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Sui sentieri dell'Autobiobibliografia con Memo Vagaggini




L'esercizio proposto da Henry Miller nel suo saggio I libri nella mia vita, e che io ho battezzato con il nome un po' impronunciabile di Autobiobibliografia,è una fonte continua di scoperte e sorprese, capace anche di mettere in luce connessioni nascoste e insospettate nel nostro più generale percorso di vita. Questo post, una dimostrazione pratica di Autobiobibliografia, è dedicato proprio all'emergere, nel corso del mio esercizio, di una di queste connessioni.*

Tutto inizia poco dopo la metà degli anni '60, quando ricevo in regalo, credo in occasione di un compleanno, Il libro della giungla nell'edizione integrale Mursia, che altro non era che una riedizione leggermente modificata dell'opera di Rudyard Kipling così come l'aveva proposta per decenni la Casa Editrice A. Corticelli. Proprio questa piccola casa editrice, fondata nel 1922 e specializzata in edizioni illustrate per ragazzi, era stata assorbita, al momento in cui aveva cessato la sua attività a metà degli anni '50, dalla Mursia, che ne utilizzò il nome per intitolare una collana di libri per ragazzi che ne riproponeva il catalogo. E appunto alla collana Corticelli apparteneva la mia copia de Il libro della giungla.**
Si trattava, come ho detto, di edizioni illustrate e nel caso in questione erano due gli illustratori coinvolti: Piero Bernardini, autore dell'immagine di copertina qui a lato e di cinquanta illustrazioni variamente distribuite tra le pagine del volume, e Memo Vagaggini, autore di sette tavole fuori testo. L'approccio figurativo dei due al racconto di Kipling era di tipo completamente diverso: rapido e snello a imitazione dello schizzo lo stile di Bernardini, pittorico e naturalistico lo stile di Vagaggini. Ed io, sebbene mi piacessero molto anche le immagini del primo, mi nutrivo soprattutto, nel corso di contemplazioni in cui mi perdevo per lunghi minuti, di quelle del secondo.***


Memo Vagaggini
Il libro della Giungla I. I fratelli di Mowgli


Ciò che allora non sapevo e non potevo sapere (e neanche ricordo di aver mai fatto caso, all'epoca, ai nomi degli autori delle illustrazioni riportate nel colophon del volume) era che negli stessi anni in cui io, tra le pareti della mia stanza, indugiavo sulle sue illustrazioni de Il libro della giungla, mi trovavo anche a percorrere, nel mondo, gli stessi identici itinerari che memo Vagaggini vi aveva percorso pochi decenni prima.
Nicodemo "Memo" Vagaggini era, infatti, uno della mia terra. Nato a Santa Fiora, sulle pendici del Monte Amiata, in provincia di Grosseto, nel 1892, fu un pittore autodidatta che oltre a raggiungere una certa fama internazionale divenne anche insegnante all'Accademia di Belle Arti di Firenze, città dove trascorse la maggior parte della sua vita fino alla morte avvenuta nel 1955. Rimase comunque sempre legato alla terra d'origine, dove ritornava spesso, come testimoniano molti dei dipinti da lui realizzati nell'arco della sua vita. Ora, io fin da bambino, come ho più volte detto, ho trascorso molte delle mie estati proprio nel grossetano, e anche sotto questo aspetto l'opera di Vagaggini fa vibrare delle corde dentro di me. Non è tuttavia questa la coincidenza più significativa, quella su cui mi interessa soffermarmi qui, bensì un'altra che riguarda certi luoghi del circondario fiorentino che ospitavano nei loro confini anche le case dei miei nonni materni e di alcuni loro parenti.

Ho amato moltissimo la casa dei miei nonni materni, e tra le caratteristiche che la rendevano ai miei occhi così unica e speciale vi era quella che le due finestre sul retro si affacciavano sul torrente Greve e, insieme, sulla Certosa di Firenze, un imponente
monastero, già dell'Ordine certosino, che si erge sul Monte Acuto, alla confluenza dell'Ema con la Greve in zona Galluzzo, circondata da un'alta cerchia di mura.****


Memo Vagaggini, Il Greve nei pressi della Certosa


Era da lì, e precisamente da La Gora del Galluzzo, dove lui abitava con mia nonna, che io e il nonno partivamo, in certe calde domeniche di primavera o d'estate, per affrontare a piedi una delle nostre gite preferite, quella che ci avrebbe condotto, al termine di un tragitto lungo più di dieci chilometri, da dei suoi parenti all'Impruneta.


