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Lucertole, astronavi e Bodé Broads - Vita, opere e morte del messia del fumetto /3




Non ho mai sentito nessuno parlare male della sua persona, mentre le sue donne lo ricordano con tenerezza. I suoi migliori amici – Jeff Jones, Bernie Wrightson, Jim Steranko, i migliori nomi, tenetelo a mente, del fumetto professionale – lo consideravano uno dei buoni. Io l’ho incontrato una volta e in qualche modo mi è piaciuto. Anche lo zoccolo duro degli adoratori di Bodé, per tutta la violenza e la confusione erotica che lui credeva avessero dentro, sono probabilmente persone gentili, semplici, decenti, e tormentate esistenzialmente, con cui prendereste tranquillamente una birra.
Denny O'Neil, The Death of The Cheech Wizard

* * *

Bodé rassegnò le dimissioni da redattore del Gothic Blimp Works, il supplemento a fumetti dell'East Village Other di cui era stato il diretto ispiratore, dopo soli tre numeri. Da quel momento in avanti, la sua collaborazione con l'EVO fu limitata a pochi interventi diradati nel tempo.
I cartoonist underground dell'epoca erano in realtà tutti allineati. Da un lato, all'ideologia di Robert Crumb e Art Spiegelmann basata sul disprezzo del denaro e della proprietà privata, dall'altro, al principio stilistico del “metti più inchiostro che puoi sulla pagina”. Bodé era all'antitesi di tutto questo: era sempre in cerca di maggiori opportunità di guadagno e aveva uno stile rapido e pulito.
Ben presto poi, molti di loro - Trina Robbins, Kim Deitch, Spain Rodriguez - si trasferirono a San Francisco, dove la scena degli underground comix era più vitale. Lui invece, come a voler rimarcare la sua distanza dal loro mondo, rimase a New York, dove continuò a collaborare con riviste di fantascienza e fanzine e a stringere nuove amicizie con altri disegnatori, più vicini al mainstream. Tra loro c'erano Richard Corben, Bernie Wrightson, Jim Steranko e, soprattutto, Jeff Jones (di cui avremo modo di riparlare più in esteso).

Bernie Wrightson in particolare, futuro maestro del gotico e dell'horror, era arrivato a New York da Baltimora con l'intenzione di sfondare nel mondo del fumetto e incontrò Bodé nel 1969 a una convention del fumetto. Anche lui, come già Trina Robbins (vedi post precedente), ne dette una descrizione nei termini di una persona con la testa sulle spalle e assolutamente nella norma:
Aveva un’ampia gamma di interessi religiosi e filosofici, ma non era uno zelota. Sembrava raccogliere e assimilare informazioni al solo scopo di arricchire il suo lavoro. Si preoccupava di piazzare le sue cose, di assicurarsi un buon conto in banca. Era forte e molto sicuro di sé. Vedeva se stesso come il futuro Disney del fumetto underground. Ci piaceva scherzare su una Bodéland dove le visite guidate si sarebbero concluse con morti orribili.

Bernie Wrightson - Illustrazione per Frankenstein (1983, part.)

* * *


Nel mese di maggio dello stesso anno, il 1969, Bodé ebbe la prima vera occasione professionale nel campo del fumetto, con il suo debutto nel mondo delle riviste patinate per soli uomini. Più precisamente nelle pagine del Cavalier, un cugino povero di Playboy che aveva però ospitato tra le sue pagine anche autori come Crumb, Spiegelmann e Harlan Hellison. Crumb in particolare aveva da poco sbattuto la porta, dopo che la rivista aveva pubblicato un articolo negativo sugli underground comix, e Bodé prese il suo posto. Da quel momento, e per il resto della sua vita, realizzò per la rivista il fumetto Deadbone, in una forma da lui definita pittografica, con il testo che figura esterno al corpo della vignetta. Si tratterà, alla fine, di circa 220 episodi divisi in 73 albi, in cui il titolo della serie cambiò però più volte: in Deadbone Erotica nel 1970, in Deadbone Erotica, One Billion B.C. nel maggio 1972, e in Bodé Erotica sei mesi dopo.

Un esempio della resa in italiano
dell'inglese storpiato di Bodé
(Trad. di Luca Boschi)
Proprio con Deadbone, Bodé si portò sulla soglia sua maturità stilistica, e anche il suo mondo fantastico si confermò nei suoi connotati essenziali. Ancora una volta ci troviamo davanti al binomio sesso/violenza da un lato e ricerca filosofico/religiosa dall'altro.
Deadbone è il nome di una "società folle e malvagia" che abita le pendici di una montagna vulcanica alta quattro miglia. E' stata creata un miliardo di anni fa dalle stesse "misteriose forze oscure" che crearono il nostro mondo ed è composta da animali antropomorfi (lucertole soprattutto) e da femmine umane, simili a bambolotti ma dalla sensualità dirompente, che saranno poi note con il nome di Bodé Broads.
Bodé, già consapevole del messaggio che voleva trasmettere con le sue opere, era tutt'altro che entusiasta dell'associazione del suo nome a quello della rivista (“Non oso neanche pensare al lettore medio di Cavalier”, avrebbe detto), ma quel lavoro gli rendeva pur sempre di più delle pubblicazioni sulle fanzine. Inoltre gli garantiva quella libertà creativa e quell'assenza di censure che lui considerava fondamentali, come dimostrò anche di lì a poco il suo addio a Galaxy, la rivista pulp di fantascienza a cui aveva contribuito a suo tempo con alcune illustrazioni interne e di copertina (vedi primo post di questa serie).

