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The Studio Section Six - 1976-79: Gli anni di The Studio /1




Se un giorno dovessi decidere di organizzare questa lunga serie di articoli in un unico discorso continuativo, allora tutto dovrebbe cominciare da questo post, cioè dal parlare degli anni che videro effettivamente in essere l'esperienza di The Studio e dal dire cosa sia da intendersi effettivamente con questo nome, che io ho finora usato in libertà senza quasi spendere una parola sul suo vero significato e sulla sua origine. Il punto è che mi è piaciuto seguire una strada diversa e svelare un passo alla volta l'identità dei suoi quattro magnifici protagonisti: Barry Smith (che modificherà il suo cognome in Windsor-Smith), Jeffrey "Jeff" Jones, Bernie "Berni" Wrightson e Michael William "Mike" Kaluta, un collettivo di artisti che ha dato vita, tra il 1976 e il 1979, a un'esperienza tra le più celebrate ma anche senza dubbio tra le più ricche di paradossi dell'intera storia del fumetto.
E possiamo cominciare con il dire che il primo di questi paradossi è che l'esperienza di The Studio ha in realtà così poco a che fare con il fumetto da nascere addirittura in contrapposizione a questo medium espressivo o arte che dir si voglia. Ricorderete forse, a questo proposito, come io abbia concluso ognuna delle quattro prime Sezioni sempre più o meno allo stesso modo, con l'artista di turno che abbandona l'industria del fumetto per dedicarsi ad altro, in particolare all'illustrazione e alla pittura. I motivi sono vari, dal bisogno di indipendenza alla voglia di crescere e sperimentare nuove strade, alla necessità di metter la parola fine alle dispute infinite su deadline, copyright e percentuali. Barry Smith fonderà addirittura una propria casa editrice, la Gorblimey Press, per rimarcare ancor più la distanza; Jones, Wrightson e Kaluta continueranno a lavorare per altri, ma in modo da garantirsi comunque la loro indipendenza. Come la si metta, una cosa è certa: la breve ma intensa esperienza di The Studio segnò per tutti e quattro i nostri protagonisti il loro punto di massima distanza dalla loro passione primigenia per il fumetto.


Jeff Jones, Chastity, 1978


Con il nome "The Studio" va quindi intesa in primo luogo un'associazione, o conventicola, di artisti, e poi, per estensione, l'esperienza di cui i quattro sono stati protagonisti. Ma The Studio è anche altro, per esempio uno spazio fisico rappresentato da un attico situato al dodicesimo piano di un edificio della Ventiseiesima West Street di New York e costituito di una sola grande stanza di 180 metri quadrati con un soffitto alto cinque metri. I quattro "fab four" del fumetto ne presero possesso e ne fecero ufficialmente il loro Studio nel giugno del 1976. E sempre The Studio si chiama un volume curato da un misterioso J.S. (alla cui reale identità non sono mai riuscito a risalire), uscito nel 1979 a testimonianza dell'esperienza stessa, nelle cui pagine sono riprodotte un bel po' delle opere realizzate dai quattro artisti dal momento della fondazione del collettivo, accompagnate da un'introduzione generale e da un intervista a ciascuno di loro.




Di Jones, Kaluta e Wrightson, abbiamo già visto che si frequentavano da anni e che per un periodo avevano anche abitato insieme. Non è invece dato sapere quando esattamente il loro cammino si sia intrecciato la prima volta con quello di Barry Smith, ma è plausibile supporre che sia successo nell'una o l'altra delle varie Convention del fumetto a cui i quattro erano spesso invitati per tenere conferenze e/o ritirare premi alla loro attività. Così come è verosimile supporre che i quattro si siano supportati a vicenda nella loro scelta di abbandonare il fumetto per dedicarsi ad altro e abbiano in questo modo gettato le basi per la nascita della loro piccola confraternita.

L'ideale perseguito dai quattro artisti, secondo il misterioso J.S. del volume The Studio, era quello di disporre di
uno studio d’artista del XIX secolo, ammobiliato con opulenti e rari oggetti d’arte, meglio se depredati dai confini dell’Impero.

