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The Pleasure of Pain II - Breaking the Butterfly: L’educazione sadico-sentimentale [Lucius Etruscus]


Butterfly Kiss

Eunice (Samantha Morton)
Eunice è una donna cattiva. Questo termine nella lingua italiana ha perso molto del suo smalto, è più facile sentirlo usare per rimproverare un bambino o un cane, ma “cattivo” è l’unico aggettivo che si possa utilizzare per Eunice, a meno di non andare su una descrizione più minuziosa come “assassina seriale psicopatica”. No, non è la stessa cosa, non rende affatto, perché se The Addiction di Abel Ferrara ci ha insegnato qualcosa è che non siamo cattivi perché compiamo il male, ma compiamo il male perché siamo cattivi.
Eunice è cattiva e compie il male. Ma non è sadica, non prova alcun piacere nell’uccidere e anzi lo fa nel più rapido modo possibile: non cerca il dolore all’esterno, perché le basta quello al suo interno. Le basta quello del suo corpo martoriato da catene e piercing, che le torturano le carni. Questo però non fa di Eunice una masochista: lei cerca la punizione, e quando non può punire gli altri punisce se stessa.
Nella sua attività di frequentazione dei benzinai in cerca di vittime, un giorno incontra Miriam, che è buona. Una parola che ha subìto lo stesso trattamento della sua controparte e nell’italiano colloquiale raramente la si sente non riferita ad una bambina che si è comportata bene o, nella sua storpiatura, riferita ad una donna attraente. Miriam non è nulla di tutto questo, è una donna buona. È un angelo, ma non nel senso cattolico del termine.
Miriam afferma di non sapere nulla, non ha vita sociale e vive con la nonna paralizzata che chiama mamma; non ha amiche, non ha amanti, ha solo una parente dimentica di sé con cui non ha alcun rapporto. Miriam è acqua limpida, che basta una goccia di male per intorbidire completamente.
L’incontro di Eunice e Miriam è fatale per entrambi, perché è il male che incontra il bene ed entrambi rimangono affascinanti l’uno dell’altro, ed entrambi si sgretolano. Entrambi si trasformano avvicinandosi.


Miriam si innamora di una donna folle che gira la città cercando una fantomatica Judith, sua precedente amante a cui scrive lettere e che probabilmente è solo il frutto della sua mente deviata. Non così deviata, però, da non avere ben chiaro il proprio comportamento:

Eunice: «Lo so che sono una persona cattiva.»
Miriam: «Che stupidaggine, non esistono le persone cattive.»

Dopo questo scambio di parole, Eunice dovrà dimostrare a Miriam che invece esistono, le persone cattive, e non parla solo di lei stessa: esistono persone cattive anche fra le sue vittime. E per spiegarglielo, la cattiva dovrà far diventare cattiva anche la buona:

«Credi di farmi diventare buona? Ti farò diventare cattiva prima che mi fai diventare buona.»

Inizia il gioco sadico, in cui Eunice comincia a dare ordini sempre più crudeli e psicologicamente provanti alla donna buona, che esegue tutto alla lettera per il più folle dei motivi: l’amore. C’è da seppellire un corpo? C’è da giocare al gatto e al topo con una vittima? C’è da soddisfare le voglie di un camionista? La risposta è sempre la stessa: la cattiva ordina alla buona di eseguire quei compiti, perché capisca che esiste il male nel mondo e la smetta di essere buona. Per farle capire che non esistono gli angeli ma solo i diavoli.
Miriam esegue tutto, scende all’inferno con Eunice ma lo fa da angelo: ad un certo punto le dà un piccolo bacio, e lo chiama “il bacio dell’angelo”, anche se viene subito corretta: si chiama “il bacio della farfalla”. È il segno che l’amore della buona per la cattiva, dell’angelo per il demone non si è trasformato. Miriam non può più definirsi buona, dopo il male che ha compiuto, ma ha fatto tutto per amore... e questo non la rende cattiva. Anzi, questo ha spezzato il piacere sadico con cui Eunice ha cercato in ogni modo di corromperla.
Come ha sempre fatto, la cattiva non potendo punire l’altra – il cui amore rende inutile ogni punizione – punisce se stessa, e dà l’ultimo ordine a Miriam, il gesto cattivo per eccellenza, il sadismo più sopraffino ma allo stesso tempo il gesto d’amore massimo che si possa chiedere ad un amante: uccidere ciò che si ama.


