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Top Ten del Novecento




Questa è la seconda volta che commentare un post di Ferruccio Gianola mi offre lo spunto per un articolo. In precedenza era successo con la sua lista di cinque brani da colonne sonore, quando il mio commento di allora aveva dato il via, sul mio blog, alla serie che ho denominato Incantesimi cinemusicali, arrivata per ora al quarto post.
Stavolta Ferruccio ha pubblicato invece la lista dei suoi dieci libri preferiti, ed io ho risposto proponendo i titoli dei miei dieci libri preferiti del Novecento, gli stessi che presento qui un po' più in dettaglio. Questo perché, come ho scritto nel commento al suo post, non riesco a mescolare i secoli tra loro. E in ogni caso il Novecento rimane il "mio" secolo, il solo in cui io mi senta "uno di casa".
Sono tutte opere, quelle che citerò, che leggo e rileggo in continuazione, in parallelo alla lettura di nuovi libri, e di alcune mi sono già occupato in precedenza nel mio blog. E' tuttavia anche possibile che delle nuove letture scalzino alcuni di questi titoli dalla Top Ten prendendo il loro posto. Se dovesse succedere, aggiornerò l'articolo.
Non sentendomi poi in grado di decidere un ordine assoluto di preferenza, ho deciso di presentare i libri in ordine alfabetico (escludendo l'articolo iniziale), insieme al loro incipit e con il corredo di un mio minuscolo commento introduttivo.


1) Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust (À la recherche du temps perdu, 1909-1922)

Di questa opera straordinaria, unica e immortale possiedo il cofanetto BUR della foto che, devo dire, in libreria fa la sua bella figura.

Incipit - Per molto tempo sono andato a dormire presto. A volte, appena spenta la candela, i miei occhi si chiudevano così subitamente che non avevo nemmeno il tempo di dirmi: "Mi addormento" e, mezz'ora dopo, il pensiero che era tempo di cercare il sonno, mi svegliava; volevo posare il libro che credevo di avere tra le mani, soffiare sul lume; non avevo smesso dormendo di riandare con il pensiero a ciò che avevo letto, ma quelle riflessioni avevano preso una piega un po' particolare; mi sembrava di essere io stesso l'oggetto di cui il libro parlava: una chiesa, un quartetto, la rivalità tra Francesco I e Carlo v. Questa certezza sopravviveva per qualche secondo al mio risveglio; non contrastava con la mia ragione, ma pesava come squama sui miei occhi e gli impediva di accorgersi che la candela non era più accesa. (Rizzoli; Trad. Maria Teresa Nessi Somaini)


2) La crocifissione in rosa di Henry Miller (The Rose Crucifixion, 1949-60)

Personalmente preferisco La crocifissione in rosa ai due Tropici, perché è opera sicuramente più meditata e matura nei contenuti, anche se forse meno accattivante stilisticamente. Si compone di tre volumi, Sexus, Plexus e Nexus, e racconta in chiave autobiografica gli anni immediatamente precedenti alla partenza di Miller dall'America per Parigi nel 1930.
Al centro della storia c'è la sofferta relazione tra lo scrittore e la sua seconda moglie, June (Mona nel libro: "la sola, l'unica, Uno, monogamia"), oltre al resoconto della continua lotta per la sopravvivenza a cui i due sono costretti e dei primi tentativi a vuoto di Miller di concretizzare il sogno di essere uno scrittore. E' però una ferita riaperta di proposito, a fini letterari, quando ormai gli avvenimenti descritti avevano cessato di avere qualsiasi potere sullo stesso Miller. Ci sono poi, alla maniera insuperabile del grande scrittore, pagine e pagine dedicate alle sue salite a ritroso della corrente del tempo, alla ricerca dell'io originario o di ciò che più gli si avvicina, come anche fior di pagine dedicate alla sua intensa attività onirica e alle citazioni dai libri che ama. Il titolo non va in ogni caso collegato, come potrebbe essere portato a pensare il lettore italiano, all'elemento femminile, ma all'idea di una crocifissione in tono lieve, "all'acqua di rose".