* * *


Poco dopo l'inizio della sua collaborazione al Cavalier, la redazione di Galaxy gli propose di creare una serie a fumetti ad hoc per la rivista. Il risultato fu la pubblicazione tra febbraio e maggio 1970 di Sunpot, un'opera di fantascienza che aveva però le caratteristiche tipiche degli altri lavori a fumetti di Bodé, compreso il linguaggio sgrammaticato ad arte e infarcito di riferimenti sessuali. Cosa, questa, non troppo gradita alla redazione, che operò delle modifiche senza il suo consenso. Bodé, in tutta risposta, uccise già al sesto capitolo della storia, dopo neanche trenta pagine, tutti i protagonisti della saga. E questo fu l'epilogo, che si aggiunse alla serie degli altri, del suo rapporto con Galaxy.

Sunpot rimane ciononostante una creazione riuscita, dall'indubbio fascino narrativo e figurativo, ravvivata da personaggi riusciti come Dr. Electric o la sensuale Belinda Bump. La "storia" ricalca per certi versi quella di Deadbone. In un certo senso anche qui abbiamo a che fare con una "società folle e malvagia", la cui sede non è però stavolta una montagna immersa nelle nebbie di un passato lontanissimo, ma un'astronave che vaga, in un futuro imprecisato, nelle distese cosmiche del nostro sistema solare.



Tornando invece a Deadbone, possiamo dire che si rivelò non solo una creazione riuscita, ma anche un successo duraturo. Dalla serie furono ricavati una raccolta rilegata e due edizioni in paperback per i tipi della Bantam Books. ("Il primo Bantam a mostrare delle tette", dichiarò orgoglioso il suo autore).
Bodé continuava comunque a proporsi ovunque possibile, ad esempio al National Lampoon che però rifiutò i suoi lavori ritenendoli "troppo graziosi" per i loro standard. Tentò inoltre, tra le altre, la strada dei poster, dei calendari, delle carte da gioco. E quella delle strisce sindacate per i giornali, con The Hat, nella quale rispolverava un suo vecchio personaggio dei tempi del Campus, Cheech Wizard, che lui presentò a quelli del sindacato come “la creazione più amata e più letta mai apparsa alla Syracuse University”.
La caratteristica saliente dell'aspetto di Cheech Wizard è sicuramente il grande cappello giallo da mago che lo nasconde sempre tutto, a eccezione della parte inferiore del corpo che sembra però alloggiata a sua volta in una tuta rossa. L'intenzione di Bodé era quello di ripulirlo per i giornali e di farlo rientrare nella tradizione del Vento nei salici di Kenneth Grahame, oltre che di strisce a fumetti celebri come Pogo di Walt Kelly, Little Lulu di Marjorie Henderson Buell e Peanuts di Schulz. The Hat avrebbe ospitato, tra i suoi personaggi, bambole di pezza, elfi e le immancabili lucertole.
Ma anche stavolta Bodé ebbe le porte chiuse in faccia. Mentre si trovava a dover lottare con le deadline imposte mensilmente dal Cavalier, e dalle altre collaborazioni che si erano aggiunte nel frattempo.

Un'ulteriore delusione la ricavò dall'esclusione dal Dick Cavett Show, un programma televisivo a diffusione nazionale che prima lo aveva contattato poi aveva fatto marcia indietro davanti alle sue dichiarazioni preliminari. Si era dapprima presentato come l'artista che avrebbe richiuso il gap generazionale e salvato l'America dalla "decade mortale" che la aspettava al varco, poi come la persona in grado di “alleviare i blocchi sessuali, pesanti e distorti, della nazione”. La repressione, diceva, causa l’ossessione per il sesso. E questa ossessione riempie la nostra mente negandoci lo spazio necessario ad accogliere Dio. Il desiderio di Bodé era che tutti si aprissero abbastanza da poter ricevere Dio, e rendere possibile questo con la sua arte era ciò che lo interessava più di ogni altra cosa. Intanto però, i confini tra la sua vita privata e i suoi mondi di fantasia si facevano sempre più labili e incerti...

III - continua

Commenti

  1. Era un attimino esaltato, vero? Eppure in America queste sue idiosincrasie verso Dio avrebbero dovuto furoreggiare. Davvero un personaggio controverso.

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    Risposte
    1. Presentare la rivoluzione sessuale come la strada più sicura per arrivare a Dio era difficilmente tollerabile come argomento da proporre a un pubblico televisivo.
      In quanto al personaggio controverso, da qui in avanti la sua vita sarà tutta un crescendo in questo senso...

      Elimina
  2. Scusa la domanda da ignorantona, ma che cosa si intende per "mainstream"? Potrei anche arrivarci per intuito, ma vedo che tutti vi fanno riferimento, non solo nel fumetto ma anche nella letteratura.

    Per quanto riguarda la sua tesi che "l'ossessione del sesso riempie la nostra mente negandoci lo spazio necessario ad accogliere Dio" è quantomeno curiosa!

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    Risposte
    1. Mainstream significa "ramo principale" e può essere usato in almeno due accezioni diverse. Nel caso della letteratura si usa per definire la letteratura in senso generale rispetto alla letteratura di genere. Mentre nel cinema o nel fumetto è più usato nel senso di prodotti rivolti alla grande massa del pubblico rispetto a quelli destinati a un pubblico più di elite.

      La tesi sull'ossessione del sesso è di indubbia ispirazione tantrica ed è anche, per esempio, uno dei punti fondamentali dell'insegnamento di Osho Rajneesh.

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