domenica 15 gennaio 2017

Alan Moore : Il Maiale di Mag e I Campi di Cremazione (La Voce del Fuoco /1)




I nostri miti sono pallidi e malati. Questo libro è un piattino di sangue che serve ad alimentarli.
Il "tempo del sogno" di ogni paese e di ogni città è un'essenza che precede la sua formazione fisica.
Alan Moore, La Voce del Fuoco


Due opere di narrativa mi hanno accompagnato nelle due settimane, da poco trascorse, delle festività natalizie. La prima delle due letture, La misteriosa fiamma della regina Loana di Umberto Eco mi ha lasciato in gran parte insoddisfatto e mi sento di consigliarla solo agli appassionati di cataloghi di modernariato. Mi sono comunque sentito in dovere di leggerla, a causa del titolo, che richiamava echi lontani della mia prima giovinezza. Forse un giorno dirò qualcosa a questo riguardo, ma per il momento sono più interessato a parlare della seconda delle due letture, dal mio punto di vista molto più riuscita e convincente: La Voce del Fuoco (Voice of the Fire) di Alan Moore.

venerdì 13 gennaio 2017

The Studio Section Four: Jeffrey Catherine Jones /5




L’elemento sensuale è molto importante nella mia opera. Senza, essa sembrerebbe vuota. È ciò che in parte mi risuona quando osservo i Maestri: Rodin, Degas, Whistler. Non empatizzo però altrettanto bene con un pittore come Delacroix. Mi sembra che affronti la sensualità con la mano pesante.

* * *


Nella seconda puntata dello speciale in due parti dedicato al National Lampoon avevo mostrato come, grazie alla lungimiranza del direttore artistico Michael Gross, sia Jeff Jones che Vaughn Bodé fossero approdati, pressoché in contemporanea, nella sezione Funny Pages dell’irriverente magazine. Per la precisione, Jeff Jones esordisce nel numero del gennaio 1972 con la prima tavola di Idyl, Vaughn Bodè nel successivo numero di Febbraio, con la prima tavola di un rinnovato Cheech Wizard.

domenica 8 gennaio 2017

Solve et Coagula - Pagina 160





Parte II - Capitolo 3 /3


La parola “verde” fece di nuovo scattare sull’attenti l'attenzione di Massimo. E scattò immediata in lui anche l’associazione mentale con la storia dei bambini verdi. Possibile, si domandò, che Paula fosse al corrente di quel che lui aveva fatto una volta rimasto solo nella vecchia casa di Woolpit? Possibile che la donna sapesse che lui non aveva alla fine resistito alla tentazione di infilare in una tasca dello zaino il libro di Aleksis Allan Susi sui racconti popolari del Suffolk? Che avesse cioè notato l’assenza del libro di suo padre tra le centinaia presenti negli scaffali della libreria, nei pochi minuti che avevano trascorso di nuovo insieme nell’abitazione prima di dare inizio a quel loro assurdo e massacrante viaggio? A meno che, si rispose… a meno che Paula non avesse approfittato, a bordo di uno dei treni su cui avevano viaggiato quella notte, di uno dei momenti in cui lui aveva ceduto al sonno per frugare nel suo bagaglio. Ma davvero la considerava capace di un gesto tanto irriguardoso nei suoi confronti? Massimo, stavolta, non sapeva proprio cosa rispondersi.

sabato 7 gennaio 2017

Breve guida illustrata ad alcuni luoghi artificiali della letteratura e dintorni /2




Se con la prima parte di questo mio articolo sui luoghi artificiali nella letteratura e nell’arte avevo spaziato in lungo e in largo, in questa seconda seguo un movimento inverso, centripeto. I luoghi sono sempre due - la città e l’albergo – ma racchiusi stavolta in una sola opera: Il tempo ritrovato, ultimo dei sette volumi in cui è suddiviso, per pure ragioni editoriali, il romanzo Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust. Per essere più precisi, li ho rintracciati in una parte del volume compresa tra la pagina 112 e la pagina 180 (dell'edizione BUR del 1994, nella traduzione di M.T. Nessi Somaini). E poiché i vari estratti che ho selezionato si intrecciano tra loro al punto da comporre un'unica trama, non mi è neanche possibile in questo caso separare tra loro i due luoghi e presentarli in due sezioni distinte.
Inoltre, così come nella prima parte dell'articolo mi ero sovrapposto a The Obsidian Mirror nella scelta del ponte, stavolta la sovrapposizione è doppia: con Il Manoscritto del Cavaliere (da cui è partita l'idea) per la città, con Il blog di Ariano Geta per l'albergo. Sebbene, in questo secondo caso, l'attenzione mia e di Ariano si sia soffermata su due differenti funzioni di questo affascinante luogo artificiale, entrambe senza dubbio rappresentate innumerevoli volte sia in letteratura che in altri ambiti artistici.

