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Before the music ends - Vita, opere e morte del messia del fumetto /12 (Finale)




Vaughn Bodé fu accolto ufficialmente tra i grandi dell'arte sequenziale nel 2006, a oltre trent'anni dalla morte, con il suo ingresso nella Will Eisner Hall of Fame, un'istituzione che rappresenta per il fumetto quel che per il cinema è la Walk of Fame di Hollywood.

Non ho usato a caso il termine "arte sequenziale", perché a coniare questa definizione, alternativa a quella di "fumetto", fu proprio l'intestatario della Hall of Fame, Will Eisner, considerato uno dei maggiori autori di fumetti di tutti i tempi. Io, per la verità, non sono mai riuscito a farmi coinvolgere dalle sue storie e dai suoi personaggi, che si tratti di The Spirit o delle sue pretenziose Graphic Novel, ma questa è un altra storia.
La sua maestria, unita alla sua strenua lotta tesa a far entrare di diritto il fumetto (o arte sequenziale) nel novero delle arti, accanto al cinema e alla fotografia, fece sì che a lui fosse intestato, quando ancora era in vita, il premio denominato Eisner Award, il più importante del settore insieme allo Yellow Kid lucchese.


Congedi in corso


Bodé, dicevo, trovò posto nella Hall of Fame nel 2006, e lo fece insieme ad altri due autori, due giganti del fumetto infinitamente più mainstream di lui e di solida scuola classica: Floyd Gottfredson, autore delle mitiche strips avventurose di Mickey Mouse pubblicate nei quotidiani americani tra gli anni '30 e i '50 del secolo scorso, e Russ Manning, autore a sua volta delle più belle storie a fumetti di Tarzan mai realizzate. Curiosamente, si tratta forse dei due autori d'oltreoceano che ho seguito con più assiduità e passione nella mia prima giovinezza.
Li conobbi entrambi all'inizio degli anni '70, grazie a due collane, Il Topolino d'oro Mondadori e Tarzan special della Cenisio, tra le prime filologicamente accurate (la seconda soprattutto) a comparire nelle edicole italiane. Avevano un prezzo alto per l'epoca ma non proibitivo, ed io per fortuna potevo permettermi di acquistarle entrambe, insieme a molto altro.
E ora che sono entrato in questo mood, diciamo stile Frank Sinatra in Trilogy  - chissà perché, mi è venuto spontaneo collegarmi nel ricordo proprio a questo vecchio disco-testamento, strano e a tratti molto bello, che racconta del congedo dalla vita mortale e dagli amici immortali: Ludwig van, Giacomo (Puccini)... Ora che sono entrato in questo mood, dicevo, come uscirne? Certamente non senza aver prima reso il dovuto omaggio ai due miei amici immortali Floyd e Russ. 

Floyd Gottfredson: Mickey Mouse: Race to Death Valley (15/04/1930, detail) 

Russ Manning: Tarzan, Sunday Page # 2209 (08/07/1973, detail)

E adesso posso tornare a concentrarmi sul tema di questo post, che è poi (me ne accorgo veramente solo ora) proprio quello del congedo. Del congedo (forse non definitivo per questo blog) da Vaughn Bodé, anche lui un amico immortale, e del congedo dalla mia prima serie di post dedicati alla biografia di qualcuno diverso da me.


Il perché e il come di una biografia


Che questo qualcuno sia stato proprio Bodé, è dipeso da vari motivi. Primo, la mia conoscenza e ammirazione di lunga data della sua opera. Secondo, è stato un personaggio controverso e dalla vita interessante. Terzo, è una figura relativamente poco sfruttata al livello della blogosfera. Quarto, avevo già una conoscenza sommaria della sua vita, che mi ero formato nel corso degli anni.
Tutto questo non mi avrebbe però portato molto lontano se non vi fosse stato, tra i miei cimeli, anche il numero di High Times dell'ottobre 1976 che vedete riprodotto qui a fianco. Proprio questo numero della rivista contiene infatti un lungo articolo biografico di Denny O'NeillThe Death of the Cheech Wizard che doveva formare, nelle mie intenzioni, il "substrato" da cui sarebbero via via fioriti i vari post.

