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In compagnia dei lupi /4: Arriva l'uomo-lupo!




In un giorno di primavera di molti anni fa stavo aiutando uno dei miei zii (lo stesso fratello di mio padre che mi fabbricò la mia prima libreria) a ripulire la soffitta di casa delle varie cose che vi erano state accumulate nel tempo. Lui faceva calare le cose dall'alto e io, in basso, le afferravo e le posavo sul pavimento. A un certo punto mi passò un pacco di vecchi fascicoli legati insieme da uno spago, una raccolta di inserti culturali allegati a una rivista che credo fosse Vie nuove - un settimanale, collegato al PCI e pubblicato dal 1946 al 1978, a cui lui era abbonato. Già la prima copertina in vista - che aveva a che fare con la preistoria - mi fece intuire che su quei fascicoli ci avrei passato, nei giorni a venire, un bel po' del mio tempo. E così fu.
Presi nel loro insieme, formavano in effetti una sorta di enciclopedia, o piuttosto un vero e proprio scrigno delle meraviglie in cui sembrava trovare posto ogni cosa possibile e immaginabile, dall'uomo di Neanderthal ai divi del cinema. E tra questi ultimi, c'era lui, Lon Chaney Jr. immortalato in una foto che lo ritraeva nei panni del suo personaggio più famoso: L'uomo lupo.



Difficile poi dire quando tempo passò tra quel momento e la mia visione del film del 1941 in cui l'attore appariva per la prima volta sotto l'effetto della luna piena. Dovetti certo prima accontentarmi di vederlo confrontarsi con Gianni e Pinotto in Un cervello per Frankestein, reso parzialmente innocuo ma ancora investito di quella sua capacità di dare spavento che lo ha sempre distinto, ai miei occhi, dai suoi due colleghi mostri Dracula e Frankestein (componenti con lui la trinità horror cinematografica ma a mio parere ben più fiacchi al confronto).
Le mie conclusioni erano che con Dracula almeno fino a un certo punto ci potevi ragionare, perfino di filosofia. Bastava inoltre portare una catenella con una croce al collo ed eri relativamente al sicuro. Con Frankestein poi le cose andavano più o meno come con gli zombi: se proprio non ti facevi cogliere di sorpresa potevi scamparla. Ma con l'uomo lupo le cose stavano diversamente: lui era pura furia incontrollata, totalmente irragionevole e molto più veloce di te. E le pallottole d'argento non si comprano certo in armeria...
La caratteristica più inquietante che riconoscevo al personaggio della foto era tuttavia un'altra, e anche questa lo separava dai suoi due colleghi in modo essenziale: la sua indicibile sofferenza che me lo faceva apparire il personaggio più tragico, e di conseguenza più pauroso, immaginabile. Frankenstein ha solo una vaga consapevolezza della sua triste condizione e Dracula è capace di procurarsi momenti di sadica soddisfazione e di autentica voluttà. Ma essere Larry Talbot per tutto il tempo eccetto per i tre giorni del mese occupati dal plenilunio, è una vera maledizione.
Per capire questa differenza mi bastava prendere le foto di Boris karloff, Bela Lugosi e Lon Chaney jr. calati nei loro tre celebri personaggi e metterle a confronto. Perché in certi casi estremi, come questi, gli interpreti scompaiono fagocitati dall'archetipo. E ognuno di loro è stato consegnato, nella propria vita, a un destino paragonabile a quello del suo mostro.
Che poi in tempi più moderni un'intera serie di registi (e attori) revisionisti abbia mescolato le carte e pressoché annullato le differenze, trasformando in personaggi altrettanto tragici dell'uomo lupo i suoi due colleghi mostri, può essere indice di confusione di idee o semplice voglia di compiacere il pubblico, o entrambe le cose. Un tradimento, in ogni caso.

Poi, ed era la fine del 1969, sono arrivate



Questo sceneggiato RAI, tratto dall'omonimo libro per ragazzi di Yambo, fu trasmesso in sei puntate, dal 4 dicembre 1969 al 6 gennaio 1970, ed io non ne persi una. Ne avrei tuttavia smarrita ogni traccia nella memoria se non fosse stato per due sue caratteristiche indimenticabili: la presenza di una canzone di sigla davvero suggestiva,

Quando il sole tramonta

Sigla dello sceneggiato RAI Le avventure di Ciuffettino


e il terrorizzante episodio del rapimento di Ciuffettino da parte del lupo mannaro.
Ma il mostro è in questo caso molto diverso da quello descritto più sopra. Somiglia piuttosto allo Zio Lupo della fiaba romagnola, che è una delle star di questo blog fin dal principio: ha il dono della favella, una casa, e anche una moglie, una megera del tutto intenzionata a cucinargli Ciuffettino per il pranzo dell'indomani. Ma al di là della situazione da brivido, a rendere qui efficace - e terrorizzante - la figura del lupo mannaro è soprattutto la scelta registica, di stampo espressionista, di metterne visivamente in scena solo l'ombra.