Sexus (1949)

Incipit - Quando la vidi per la prima volta nella sala da ballo, doveva essere un giovedì sera. Mi presentai al lavoro la mattina seguente, dopo un'ora o due di sonno, con l'aspetto di un sonnambulo. La giornata trascorse come un sogno. Dopo cena mi addormentai sul divano e mi destai, vestito di tutto punto, alle sei della mattina successiva; mi sentivo completamente riposato puro di cuore, e ossessionato da un'idea fissa... possederla a qualunque costo. Attraversando il parco, mi domandai che genere di fiori mandarle insieme al libro promessole (Winesburg, Ohio). Mi avvicinavo ormai ai trentatré anni, l'età di Cristo crocifisso. Tutta una nuova vita si prospettava dinanzi a me, se soltanto avessi avuto il coraggio di rischiare ogni cosa.  Ma in realtà non c'era niente da rischiare: mi trovavo sul gradino più basso della scala, ero un fallito in ogni accezione del termine. (Feltrinelli; Trad. Bruno Oddera)

Plexus (1952)

Incipit - Nella sua veste persiana attillata, col turbante uguale, era incantevole. Portava un paio di guanti lunghi e una bella sciarpa di pelliccia gettata negligentemente intorno al collo rotondo come una colonna. Era venuta primavera e avevamo scelto Brooklyn Heights per cercarvi un appartamento, volendo allontanarci il più possibile da tutta la gente che si conosceva, specialmente da Kronski e da Arthur Raymond. Ulric era l'unico a cui pensavamo di dare il nostro indirizzo. Doveva cominciare per noi una vera "vita nuova", senza intrusioni del mondo esterno. (Mondadori; Trad. Henry Furst)

Nexus (1960)

Incipit - "Uauf! Uauf uauf! Uauf! Uauf!"
Abbaiare nella notte, Abbaiare, abbaiare. Urlo, ma nessuno risponde. Grido, ma non c'è neanche un'eco.
"Che cosa vuoi? L'Oriente di Serse o l'Oriente di Cristo?"
Solo, con l'eczema del cervello.
Finalmente solo. Che meraviglia! Soltanto che non è quel che aspettavo. Se almeno fossi solo con Dio!
Uauf! Uauf uauf!
Con gli occhi chiusi, evoco la sua immagine. Eccola, galleggia nel buio, una maschera che emerge dal turbine: la bouche di Tilla Durieux, come un arco; denti bianchi, uguali; occhi scuri col neretto, palpebre d'un azzurro vischioso, lucente; capelli selvaggi e sciolti, neri come l'ebano. L'attrice dei Carpazi e dei tetti di Vienna. Sorta come Venere dalla pianura di Brooklyn.
"Uauf! Uauf uauf! Uauf! Uauf!"
(Mondadori; Trad. Adriana Pellegrini)


3) Doppio sogno di Arthur Schnitzler (Traumnovelle, 1926)

Un romanzo breve che è uno dei capolavori della letteratura mitteleuropea inizio XX secolo. La possiedo in due versioni, Einaudi e Newton Compton, quest'ultima con un fotogramma del film Eyes Wide Shut di Kubrick in copertina. Da notare che chiunque abbia creato il titolo italiano, lo ha fatto fondendo il titolo provvisorio del romanzo, Doppelnovelle, con quello definitivo di Traumnovelle. Il risultato è appunto Doppeltraum, Doppio sogno.

