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Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta. Un'indagine sui valori /4

Già prima che gli attaccassero gli elettrodi alla testa Fedro aveva perso tutto quel che possedeva: denaro, proprietà, figli; per ordine del tribunale era stato persino privato dei suoi diritti civili. Non gli era rimasto che il suo folle sogno solitario sulla Qualità, la mappa con un sentiero che attraversa la montagna, e ad essa aveva sacrificato tutto. E una volta che furono attaccati gli elettrodi perse anche quello.

La montagna è quella dello spirito, il sentiero l'esplorazione del significato del termine Qualità, che Fedro compì in due fasi distinte: nella prima, la "fase retorica", non cerco di darne una definizione rigida e sistematica, e fu una fase felice. Nella seconda, la "fase metafisica", fece delle rigide affermazioni sistematiche sulla natura della Qualità, a sostegno delle quali elaborò un'enorme struttura gerarchica di pensiero. (...) fu un disastro.

La "fase retorica" occupa le pagine 190-210 del libro, ma io qui inizierò dalla sua conclusione, che segna l'inizio di quella cristallizzazione che gli ricordava, per analogia, la cristallizzazione della soluzione soprassatura del corso di biochimica.

Fedro, che all'Università di Bozeman insegnava retorica - cioè quell'insieme di regole sulla bella scrittura che sapeva bene nessuno scrittore applicava coscientemente nella pratica - finì col rovesciare la regola fondamentale secondo la quale tutte le cose che devono essere insegnate debbono prima essere definite. (...) Non proponeva più nessun principio, nessuna regola di buona prosa, nessuna teoria - ma proponeva tuttavia qualcosa di molto reale, qualcosa di cui gli studenti non potevano negare l'esistenza. (...) Ora, finalmente, i testi base per l'insegnamento della retorica trovavano una collocazione. I principi che esponevano non erano più regole contro le quali ribellarsi, fissate una volta per sempre, ma solo dei trucchi per ottenere quello che contava davvero e che era indipendente dalle tecniche: la Qualità. 

La percezione della Qualità è immediata. E tuttavia c'è un'intera branca della filosofia che si occupa della definizione della Qualità: l'estetica. La domanda che questa disciplina si pone, "Che cosa si intende per bello?", risale ai tempi antichi.

Ma se, come aveva fatto Fedro, ci si astiene dal dare una definizione della Qualità, l'intero campo del sapere chiamato estetica viene spazzato via...

Il che gli creava altri problemi nell'ambito accademico, nell'ambito della Chiesa della Ragione. Per un po' Fedro riuscì ad arginare l'attacco con ricercati minuetti dialettici e con insulti sulla competenza e l'incompetenza, ma prima o poi avrebbe dovuto produrre qualcosa di più sostanzioso. Dalla retorica Fedro si spinse nei campi della filosofia. E non era più, come prima, solo questione di trucchi.

Nel solco della scuola del realismo filosofico, procedette a sottrarre la Qualità dalla descrizione del mondo così come lo conosciamo. Se riusciamo a dimostrare che un mondo senza Qualità non funziona normalmente, allora avremo dimostrato che la Qualità esiste, che sia definita o no, era la sua conclusione.

Di sottrazione in sottrazione, alla fine Fedro attivò a una strana conclusione. Se venisse eliminata la Qualità, soltanto la razionalità rimarrebbe immutata. Strano. Come mai?

Quello che era certo è che la Qualità fungeva da discriminante, ciò che si cerca in ogni analisi intellettuale. Basta prendere il coltello analitico e appoggiarne la punta direttamente sul termine Qualità perché il mondo si spacchi in due - hip e square, classico e romantico, tecnologico e umanistico - e la spaccatura è netta, senza sbavature. (...) E fu così che Fedro cercò di rispondere all'attacco. Il soggetto dell'analisi ora era l'analisi stessa.

Li Cheng (X sec. d. C.)
Tempio buddhista in montagna

La seconda ondata di cristallizzazione arrivò di conseguenza e fu scatenata da una domanda degli insegnanti del Dipartimento di Inglese: "Questa tua indefinita 'Qualità' esiste nelle cose che osserviamo?" gli chiesero. "O è soggettiva e esiste soltanto nell'osservatore?". 