Ma avevo anche cominciato, nel frattempo, a scandagliare il web alla ricerca di più materiale aggiuntivo possibile. Incappando, quasi subito, in un altro lungo articolo biografico della cui esistenza ero all'oscuro: I See My Light Come Shining, scritto da John Levine nel 2005 per The Comics Journal.
Ed è stato un incontro prezioso. Non solo questo articolo superava in lunghezza quello già molto lungo di Denny O'Neill, aggiungendo dettagli che lì erano assenti, ma c'era almeno un punto della storia in cui proprio il dettaglio faceva la differenza. Spiego subito perché.
Nel primo post della serie, parlando dell'esperienza sotto le armi di Bodé ho scritto testualmente:
Il sogno di una morte eroica, da guerriero, lo spinse però, non appena gli fu possibile, a interrompere gli studi e a entrare nell'esercito. Ma fu una scelta che si rivelò ben presto un errore: Vaughn era totalmente incapace di irregimentarsi; visse inoltre le sue prime esperienze omosessuali e fu dilaniato dai sensi di colpa. Camminava per la base immaginando di essere nella cabina di pilotaggio di un jet da combattimento, a mitragliare lucertole. Finché, nel 1958, non dovette essere congedato per problemi di salute: entrava in iperventilazione e sveniva.

Bene, mi ero ispirato in questo caso alla versione dei fatti esposta da Denny O'Neill, nel suo articolo del 1976. Ecco cosa scrive invece John Levine, quasi trent'anni dopo, a proposito della stessa esperienza:
Vi rimase un anno prima di fare un’assenza ingiustificata e ricevere un congedo di compromesso per ragioni di salute, su base psichiatrica. Denny O’Neil scrisse in High Times di Vaughn, un anno dopo la sua morte, che svenne diverse volte a causa dei sensi di colpa per i suoi atti omosessuali. Ma (il figlio) Mark spiega: “Fu il suo comandante a fargli delle proposte sessuali, lui si spaventò e fuggì nei boschi”.

E' un dettaglio significativo, perché questa precisazione, forse tenuta segreta dallo stesso Vaughn quando era in vita, è un altro elemento che depone a sfavore della presunta bisessualità di Bodé, da lui stesso propagandata ma che non trova nella realtà così grandi riscontri. Le sue cosiddette prime esperienze omosessuali, con relativi sensi di colpa, sarebbero consistite in questo caso in una fuga nei boschi per sfuggire a un tentativo di violenza, fuga che gli procura per di più un'accusa di assenza ingiustificata e la conseguente punizione.




E, rimanendo in tema di bisessualità (e di dettagli) aggiungo ancora che dispongo, tra i miei cimeli, di una foto che sono stato lì lì per utilizzare quasi ad ogni post senza però mai decidermi a farlo. Si tratta di una foto che ritrae Vaughn Bodé in abiti femminili. Se mi sono trattenuto dal postarla è perché non ho trovato traccia di questa foto da nessuna parte nel web, a differenza delle altre che avevo. Il mio timore è che dietro tanta discrezione vi sia un motivo di cui io sono all'oscuro. La versione photoshoppata che pubblico a lato mi sembra in ogni caso abbastanza anonima da non porre problemi. Almeno spero.
Cito infine, per concludere l'elenco delle principali fonti in cartaceo, un'intervista al figlio di Vaughn Bodé, Mark, realizzata da Angela Frucci nel 2004 per il New York Times, nell'imminenza della pubblicazione di The Lizard of Oz (per maggiori dettagli vedi questo post). Il titolo, decisamente lungo, è: Following a Wiz to a Far-Out Oz; A Son Complete the Legacy of an Underground Cartoonist. Si tratta, in questo caso, di un'intervista di cui ero in possesso già da alcuni anni e che avevo annoverato fin dall'inizio tra le possibili fonti utili.

Venendo invece alle fonti web, trovo obbligatorio citare almeno le due ufficiali di casa Bodé, che sono anche le più esaustive:

The Vaughn Bodé Archive, un'archivio digitale (in perenne costruzione) da cui è possibile scaricare gratuitamente, a pagine singole, molto materiale di Vaughn Bodé.

markbodé.com, il sito ufficiale di Mark Bodé, che mantiene vivo e vitale ancora oggi, a quasi quaranta anni dalla morte, l'universo creato dal padre Vaughn.

E con questo dichiaro ufficialmente conclusa la mia biografia su Vaughn Bodé.