Incipit - "Ventiquattro schiavi negri spingevano a forza di remi la sontuosa galea che doveva condurre il principe Amgiad al palazzo del califfo. Il principe, avvolto in un manto di porpora, giaceva solo in coperta sotto il cielo notturno azzurro cupo, disseminato di stelle, e il suo sguardo..."
Fin qui la piccola aveva letto ad alta voce; ora, quasi all'improvviso, le sue palpebre si abbassarono. I genitori si guardarono sorridendo, Fridolin si chinò verso di lei, la baciò sui capelli biondi e richiuse il libro che stava sulla tavola non ancora sparecchiata. Come sorpresa, la bambina alzò gli occhi.
(Einaudi; Trad. Paola Capriolo)

Incipit - "Ventiquattro schiavi mori sospingevano remando la sontuosa galera che doveva condurre il principe Amgiad al palazzo del califfo. Il principe tuttavia, avvolto nel suo manto purpureo, giaceva solitario in coperta, sotto il cielo notturno di un blu profondo tempestato di stelle, e il suo sguardo..."
Fin qui la piccola aveva letto ad alta voce; ma ora, come di colpo, le si chiusero gli occhi. Sorridendo, i genitori si scambiarono un'occhiata, Fridolin si chinò su di lei, le baciò i capelli biondi e chiuse il libro che giaceva sulla tavola ancora in disordine. La bambina sollevò la testa di scatto, come colta in flagrante.
(Newton-Compton; Trad. Stefania Di Natale)

4) Maestro e Margherita di Michail Bulgakov (Master i Margarita, 1940)

A Mosca arriva il diavolo e ne succedono di tutti i colori. In Galilea, in parallelo ma duemila anni prima, Ponzio Pilato presiede il processo a Gesù. La neo strega Margherita ritrova il Maestro e si rinnova il loro amore immortale. Anche di questa opera ho due diverse edizioni, una abbastanza vissuta del 1977 (vedi la prima delle due foto) e una, per ora meglio conservata, del 2011.

Incipit - All'ora del caldo tramonto primaverile comparvero a Patriarsi Prudì due signori. Uno, sui quaranta, vestito di un completo estivo grigio, era di statura piccola, bruno, grassoccio, calvo; teneva in mano, piegato, il cappello di buon feltro e il suo viso era ornato di un enorme paio di occhiali di corno nero. Il secondo, largo di spalle, coi capelli ricci e rossicci, un cappello portato indietro sulla nuca, indossava una camicia sportiva, pantaloni bianchi spiegazzati e sandali neri.
Il primo era nientemeno che Michail Aleksandrovic Berljoz, redattore di una massiccia rivista letteraria e presidente di una delle più grosse associazioni letterarie di Mosca, la "Massolit". Il suo giovane accompagnatore era il poeta Ivan Nikolaevic Ponyrev, che scriveva con lo pseudonimo di Bezdomnyj.
(Rizzoli; Trad. Milly de Monticelli)

Incipit - Nell'ora di un afoso tramonto primaverile comparvero a Patriarsie Prudy due cittadini. Il primo, vicino ai quarant'anni, vestito di un completo estivo grigio chiaro, era piccolo di statura, bruno, ben nutrito, calvo e teneva in mano come fosse una torta il suo elegante cappello, ma sul suo viso, accuratamente rasato, non mancava un paio di occhiali di grandezza sovrannaturale, con una montatura di corno nera. Il secondo, un giovane arruffato, largo di spalle, con i capelli rossicci e un berretto a quadretti di sghembo sulla nuca, aveva una camicia a scacchi, una cowboyka, pantaloni bianchi gualciti e scarpe nere leggere.
Il primo altri non era che Michail Aleksandrovic Berlioz, direttore di una corposa rivista di arti e lettere, e presidente del direttivo di una delle associazioni letterarie più importanti di Mosca, chiamata con l'abbreviazione di "Massolit". Il suo giovane compagno di passeggiata era il poeta Ivan Nikolaevic Ponyrev, che scriveva sotto lo pseudonimo di Bezdomnyj.
(Feltrinelli; Trad. Margherita Crepax)


5) Mason & Dixon di Thomas Pynchon, 1997

Uno dei vertici assoluti dell'arte narrativa di ogni tempo e luogo. La storia vera (ma trasfigurata alla Pynchon) del sodalizio tra l'astronomo Charles Mason e il topografo Jeremiah Dixon, incaricati dal re d'Inghilterra di tracciare, nel XVIII secolo, il confine tra Pennsylvania e Maryland. Con tanti personaggi indimenticabili, tra i quali il cane più istruito d'Inghilterra e un'anatra robot. La mia preferita però è cugina Tenebrae (probabile omaggio di Pynchon al film omonimo di Dario Argento).