Ma la realtà, di cui lui è stato diretto testimone, era un po' diversa:
Un malconcio divano in pelle collocato nell’area della reception al posto di uno ricoperto di pelli striate... una boccia piena di penny e denti di plastica collocata tra il lavabo e il frigorifero. Un ombrello capovolto  appeso a un tubo situato a più di tre metri di altezza. Una macchina fotografica antica che occhieggia con la sua eleganza a un teschio posato su una scatola di lucido da scarpe collocata su una libreria di metallo scheggiato. In un’altra parte dello Studio, una vasta collezione di provette, ampolle, cateteri, pipette e cilindri graduati su cui si rispecchia la figura di uno scheletro da scuola di medicina che oscilla con non-chalance appeso al soffitto. Ma ci sono anche spruzzate di piume dai colori vivaci, e dipinti di Rossetti e Burne-Jones, sebbene si tratti di riproduzioni. Immagini languide che condividono gli spazi delle pareti con gli schizzi, i dipinti, i poster e i biglietti da visita di un’altra generazione di un tempo e spazioUn malconcio divano in pelle è collocato nell’area della reception al posto di uno ricoperto di pelli striate. Invece di un calice alato, una boccia piena di penny e denti di plastica è collocata tra il lavabo e il frigorifero. Un ombrello capovolto pende appeso a un tubo situato a più di tre metri di altezza. Una macchina fotografica antica occhieggia con eleganza a un teschio posato su una scatola di lucido da scarpe collocata su una libreria di metallo scheggiato. In un’altra parte dello Studio, una vasta collezione di provette, ampolle, cateteri, pipette e cilindri graduati rispecchia la figura di uno scheletro da scuola di medicina che oscilla con non-chalance appeso al soffitto. Ma ci sono anche spruzzate di piume dai colori vivaci, e dipinti di Rossetti e Burne-Jones, sebbene si tratti di riproduzioni. Ma queste immagini languide condividono lo spazio delle pareti con gli schizzi, i dipinti, i poster e i biglietti da visita di una generazione di un altro spazio e di un altro tempo.


Bernie Wrightson, Ssshhh!, 1978


Proprio come i membri della confraternita preraffaellita a cui si ispirano, anche i membri del collettivo The Studio sono fermamente convinti che la vera bellezza non appartenga ai tempi presenti ma sia da ricercare da qualche parte nel passato. E non può essere certo una sorpresa per nessuno scoprire che l'effetto di questa convinzione determini, nel caso dei quattro, un'impressione ben più anacronistica di quella prodotta ai loro tempi da Dante Gabriel Rossetti, Lord Leighton e gli altri preraffaelliti.
Il più fedele seguace di quest'ultimi è senza dubbio Barry Windsor-Smith, non a caso nato sul suolo britannico, ed è infatti lui, più dei suoi compagni, a cercare soprattutto nel medioevo il suo ideale di bellezza. Jeff Jones gli si avvicina molto come ispirazione, ma al primo posto per lui viene il suo connazionale Whistler, con la sua tavolozza dai colori pastello a tratti cinerei. Bernie Wrightson guarda invece in particolare ai vecchi incisori europei, Gustave Dorè in testa. Mentre Kaluta ha una passione per l'art nouveau e dintorni: Klimt, Mucha, Kupka...

Come scrive ancora il nostro misterioso J.S.:
La loro opera è radicata nel rifiuto assoluto dell'attenzione al quotidiano che permeava l’atmosfera degli anni ’60 e nella sete di occulto, di mistero, di erotismo e religiosità, se possibile intrecciate tutte insieme in simboli o immagini. Rappresentano, come gruppo, la componente più radicale del fumetto esoterico, del tutto disinteressata al realismo sociale di Robert Crumb o Gilbert Shelton. Mentre come pittori hanno poco o nessun interesse nei confronti del moderno espressionismo astratto o nel suo ramo collaterale, la Pop Art.

Non che non volessero davvero agire sulla società, ma volevano farlo nello stesso modo teorizzato un secolo prima da John Ruskin o William Morris: infiltrando la bellezza nelle pieghe del quotidiano, tra la gente comune. E ogni loro poster affisso alla parete di una stanza era un minuscolo passo mosso in direzione di quest'obiettivo.

E' comunque evidente come la rottura dei quattro con il loro passato fumettistico avvenga in realtà all'insegna della continuità stilistica e di contenuti. E anche questo può forse rientrare tra i paradossi a cui accennavo sopra. Il soggetto delle prime opere in proprio di Barry Windsor-Smith è ancora lo stesso Conan che gli ha procurato legioni di fan ai tempi del mensile Marvel Conan the Barbarian. Così come il tributo al corpo femminile al centro delle rivoluzionarie tavole in bianco e nero di Idyl, rimane il tema centrale delle tele di Jeff Jones. In quanto a Kaluta, le pagine da lui disegnate per il fumetto noir The Shadow trasudavano già tutto il suo amore per l'art nouveau e la figura del giustiziere mascherato continuerà comunque a far capolino anche nella sua produzione di questi anni. E Bernie Wrightson? Nel suo caso sarà una doppia persistenza a garantire la continuità con la sua precedente produzione a fumetti: del suo gusto per il macabro e il grottesco e di una sua particolare ossessione. Quale, lo vedremo in uno dei prossimi post di questa Sezione. Intanto, ad aspettarci al varco, ci sono un paio di battaglie, tra cui una antropomiomachia.


