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Bathory II: Darvulia (seguito)




La storia raccontata da Juraj Jakubisko sembrerebbe ormai sufficientemente definita e la si potrebbe articolare secondo tre linee principali:
  1. la malvagia Darvulia si è impossessata, con i suoi filtri magici, della volontà della contessa Erzsébet Báthory e il risultato più evidente è l'aumento del numero delle morti di giovani donne nel castello di Cachtice; 
  2. la Chiesa cattolica, messa in allarme, ha avviato un'indagine sul posto (affidata, giusto per ricordarlo, a due frati: l'anziano Peter e il giovane Cyril);
  3. l'ex alleato e amico di famiglia Thurzó, futuro Conte Palatino d'Ungheria, continua ad avanzare pretese territoriali nei confronti della famiglia Báthory-Nádasdy e a muovere avances, ogni volta respinte, a Erzsébet.

Ma, come vedremo in questo post, le cose sono tutt'altro che così ben delineate.

Di ritorno al prediletto castello di Cachtice dopo i mesi trascorsi a Sárvár, Erzsébet Báthory, ora vedova Nádasdy, riprende le sue abituali occupazioni. Tra queste l'amministrazione del regno che già ricadeva in gran parte su di lei a causa delle prolungate assenze dello sposo impegnato nelle campagne militari contro gli ottomani. Ma sembra che riservasse molte ore della sua giornata anche alla cura assidua della propria apparenza esteriore. La sola acconciatura dei capelli doveva richiederle una notevole quantità di tempo, a lei e alle damigelle d'onore che dovevano occuparsene in pratica.
Proprio a una di queste occasioni, riservate all'estetica, la leggenda bathoriana ascrive la scoperta, da parte della contessa, del potere del sangue di restituire candore e giovinezza alla sua pelle. Ma per i dettagli di questo episodio rimando al primo articolo di questa serie, mentre qui mi interessa soltanto dire che Jakubisko lo riprende per riproporlo in una chiave diversa, in una delle scene più cruente del film.
La damigella d'onore Sara sta tagliando i capelli alla contessa, quando a un tratto le scivola la mano e la ferisce involontariamente. Erzsébet l'accusa allora di aver tentato di ucciderla, le strappa le forbisci di mano e le si avventa contro infierendo su di lei fino a lasciarla a terra morta.
Anche lo svolgimento di questo episodio oscilla però, come altri, tra due scenari: quello reale del castello e quello onirico avvolto nel colore celeste delle rose di Caravaggio, dove aveva avuto luogo tra l'altro l'incontro di Erzsébet con la prozia Arnika. Ed era stato in quella stessa occasione che Arnika le aveva mostrato un paio di forbici analoghe a quelle con cui lei avrebbe poi ucciso Sara.


Non riesco più a distinguere tra sogno e realtà,
confida a questo punto la contessa, in preda alla disperazione, a Darvulia.

E qui potremmo immaginare che Darvulia segretamente gongoli nel vedere andare a buon fine i suoi piani di controllo sulla volontà della contessa. Ma la sua reazione è molto diversa e le sue parole del tutto imprevedibili:
Non capisco. La medicina che ho usato per guarirti, ti si è rivoltata contro.
In altri termini, Jakubisko sembra del tutto intenzionato a liberare anche la strega Darvulia dalla cattiva fama che accompagna la sua storia e la sua leggenda.



Intanto il numero delle ragazze morte, i cui corpi mutilati vengono ritrovati nei dintorni del castello, continua ad aumentare. E allo stesso tempo si diffonde la voce che la contessa si bagni nel sangue delle vergini uccise.
Voce che il pastore protestante Ponickj riprende anche durante la sua messa lanciando un violento attacco contro la contessa, senza nominarla esplicitamente ma riferendosi a lei con il nome di un personaggio biblico di dubbia reputazione:
Jezábel è ancora tra noi, nascosta dietro le mura del suo castello e si bagna nel sangue di vergini innocenti.

Il cardinale cattolico Forgach non si accontenta però di dar credito a simili voci e vuole prove tangibili. I due frati investigatori Peter e Cyril decidono così di introdursi nel castello. Dove Darvulia fa nel frattempo una scoperta inquietante: alla sua medicina per Erzsébet sono stati aggiunti, a sua insaputa, funghi allucinogeni. Ma Erzsébet, sempre più preda delle sue allucinazioni, anziché prestarle fede le addossa ogni colpa per il suo stato e la fa anche imprigionare con l'accusa di avere ucciso la sua domestica Sara.


Intanto i due frati sono riusciti a penetrare in segreto nel castello, dove trovano ad accoglierli un'atmosfera rilassata e festosa, con soldati che giocano a lanciarsi palle di neve, bimbi e nutrici che giocano e ridono spensierati e gli inservienti che appaiono del tutto soddisfatti di svolgere le loro mansioni. Tutto l'opposto, quindi, di quel crogiolo di sofferenza e crudeltà che si ritiene fosse Cachtice ai tempi del dominio di Erzsébet.
Ma quando poi raggiungono il laboratorio-ospedale di Erzsébet, la colgono proprio nel momento in cui lei è immersa nella sua tinozza e, assistita dalle sue domestiche, è intenta al suo famoso bagno. Era la prova che cercavano e non resta loro che renderla tangibile immortalandola con un pionieristico apparecchio fotografico inventato dall'inesauribile fra' Peter. E a questo punto, come in ogni giallo che si rispetti, i due sono colti sul fatto a loro volta dal servo fedele Fitzkó.