Jeff Jones - Portrait of Vaughn Bodé

A tutt’oggi non ho mai avuto una religione. Ma mio padre rappresenta per me un santuario, pronto ad accogliermi.

Mark Bodé

Commenti

  1. Se ha giocato con la sua sessualità, è stato un genio: si chiacchiera della gente soprattutto per quanto riguarda i gusti sessuali.

    Moz-

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    1. E' possibile che ci abbia giocato, Miki. Nella sua vita sono documentate innumerevoli partner femminili ma che io sappia nessun uomo.

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    2. Comunque, riguardo al tuo primo commento, più che a una strategia per attirare l'attenzione, sarei portato a pensare ad altro. Tieni conto che Bodé ci teneva a incarnare l'ideale dell'essere umano completo sullo stile dell'androgino di Platone o dell'Adam primordiale dello Chassidismo.

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  2. E quella foto? Com'è finita in mano tua?

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    1. Era su un vecchio numero di Linus degli anni '70.

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    2. Su Linus?!?
      Si vede proprio che io lo leggevo agli inizi del 2000.

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    3. Linus aveva iniziato pubblicare un fumetto di Bodé, The Man, mentre lui era ancora in vita. Ha anche dato ampio risalto alla sua premiazione a Lucca prima e alla sua morte poi.

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  3. Inserire un commento a distanza di oltre un anno e mezzo mi imbarazza molto, ma d'altronde ho scoperto questa tua meravigliosa opera soltanto oggi e non potevo né volevo rinunciare a esprimerti l'immenso piacere che ho provato e del quale, sinceramente, non so come ringraziarti...
    Quanta gioia e piacere (e nostalgia) hai saputo provocare in me con questo stupendo articolo diviso in 12 parti, che ho letto tutte di seguito, talmente preso che mi è capitato di dimenticarmi di respirare...
    Forse tanto entusiasmo ti sembrerà esagerato, ma ti chiedo di accettarlo comunque :)
    Vidi le prime tavole di Bodé a 14 - 15 anni e da allora mi si impressero indelebilmente nella mente fino a diventare, pur conoscendo pochissimo della sua opera e della sua vita, uno dei miei fumettisti preferiti!
    Negli ultimi anni con l'avvento della Rete ho potuto - finalmente - disporre di più informazioni, più immagini dei suoi lavori, anche grazie al lavoro del figlio Mark, che cerco di seguire sempre.
    Ma, credimi, nessun saggio o articolo che ho trovato eguaglia questo tuo: esaustivo, scritto in un italiano perfetto (il che oggi non è poco...) e con un linguaggio capace di catturare e avvincere anche chi si fosse accostato casualmente alla sua lettura!
    Complimenti di cuore e un sincero ed enorme GRAZIE!
    Orlando
    p.s. ...e ora mi dedico volentieri a visitare il resto del tuo Blog :)

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    1. Grazie infinite delle bellissime parole, Orlando. Guarda caso abbiamo scoperto Bodé alla stessa età, anch'io avevo tra i 14 e i 15 anni.
      Ed è vero che avevo scritto questo articolo anche dietro constatazione che in rete non c'era nulla di davvero completo su questo artista, neanche in lingua inglese. Non ho certo la presunzione di avere esaurito il discorso, tanto è vero che ho poi fatto seguire a questa serie di dodici un post di approfondimento su Bodé come illustratore di fantascienza, ma credo sia comunque il mini saggio più completo tuttora in circolazione a gratis.
      Adesso sto tentando di ripetere l'esperimento con un'altra serie di articoli dettagliati dedicati ad altri maestri del fumetto americano degli anni '70 (che è il mio periodo di specializzazione). Ho da pochissimo pubblicato le prime due parti di un ciclo su Barry Smith a cui dovrei fra poco far seguire la terza. Ed è solo l'inizio!
      Grazie di nuovo per il bellissimo commento e appena ho un minuto libero vengo a trovarti nel tuo spazio visto che abbiamo interessi in comune :))

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  4. Io corro meno rischi in quanto sul blog solitamente parlo di personaggi morti e sepolti come minimo da duecento anni! Non c'è pericolo che gli eredi di Robespierre mi querelino per diffamazione. ;-)

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    1. Forse ho esagerato in prudenza, ma fa una certa impressione essere il primo nel mondo a mettere una determinata foto a disposizione di miliardi di persone...

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