Destinato a diventare famoso con il successivo Go Now, e a non veder quasi mai questo titolo citato negli articoli che lo riguardano, Michael Winterbottom è ancora un regista ignoto quando presenta un film tanto volutamente ruvido e rozzo quanto di una potenza bruciante. Avendo esordito con un documentario su Ingmar Bergman tradisce una passione forse latente: quella per avere in video delle protagoniste femminili che si distruggono senza pietà. Una mia personale fantasia è che Butterfly Kiss sia una versione “riveduta ed aggiornata” di Persona (1966) di Bergman: il “vampirismo” per cui due donne profondamente diverse finisco per contagiarsi fino ad una fusione aberrante e fino a cambiare radicalmente la propria vita è tutta lì. Però, ripeto, è solo una mia personale fantasia.
La newyorkese Amanda Plummer (figlia del celebre Christopher) e la londinese Saskia Reeves danno il massimo che si possa chiedere ad un’attrice: tutta se stessa e un po’ di più. Niente trucco, niente vestiti “cinematografici”, niente abbellimenti: due donne “nude” davanti all’obiettivo che soffrono e sanguinano per lo spettatore. Amanda mostra senza veli il suo fisico “incatenato” e Saskia è una perfetta donna normalissima, della porta accanto, che si ritrova a seguire un’assassina psicopatica mostrandosi sinceramente innamorata. La sceneggiatura di Frank Cottrell Boyce (fedele collaboratore del regista) sembra scritta addosso ai loro corpi e ai loro volti, sposandosi alla perfezione, così tanto che non potrete più vedere Amanda Plummer in un qualsiasi altro ruolo. (E in effetti non è che la sua produzione filmica sia così prolifica.)
Avevo 21 anni quando vidi questo film al cinema, innamorandomene perdutamente. Aspettai i titoli di coda per memorizzare il nome di quella cantante dalla voce d’angelo che aveva accompagnato tutta la storia, perché dovevo assolutamente ritrovare quelle canzoni che mi avevano dilaniato il cuore, soprattutto nel finale. Segnai i nomi ricorrenti e il giorno dopo volai al negozio di musica del mio quartiere e chiesi al gestore se per caso avesse mai sentito quei nomi. Lui mi guardò come se io fossi appena sceso da un’astronave, e solo per educazione non mi ha risposto in faccia qualcosa come «Ma dove hai vissuto finora?». Allungò una mano sullo scaffale delle novità e mi passò il CD dove ritrovai le canzoni del film. Il titolo era No Need to Argue, il gruppo era The Cranberries e la cantante era una certa Dolores O’Riordan, la voce di un angelo per accompagnare l’ultimo viaggio di un diavolo.


* * *

Le onde del destino

Jan e Bess (Stellan Skarsgård e Emily Watson)
Passa un anno e la stessa Lucky Red si occupa di distribuire una storia diversa ma identica, ambientata anche stavolta in Gran Bretagna ma in una zona ancora più rude e ruvida: quel Mare del Nord dove il gelo si annida nell’anima molto più che nell’acqua.
Stavolta la coppia è “tradizionale”, e assistiamo al matrimonio di Bess con Jan, uomo e donna: non basta però, per il rigido culto locale. Jan è uno straniero, non fa parte della comunità chiusa e intransigente del posto e già questo fa partire male la famiglia appena nata.
Bess deve sopportare ciò che tutte le donne del luogo sopportano: i lunghi mesi di solitudine mentre i mariti sono sulle piattaforme di trivellazione, ma Bess in realtà non è mai sola, sebbene soffra moltissimo: lei parla con Dio... facendo anche la Sua voce. Ed è Lui che interroga sul da farsi quando Jan torna gravemente ferito da un incidente di lavoro: sopravvive... ma rimane paralizzato. Il danno fisico non è il vero problema, perché come Jan stesso scrive su un foglio di carta:

