probabilità il primato - insieme alla sorella minore Eerie, che vede la luce un anno dopo - di più famosa pubblicazione horror della storia del fumetto. Molto minor fortuna otterrà la terza collana, che seguirà di lì a poco: Blazing Combat, destinata ad accogliere storie di guerra, e per questo anche a durare solo quattro numeri.

I talenti artistici della scuderia Warren sono in realtà numerosi fin dall’inizio, da Reed Crandall a Roy Krenkel, da Gray Morrow ad Al Williamson. E non mancano neanche i nomi di artisti noti al più vasto pubblico degli appassionati di supereroi, per esempio quelli di Steve Ditko (Spider-Man) e Gene Colan (Daredevil). Una menzione speciale la meritano inoltre le copertine, nei primi tempi quasi tutte riproduzioni di oli appositamente dipinti da Frank Frazetta (vedi immagine a destra).
Proprio la qualità delle immagini, unita a quella delle storie, garantisce per un po’ la fortuna della Warren Publishing, almeno fino a quando, nel 1967, una serie di problemi personali costringe James Warren a passare le redini della casa editrice nelle mani di altri membri del suo staff. La nuova dirigenza sceglie però di seguire la linea editoriale dell'abbattimento dei costi, e comincia a proporre su Creepy e Eerie ristampe di storie già apparse in precedenza sulle due testate e inediti di bassa qualità. A questo stato di decadimento generale va ben presto ad aggiungersi anche il tracollo delle vendite, e la situazione sarebbe senza dubbio precipitata senza rimedio se James Warren non fosse ricomparso a riprendere la guida della sua casa editrice. Ci vorrà comunque del tempo prima che le voci insistenti di mancati pagamenti e di una imminente bancarotta si plachino definitivamente e consentano a Wrightson, come ad altri suoi colleghi, di accogliere l’invito dello stesso Warren, che lo corteggia da un paio di anni, a collaborare con lui.
È l’inizio del 1974, e Wrightson ricorda così l’incontro:
Un giorno comparvi nel suo ufficio e gli annunciai la mia intenzione di lavorare per lui. Lui mi rispose: «Sicuro», e tutto andò a buon fine. Non era per niente il pazzo farneticante che avevo sentito dire che fosse. Si rivelò una persona molto piacevole.
Warren conosceva il mio lavoro. Gli piace tenersi al corrente di tutto quello che viene pubblicato nel settore. Mi spiegò che se avessi lavorato per lui avrei dovuto dare il meglio di me. Non era un problema, dal momento che io do sempre il meglio di me. Mi disse che la casa editrice si teneva i diritti ma che mi sarebbero stati restituiti gli originali. Ma mi avvertì anche che se io avessi venduto gli originali e questi fossero stati a loro volta rivenduti, e così via per altre dieci volte, sarei stato lo stesso ritenuto responsabile di una loro eventuale pubblicazione [illecita]. Non ebbi nulla da obiettare.
Infine mi disse: «Avrai la miglior paga che tu abbia mai avuto». E così fu.

Eppure Wrightson aveva in un certo senso già debuttato sulle riviste Warren, ben otto prima, quando era ancora diciassettene. Era il giugno nel 1966, quando una sua illustrazione apparve sul numero 9 di Creepy, nello spazio della rivista delegato a ospitare i disegni dei lettori.


Anche il debutto di Wrightson da professionista della Warren avviene sulle pagine di Creepy, ma del numero 62, con un frontespizio e un suo adattamento a fumetti di uno dei più noti racconti di Edgar Allan Poe, The Black Cat.
I frontespizi erano una nota caratteristica sia di Creepy che di Eerie e servivano a introdurre, attraverso la "voce" dei rispettivi padroni di casa, Uncle Creepy e Cousin Eerie, le storie contenute nell'albo.
Ecco qui in basso un frontespizio con protagonista Cousin Eerie (da Eerie #65 dell'aprile 1975).


Ma è la storia successiva, Jenifer, la prima in cui Wrightson si affida al talento narrativo di Bruce Jones, a ottenere un successo al di là di ogni aspettativa. Tanto che è forse da considerarsi, ancora oggi, la più celebre storia horror autoconclusiva a fumetti mai realizzata.
Jenifer è il nome di una "ragazza" che Jim, il protagonista maschile della storia, salva in mezzo al bosco dalle mani di un uomo che sta per decapitarla con un'ascia. Ma il povero Jim avrà poi molto di che pentirsi del suo gesto altruistico.


Altrettanto riuscita si può comunque definire la successiva storia a opera del duo, anch'essa con un nome di donna come titolo: Clarice. Si tratta, in questo caso, di una ghost story di stampo classico, in forma di ballata, lunga appena cinque pagine divise in quattro immagini ciascuna, con il testo organizzato in quartine, una per ogni immagine.


Ma tutte, o quasi, le storie che Bernie Wrightson realizza nell'arco dei quasi due anni in cui collabora in modo continuativo con il gruppo Warren, hanno qualcosa di unico e di prezioso, indipendentemente da chi sia l'autore dei testi, o lo stesso Wrightson o Bruce Jones o qualcun altro. Lo vedremo più in dettaglio nel prossimo post.

* * *


Per la citazione di Bruce Jones: Creepy Presents Bernie Wrightson. Dark Horse 2011.

Per la citazione di Berni Wrightson: A Look Back. Underwood-Miller, 1979, 1991; Edited by Christopher Zavisa.

L'immagine in alto sotto il titolo è: Berni Wrightson, The Black Cat (1975, detail).


sabato 16 luglio 2016

Solve et Coagula - Pagina 151





Parte II - Capitolo 1 /7


“4.06 euro” lesse mentalmente Luisa. Ma che razza di conto assurdo era? Poi capì. Punto di separazione a parte, quello che aveva sotto gli occhi era il numero riportato sulla chiave dell’Hotel Minoic in suo possesso. Sollevò subito il volto dal foglietto ma solo per scoprire, proprio come aveva temuto, che il “suo” cameriere si era già nuovamente dileguato.
Era forse un promemoria? Un modo per ricordarle che al Minoic aveva ad aspettarla una stanza calda  e asciutta tutta per lei e ciò nonostante, in un’ora di tempo, aveva percorso appena la metà dei duecento metri di strada che separavano Piazza del Duomo dall’albergo?
Ma non è certo colpa mia se tutti fanno a gara a distrarmi! esclamò dentro di sé.