Fedro si trovò così messo davanti a quell'antica figura logica nota come dilemma. Il dilemma, che in greco significa "due premesse", è stato paragonato alle corna di un toro.

La ricerca di una soluzione al dilemma oggettività-soggettività occupa le pagine da 225 a 233, ma io salterò di nuovo dritto alle conclusioni di Fedro, che anziché afferrare l'una o l'altra delle due corna del toro, vi si gettò in mezzo. E affermò che la Qualità non è né parte della mente né parte della materia. Non è né soggettiva né oggettiva, ma una terza entità indipendente.

Il mondo, secondo Fedro, era dunque composto di tre elementi: mente, materia, e Qualità.

Il passato esiste solo nella nostra memoria, il futuro solo nei nostri progetti. Il presente è l'unica nostra realtà. L'albero di cui sei consapevole intellettualmente, a causa di quel piccolissimo intervallo di tempo è sempre nel passato, e pertanto è sempre irreale. (...) La realtà è sempre il momento della visione che precede la concettualizzazione. Non c'è nessun'altra realtà. (...) Dato che tutte le cose identificabili intellettualmente devono emergere da questa realtà pre-intellettuale, la Qualità è la genitrice, la fonte di tutti i soggetti e gli oggetti.

E anche la vecchia dicotomia tra intelligenza classica e intelligenza romantica era ora investita dall'idea della Qualità. La Qualità romantica era il presente, il qui e l'ora delle cose. (...) La Qualità classica non si occupava mai soltanto del presente. Veniva sempre preso in considerazione il rapporto del presente con il passato e il futuro.

I due tipi di Qualità sono perciò un solo tipo di Qualità che si esplica in due diverse dimensioni temporali. Per la Qualità romantica, o dell'apparenza immediata, conta solo che la motocicletta viaggi. Per la Qualità classica, o della forma soggiacente, è invece necessario tener conto del passato e del futuro della motocicletta, per una sua corretta manutenzione.

Si era chiuso un cerchio.

Fedro rammentò che Hegel era stato ritenuto un ponte tra la filosofia occidentale e quella orientale. Il Vedanta degli indù, la Via dei taoisti, persino il Buddha erano stati descritti come monismi assoluti simili alla filosofia hegeliana. In ogni caso, a quell'epoca Fedro non era sicuro che le Unità mistiche e i monismi metafisici fossero intercambiabili, dal momento che le Unità mistiche non seguono regole mentre i monismi metafisici sì.

La sua Qualità, era un'entità metafisica o mistica?

In realtà era l'uno e l'altro. Fino a quel momento l'aveva considerata metafisica in termini puramente filosofici, e tuttavia si era sempre rifiutato di definirla. E anche questo la rendeva mistica. L'indefinibilità la liberava dalle regole della metafisica.

Sono i preliminari alle pagine più celebri de Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta. Le pagine in cui Fedro prende un quadernetto blu su cui anni prima aveva trascritto il Tao-Te-Ching e lo legge come già aveva fatto tante volte, ma operando stavolta una sostituzione:

La Qualità che può essere definita non è la Qualità assoluta.
I termini che le possono venire attribuiti non sono termini assoluti.
E' l'origine del cielo e della terra.
Quando ha un nome è la madre di tutte le cose.

Eccetera.

Fu allora che tutti i precedenti segnali di cedimento acquistarono impeto e si allargò la frattura interna alla sua mente.

Prima che potesse fermarlo, il subitaneo cumulo di consapevolezza cominciò a crescere, a crescere fino a diventare una valanga incontrollabile, finché non rimase in piedi più niente.
Niente di niente.
Gli franò tutto sotto i piedi.


* * *
  

Nota: Questo post sintetizza le pagine da 187 a 250 de Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta. Adelphi 1981, 1990. Traduzione di Delfina Vezzoli. Le citazioni dal libro sono riportate in corsivo.

L'immagine di apertura del post è: Charles E. Burchfield, The Coming of Spring (1917-1943)

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