« La mia mente è cattiva» (I’m evil in head)

Quello che è tornato non è più lo stesso uomo che Bess ha sposato, perché quella trivella sembra aver forato qualcosa che era dentro di lui: ce l’ha insegnato Eunice nel precedente film, il male è sempre dentro di noi. Ora dunque Jan è cattivo, perché si sente vicino alla morte e in quel momento – ci viene detto – si diventa cattivi. Bess però parla con Dio e sa che se eseguirà gli ordini del marito lui si salverà e guarirà: inizia un perverso gioco al massacro mosso dal più sadico dei sentimenti, l’amore.


Jan ormai è impotente e vuole che Bess faccia sesso con altri uomini, assegnandole compiti sempre più difficili e scabrosi, trasformandola in pratica in una prostituta, lei che è nata e cresciuta in una comunità di bacchettoni integralisti. La donna soffre sempre di più ma non mette in discussione questo suo ingrato compito, perché i fatti le danno ragione: più lei sottostà al gioco sadico, più si perde, più è dannata... più Jan guarisce. Il patto con Dio funziona, e come nel precedente film c’è solo un atto definitivo di fusione che si possa compiere, fra il bene e il male: quando uno si annulla per l’altro.
Quando il dottore che ha seguito il caso, che è stato testimone muto ed immobile degli eventi – proprio come Dio, ci insegna Bergman – deve redigere il suo rapporto e gli viene chiesto espressamente di descrivere Bess, la scelta di parole è essenziale:

«Se lei volesse chiedermi di riscrivere la conclusione, allora invece di “nevrotica” o “psicotica”, be’... mi limiterei ad usare una parola come “buona”.»

Miriam e Bess sono donne buone, ma nel senso che Lars Von Trier ha dato alla parola: sono donne troppo angeliche per un mondo così lordo, sono delle idiote dostoevskijane, sono cioè pure che agli occhi dei corrotti sembrano stupide. Non sono fatte per questa terra, quindi sono angeli caduti: così per un certo periodo Lars Von Trier ha voluto intendere alcuni suoi personaggi.
Miriam e Bess credono nell’amore e sono disposte a tutto pur di assecondarlo, ed essendosi innamorate di persone cattive non possono fare altro che perseguire il male, assecondare il sadismo che il loro amore genera perché sanno bene che il dolore che provano contribuirà a sgretolare la cattiveria dei loro rispettivi amanti crudeli.
Può esistere una donna buona che sia amata da un uomo buono? È quello che si augurano tutti, perché l’impressione è che invece abbia ragione Von Trier e le donne buone siano angeli con una missione: essere sacrificati ad amanti sadici per annullarne la cattiveria.

* * *

Filmografia

Butterfly Kiss (id.): a parte un paio di apparizioni sui quotidiani dell’epoca, il sottotitolo italiano “Il bacio della farfalla” non viene mai usato. Presentato in anteprima al Festival di Berlino il 15 febbraio 1995 e poi al nostrano Taormina Film Festival nel luglio successivo, esce in patria il 18 agosto 1995 e arriva subito nelle sale italiane dal 25 agosto successivo per Lucky Red: la stessa casa lo porta in VHS. In data ignota la Koch Media lo presenta in un’edizione DVD apparsa e scomparsa in un lampo, ed oggi materiale per collezionisti.
Regia di Michael Winterbottom. Sceneggiatura di Frank Cottrell Boyce. Con Amanda Plummer e Saskia Reeves.