Memo Vagaggini, Galluzzo. La Gora


La prima tappa erano le due edicole nel centro del Galluzzo, dove il nonno comprava i suoi due soliti quotidiani e i rotocalchi per la nonna e io i miei fumetti. Ho detto "le due edicole" perché mio nonno, per par condicio, comprava i suoi quotidiani in un'edicola e i rotocalchi per la nonna nell'altra. E pure io dividevo i miei acquisti tra la prima e la seconda edicola.
La seconda tappa era San Felice a Ema, dove facevamo colazione al Circolo Ricreativo. Esiste un dipinto di Vagaggini intitolato proprio San Felice a Ema, ma non sono riuscito a reperire da nessuna parte una sua riproduzione, per cui mi accontenterò di postare il dipinto intitolato semplicemente L'Ema, che raffigura il torrente che, come dichiara il nome della località, scorre nei pressi.


Memo Vagaggini, L'Ema


Ci attendeva poi un primo vero lungo tratto di strada, fino a Pozzolatico, terza e penultima tappa  (di riposo) prima della meta finale.


Memo Vagaggini, Strada per Pozzolatico


Il tratto successivo, quello finale che da Pozzolatico conduceva a Impruneta, era senza dubbio il più impervio e faticoso, ma alla fine arrivavamo comunque alla meta, appagati. E se la ragione principale della visita erano i parenti del nonno, io non mancavo comunque di amici con cui giocare. Tra questi, per alcuni assolati frammenti di primavera o d'estate (quanti? Due, tre, quattro... chi può dirlo?), vi fu anche un'affascinante bambina americana, un po' più grande di me, di nome Francesca, che un giorno sarebbe diventata una Maestra della fotografia. Ma questa è, come si dice, un'altra storia.

E ora, per finire, dopo tante immagini, anche un brano di musica che mi sembra possa funzionare abbastanza bene da colonna sonora ideale di questo mio nuovo frammento scritto di Autobiobibliografia.




* * *


Note all'articolo


* Rinvio, per saperne di più sull'argomento, ai vari post elencati alla voce Progetto di Autobiobibliografia nella pagina statica Tutti i post divisi per categorie.

** Il discorso di questo post si ricollega quindi in pieno, da questo punto di vista, al mio articolo Autoblibliografia. Ogni libro un evento: Perché i libri dell'infanzia non sono sostituibili

*** Wikipedia - Certosa di Firenze. https://it.wikipedia.org/wiki/Certosa_di_Firenze

**** Le altre sei illustrazioni di Memo Vagaggini sono visibili nel mio articolo Il libro della Giungla illustrato da Memo Vagaggini sul blog More Than Fifty Years Ago.


L'immagine di apertura del post è un dettaglio della copertina di un catalogo di opere del pittore.
Clicca sull'icona a lato per la visualizzazione intera.

Commenti

  1. Caspita TOM, mi è sparito il tuo commento. Per fortuna ho fatto in tempo a leggerlo così posso risponderti (sempre che non svanisca pure il mio).

    Si, è stata una scoperta recentissima. Il mese scorso, in un negozio di libri usati di Firenze, mi è capitato di trovare una copia de Il libro della jungla (scritto così) nell'edizione Corticelli e ho potuto finalmente risalire al nome dell'autore delle illustrazioni. Poi ho cercato "Memo Vagaggini" su Google e subito mi si è rivelata la connessione.

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  2. Bentornato sul blog! Intanto ti ringrazio per la presentazione che mi hai regalato nel tuo ultimo post, quello del "solstizio", sei sempre troppo gentile! Riguardo ai libri della vita e a Vagaggini: tu sai che io penso che qualcuno sta leggendo le nostre storie e intendo per storie la nostra vita. Lui legge e noi ne siamo gli autori, consapevoli o meno poco importa, viviamo e creiamo, il segno per quanto sbiadito nell'intrigo della storia degli uomini tutti lo lasciamo. Ma questo Vagaggini ha il dono d'imprigionare nei suoi quadri molto più di uno storia: nel tratto e nei colori ci sono molte storie e sentimenti e come hai dimostrato nel post emerge con chiarezza la tua, attraverso i quadri mi è sembrato di vederla e camminare inzieme a te e a tuo nonno nel tragitto verso Impruneta! Bello ed emozionante!

