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Vaughn Bodé - Vita, opere e morte del messia del fumetto /1





Morì e resuscitò molte volte: come cartoonist frustrato, come strafatto di acido, come travestito, come candidato al cambio di sesso e come maniaco del bondage. Era un artista che attingeva il suo messaggio ai confini estremi dell’esperienza a lui raggiungibili: una frontiera dove la vita e la morte hanno molto in comune. Il suo tocco, assicurava, ti avrebbe liberato, e in molti asserivano che era vero. La religione fu il suo ultimo trip e morì in meditazione.
Denny O'Neil, The Death of a Cheech Wizard


* * *


Vaughn Frederic Bodé (Utica, NY, 1941 - San Francisco, CA, 1975) è stata senza dubbio una delle figure più controverse e interessanti del mondo dell'arte sequenziale. Nella sua breve vita aspirò prima di tutto a essere una popstar del fumetto, ma finì anche per autoproclamarsi Messia dei comics, e rappresenta il caso forse più unico che raro di un artista che fu oggetto di un culto quasi religioso più da vivo che da morto. Sono quindi particolarmente contento di poter inaugurare questa nuova miniserie del blog, con un post dedicato ai primi passi di Vaughn Bodé nel mondo del fumetto underground e nell'illustrazione di fantascienza.

Permettetemi tuttavia di cominciare da una nota di carattere autobiografico e di richiamare alla mente quell'estate del 1975 in cui io, pur non avendo ancora letto niente di Vaughn Bodé, fui ugualmente raggiunto, e pressoché in diretta, dalla notizia della sua morte. Questo perché mi piacevano molto i fumetti e seguivo con attenzione tutto quel che li riguardava, sebbene allo stesso non amavo particolarmente i cosiddetti underground comix, genere a cui Bodé era considerato appartenere. Sapevo comunque anche della sua recentissima premiazione, nel novembre 1974, al Salone del fumetto di Lucca, come miglior artista dell'anno, e nei mesi successivi alla sua morte lessi su una rivista, che credo fosse Linus, un articolo in cui si lamentava la prematura scomparsa dell’artista che stava rivoluzionando il mondo del fumetto. Mi chiesi così se non valesse la pena cercare di saperne di più… e caso volle che alla fine di quell'estate un mio amico tornasse fresco di vacanze da Parigi carico di veri o supposti tesori, tra i quali spiccava un volume di grande formato intitolato Salut!, da lui acquistato nella nota libreria specializzata Temps Futurs, che presentava nelle sue pagine una trentina di tavole di Vaughn Bodé tradotte in francese.




Le pagine, nonostante riproducessero degli originali a colori, erano in bianco e nero, ma ne rimasi ugualmente affascinato. Lo stile di Bodé aveva infatti ben poco da spartire con quello più tipico, sporco e claustrofobico, degli underground comix, che non me li faceva piacere. E in qualche modo si capiva che anche le storie dovevano essere diverse. Per quel che ne intuivo, avrebbero potuto tranquillamente apparire sulle pagine del magazine francese Métal Hurlant, che da pochissimi mesi aveva iniziato la sua marcia rivoluzionaria.

Quel che successe dopo, fu non solo di procurarmi io stesso il volume francese (non però andando direttamente a Parigi, avrei dovuto attendere la fatidica estate del 1979, l'Estate dei Fiori Artici, per quello), ma anche di iniziare a procurarmi con il tempo gli albi americani che avevano ospitato in origine le storie di Bodé e a raccogliere sue notizie biografiche.


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Vaughn Bodé nel 1972.


Nato il 22 luglio 1941 alle ore 2:22, da una famiglia cattolica di Syracuse, New York, Vaughn Bodé fu, astrologicamente parlando, una perfetta cuspide Cancro/Leone. Il padre, un alcolizzato, si separò dalla moglie quando lui era ancora bambino, per poi morire prematuramente proprio a causa dell'alcol. E come succede a molti bambini dall'infanzia difficile, Vaughn cercò soccorso nei suoi personali mondi di fantasia e trovò altrettanto presto nel disegno e nella creazione di storie gli strumenti ideali per la loro espressione.

Ecco cosa lui stesso ha scritto della propria infanzia:
Cominciai a disegnare a cinque anni. In prima elementare realizzai la mia prima tavola: Sammy the Garbage Man Goes to the Moon. A sette facevo già un fumetto... A quindici anni avevo più di duecento personaggi con isole, mappe e creature di mondi fantastici da visitare. Inventai uno speciale studio in un paese in cui tutti i miei personaggi si ritrovavano in speciali momenti. Le mie invenzioni crescevano, spinte dalla forza di uno stesso impulso creativo: la spirale del desiderio di costruire un’altra forma di realtà.  Non avevo nessuna intenzione di condividere i miei segreti, sebbene sperassi di diventare un autore di fumetti un giorno; ma avrei inventato un “fumetto di facciata” a questo scopo - un insieme di personaggi che per me non significassero così tanto, un posto in cui non avrei voluto passare tutto il tempo.

Ma era anche ossessionato dalla mistica cattolica, e desiderò diventare un prete gesuita non appena si accorse di un dettaglio: “Wow… possono anche indossare un abito lungo!”. Mistica e travestitismo, che per lui furono sempre uniti tra loro in un nodo inestricabile, accompagnarono da allora tutta la sua esperienza di vita.




