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La storia segreta del film impossibile - Castaneda, Jodo, Fellini e gli altri (Re-edit)



Questo articolo ha una lunga storia. Della sua prima parte scrissi una prima versione in lingua inglese quasi venti anni fa per The Nagualist Newsletter - una rivista americana di studi sull’opera di Carlos Castaneda - sotto lo pseudonimo di Danio Monti.
L'ho riproposto poi, in lingua italiana e aggiornato con i successivi sviluppi, in anni più recenti, nel mio primo blog Power Spot, accompagnato da un sottotitolo a dir poco altisonante: La vera storia mai raccontata prima del perché e del percome non si ebbe a fare uno dei possibili capolavori del cinema.
Quella che segue è quindi la terza versione dell'articolo, adeguata nella forma al mio attuale stile di blogging.

* * *

Quasi proverbiale è diventato con il tempo il rifiuto opposto negli anni ’70 da Carlos Castaneda alle major hollywoodiane che premevano per trarre un film dai suoi libri. Pare che la sua risposta sia stata più o meno questa: “Non sopporterei mai di vedere don Juan sullo schermo con la faccia di Anthony Quinn”.
Sembra in ogni caso che negli stessi anni ’70 Castaneda sia stato sul punto di acconsentire al trasferimento su pellicola della sua opera, per il tramite di Alejandro Jodorowsky. In più si vocifera dell'esistenza di un film underground tratto, alla fine degli anni '60, dal suo primo libro, A scuola dallo stregone. Il rifiuto castanediano sembra quindi esser stato motivato più dal suo timore che i libri finissero nelle mani di produttori e autori incapaci o senza scrupoli che da una preclusione di principio. Come sembra anche dimostrare quel che è successo dopo, nei decenni successivi.  
Trasposizioni di questo genere sono sempre del resto molto rischiose. Basti pensare a quel che è successo con Incontri con uomini straordinari di Peter Brook (tratto dal libro omonimo di G.I. Gurdjieff) o a Vita di Milarepa di Liliana Cavani – due film che io annovero fra i peggiori della storia del cinema. E' tuttavia fuor di dubbio che l’indiscutibile affinità fra i mondi di Castaneda e Jodorowsky induceva, in questo caso, a sperare per il meglio.

Come andarono le cose tra i due, lo racconta lo stesso Jodorowsky nel suo libro Psicomagia. Riporto qui solo la parte finale del racconto, ambientata al tavolo di un ristorante da qualche parte nel Messico:
All’improvviso, [Castaneda] fu colpito da un attacco di diarrea; mi disse che sentiva un gran male allo stomaco e che non gli era mai accaduto niente di simile prima. Io stesso stavo soffrendo dolori acuti al fegato e alla gamba destra. Strano che tutto sia cominciato nel momento in cui stavamo iniziando a parlare di un possibile progetto in comune… Il dolore era tale da costringerci a strisciare sul pavimento. Feci chiamare un taxi e lo accompagnai al suo hotel. Io andai da Pachita [la guaritrice messicana a cui Jodorowsky ha fatto da assistente per anni] per farmi operare. Insistevo perché anche Castaneda venisse con me da quella donna straordinaria, ma lui non accettò. Rimasi a letto tre giorni. Una volta tornato in salute, telefonai all’hotel e chiesi di lui, ma era già partito. Da allora non l’ho mai più incontrato, la vita ci ha separati. Un guerriero non lascia tracce…