domenica 1 gennaio 2017

Trilogia delle Madri /10 - La visione steineriana (terza parte): L'umanità




Il progetto-uomo esiste da sempre, e la sua realizzazione nella storia muta di tempo in tempo, alla ricerca del mai realizzabile, e dell'eternamente riproponibile.

Giuseppe Sermonti, L'anima scientifica


I primissimi tempi dell’evoluzione terrestre furono compresi, dalla letteratura teosofica, nell'era denominata "periodo polare". Dopodiché la terra attraversò il “periodo iperboreo”, un'era in cui le forze lunari ancora non esplicavano la loro piena azione. Fu quindi la volta del "periodo lemurico", fase evolutiva accidentata, durante la quale i corpi del nostro sistema solare si distaccarono dalla sostanza cosmica generale e si determinarono, nella loro costituzione, in base al diverso grado di maturità degli esseri che ne facevano la loro dimora.
Delle anime terrestri, alcune seguirono quella che, tra di esse la più evoluta, prese dimora nel Sole nel momento in cui questo si distaccò dalla Terra. Lo stesso processo si ripete per le anime non abbastanza evolute da poter dimorare nel sole e per questo dovettero cercare dimora altrove, al seguito dell’entità tra loro più evoluta e che diveniva Reggente del corrispondente pianeta.

venerdì 30 dicembre 2016

Ciao amici, ciao




Il valente blogger Marco Lazzara mi ha quest'oggi preceduto, nel suo blog Arcani, in un piccolo progetto che mi frullava in mente da alcuni giorni: chiudere l'anno con un omaggio agli "amici" che se ne sono andati in questo 2016. Ma devo comunque ringraziarlo, perché è molto probabile che senza lo stimolo offertomi dal suo post sarei semplicemente passato oltre e avrei continuato a occuparmi degli altri, più impegnativi, articoli in corso di stesura.
Il mio sarà in ogni caso un elenco brevissimo, dal momento che nella stragrande maggioranza dei casi i personaggi pubblici scomparsi in questo anno, ormai passato alla cronaca come particolarmente falcidiante, non hanno lasciato in realtà nessuna traccia o quasi del loro passaggio nel mio percorso di vita. Anche la loro morte mi ha lasciato, di conseguenza, indifferente o quasi. Inoltre, della manciata di artisti citati, non entrerò in nessuna delle circostanze della loro morte. Tutto quello che mi interessa fare qui è ricordarli, in ordine cronologico di scomparsa, e omaggiare la loro arte.

sabato 24 dicembre 2016

Solve et Coagula - Pagina 159





Parte II - Capitolo 3 /2


Superata la linea di frontiera con la Francia, e la formalità del controllo dei passaporti, la navetta di collegamento tra la stazione ferroviaria e l'area della banchina del porto imboccò una delle corsie di imbarco dei passeggeri. Insonnolito e come ipnotizzato, Massimo non riusciva a staccare lo sguardo dall’interminabile successione delle file parallele dei mezzi pesanti in attesa che, come nel più improbabile dei sogni, sembravano riprodursi all’infinito nella luce ancora dubbiosa del mattino. Fino a solo due settimane prima, sarebbe stato capace di rappresentarsi quel viaggio di ritorno come una semplice proiezione all’indietro del viaggio d’andata. Mai e poi mai avrebbe immaginato che lo stesso tratto di mare che aveva attraversato in compagnia di un amico di sesso maschile lo avrebbe riattraversato insieme a una donna quasi sconosciuta, e senza più una macchina da parcheggiare nel ventre dell’Hovercraft. Gli stessi picchi dell’estate gli apparivano ormai un ricordo lontanissimo e la malinconia che lo stava pervadendo era certo più accentuata di quella che ogni anno in lui accompagnava spontanea il lento passaggio all’autunno.