E per finire in bellezza questo mio excursus dedicato alla figura del lupo mannaro e alla sua prima comparsa nella mia vita, vi presento ora un affascinante racconto del folklore americano. E' la mia seconda traduzione dal libro Spooky Southwest di Schlosser, dopo Il messaggio del gatto nero.


La sposa del lupo mannaro

Una ghost story del Michigan
Rinarrata da S.E. Schlosser
C’era una volta una bella ragazza promessa a un soldato, che attirò su di sé le attenzioni di un malvagio taglialegna che aveva venduto l’anima in cambio della possibilità di trasformarsi in un lupo a volontà. Un giorno rimase in attesa della ragazza mentre lei camminava verso casa e le si accostò, pregandola di fuggire con lui. La fanciulla rifiutò, disdegnando il suo amore e gridando perché il suo innamorato la salvasse dalle avance dell’uomo.
Le grida della ragazza furono udite dal suo sollecito fidanzato, che si era messo in cerca di lei a causa del suo ritardo nel far ritorno alla casa dei genitori. Il soldato allontanò il taglialegna, minacciandolo di serie conseguenze se avesse osato avvicinare di nuovo la ragazza.
Il taglialegna era furioso ma si tenne in disparte per alcuni giorni aspettando l’occasione giusta. Arrivò il giorno del matrimonio della ragazza. Stava danzando felice alla festa del suo matrimonio con un gruppo di amici, quando il taglialegna, in forma di lupo, saltò su di lei e la trascinò via con sé.
Lo sposo furioso si lanciò al loro inseguimento, ma la sua sposa e il lupo scomparvero nel volto della foresta e non furono visti mai più. Per molti giorni, il soldato sconvolto e i suoi amici, armati con proiettili d’argento, passarono il bosco al setaccio, alla ricerca ella fanciulla e del suo rapitore. Una volta il soldato credé di vedere il lupo e gli sparò. Raggiunto il punto, trovò sul terreno una parte di coda di lupo. Ma del lupo a cui apparteneva non c’era traccia.
Dopo mesi di ricerca i suoi amici lo implorarono di dimenticarsi della ragazza e di pensare alla propria di vita, ma il soldato era mezzo ammattito dal dolore e rifiutava di rassegnarsi. E quello stesso giorno trovo la caverna dove viveva il lupo mannaro. Al suo interno giaceva il corpo preservato della sua amata moglie. La ragazza si era opposta fino all’ultimo alle avance del lupo mannaro ed era morta. Dopo che la sua furia omicida si era spenta, il lupo mannaro aveva disteso con tenerezza il corpo della ragazza che aveva amato e ucciso in una bara di legno dove sarebbe stata al sicuro dai predatori, e veniva a visitare la tomba ogni giorno. Rimasto in attesa del suo arrivo, il soldato sparò molti colpi al lupo mannaro mentre entrava nella caverna, inseguendolo finché furioso e morente si gettò in un lago e scomparve alla vista. Il soldato sedette in riva al lago con il suo fucile, fissando la superficie increspata dell’acqua per ore mentre il pesce gatto mangiava in brandelli sanguinanti del lupo che galleggiavano nell’acqua.
Quando lo trovarono i suoi amici, il soldato era impazzito. Blaterava assurdità a proposito di un lupo che era stato mangiato da un pesce gatto dopo che si era lanciato in acqua, e rimase lucido solo per il tempo necessario a guidare gli uomini al corpo della sua amata prima di sprofondare definitivamente nella pazzia. Morì pochi giorni dopo e fu sepolto acanto alla sua sposa in una piccola valle dove avevano progettato di costruire la loro casa. La loro tomba è stata dimenticata da tempo e il posto dove si trova è coperto di margherite in primavera. Ma ancora oggi, la gente della zona è prevenuta all’idea di mangiare un pesce gatto, sebbene nessuno ricordi il perché.


* * *


References


Il racconto Werewolf's Bride è tratto da: S.E.Schlosser, Spooky Southwest. Globe Pequot Press, 2004. Traduzione di Ivano Landi.

L'immagine iniziale del post è di Frank Brunner. (Monsters Unleashed #4, Marvel Comics 1973 - particolare dell'immagine di copertina).

Commenti

  1. E io che credevo di conoscerli tutti gli sceneggiati RAI! Questo Ciuffettino proprio lo ignoravo!

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    1. E' bello che ci siano sempre nuove scoperte da fare, no? Questo poi nel suo genere è un vero gioiellino!