Per una singolare coincidenza, poco tempo dopo aver letto il suo Psicomagia, ebbi occasione di parlare proprio con Jodorowsky. Gli dissi tra le altre cose che era molto evidente che i suoi film erano stati influenzati dalla lettura dei libri di Castaneda. Si disse d’accordo, ma aggiunse che secondo lui i suoi film avevano influenzato altrettanto la produzione letteraria di Carlos Castaneda. Poi proseguì rievocando il suo incontro con lo scrittore-sciamano all’inizio degli anni ’70, in termini pressoché identici a quelli riportati in Psicomagia. Il discorso cadde infine su Federico Fellini. Jodorowsky mi disse che fino quasi alla fine dei suoi giorni Fellini aveva ardentemente desiderato di poter trarre un film dai libri di Carlos Castaneda. Non mi diceva niente di nuovo, poiché avevo già letto di questa passione del grande regista italiano sia nel libro dello stesso Fellini Block-notes di un regista (1988, da non confondere con l’omonimo film-documentario del 1969), sia nei primi capitoli del libro Yucatan di Andrea de Carlo (pubblicato nel 1984). Il dettaglio per me inedito era che Fellini aveva invitato proprio lui, Jodorowsky, a collaborare al film perché lo riteneva l’unica persona adatta a scriverne la sceneggiatura.

La trattativa tra Carlos Castaneda e Federico Fellini andò in effetti a buon fine all’inizio degli anni ’80. Sembrava tutto perfetto: Fellini era un cultore dei libri di Castaneda; Castaneda era un fan accanito dei film di Fellini. Solo che anche stavolta andò a finire che non se ne fece di nulla. Il perché e il percome del fallimento di questo secondo progetto sono documentati, come ho accennato nel paragrafo precedente, sia nel libro di Fellini Block-notes di un regista, sia nel romanzo di Andrea De Carlo Yucatan. Che c’entra lo scrittore nostrano?, vi chiederete voi. La risposta è che De Carlo accompagnò Fellini a Los Angeles, all'incontro con Castaneda, in veste di suo assistente. 
Rimando quindi ai due libri citati chiunque sia interessato a conoscere i dettagli dell’accaduto, ma il succo della vicenda è che Fellini iniziò ad essere bersaglio di strani, inquietanti messaggi, finché non si convinse che si erano messe in moto troppe forze oscure per i suoi gusti, se la fece sotto e rinunciò all'impresa.
In conclusione, neanche questo film fu mai realizzato. In compenso, una parte del progetto confluì in una graphic novel, Viaggio a Tulumideata da Federico Fellini e realizzata da Milo Manara sulla base di un soggetto dello stesso Fellini e Tullio Pinelli. La storia è in realtà ispirata solo alla lontanissima al mondo di Castaneda ed è da considerarsi un ben magro surrogato del film, nonostante alcuni momenti godibili, in particolare nelle vignette con i camei di Moebius e Jodorowsky.
Ma di nuovo, nel solco di una misteriosa e implacabile “legge della cadenza decennale”, anche gli anni ’90 videro un tentativo di realizzare un film dall’opera castanediana. Ancora una volta, ed era la terza, c’era di mezzo Jodorowsky, insieme a un contorno di personaggi più o meno appariscenti e/o affidabili, fra cui io stesso. Ma per leggere di questo vi chiedo di pazientare qualche giorno, il tempo di preparare e pubblicare la seconda e ultima parte dell’articolo.


* * *

L'immagine in alto sotto il titolo è il ritaglio di una vignetta di Viaggio a Tulum di Federico Fellini e Milo Manara

Commenti

  1. Sai quanto amo questo tipo di argomenti, vero?
    Attendo il seguito con ansia. :)

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    1. Grazie mille Nick, spero di essere all'altezza della tua attesa :)))

      P.S. Approfitto dello spazio per aggiungere che stamani ho corretto quattro o cinque refusi presenti nel post. Quando si fanno le cose di corsa... :P

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  2. Devo prima documentarmi meglio su Castaneda, altrimenti non posso capire del tutto la storia che stai raccontando. Vado e torno ;-)

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    1. In effetti il post parte dal presupposto che si sappia qualcosa di lui ;-)

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  3. Sono contenta che hai deciso di ripubblicare questi post, visto che come sai l'argomento Casteneda mi sta molto a cuore. E ovviamente sono molto curiosa del proseguo dell'articolo.
    Insomma, pare proprio che questo film non si dovesse fare... :)
    Non credo proprio che nessuna trasposizione sullo schermo avrebbe amai potuto rendere il fascino dei libri, né tanto meno fornire un'idea della ricchezza del contenuto.