Incipit - Palle-di-Neve han disegnato i loro archi volanti, costellando i Fianchi dei Capanni non meno che quelli dei Cugini, involando Copricapi nel Vento frizzante soffiante dal Delaware: le Slitte son sospinte al coperto e i loro Pattini asciugati e ingrassati con cura, le scarpe deposte nel vestibolo sul retro, una Calata con le calze ai piedi sulla grande Cucina, in finalizzato Fermento fin dal Mattino, interpunto dai tinnenti Coperchi di vari Bricchi e Pentole fragranti di Spezie per Pasticci, Frutta sbucciate, Grasso di Rognoni, Zucchero caramellato... e i Fanciulli, sempre quasi di Volo, tra gli Schiaffi ritmati di Cucchiaio con Pastella, avendo ghermito per blandizie o rapina quanto loro possibile, proseguono, come ogni pomeriggio di questo nevoso Avvento, verso una Stanza accogliente sul dietro della Casa, arresa da anni ormai ai loro spensierati Assalti. (Rizzoli; Trad. Massimo Bocchiola)


6) Le nozze di Cadmo e Armonia di Roberto Calasso

Il più bel libro mai scritto sul mito. Ipnotico, profondo, inesauribile... E' anche il libro che ho regalato di più in assoluto nella mia vita, con reazioni alla lettura sempre entusiaste.

Incipit - Sulla spiaggia di Sidone un toro tentava di imitare un gorgheggio amoroso. Era Zeus. Fu scosso da un brivido, come quando i tafani lo pungevano. Ma questa volta un brivido dolce. Eros gli stava mettendo sulla groppa la fanciulla Europa. Poi la bestia bianca si gettò in acqua, e il suo corpo imponente ne emergeva abbastanza perché la fanciulla non si bagnasse. Lo videro in molti. Tritone, con la sua conchiglia sonora, rispose al mugghio nuziale. Europa, tremante, si teneva aggrappata a uno dei lunghi corni del toro. Li vide anche Borea, mentre fendevano le acque. Malizioso e geloso, fischiò alla vista di quei seni acerbi che il suo soffio scopriva. Atena arrossì spiando dall'alto il padre cavalcato da una donna. Anche un marinaio Acheo li vide, e allibì. Era forse Teti, curiosa di vedere il cielo? O una Nereide soltanto, e per una volta vestita? O Poseidone ingannatore aveva rapito un'altra ragazza? (Adelphi)


7) Poesie 1907-1926 di Rainer Maria Rilke

Un libro che raccoglie la fase matura dell'esperienza poetica di Rilke, dalle Nuove poesie ai Sonetti a Orfeo, con in più una scelta di poesie fuori raccolta. Irrinunciabile perché, come ha scritto Marina Cvetaeva, Rilke non è un poeta, è la poesia stessa.

Gli anni passano... eppure è come in treno:
Noi, sì, passiamo e gli anni rimangono
come paesaggio dietro i vetri di questo viaggio
che il sole illuminò o appannò il gelo.

E ogni cosa che accadde nello spazio si dispone:
una si fece prato, una albero, una
aiutò il cielo a formarsi... Ci sono
farfalle e fiori, e nessuna mente;

la metamorfosi non è menzogna...

(Einaudi; Trad. Giacomo Cacciapaglia)

8) La soglia di Ursula Le Guin (The Beginning Place, 1980)

Un meraviglioso fantasy disintossicante... dal fantasy: no elfi, no spade magiche, no talismani. E un invito a non credere troppo ai finali delle fiabe...

