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The Studio Section Two - Mike Kaluta /4




Come già Barry Smith, neanche Kaluta riesce a scendere a patti con la logica commerciale implicita in una produzione seriale, scandita da deadline che lo costringono a adeguarsi non ai propri tempi ma a quelli dell'edicola.
Disegnare fumetti... Farlo bene dà una grande soddisfazione, ma richiede una gran quantità di tempo,
diceva nella citazione con cui ho scelto di inaugurare la serie di post che gli ho dedicato, corrispondente alla Section Two di The Studio.
Ma altrettanto bene gli si attaglia la dichiarazione seguente, di Barry Smith:
Per alcuni professionisti del settore, creare storie a fumetti è una bazzecola che richiede ben poco in termini di investimento emozionale o concentrazione profonda. Io sono l’esatto opposto. Ce la metto tutta per infondere nelle mie storie e immagini l’impronta della mia personalità.

Un'altra bella copertina di Kaluta,
del 1978, per la DC Comics
E tuttavia la reazione di Kaluta, mediata da un temperamento meno ribelle e impetuoso, non sembra così  viscerale come quella di Smith e neanche così netto il suo distacco dal mondo della produzione di comics. Continuerà per esempio, perfino negli anni dell'esperienza di The Studio (di cui dovrò occuparmi più a fondo a breve), a realizzare un gran numero di copertine per conto della DC Comics.
Ma, a proposito di anni... se guardiamo alle date vediamo che l'ultimo numero di The Shadow con i disegni di Kaluta vede esce nell'agosto 1974 e che poco tempo prima, in aprile, Barry Smith aveva inaugurato, con la stampa a tiratura limitata Horsemen in Sepia, la sua Gorblimey Press. E poiché sappiamo che i due si conoscevano senza dubbio dai giorni della Convention di San Diego dell'anno precedente, ma forse da ancor prima, è lecito supporre che si siano interpellati a vicenda o anche che Kaluta abbia subito, nella sua scelta di lasciare il fumetto a favore dell'illustrazione, l'influenza diretta di Smith, che una simile decisione aveva preso con un anno di anticipo.
Comunque siano andate le cose, la svolta è compiuta, e ancora nel 1974 Kaluta inizia una nuova doppia collaborazione, da un lato con le edizioni FAX, illustrando The Lost Valley of Iskandar di Robert Ervin Howard, dall'altro con la Christopher Enterprises, per la realizzazione di stampe d'arte da commercializzare in forma di poster (come già stava facendo, in proprio, Barry Smith).

Roy G. Krenkel e Michael W. Kaluta
Niamh fled into the giungle
(As the Green Star Rises, pg. 59)
Ma a rigor di termini quello del 1974 non è neanche il suo primo incontro in assoluto con le storie di R.E. Howard, avendo Kaluta, l'anno prima, fatto da anonimo assistente a Roy Krenkel durante la realizzazione delle illustrazioni a piena pagina di Sowers of the Thunder.
Il tandem con Roy Krenkel si ripete poi nel 1975, quando Kaluta è chiamato a inchiostrare le illustrazioni di As the Green Star Rises, quarto e penultimo volume del ciclo Green Star dello scrittore SF e Fantasy Lin Carter. E se è ovvio che Kaluta intervenga con timore reverenziale sui disegni di Krenkel, suo principale mito artistico nel campo dell'illustrazione fantastica (continuerà infatti a considerare, negli anni, una tappa fondamentale della sua carriera quest'opera all'apparenza minore) è altrettanto vero che di lì a poco, almeno agli occhi di editori e direttori artistici, il discepolo avrebbe superato il maestro.