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    1. Wow, grazie mille per lo splendido commento, Roberto! Gli trovo adeguate le tue stesse parole: bello e emozionante! Riguardo alla presentazione, è stato un piacere che mi sono voluto concedere... sai quanto stimo il difficile lavoro che stai portando aventi nel tuo blog.
      Quindi, a presto. Se non da oggi, al massimo da domani ricomincio a leggervi tutti...

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  3. Che belle immagini. Vedere i luoghi della propria infanzia ritratti da un artista di qualità è una di quelle soddisfazioni che non hanno prezzo. Nel grossetano ci sono andato ogni tanto per motivi di vicinanza geografica, però mai a Santa Fiora.

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    1. Direi di sì, Ariano. Posso anzi dire di aver finalmente trovato il MIO pittore. Non solo i dipinti relativi a uno degli itinerari più magici della mia infanzia, ma anche le sua tante rappresentazioni della Maremma e del litorale grossetano mi parlano tantissimo e mi risvegliano echi profondi.
      Su Santa Fiora, penso che lo stesso valga per me. Che io ricordi, sono stato una sola volta sull'Amiata, da molto piccolo, e il nome del paese non mi diceva nulla. Ora, la prossima estate, cercherò di visitarlo.

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  4. E' eccezionale questo tuo scrivere di un passato bellissimo, che trasmetti con nitidezza e genuinità, come se lo stessi ancora vivendo da bambino. Gli oggetti non hanno un'anima, gli oggetti spesso sono zavorra. Quando non ci saremo più. abbandoneremo tutto e chissà in quale cantina o ripostigli finiranno a prendere polvere e marcire oppure finiranno su una bancarella del mercatino dell'usato o addirittura in discarica (speriamo almeno differenziando).
    Non la penso al 100% così! Alcuni oggetti - come i tuoi fumetti e il tuo Libro della Giungla - sono capaci di trattenere i ricordi, fissare le emozioni per poi restituirtele quando li riprendi in mano. Ho bisogno che siano sulla mia libreria per avere la certezza che il mio album delle fotografie (ma molto più vivide di quelle stampate su carta fotografica) sia sempre lì, accanto e insieme a me.
    Sono consapevole che è comunque una sorta di schiavitù e può essere anche scambiata per un eccesso di attaccamento alle "cose". Ma come anche io ne scritto diverse volte, per un libro, un fumetto, una rivista di videogiochi o un videogioco, indugiando sulle emozioni e i ricordi, io ne avverto la necessità di avere quell'oggetto con me. Il Signore degli Anelli mi ha sempre seguito dovunque io sia andato, così il videogioco Advanced Dungeons & Dragons. E con il passare degli anni altri oggetti si sono stratificati, così come la mia esperienza e vita. Alcune persone a me care non ci sono più, ma attraverso quegli oggetti io ne sento vivido il loro contributo a ciò che oggi sono.
    Perciò, perdona il mio commento-fiume che poteva essere sintetizzato in una parola: grazie.

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    1. Sono invece contento che tu non sia stato sintetico, Red ^__^
      Il problema e la frustrazione sorgono, secondo me, solo nel momento in cui si vorrebbero eterni l'oggetto e la nostra vita. Se si accetta pienamente la naturale transitorietà dell'uno e dell'altra, non c'è nulla di male nel fare dell'oggetto un compagno dei nostri giorni presenti e a venire e averne il massimo della cura.
      Grazie mille a te per il passaggio e il bel commento! A presto!

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  5. E vai, adesso mi stupisci con un bel post che dice tantissimo di te e spero vada avanti :-)
    Personalmente non so se scriverei mai di me, forse non sono ancora pronta.
    Complimenti per la tua idea e anche per le fotografie, sono bellissime.
    Buon lunedì.

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    1. Non ho mai avuto remore a parlare di me nel mio blog, Francesca. Però è qualcosa che deve venire da sé, non riuscirei mai a farne qualcosa di programmato, nello stile delle serie a puntate che porto avanti nel blog.
      Grazie per il passaggio e i complimenti. Buona settimana!