Incipit - "Cassiere al sette!" e via, di nuovo tra le casse, a scaricare i carrelli, le mele tre per ottantanove, gli ananas a pezzetti in offerta speciale, mezzo gallone al due per cento, settantacinque, quattro e uno fa cinque, grazie, dalle dieci alle sei per sei giorni la settimana; e lui se la cavava bene. Il direttore, un uomo di limatura di ferro e di bile, si complimentava per la sua efficienza. Gli altri cassieri, più anziani, sposati, parlavano di baseball, di football americano, di ipoteche, di ortodontisti. Lo chiamavano tutti Rodge, tranne Donna, che lo chiamava Buck. (Nord; Trad. Roberta Rambelli)

9) Storia dell'occhio di Georges Bataille (Histoire de l'oeil, 1928, 1967)

Una cavalcata furibonda verso una luce accecante come la tenebra, tra giochi erotici e efferati delitti. Un'opera che (per parafrasare una canzone che amo) "non stilla miele e dolcezza ma umori corporali". Ne ho già scritto molto in questo blog. L'elegante volume della ES raccoglie le versioni prima (1928) e quarta (e ultima, 1967) dell'opera. Con un saggio di Roland Barthes e una scultura di Hans Bellmer in copertina.

Incipit 1928 - Sono stato allevato in profonda solitudine e, fin dove posso ricordare, ero angosciato da tutto ciò che è sessuale. Avevo quasi sedici anni quando incontrai una fanciulla della mia età, Simone, sulla spiaggia di X. Le nostre famiglie erano imparentate alla lontana, i nostri rapporti ne furono affrettati. Tre giorni dopo esserci conosciuti, Simone e io ci ritrovammo nella sua villa, soli. Indossava un grembiule nero con un colletto bianco inamidato. Incominciavo a rendermi conto che lei condivideva l'ansia che provavo vedendola, ansia accentuata quel giorno dalla speranza che, sotto quel grembiule, fosse completamente nuda. (ES; Trad. Luca Tognoli)

Incipit 1967 - Sono stato allevato in solitudine e, fin dove posso ricordare, ero ansioso di cose sessuali. Avevo quasi sedici anni quando incontrai una fanciulla della mia età, Simone, sulla spiaggia di X... Le nostre famiglie erano imparentate alla lontana, i nostri rapporti ne furono affrettati. Tre giorni dopo esserci conosciuti, Simone e io eravamo nella sua villa, soli. Indossava un grembiule nero e aveva un colletto inamidato. Incominciavo a intuire che condivideva la mia stessa angoscia, tanto più intensa quel giorno perché sembrava nuda sotto il suo grembiule. (ES; Trad. Luca Tognoli)


10) Le Vie dei Canti di Bruce Chatwin (The Songlines, 1987)

Anche di questo libro ho già scritto. Lo avevo consigliato come un'agile introduzione al concetto di Tempo del Sogno degli aborigeni australiani, ma anche come una lettura godibilissima sotto ogni punto di vista. Non posso che confermare. Dulcis in fundo, è presente anche nella Top Ten di Ferruccio.

Incipit - A Alice Springs - un reticolato di strade roventi dove uomini dai calzettoni bianchi non facevano che salire e scendere dalle Land Cruiser - conobbi un russo che stava facendo la mappa dei luoghi sacri degli aborigeni.
Si chiamava Arkady Volchok. Era cittadino australiano e aveva trentatré anni.
(Adelphi; Trad. Silvia Gariglio)

Commenti

  1. Confesso - con sommo rincrescimento - di non aver letto nessuno dei libri citati. Il "mio" novecento è popolato di novelle pirandelliane, metaletteratura borgesiana, eleganti sarcasmi kunderiani, poetici slanci della Woolf, convenzionale ma affascinante prosa di Forster, torbidità umane di Mishima e... beh, i più importanti per me sono loro.

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    1. Penso sia questa la vera bellezza della cosa, Ariano, che ognuno di noi ha i suoi percorsi unici e individuali. Della lista di Ferruccio io ho letto un solo titolo, che per una strana coincidenza figura anche nella mia Top Ten: Le Vie dei Canti. Qualcosa di Borges e Kundera comunque ho letto.