Le onde del destino (Breaking the Waves). Presentato in anteprima il 13 maggio 1996 al Festival del Cinema di Cannes, gira per i festival di tutto il mondo prima di arrivare nelle sale italiane l’11 ottobre 1996 per Lucky Red: la stessa casa lo porta in VHS nel 1997. La DNC ristampa il film in VHS dal 15 dicembre 1999 e la Medusa Video lo ristampa in VHS e DVD dall’8 ottobre 2003, e poi ancora nel 2008. La Cecchi Gori lo ripresenta in DVD dal 23 luglio 2013.
Regia di Lars Von Trier. Sceneggiatura di Lars Von Trier e Peter Asmussen. Con Emily Watson e Stellan Skarsgård.

* * *


Non solo blogger ma anche scrittore
pubblicato da Zenzero Editore.
Chi segue Lucius Etruscus attraverso l'uno o l'altro dei suoi numerosi blog non avrà certo mancato di riconoscere, in ciò che ha appena letto, il suo marchio di fabbrica, che è la produzione di articoli documentati e corposi. Autore sempre generoso e prolifico, questo è il primo di ben due guest-post con cui si è offerto di partecipare a questa edizione autunnale di The Pleasure of Pain, dopo aver fatto altrettanto con l'edizione primaverile. In quell'occasione, su The Obsidian Mirror, erano apparsi di suo un lungo speciale in tre parti sulla figura di Leopold von Sacher-Masoch, involontario ispiratore del termine "masochismo", intitolato Il dolore di essere Masoch, più un megapost sulla saga cinematografica di Hellraiser dall'emblematico titolo Lasciate ogni speranza... per un totale di quattro post che è inutile dire che meritano il recupero oltre ogni dire.
In questa sede, Lucius ha invece deciso di occuparsi di cinema in entrambi i suoi articoli e per questo l'ho citato tra i partecipanti allo Speciale in qualità di rappresentate del suo blog di cinema Z ma non solo Il Zinefilo. Non anticipo nulla qui sul contenuto dell'altro suo post, che sarà online la prossima settimana, salvo la notizia che nel caso due film vi siano sembrati già un buon numero sappiate allora che in quell'occasione il conto salirà addirittura a tre. Nel frattempo, però, non sarà certo l'ozio a farla da protagonista, poiché già questo venerdì ci attende ancora un viaggio nel cinema sadico (per distinguerlo da quello sadiano o sadista, ispirato direttamente alla figura o alle opere di de Sade), a cura di un'autrice assai meno visibile di Lucius ma che non mancherà comunque di deliziarci a sua volta con un excursus in un'altra accoppiata di film. Preparatevi soltanto, per l'occasione, a un  balzo ancora più indietro nel tempo: dagli anni '90 ai trasgressivi, cinematograficamente parlando, anni '70.

[I. L.]

Commenti

  1. Ormai la colonna portante dei vari dossier della blogosfera italica ha un nome.
    E quel nome è Lucius Etruscus! ;)

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    1. Ehhhh troppo buono, non sum dignus :-P

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    2. Confermo. Senza il fondamentale apporto di Lucius questa iniziativa avrebbe fatto davvero fatica a decollare :-)

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  2. Concordo con Nick, una cultura cinematografica impressionante. Si tratta di due film che non ho visto, però almeno quello di Von Trier mi incuriosisce.

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    1. Ti ringrazio e ti consiglio caldamente entrambi i film, anche per gustare le loro uguaglianze e differenze. Von Trier ha riproposto una trama molto simile per il suo "Dancer in the Dark" (2000), molto più noto per via della cantante Bjork protagonista, ma lo considero davvero un inciampo nella sua filmografia. Qui la storia è molto più potente e, elemento secondario ma che non guasta mai, le musiche sono spettacolari ^_^

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    2. Io i film li ho visti entrambi e almeno di Butterfly Kiss ho un ricordo abbastanza preciso, ma non avrei saputo aggiungere nulla a quel che ha scritto Lucius.

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  3. Grazie dell'ospitalità ed è stato un dolce dolore partecipare ad un'iniziativa così sadica ^_^

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    1. Grazie a te del preziosissimo doppio contributo, Lucius! E non so se hai notato, ma ti ho pure dedicato un haiku (nascosto):

      Non solo blogger/
      ma anche scrittore pubblicato/
      da Zenzero editore.