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    1. Però Castaneda di Fellini e Jodorowsky si fidava. Che poi il film non si dovesse fare è un altro discorso e ci porterebbe molto (troppo) lontano. Ma accennerò a qualcosa nel prossimo post ^_-

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  4. Io di Fellini conoscevo Il viaggio di G. Mastorna, mai realizzato, che c'entra pure con Viaggio a Tulum.
    Comunque Jodo, fenomeno: si fa operare da una maga!!
    Evidentemente il destino non voleva che i due collaborassero in quel momento, e ci ha messo il mal di pancia di mezzo.

    Moz-

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    1. Sì, anche Il viaggio di G. Mastorna c'entra, ma non volevo mettere troppa carne al fuoco aggiungendo elementi non essenziali.
      Pachita è stata forse la più famosa guaritrice messicana di tutti i tempi. Operava con un coltellaccio tutto arrugginito e Jodorowsky le ha fatto da assistente nelle operazioni per tre interi anni.
      Ed è vero che il destino, o qualcosa di simile, c'entra molto con tutto questo ^_^

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    2. Tu ti faresti operare da Pachita col coltellazzo arrugginito?? Oo

      Moz-

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    3. Purtroppo ho conosciuto Pachita solo attraverso i racconti di Jodo e di altri che come lui l'hanno frequentata. E ormai è morta, anche se non da tantissimo ^^

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    4. Può essere anche una ventenne, ma io non mi farei mai operare così XD

      Moz-

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    5. Be', questo non toglie che migliaia di persone l'abbiano fatto in Messico. C'era sempre la coda all'esterno della sua capanna :)

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  5. Per l'ennesima volta tu mi lasci a bocca aperta. Fantastico.

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    1. Grazie Massimiliano. I tuoi commenti sono sempre un toccasana per me.
      A presto :))

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  6. Finalmente ho potuto leggere questo prima parte, con calma e in tranquillità! E, come pensavo, meritava tutta l'attenzione!
    Tu hai veramente avuto una vita incredibile :O
    Spostando l'attenzione sul tema del post, quel film proprio non doveva essere girato, a quanto pare!
    Sai che non ho mai letto Castaneda? (Ovviamente, è finito dritto nella lista terribile e infinita ;) )
    Però, mi ha fatto sorridere la quasi viscerale idea del possedere ciò che si scrive, temendo che altri possano alterarne il significato o alterarlo tout court. Quando una scrittrice come Amélie Nothomb, parla dei suoi libri come figli, che, cresciuti, devono fare la propria strada autonomamente da lei: nel caso qualcuno decida di farne un film, non è più un problema mio, ha dichiarato ;)
    E mi piace questa maniera di considerare il proprio lavoro intellettuale.
    Bellissimo *__* (Pian piano recupero tutti i tuoi ultimi post ;) )

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    1. Leggere Castaneda non è proprio agevole. Nel senso che o lo si legge come un romanzo, ma non è per niente facile, oppure va letto con uno sguardo vergine, dimenticandosi di tutto quello che ci stato insegnato. E anche questo non è facile. Comunque puoi fare un tentativo. I primi quattro libri sono abbastanza accessibili, dal quinto volume la lettura si fa decisamente impervia, si può dire in crescendo. Uno degli ultimi libri poi, "Tensegrità", è un manuale di esercizi con fotografie, sullo stile dei manuali yoga, ed è quindi saltabile. L'ultimissimo, "La ruota del tempo", è invece una collezione di parte dei libri precedenti messi in forma di aforismi. Leggendo per primo questo, potresti forse farti un'idea generale e vedere se fa per te.

      Ho visto un film tratto da un libro di Amélie Nothomb, "Stupore e tremore" o qualcosa di simile, e mi è sembrato ben fatto. Non so degli altri, se ne esistono...

      E grazie mille per le belle parole sul post :)))

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  7. Tu mi riservi sempre delle sorprese :D
    Non sapevo che tu avessi incontrato Jodorowsky. io ho potuto farlo l'anno scorso tramite uno stage.
    Mi piace tantissimo questo tuo post. Non vedo l'ora di leggere il seguito.

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