Barry Windsor-Smith, The Ram and the Peacock, 1974


* * *


The Studio - Complete Comics Chronology V: February 1970 - Maj 1970


Jeffrey Catherine Jones: "The return of the fiend" (7 pg.)
All Stars #2 - San Francisco Comic Book Co., 1970 (Fanzine)
Editors: Marty Arbunish, Bill Dubay
Bernard Albert 'Bernie' Wrightson: Illustration ("Conan")
Anomaly #2 - Jan S. Strnad; 1970 (Fanzine)
Editors: Jan Steven Strnad, Don Bain
Bernard Albert 'Bernie' Wrightson: Cover
Comicology #6 - Doug Fratz; 1970 (Fanzine)
Editor: Doug Fratz
Bernard Albert 'Bernie' Wrightson: "Conan" and other 3 b/w illustrations (4 pg.)
Seraphim #5 - Tom Veilleux, 1970 (Fanzine)
Editor: Tom Veilleux
Jeffrey Catherine Jones: Illustration (1 pg.)
Seraphim #5 - Tom Veilleux, 1970 (Fanzine)
Editor: Tom Veilleux
Barry Windsor-Smith: "The Warlock Tree!" (7 pg.)
Chamber of Darkness #3 - Marvel Comics group, February 1970 (Comic-book)
Editor: Stan Lee
Writer: Gerry Conway
Inker: Syd Shores
Michael William Kaluta: "Trick or Treat" (2 pg.)
The Witching Hour #7 - DC Comics, February 1970 (Comic-book)
Editor: Dick Giordano
Writer: Jack Miller
Jeffrey Catherine Jones: Cover art
Web Of Horror #2 - Major Magazines, February 1970 (Magazine)
Editor: Terry Bisson
Bernard Albert 'Bernie' Wrightson: "Mother Toad" (5 pg.)
Web Of Horror #2 - Major Magazines, February 1970 (Magazine) (Magazine)
Editor: Terry Bisson
Writer: Terry Bisson
Michael William Kaluta: "Sea Of Graves" (7 pg.)
Web Of Horror #2 - Major Magazines, February 1970 (Magazine) (Magazine)
Editor: Terry Bisson
Writer: Eando Binder
Bernard Albert 'Bernie' Wrightson: "Breathless!" (7 pg.)
Web Of Horror #2 - Major Magazines, February 1970 (Magazine) (Magazine)
Editor: Terry Bisson
Writer: Marv Wolfman
Bernard Albert 'Bernie' Wrightson: "Limpstrel 1 & 2" (2 pg.)
Witzend #7 - Wonderful Publishing Company, Spring 1970 (Fanzine)
Editor: Bill Pearson
Barry Windsor-Smith: "The Sword And The Sorcerers!"* (7 pg.) (Link)
Chamber of Darkness #4 - Marvel Comics group, April 1970 (Comic-book)
Editor: Stan Lee
Writer: Roy Thomas
Jeffrey Catherine Jones: Back cover
ERBdom #33 - Camille Cazedessus Jr., April 1970 (Fanzine)
Editor: Camille Cazedessus Jr.
Jeffrey Catherine Jones: Cover (w/ Vaughn Bodé) (Link)
Vampirella #4 - Warren Publishing, April 1970 (Magazine)
Editor: Bill Parente
Bernard Albert 'Bernie' Wrightson: Cover art + "Web Of Horror Comic Artist Contest" centerfold
Web Of Horror #3 - Major Magazines, April 1970 (Magazine)
Editor: Terry Bisson
Michael William Kaluta: "Dead End" (6 pg.)
Web Of Horror #3 - Major Magazines, April 1970 (Magazine)
Editor: Terry Bisson
Writer: Otto Oscar Binder
Bernard Albert 'Bernie' Wrightson: "Feed It!" (6 pg.)
Web Of Horror #3 - Major Magazines, April 1970 (Magazine)
Editor: Terry Bisson
Writer: Mike Friedrich
Jeffrey Catherine Jones: Cover art
Eerie #27 - Warren Publishing, Maj 1970 (Magazine)
Editor: Bill Parente
Michael William 'Mike' Kaluta: Interview w/ 2 illustrations
I'll Be Damned #1 - Damnation Enterprises, Maj 1970 (Fanzine)
Editor: Mark A. Feldman

Clicca sulla scritta blu per vedere in grande formato, se disponibili, copertine e pagine interne degli albi in lista.



* * *


Tutte le citazioni incluse nel testo sono di J.S. e sono tratte dal volume The Studio. Dragon's Dream, 1979.

L'immagine di apertura del post è: Michael William kaluta, Solo, 1976 (detail).

Commenti

  1. "i membri del collettivo The Studio sono fermamente convinti che la vera bellezza non appartenga ai tempi presenti ma sia da ricercare da qualche parte nel passato".
    Non posso che condividere. E seppure sono consapevole che questo "passato" è probabilmente più mitico che reale, il grande risultato di questa ricerca verosimilmente illusoria è la sua capacità di creare bellezza, la bellezza dei quadri preraffaelliti e quella di queste tavole meravigliose che hai inserito nel post.

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    1. Siamo finalmente entrati nel vivo. Vedrai quanto sarà affascinante il percorso di questa particolare Sezione, Ariano. Le scoperte sono appena all'inizio :-)

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  2. Pochi anni ma decisamente fecondi di cambiamenti.

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    Risposte
    1. Tre anni di non fumetto che hanno ri-rivoluzionato il mondo del fumetto, Nick ;-)

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