Lo stile di Kaluta si consolida infatti molto presto con altre due opere significative. La prima, in ordine di tempo, è il portfolio sull'Inferno di Dante, pubblicato dalla Christopher Enterprises in 2000 copie firmate dall'autore. Il portfolio si compone di otto tavole a colori, che alternano soluzioni di tipo pittorico, con echi di Blake e Munch (vedi l'immagine di Paolo e Francesca riprodotta in alto), ad altre di chiara ispirazione art nouveau, come le seguenti due (Inferno, plates IV-V):



Nell'altra delle due opere significative, Kaluta illustra, per la seconda volta, un testo di R.E. Howard per conto delle edizioni FAX: Swords of Shahrazar. Il totale delle immagini è di oltre settanta, di cui tre a colori, una per ciascuna delle tre parti di cui si compone la storia. La più famosa di queste immagini a colori, Ayisha gazed up at him as if his dark, hawk-like face had caught her fancy (riprodotta qui a lato), sarà commercializzata lo stesso anno in forma di stampa a tiratura limitata e in seguito, con il titolo di Ayisha, come poster di grande successo.
Ma proprio la produzione di stampe artistiche a tiratura limitata vedrà verificarsi, di lì a pochi mesi, un curioso incidente, con la prima edizione in 250 copie della stampa Sacrifice - pubblicata nel 1976 dalla Christopher Enterprises - attribuita erroneamente dall'editore a Berni Wrightson anziché a Mike Kaluta. Un incidente di percorso che ha per me una sua utilità, visto che posso utilizzarlo come passaggio di testimone in questa staffetta tra un disegnatore e l'altro. Proprio così, come era successo con Barry Smith e la Section One, anche il mio discorso su Kaluta si prende una pausa, in attesa di essere risuscitato al momento dovuto. E' il turno, dal prossimo post, della Section Three e del relativo artista che, come vi ho appena suggerito, altri non è che l'amico e collega di Kaluta, Berni Wrightson.

* * *


L'immagine in alto sotto il titolo è: Michael William Kaluta, Paolo and Francesca (Inferno, plate III,1975).

Commenti

  1. Mamma mia, poi qualcuno definisce i disegnatori degli artisti minori. Mi viene in mente qualcosa legato alle collaborazioni di Kaluta, parlerai, o mi è sfuggito e ne hai già parlato, di Dave Stevens?

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    1. La collaborazione con Stevens è molto più vicina a noi negli anni e non so proprio dirti adesso se ne parlerò o no. Lungo il cammino ci aspettano molte altre cose notevoli, alcune davvero sorprendenti, e non credo che correremo il rischio di annoiarci. Io no di certo e spero neanche voi ;-)

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    2. Gli illustratori sono sovente grandissimi artisti relegati al ruolo di rappresentante delle "arti minori" da una certa concezione dell'arte in base alla quale qualsiasi merdata messa su tela vale di più di una tavola originale di un fumetto o di una copertina.

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    3. Uno dei meriti dell'art nouveau è proprio quello di aver assottigliato notevolmente la distanza tra arti "maggiori" e "minori".
      Mucha e Beardsley sono illustratori assunti ormai allo stesso rango dei pittori. Molti segnali, anche oggi, tendono in questa direzione...

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  2. Concordo con Ariano, se potessi permettermelo pagherei cifre grosse per le tavole dei miei autori preferiti.

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    1. Potresti cominciare con i portfolio di stampe a tiratura limitata firmate dall'autore...

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    2. Fra parentesi, io ne ho una di Astrocity, firmata da Alex Ross. Uno dei pochi "oggetti" che possiedo.

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  3. Appena ho visto l'immagine che apre il post ho pensato a Blake XD Impressionante :O Le ultime tavole sono, per mio gusto, stra-belle *__*

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    1. Come ho scritto, a me ha richiamato anche molto Munch.
      Comunque, hai ragione, le ultime immagini sono davvero belle. Così ho deciso di riproporre quelle dell'Inferno con nuove scansioni e una migliore risoluzione ;)

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  4. Il disegno di Paolo e Francesca direi che è molto fedele all'immaginario dantesco di quel vento che sospinge i lussuriosi.

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    1. Molto vero! Altrettanto non si può dire invece dire degli altri due esempi dallo steso portfolio riprodotti nel post, reinterpretati con occhio moderno/modernista se non proprio contemporaneo.

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