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  6. Oh, Santi Numi!
    Non conoscevo Vagaggini, di cui non posso che apprezzare le splendide tavole da te proposte, ma conosco molto bene Santa Fiora che, sinceramente, non mi sarei mai aspettata di trovar citata nei tuoi post o in quelli di altri blogger!
    La prima volta che vi ho messo piede avevo sedici anni, ospite di una mia cara amica del liceo.
    A partire da allora e per diverse primavere, il ridente borgo toscano e il suo circondario divennero per me una meta familiare. Poi, accadde che l’amica in questione si ammalò gravemente e quando lei scomparve, sparì dalla mia esistenza anche il bel paesino dell’Amiata.
    Circa una decina di anni fa, a sorpresa, un altro amico, appartenente a un diverso giro di conoscenze rispetto alla compagna di classe di cui sopra, decise all’improvviso di trasferirsi da Milano a niente poco di meno che il grossetano (luogo che egli, tra l’altro, conosceva poco o niente).
    Per l’esattezza scelse di andare a vivere ad Arcidosso, dove rimase per ben cinque anni, prima di tornare a Milano. Quella fu per me un’ulteriore occasione per tornare a visitare quei luoghi che, in qualche modo, mi richiamavano.
    Rientrato l’amico, dunque, pareva non esserci più alcun motivo per tornare in quel territorio, ma di recente, in seguito a una bizzarra conversazione sostenuta con una persona incontrata per caso, durante un viaggio, sono rispuntati fuori, con prepotenza, Santa Fiora e i suoi curiosi dintorni. E adesso, anche tu, inaspettatamente, citi questa località…
    Adesso so che a breve dedicherò a Santa Fiora e paraggi un post…
    Grazie Ivano.

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    1. Si potrebbe quindi anche dire che Santa Fiora ti persegue e ti perseguita ^__^
      Inoltre, a quanto pare, conoscere bene Santa Fiora non significa conoscere automaticamente anche Memo Vagaggini. Ho comunque scoperto, nel corso delle mie recenti ricerche, che una targa commemorativa del pittore è apposta in Piazza del Maggio fin dal 1969. Probabilmente l'avrai anche vista...
      A questo punto attendo il tuo post. Intanto, grazie a te per il passaggio e per il commento, che rivela un ulteriore punto d'incontro tra noi (dopo quella della Certosa di Firenze).

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  7. Intanto bentornato dalla tua pausa natalizia. :)
    Direi che la tua autobiobibliografia ha qui funzionato un po' come le maddalene di Proust a rievocarti immagini e sensazioni del passato.

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    1. Grazie del bentornato, Marco. Sono anch'io contento di ritrovarti qui. Ho già ricominciato io stesso il giro dei blog, ma per arrivare da tutti mi ci vorranno alcuni giorni.

      Riguardo al discorso delle maddalene di Proust, c'è stato qualcosa di più simile in altri momenti dell'autobiobibliografia, per esempio in occasione della riscoperta di Michelino di cui avevo all'apparenza perso ogni traccia nella memoria. I pellegrinaggi domenicali con il nonno li ho invece sempre conservati. La vera rivelazione, è stata, in questo caso, scoprire che negli stessi anni in cui volavo con la fantasia sulle ali delle illustrazioni di Vagaggini per Il libro della giungla, senza saperlo camminavo anche negli stessi luoghi in cui aveva camminato lui.

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  8. E' pazzesca questa corrispondenza tra il tuo vissuto e quello del pittore! Peccato che sia morto così giovane e che tu non lo abbia potuto conoscere di persona, anche se per certi versi è come se lo avessi fatto.

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    1. Hai proprio ragione, Kukuviza, per certi versi sento davvero come se lo avessi conosciuto di persona. Finora consideravo Hopper il mio "pittore dell'anima"... Vagaggini non sarà stato segnato dall'impronta del genio come il pittore americano, ma alla fine mi appartiene sicuramente di più.
      Grazie della visita e del commento! Appena possibile passo a trovarti.

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    2. Ero venuta sul blog per andare nei tuoi archivi alla ricerca di qualche magico post e ho visto che sei ritornato! Non me lo aspettavo! Ma è una toccata e fuga o sei tornato in via stabile?

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    3. Bella domanda, Kukuviza. Devo proprio decidere sul da farsi... rientrare in pausa una volta esaurito questo ciclo di post o rimanere diradando però nel tempo le pubblicazioni?
      Quel che è certo è che al momento non posso mantenere determinati ritmi di pubblicazione... da qui anche la scelta, per me particolarmente dolorosa, di mettere in pausa la blog novel.

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  9. Ho apprezzato in particolare il tono autobiografico che spunta fuori tra le righe del post.
    Ciao e bentornato!

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    1. Grazie per aver apprezzato e grazie per il bentornato, Nick! ;-)

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