Erzsébet decide allora di punire severamente i due frati, ma quando Fitzkó denuda la schiena di Cyril lei lo riconosce dalle ferite come un bambino attaccato dai lupi che lei una volta aveva prima curato poi mandato a scuola a sue spese. E' naturalmente dispiaciuta di scoprire che il giovane ha tradito la fede protestante per quella cattolica, ma decide tuttavia di risparmiare la punizione sia a lui che al suo anziano mentore e di limitarsi a farli cacciare dal castello come spie. La Báthory di Jakubisko non è quindi soltanto un'abile guaritrice ma anche una filantropa.
Ma poiché, come si sarà ormai capito, la trama di questo strano film procede a un ritmo serrato e ricca di invenzioni e colpi di scena, il confronto tra Erzsébet e i due frati non si è ancora concluso che già arriva la notizia del ritrovamento del cadavere di Sara, che qualcuno ha disseppellito dal cortile della chiesa e portato al castello.
Povera ragazza! Un vampiro l'ha attaccata e le ha succhiato il sangue,
dice uno dei presenti esaminandola. (Nel film pressoché tutte le morti di cui non si sa la causa vengono attribuite in prima istanza ai vampiri).


Ma frate Peter pensa che questa frase sia stata detta in realtà al solo scopo di sviare le indagini e fa quindi prelevare di nascosto al suo fedele assistente Cyril, mentre l'attenzione di tutti i presenti è concentrata sul cadavere di Sara, un campione del liquido contenuto nella tinozza.
Nel frattempo Erzsébet, alla vista delle ferite sul cadavere della sua ex damigella, ricorda improvvisamente di averla uccisa lei stessa durante una delle sue allucinazioni e decide così di rimettere in libertà Darvulia. Solo che quando poi lei e i suoi soldati si recano nelle segrete scoprono che la cella è vuota e la strega svanita nel nulla.
Il vero colpo di scena arriva tuttavia all'esterno del castello, quando i due frati scoprono che il campione prelevato dalla tinozza non è in realtà sangue ma un infuso di erbe dal colore rosso.


A frate Peter non resta allora che tirare le prime, provvisorie, conclusioni della sua inchiesta, che sembrano anche mirate, nella prima metà, a dar voce alle intenzioni stesse del regista:
Più grandi sono le leggende, più risibili i fatti. Tutto quello che avevo creduto vero non trovava riscontro. Non c'erano vampiri né bagni nel sangue.
Ma quel che più mi sconcertava era la sparizione della strega Darvulia. Divenne una sfida per me, una spia del cardinale Forgach, scoprire cosa si nascondeva dietro questi strani eventi.
Aggiungo, a margine, che questa storia delle erbe sembra avere un suo fondamento storico. Pare certo che Erzsébet Báthory facesse cataplasmi con erbe macerate allo scopo di sbiancarsi la pelle. E' inoltre documentato storicamente un suo viaggio, compiuto nell'ottobre 1610 in compagnia della figlia maggiore Anna, ai Bagni di Piešťany nella Slovacchia occidentale per dei trattamenti con il fango.

continua

Commenti

  1. Fantastico, si sta trasformando in un vero e proprio giallo storico.
    Bellissimo!

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    1. Vero Nick, il regista è bravo a mantenere sempre tutto sul filo dell'incertezza, come in vero giallo. Oltre a mescolare ambiguamente sogno e realtà.

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  2. Ho avuto un mancamento a vedere una macchina fotografica nel XVI secolo.

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    1. E' che fra' Peter da i punti anche a Leonardo da Vinci :D

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  3. Ah ecco! Sembra che finalmente si arrivi a chiarire qualche punto :P
    L'aggiunta dei funghi allucinogeni alla pozione/medicina di Darvulia è un bel colpo di scena!

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    1. Di colpi di scena il film abbonda... pensa al sangue nella tinozza che si rivela essere un infuso di erbe! :D

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  4. Davvero intrigante questa nuova puntata della storia! Abilissimo il regista a capovolgere continuamente la situazione introducendo nuovi punti di vista e nuovi colpi di scena. Alla prossima: centellino le puntate come il buon vino. :-)

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    1. Io, che sono astemio, di solito uso la metafora "succhiello le carte come nel poker" ;-)
      Il regista è abilissimo a inserire nella trama ogni possibile risvolto della vicenda bathoriana, vampirismo compreso, mostrando sempre tutto come in bilico tra sogno e realtà.

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  5. I detti sono sempre sorprendenti. Nei giorni successivi, complice il ponte, mi farò un altro goccetto. A proposito, io non sono propriamente astemia, ma il vino non mi attira molto. ;-)

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