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    2. ahaha non avevo proprio notato: grazie del pensiero ^_^

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  4. Amanda Plummer è un’attrice molto sottovalutata, io ad esempio ho la colpa di non aver mai visto “Butterfly Kiss” che penso potrebbe piacermi anche molto. Bellissimo doppio post, non era semplice abbinare qualcosa di coerente a “Le onde del destino”, non vedo l’ora di leggere il prossimo capitolo, gli anni ’70 sono sempre i più gustosi. Cheers!

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    1. Anche il prossimo accostamento di due film sarà notevole, Cassidy. E non c'è da aspettare che domani per goderselo :-)

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  5. Bellissimi film, entrambi. Confesso che non ho alcuna predilezione per i personaggi buoni al limite dell'idiozia, come le due protagoniste e come Bjork in "Dancer in the Dark" (anch'io, leggendo il post, sono riandata mentalmente a questo film), anche se offrono meravigliosi spunti drammatici/tragici.
    Di personaggi come questi, tra l'altro, erano pieni i cartoni animati che vedevo da bambina, e giuro che mi facevano venire l'orticaria...
    @Ivano: Ansia!! Ormai è troppo tardi per titarsi indietro, immagino... Il confronto sarà impietoso. O_O


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    1. Tranquilla Simona, che non corri assolutamente questo rischio :-)

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    2. Ricordo anch'io il fastidio da ragazzino nel vedere serie animate giapponesi ispirate a drammoni europei (curioso che abbiamo imparato la nostra cultura mediante gli stranieri!). Bambine venivano sottoposte a terrificanti prove di sopportazione, puntata dopo puntata, ingoiando rospi su rospi da persone cattive, ma siamo lontani da quel canone, da quel registro narrativo che serviva solo a "sfogarsi" alla fine, quando il cattivo rimaneva svuotato della propria cattiveria e cominciava a riempirsi dell'amore ineffabile della protagonista.
      Nessuno dei personaggi dei film citati è "buono" in quel senso, visto che compiono gesti terribili - uccidono, occultano cadaveri, si prostituiscono gratis, ecc. - perché, come dicevo, sono buoni come l'idiota di Dostoevskij: sono cioè puri di cuore in un mondo corrotto, e quindi risultano idioti.
      Sono donne disposte a tutto per amore, esattamente come ogni altra storia d'amore, tranne che queste lo sono davvero! E visto che si innamorano di sadici, sottostanno alle torture imposte, seguendo il loro cuore puro anche quando perseguono il male.

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    3. Sì, sì, ho visto entrambi i film e quindi la differenza mi è chiara ^_^. Tra l'altro, anche alcuni dei personaggi di Kim Ki Duk sono molto simili a questi, secondo me.

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  6. Non ho visto il primo film, ma mi piacerebbe molto: l'irresistibile attrazione tra bene e male è uno dei temi che mi affascina maggiormente. Vidi "Le onde" quando uscì e me lo ricordo piuttosto bene, ma confesso che non lo capii fino in fondo. Forse mi aspettavo una storia diversa, anche se l'attrice protagonista era incredibilmente brava.

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  7. Ciao e grazie per questo bellissimo excursus cinematografico sul cinema sadico con questi due interessanti titoli.
    Già per Butterfly kiss me basterebbe solo la voce di Dolores a convincermi a vederlo.
    Mi permetto di copiare il link di YouTube dove c’è la scena finale del film con la voce angelica della cantante dei Cramberries

    https://m.youtube.com/watch?
    v=0p4TGybU80c

    Il film non l’ho visto ma mi ricorda un altro abbastanza simile che sarei propenso a domandarmi se il regista per la sua opera non si fosse ispirato a Butterfly Kiss.
    Ma essendo questo film ispirato a un fatto realmente accaduto la mia ipotesi traballa.
    Sto parlando di Monster .

