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Bodé, una luce d'America - Vita, opere e morte di Vaughn Bodé, messia del fumetto /10




Cosa posso dire di Vaughn? La sola cosa che posso dire è che Vaughn è stato una delle luci d'America. Quando portò il suo spettacolo in Francia, andai a vederlo. Fu semplicemente fantastico. Tenne una conferenza fantastica... Vaughn era una vera star. E' stato il solo artista ad essere una stella nel vero senso della parola...
Jean Giraud "Moebius"


* * *

I'm like Vaughn Bodé, I'm a Cheech Wizard... Never quittin'... So won't you listen.
Beastie Boys, Sure Shot (Album: Ill Communication, 1994)




* * *


L'attività professionale di Vaughn Bodé visse il suo epilogo pochi giorni prima della sua scomparsa, alla Convention del fumetto di New York del luglio 1975. In quell'occasione, l'artista mise in scena il suo ultimo Cartoon Concert e presentò l'illustrazione di The Lizard of Oz che avrebbe poi fatto, ventinove anni più tardi, da copertina al volume che racchiude la storia omonima realizzata dal figlio Mark (vedi il precedente post).

Click to enlarge and read.
Pochi mesi dopo, nell'ottobre 1975, il mensile National Lampoon, che da più di tre anni ospitava le storie di Cheech Wizard, pubblicò un numero commemorativo che racchiudeva nelle sue pagine, in una sola volta, tutto quel che Vaughn Bodé aveva già approntato per la rivista ma che ancora non aveva visto la luce, accompagnata da una pagina-necrologio con una sorta di poesia stampata su fondo nero. Vi è descritto un gioioso aldilà dei fumettisti a cui approdano Vaughn e il suo Cheech Wizard, un aldilà dove personaggi e autori convivono e Krazy Kat è spos* a Ignatz Mouse.

L'influenza di Bodé e della sua arte era in ogni caso però ben lontana dal chiudersi con la sua morte, e neanche sarebbe stata limitata al solo universo del fumetto. Perché sebbene non sarà forse riuscito a provocare quel salto quantico della consapevolezza di un'intera generazione che era il fine ultimo dichiarato della sua opera, è indubbio che Vaughn Bodé abbia graffiato in profondità e lasciato un segno destinato a durare nel tempo.


Tra i suoi ammiratori figurarono Isaac Asimov e Timothy Leary, oltre al creatore dei Simpson Matt Groening, mentre lo storico della cultura >Ivor Miller scrive, nel suo saggio Aerosol Kingdom, che furono i fumetti di Vaughn Bodè a codificare il "linguaggio tipo" dell'arte dei graffiti, nata pochi anni dopo la sua morte. I suoi personaggi furono infatti adottati come mascotte dal movimento e i primi ad essere usati dai più famosi writers dell'epoca: Tracy, Dondi, Seen, Kel... Lo stesso Mark Bodé dipinge i personaggi del padre sui muri dal 1982 ed è uno dei writers che compongono la Universal Bodé Crew.

C'è infine da considerare il cinema di animazione. Sappiamo che Vaughn Bodé prima di morire era in trattativa per la produzione di una serie animata del suo Cheech Wizard. Ma alla fine fu un altro mago, Avatar, a raccogliere la sua eredità. E fu un passaggio di mano tutt'altro che indolore, poiché dette origine a una controversia non ancora del tutto sopita.

Avatar è il mago buono di Wizards, un film di animazione del 1977 realizzato da Ralph Bakshi, un regista all'epoca molto noto per un altro suo lungometraggio animato: Fritz the Cat (1972). Tratto dai fumetti di Robert Crumb, Fritz the Cat è passato alla storia, oltre che per la sua qualità intrinseca, per almeno altri due motivi: è stato il primo cartone animato con il divieto di visione ai minori e quello con il maggior successo di pubblico tra le produzioni indipendenti.