Un altro suo sogno, però, il sogno di una morte eroica, da guerriero, lo spinse, non appena possibile, a interrompere gli studi per entrare nell'esercito. Ma si trattò di una scelta che si rivelò molto presto un errore cruciale: Vaughn era totalmente incapace di irregimentarsi; in più visse le sue prime esperienze omosessuali e si ritrovò dilaniato dai sensi di colpa. Camminava per la base immaginando di essere nella cabina di pilotaggio di un jet da combattimento, a mitragliare lucertole. Finché, nel 1958, dovette essere congedato per problemi di salute: entrava in iperventilazione e sveniva.

I primi anni sessanta furono comunque caratterizzati per lui da due eventi importanti e positivi nella sfera privata: il matrimonio, nel 1961, con Barbara Falcon, sua fidanzata del tempo del liceo, e la nascita, nel 1963, del loro figlio Mark, destinato a raccogliere, molti anni dopo, l'eredità creativa del padre. Mentre dal punto di vista del suo itinerario artistico fu ammesso, nell'agosto del 1964, come studente alla Facoltà di Belle Arti della Syracuse University.


Barbara Bodé vista dal marito Vaughn



Da quel momento, e per alcuni anni, Bodé si guadagnò (faticosamente) da vivere lavorando dapprima come art director per conto di agenzie pubblicitarie e, in seguito, anche come illustratore. In particolare illustrò, tra il 1966 e il 1967, dieci classici per ragazzi (Family Life, L'Isola del Tesoro, Il principe e il povero, Heidi, Freckles, Swiss Family Robinson, Beautiful Joe, Le Avventure di Tom Sawyer, Ventimila leghe sotto i mari, Ivanhoe) e alcune storie interne e copertine delle riviste di fantascienza Galaxy e Worlds of If.

Le due esperienze, dell'illustrazione per ragazzi e della fantascienza, si fusero poi insieme nel 1968, quando lo scrittore Roger Zelazny, che ammirava il suo lavoro, affidò a Bodé l'illustrazione di due suoi libri per ragazzi, Here There Be Dragons e Way Up High. Presentati alla Convention di St. Louis del 1969, i due volumi furono accolti con entusiasmo dalla critica e garantirono a Bodè un Hugo Awards come miglior artista non professionista (il suo nome figurava in realtà anche tra i quattro in lizza per il titolo di miglior artista professionista, ma il premio in questa sezione andò alla fine a Jack Gaughan).¹
Tutto sembra quindi procedere per il meglio, finché ha inizio uno scontro tra illustratore e scrittore. Bodé infatti, considerando il suo contributo almeno altrettanto rilevante di quello di Zelazny, pretende per sé il 50% delle royalties, con il risultato che i due volumi appariranno per la prima volta con le illustrazioni originali solo nel 1992.




Ma sempre alla fine degli anni ’60, Bodé muove i suoi primi passi anche nel fumetto, suo vero amore, nel mondo amatoriale delle fanzine e nel circuito della Syracuse University, che pubblicava un giornale interno al campus, The Daily Orange, e una rivista fuori sede, The Sword of Damocles. Le sue opere più compiute del periodo, The Man, Cheech Wizard e The Machines, saranno poi raccolte, dall’ufficio pubblicazioni studentesche del college, in un libro che figura tra le prime pubblicazioni commerciali in assoluto di fumetti underground.

* * *


¹ Negli anni successivi, sempre nel campo della fantascienza, Bodé ha avuto le seguenti nomination come "miglior artista professionale": Hugo Awards 1970; Locus Awards 1972; Locus Awards 1973. in un libro che figura tra le prime pubblicazioni commerciali in assoluto di fumetti underground.

L'immagine di apertura del post è un dettaglio della copertina di Junkwaffel #5 (Last Gasp, 1972). Clicca sull'icona a lato per la visualizzazione intera.

Commenti

  1. Ciao, cosa ne diresti di riadattare questo pezzo per la Blogzine Il Futuro è Tornato? Ci interesserebbe la parte di Bodè illustratore di fantascienza.

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    1. Ciao Nick, l'idea mi piace :)) Ci studio un pò sopra e nei prossimi giorni ti faccio sapere .

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    2. @Nick
      Vedo che sei a caccia di nuovi collaboratori per IFET! ;)

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  2. Fighissimo! Articolo bellissimo, non vedo l'ora di leggere la parte 2!

    Moz-

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    1. Grazie un milione per il tuo entusiasmo, Miki :)) La parte due dovrei postarla la prossima domenica.

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  3. Non sapevo fosse il copertinista di Galaxy.
    Se lo trovi conturbante, dovresti vederti allora le serie di Alejandro Jodorowsky.

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    1. Con Jodorowsky ho avuto una quasi amicizia, Marco, quindi so molto di lui. Gli ho anche organizzato una serie di conferenze e stage a Firenze nel 2002. Ne avevo parlato un pò nel mio vecchio blog, magari dovrei ripostare gli articoli. Comunque adesso sono dieci anni che non lo vedo...

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  4. Ciao! Oggi ho letto la prima puntata dedicata a Bodé. Devo dire che le tavole che hai proposto in b/n, e quelle su Barbara, mi mettono un po' di angoscia, a differenza di quelle di Barry Windsor-Smith che al momento preferisco. Ti saprò dire meglio continuando la lettura di questo nuovo filone. :-)

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    Risposte
    1. Ciao Cristina! Vero che le storie di Bodé possono apparire spesso angosciose e che traboccano di sesso e violenza. Ma, entrandoci meglio dentro, il suo è un messaggio essenzialmente positivo. Poi ha avuto una vera vita da romanzo.

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