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  2. Ne ho letto solo uno (Bulgakov) e forse, chissà, potrebbe entrare anche in una mia top ten. O forse no. Non so, non sono bravo con le classifiche. ^^

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    1. Io mi sono divertito molto a farla, Salomon. E, più importante ancora, sento che mi corrisponde. Tutte le alternative che ho pensato le ho scartate :)

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  3. Ho letto di questi solo Doppio sogno e, ahimè, ho un vuoto totale.
    È interessante che durante le tue letture ritorni a questi libri, a me non capita. Mi piacerebbe però trovare dei libri che abbiano lo stesso effetto su di me.

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    1. Coincidenza, Doppio sogno è proprio il libro che sto rileggendo in questo periodo, mentre ho da poco finito di rileggere La crocifissione in rosa. Poi toccherà alla rilettura di Maestro e Margherita. E così via. Ma ci sono anche altri libri in lettura perenne, di altri secoli, o sempre del Novecento e che occupano le posizioni immediatamente successive (e che solo per un pelo sono stati esclusi dalla lista).
      Però non è detto che non sia altrettanto bene leggere sempre cose nuove, tanto il materiale a disposizione è praticamente infinito. Forse dipende dalle inclinazioni individuali, io per esempio sono un tipo con un forte orientamento verso il passato.

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  4. La trilogia della "crocefissione rosea" è uno dei momenti più alti della letteratura di tutti i tempi. La lessi tutta d'un fiato una ventina d'anni fa e mi piacerebbe poterla rileggere ma, ahimè, oggi non ho il più il tempo che avevo allora da dedicare alla lettura.

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    1. Tutta di un fiato la Crocifissione? Caspita, un bel tour de force! Sono contento di sapere che non sono il solo ad amarla... tutti quelli che sento citare Miller, di lui conoscono di solito solo i due Tropici.
      Io l'ho riterminata da poco, ma essendo appunto una rilettura l'ho accompagnata ad altri libri e ci ho impiegato circa un anno a rileggerla.

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    2. "Tutto d'un fiato" è da intendersi in senso relativo. Ci avrò messo tre mesi, ma erano tempi in cui mi sparavo tre ore di autobus ogni giorno... il tempo non mi mancava.

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    3. Comprendo bene. Anch'io ho avuto un periodo, durato un anno, in cui mi facevo 3-4 ore al giorno di autobus. Lavoravo in trasferta in una biblioteca.

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  5. Ho apprezzato la tua classifica ma soprattutto il modo in cui la documenti, il confronto tra le traduz del Maestro e Margherita è notevole, per restare in argomento traduzioni, l'incipit della signora Dalloway nella versione Fusini è una spanna sopra le altre, eppure quelle verze che la Fusini utilizza non sembrano presenti nelle intenzioni della Woolf. Ma la Jelinek de La pianista, come la piazzeresti?
    GD

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    1. Caro GD, mi fai domande a cui non sono in grado di rispondere, sai? Non ho nessuna idea della traduzione della Fusini e non ho letto La pianista. I premi nobel in genere su di me hanno lo stesso effetto dei premi oscar... mi dissuadono dalla lettura del libro o dalla visione del film.

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  6. Detto tre noi sei un vero intenditore

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  7. Grazie un milione, Ferruccio :))
    Io purtroppo dei tuoi dieci ho letto troppo poco per poter esprimere un giudizio altrettanto fondato.

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  8. Bulgakov ok, idem per Doppio Sogno (sia lo scritto che il film sono capolavori, che sia Danimarca o Fidelio :p)
    Le storie di LeGuin mi han detto che dovrebbero piacermi visto che amo Berserk... :)

    Moz-

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    1. Purtroppo su Le Guin non posso aiutarti perché non conoscendo Berserk non sono in grado di confermarti quel che ti è stato detto. (Ma non è poi un fumetto Berserk? Magari faccio confusione...). Posso solo dirti che a me quel libro è entrato in profondità fin dalla prima volta che lo letto quasi trent'anni fa e non si è più mosso.
      Maestro e Margherita + Doppio sogno + Eyes Wide Shut = tre capolavori :)))

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