    Monster è un film del 2003 scritto e diretto da Patty Jenkins. È tratto dalla storia vera di Aileen Wuornos, condannata per l'omicidio di sette uomini, e poi giustiziata in Florida, il 9 ottobre 2002.
    Interpretato da Charlize Theron.
    Ci ho trovato diverse analogie con il tuo film.
    Casualità.
    Peccato che sia di difficile reperimento , in edizione italiana.

    A pelle mi ispira molto di più Le onde del destino.
    Anche se mi frena ( non nel senso di non vederlo) , leggendo i commenti sopra , ma l’ho trovato anche in altre rece , che le vittime dei comportamenti sadici degli amanti nei due film siano dipinte come ingenue e buone fino a rasentare l’idiozia.
    Annullarsi in amore fino a rasentare la stupidità non fa onore al sadico ( sia che sia carnefice o vittima)
    È un po’ complicato ma non riesco a spiegarmi meglio.
    Ciao

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "Monster" è un buon film ma è molto hollywoodiano, anche nella scelta di prendere donne belle per fingere di truccarle da brutte. Quand'anche avesse una trama simile - l'ho visto troppi anni fa per notare a memoria delle similitudini - rimane un prodotto da Oscar, patinato. Qui invece la "sporcizia" è parte integrante della storia, che non si riferisce a "veri eventi" (frase con cui Hollywood maschera le peggiori finzioni) perché sta parlando a livello universale: tutti noi abbiamo dentro la spinta a fare il male, e il film ci mostra una persona "normale", che cioè di sua spontanea volontà non compirebbe mai il male, che per amore sottostà a torture psicologiche terribili. Piangendo ma con la consapevolezza di star facendolo per amore.

      Non confondiamo la stupidità con la purezza. Proprio come specifico, il personaggio di Lars von Trier è un idiota dostoevskijano, cioè è un puro di cuore immerso in un mondo di corrotti, e quindi sembra stupido. Ma è vero il contrario: è chi lo circonda che è "cattivo". Sono i bacchettoni ad essere crudeli e malvagi, sono quelli che per ordine di Dio torturano i propri simili ad essere crudeli e malvagi, sono quelli che usano la religione come benda sugli occhi per non guardare le atrocità che commettono ad essere i cattivi: la protagonista è pura di cuore, quello che fa è quello che è, e per questo sempre idiota, in questo mondo corrotto.

      Il fatto stesso che una persona buona venga descritta come "idiota", è un buon modo di giudicare la nostra società...

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    2. Posso anche seguirti fino a un certo punto dopo però mi risulta difficile.
      Non avendo letto Dostoevskij e non avendo visto il film.
      Mi risulta difficile immaginare che un puro di cuore arrivi a snaturare se stesso per amore.

      A tradire i suoi ideali.
      Mi viene da pensare che non sia vero amore.
      A me sembra plagio.
      La purezza si sporca e diventa male...ma alla base ci sono delle menti psicologicamente fragili.

      Ci sono delle devianze.
      Ma non è amore.
      Io la penso così.
      Monster me piaciuto...non avevo pensato ad Hollywood sinceramente.
      Ciao

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  8. Sto lasciando a Lucius il timone perché mi sembra che se la cavi egregiamente. Mentre io, come ho scritto in chiusura di post, non mi sento davvero in grado di aggiungere niente di interessante in questa occasione. Avrò però modo di rifarmi con il secondo guest-post di Lucius ;-)

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  9. Sarà l'alzheimer che avanza ma non ricordo assolutamente nulla di questi due film. Buio totale.
    Se non fosse per la SImona che mi sta dicendo "ma come fai a non ricordarteli" giurerei di non averli nemmeno mai visti...

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    Risposte
    1. Sai che anch'io sono in una situazione simile con "Le onde del destino"? Va be' che l'ho visto un bel po' di anni fa, ma tutto quel che ne ricordo è una musica di Bach e delle campane in cielo tra le nuvole...

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