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  2. Forse perché siamo di generazioni diverse, ma a me il lupo mannaro non ha mai sortito eccessivo effetto cacasottesco.
    Però sono rimasto incantato nel leggere dello sceneggiato Rai (non so perché, ma di contro gli sceneggiati Rai sortiscono quasi sempre quell'effetto!!^^)

    Moz-

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    1. Non so dirti se sia una questione generazionale o una semplice predilezione personale, Miki, ma nella mia classifica l'uomo lupo/Chaney è sempre stato l'oro, Dracula/Lugosi l'argento e Frankenstein/Karloff il bronzo.
      Ciuffettino, non so se ricordi, te lo avevo anticipato in un commento a un tuo post in cui facevi la lista delle cose che fanno più paura.

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  3. Stupenda quell'immagine dell'ombra del lupo. Ricorda effettivamente certi vecchi espressionisti tedeschi....
    Il mio primo incontro con l'uomo lupo fu invece un tantino diverso... era nelle pagine di un vecchissimo numero di Zagor, che all'epoca collezionavo avidamente.

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    1. Da fan dell'uomo lupo ho letto anch'io quell'episodio di Zagor ma ne avevo dimenticato l'esistenza... finora. Però in quel caso ero già grandicello. Negli avvenimenti descritti nel post avevo invece un età tra i sei e i nove anni, quindi certe cose sfondano porte in un certo senso già aperte.
      Nel prossimo post di questa serie sui lupi forse parlerò proprio di fumetti. Già qui l'immagine in alto è tratta dalla copertina di un fumetto Marvel.

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    2. Direi che è davvero pazzesco come un tuo post abbia potuto galleggiare nel mio inconscio per tre anni. Tre anni esatti, tra l'altro...

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    3. Sono le cosiddette quasi-memorie. Non ricordo ma ricordo...

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  4. Per me il lupo mannaro cinematografico è David Naughton.
    Non ho letto l'episodio di Zagor, in compenso ho letto Zagor contro il Vampiro.

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    1. Quello del film di John Landis? Troppo moderno per rientrare in questo post dedicato agli anni della mia infanzia...
      Io le ho lette tutte e due le avventure di Zagor citate, ma come ho detto più volte gli albi Bonelli non mi hanno mai coinvolto...

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    2. Ah, dimenticavo... in bocca al lupo mannaro per il tuo progetto su The Obsidian Mirror :)

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    3. Non fare il furbetto, Ivano! Non sarà con questi mezzucci che scoprirai l'identità del guest-blogger misterioso.... Ahahah

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    4. Veramente sei stato tu a tradirti per primo su questo blog con una tua risposta a un commento di Marco su Bathory :D

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    5. In effetti era un commento che si poteva anche interpretare in quel senso..

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  5. Eccomi finalmente qui!
    Ho letto subito questo articolo perché io ADORO letteralmente queste storie e questi 'mostri' che per me altro non sono che sfaccettature dell'emotività umana.
    All'università affrontai un programma proprio basato su queste figure, ma stranamente il lupo mannaro non era presente, eppure è una delle figure più comuni nell'immaginario popolare, figurarsi che un amico calabrese mi ha spesso parlato del macalupo, il lupo mannaro silano per così dire e tuttora i werewolf sono figure molto sfruttate in campo videoludico.

    Ho apprezzato molto la nota sulla sofferenza provata da questo essere ibrido, mi ha ricordato lo spasmo di dolore provato da quelle persone vittime della propria follia o del proprio eccesso di rabbia provviste ancora di quel barlume di lucidità necessario a rendersene conto e soffrirne disperatamente.

    A presto!

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    1. Benvenuta Alessia!
      Anch'io adoro questo genere di cose, anche se ho una visione un po' meno psicologica e un po' più trascendente della questione.
      Di lupi mannari toscani non ho mai sentito parlare. Qua al massimo abbiamo l'uomo nero e la gatta ignuda :D
      Che tipo di università hai fatto per avere un simile programma di studi? Antropologia?
      Grazie mille per la visita e il commento. A presto!

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    2. No no, una semplice triennale in Lettere Moderne ed il programma in questione era di Storia e critica del cinema!
      Veniva tracciata un po' la storia filmica e le caratteristiche di questi personaggi fino ad arrivare agli zombie per cercare di comprendere cosa portasse e comportasse la loro rappresentazione.

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    3. Ecco, gli zombi non mi stanno particolarmente simpatici, almeno al cinema...

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    4. Anche io la pensavo così, ma guardando i film di Romero ho cambiato idea. Non sono una fan del genere, ma trovo che Romero sia riuscito a creare non soltanto un'opera ma quasi una razza zombie che non è solo una trasformazione di un corpo morto in un redivivo, alla fine del suo ciclo diventa qualcosa di più. Insomma, in qualche modo è una visione spietata, critica verso la società ma anche romantica a modo suo! :D

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    5. Io invece sono resistente all'urto e non ho cambiato idea neanche dopo aver visto i film di Romero :D
      Mi piaceva comunque la serie a fumetti anni '70 "Zombi Tales" con protagonista Simon Garth :)

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