Ma Wizards aveva contenuti diversi da Fritz the Cat ed era diretto a un pubblico più ampio. Presentato come "una illuminante storia che tratta dell'eterna lotta per la supremazia sul mondo combattuta tra le forze della tecnologia e della magia", il film è ambientato in un mondo post-apocalittico popolato di mutanti malvagi, ma dove sono anche presenti delle oasi di fiaba abitate da creature fatate.

Illustrazione di Wendy Pini
Ecco una mia traduzione del prologo della storia, seguita dalla corrispondente parte di film composta di immagini disegnate dall'allievo di Will Eisner, Mike Ploog:

Il mondo esplose nel fuoco di migliaia di tempeste atomiche. La prima esplosione fu provocata da cinque terroristi.
Ci vollero due milioni di anni perché le nubi radioattive permettessero alla luce del sole di aprirsi un varco. A quel tempo, solo una piccola parte dell'umanità era sopravvissuta. Tutti gli altri esseri umani si erano trasformati in mostruosi mutanti.
Queste specie mutanti prosperavano nelle aree contaminate, le terre radioattive che non permettevano loro di tornare umani e facevano di ogni nascita una nuova tragedia.
Intanto, nelle buone terre, erano tornati loro, dopo essere riemersi da un lungo sonno: fate, elfi, nani, i veri antenati dell'uomo. Essi vivevano felici nelle aree pure.
Era un gran giorno a Montagar. Delia, la regina delle fate, presiedeva la festa dell'abbondanza, celebrando oltre 3.000 anni di pace.
Nel bel mezzo della celebrazione, Delia si sentì come tirare dal cielo. Guardò in alto e vide nuvole oscure formarsi all'orizzonte in ogni direzione. Cadde in una trance e lasciò la festa per tornare alla sua casa, su un'alta collina.
Dapprima, le fate non compresero. Ma poi sentirono anche loro una forza che le costrinse a seguirla. Delia era sola in casa.
La tempesta crebbe fino a divenire un furioso ciclone che torreggiava sull'abitazione. Una delle fate più vecchie si avventurò nella casa. Delia giaceva nel suo letto, tenendo una coppia di gemelli tra le braccia.
La vecchia fata seppe all'istante che non erano gemelli ordinari ma due maghi. Erano polarizzati come un magnete: uno dei due attraeva con forza magnetica, l'altro respingeva ed era impossibile avvicinarsi a lui.
Avatar, il mago buono e gentile, trascorse la maggior parte della fanciullezza a intrattenere la madre con belle visioni. Blackwolf, il mago mutante, non faceva mai visita alla madre e passava il suo tempo a torturare piccoli animali.
Con il passare degli anni, Delia diventava sempre più debole e alla fine tutta la sua forza vitale si esaurì. Avatar le teneva la mano nel tentativo disperato di usare la sua magia per restituirle la vita. La teneva tra le braccia e piangeva.
Quando Blackwolf scoprì che sua madre era morta, ne fu felice, perché sentiva che adesso avrebbe potuto sostituirla al comando della terra.
Avatar fronteggiò allora rabbioso Blackwolf. Dettero inizio a una furiosa battaglia. Ognuno usando la sua magia, continuarono finché quasi non si annientarono a vicenda. Ma la magia di Avatar era più potente, perché a guidarlo c'era l'emozione per la perdita della madre. Blackwolf fu sconfitto.
"Verrà il giorno, fratello mio, che io tornerò e farò di questo pianeta un mondo dove regnano i mutanti". Così dicendo, Blackwolf si allontanò per la sua strada, lasciandosi alle spalle un Avatar molto turbato.




Chi è stato attento durante la lettura dei post precedenti avrà forse notato che la storia di Wizards inizia in modo pressoché identico a Cobalt-60 di Vaughn Bodé: dopo l'apocalisse nucleare il mondo è percorso da mutanti malvagi che cercano di dominare il pianeta e quel poco che resta dell'umanità. Ma non è tutto qui, perché anche Necron-99, il mutante in origine al servizio di Blackwolf poi convertito con il nome di Peace alla causa di Avatar, è chiaramente ispirato nel nome e nella figura al Cobalt-60 di Bodé.


A sinistra: Cobalt-60 (Vaughn Bodé & Larry Todd). A destra: Necron-99/Peace di Wizards (William Stout)


Allo stesso modo, si ritiene che il mago buono Avatar sia chiaramente ispirato a Cheech Wizard.




Così come si può dire che Elinore, la fata aiutante del mago Avatar, abbia molto in comune con le Bodé Broads.




Una serie di innegabili somiglianze che è stata all'origine di una lunga, e a tratti aspra, controversia tra Ralph Bakshi e la famiglia Bodé che nasce dall'assenza, nei credits del film come nelle dichiarazioni ufficiali del regista, di ogni riferimento al nome di Vaughn.
Sebbene nel 2012 Mark Bodé abbia infine diffuso nel suo sito questa comunicazione di servizio che sembra il preludio di una possibile riconciliazione:
Ecco il giorno che pensavo non avrei mai visto arrivare. Ralph Bakshi ha chiamato e si è scusato per essersi lasciato influenzare così tanto da mio padre per il suo Wizards!!! E dopo quarant'anni mi spedirà delle cose che lui ha di mio padre! Gli ho detto di mettere nel pacco anche alcuni acetati autografi di Wizards e lui mi ha risposto: "Nessun problema, Mark, lo farò subito"... Bene, sembra proprio che il ragazzo si sia confessato!!

* * *


L'immagine di apertura del post è: Avec Amour et Respect pour Moebius di Mark Bodé, Cuba, Stan 153 - Clarion Alley, Mission District, San Francisco.

Commenti

  1. Grazie di avermi tolto tanta polvere di ignoranza a proposito di questo artista..
    Grazie infinite e buona serata"!:::)))

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    1. Nessuna ignoranza, Nella. In Italia Bodé era abbastanza noto agli addetti al settore negli anni '70, poi più niente. Sono contento se ho contribuito a farlo conoscere un po' anche a chi non l'aveva neanche mai sentito nominare :)
      Grazie un milione a te per il tuo commento e buona settimana! :)))

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  2. Io amo il mitico Ralph, eppure Wizard non l'ho visto mai... Vedi tu, era roba legata a Bodé! Oo

    Moz-

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    1. Hai visto il prologo del film che ho embeddato nel post? Piuttosto caruccio, no?

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  3. Non c'entra nulla, ma Cobalt-60 sembra essere l'unico volumetto reperibile a prezzo onesto, l'edizione del 1988 (?), ovviamente usato. Per inciso, non ho fatto caso se l'hai linkato da qualche parte, ma esiste un archivio online con alcune opere digitalizzate, curato dal figlio - utilissimo vista la scarsa reperibilità... (Ho anche scoperto che ad aprile 2015 dovrebbe uscire per la Fantagraphics un'edizione omnibus delle storie di Cheech Wizard, già in prevendita.)
    E qui chiudo questo commento dalla dubbi attinenza all'articolo. Mi sono posto come obiettivo recuperare qualcosa di Bodé! ^^

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    1. Direi che è un ottimo obiettivo, Salomon :)
      L'archivio curato dal figlio avevo pensato di metterlo tra i riferimenti bibliografici in coda all'ultimo post della serie, che dovrebbe essere il prossimo.
      Mi sa che il Cobalt-60 di cui parli è però, a giudicare dalla data, quello disegnato da Bodé figlio su testi di Larry Todd. Ne ho parlato nel post precedente.

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    2. Ecco che si spiega il costo non proibitivo! La ricerca continua...

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  4. Vita, opere, morte... e anche miracoli, visto la grande influenza che sembra aver avuto su successivi artisti.

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    1. E non è ancora finita, Marco, se sarà confermata la voce che è in cantiere un film su Cobalt-60 con la regia di Zack Snyder !

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  5. Sicuramente questo artista mi resterà impresso! Impossibile che me lo confonda con qualcun altro.

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    1. Pensa a me... l'ho conosciuto solo pochi mesi dopo la sua morte e ancora oggi mi tiene compagnia :))

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