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Solve et Coagula - Pagina 132





Parte seconda - Capitolo 1 /4


Massimo disegnò per varie ore di fila, come in preda a una frenesia. Lo stupì non poco constatare che a dispetto dei quasi cinque anni trascorsi dall’ultima volta che aveva tenuto una matita in mano, la sua capacità di trasferire su carta le immagini che vivevano nella sua mente era pressoché inalterata. Dopo aver disegnato una serie di ritratti femminili immaginari, quando si sentì pronto iniziò a tratteggiare il volto di Paula Susi. Rimase poi, a opera finita, a contemplarlo per un po’, cercando di valutare il livello di approssimazione con l’unica vera immagine della ragazza che aveva impressa nella mente. Fu interrotto dall'improvviso ingresso di due persone che non conosceva, accompagnate dal medico che si stava prendendo cura di lui e dalla solita miss Wilkins. Il più alto, e magro, dei due nuovi vestiva in giacca e cravatta e aveva con sé una valigetta di discrete dimensioni. Massimo lo avrebbe detto un rappresentante di prodotti ospedalieri, ma lui si qualificò come sovrintendente capo della polizia locale. Sull’identità dell’altro, un poco più basso in altezza ma di corporatura più robusta, non c'erano mai stati dubbi, dal momento che indossava un’uniforme di polizia.
Dunque era arrivato il momento della verità, si disse Massimo, anche se le cose stavano andando diversamente da come aveva suggerito Paula Susi e da come lui stesso si era immaginato: era Scotland Yard a venire da lui e non il contrario. Sempre che non fossero semplicemente venuti a prelevarlo senza preavviso.
Con sua sorpresa, il sovrintendente capo gli strinse la mano, poi si sedette su una sedia in prossimità del letto.
«Vengo subito al dunque» esordì. «Dalle analisi di laboratorio è risultato chiaro che lei, la sera dell’incidente, aveva assunto una dose di LSD. Una dose non eccessiva, per la verità, ma che sarebbe comunque sufficiente a inguaiarla. Prima di giungere però a delle conclusioni definitive voglio ascoltare la sua versione dei fatti».
Della breve inquisitoria, era stata una parola in particolare a colpire Massimo. «Quale incidente?» chiese, affrettandosi poi ad aggiungere un “Sir” in coda alla domanda.
«Quello che è costato la vita al suo compagno di viaggio» replicò l’agente con un tono di voce forzatamente neutro.
Massimo si sentì raggelare. A quanto pareva, era finito il tempo della bambagia. E se anche ebbe abbastanza autocontrollo da impedirsi qualsiasi reazione emotiva violenta - cosa che in fin dei conti, percepì oscuramente, avrebbe anche peggiorare la sua situazione - riuscì comunque a percepire con una certa chiarezza l’insorgere e l’annidarsi in lui di un acuto senso di colpa, di cui molto difficilmente sarebbe riuscito a liberarsi nello spazio di una sola vita. Non aveva ucciso lui Maurizio, d'accordo, ma aveva creato le condizioni per la sua morte, e nulla avrebbe mai potuto cambiare questo dato di fatto. Fu allora che che lo assalì all'improvviso un pensiero terribile: e se ciò di cui lo stavano accusando era proprio la morte dell’amico?
Scacciò con decisione il senso di panico e si rivolse di nuovo al suo interlocutore, sforzandosi allo stesso tempo, ma inutilmente, di decifrare le vere intenzioni soggiacenti alle sue parole.
«Ma cosa è successo esattamente?» chiese.
«Come le ho detto, sono qui per sentirlo da lei» replicò con calma l’ufficiale. «E le garantisco che avrà solo vantaggi dal dire tutta la verità».
Massimo riteneva che quella fosse solo una frase di prammatica, o un modo per meglio abbindolarlo, ma a lui comunque non passava neanche per la testa di cercare di nascondere qualcosa o di dare una versione dei fatti diversa da quel che conosceva. Lo preoccupava semmai, e non poco, la consapevolezza di avere ben poco da dire rispetto a quel che il sovrintendente avrebbe certo gradito di sentire.



Commenti

  1. Uh si mette male davvero :O
    Ma... il disegno?

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    1. Il disegno è pronto, Glò... e dovrebbe comparire nel prossimo post ;)

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  2. Pure questa pagina ci piace assai! Mi permetto solo di segnalare che forse all'inizio del brano, dopo "ultima", manca la parola "volta". A presto!

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    1. Grazie Annalisa, sia per l'apprezzamento che per la segnalazione del refuso che vado subito a correggere :))

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  3. Uhm... l'incidente.. c'era da aspettarsi qualcosa!
    E i problemi veri iniziano ora.
    Cosa sarà successo a Massimo che non ha confessato a Luisa?

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    1. Proprio così, Patricia, Massimo non ha detto tutto alla figlia. Forse ne aveva l'intenzione ma qualcosa non gliene ha dato il tempo?

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  4. Possibile.
    O ppoteva forse aver paura che la figlia non capisse? Non senbrava molto felice della rivelazione. :))

    ps ti ho risposto a proposito di fin-a
    Ciao

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    1. Sì, ero già passato a leggere. Grazie :))

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  5. Ah, risvolti polizieschi in questa seconda stagione... :)

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    1. Ci si prova, Marco, ci si prova... ^_^

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  6. A volte mi chiedo che cosa farei se mi trovassi in una situazione come quella di Massimo. Probabilmente comincerei a zampillare lacrime come una fontana.Infatti le uniformi mi hanno sempre intimidito, comprese quelle dei controllori dell'atm! ;-)

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    1. Le uniformi una volta intimidivano anche me. Poi, più di venti anni fa, ho fatto un viaggio in Messico di tre settimane alla ventura e sono stato fermato varie volte da militari e poliziotti alle frontiere fra i vari stati (il Messico è una confederazione). Era il periodo della rivolta zapatista e c'erano molti controlli. Devo dire che mi hanno anche perquisito ma sempre con grande gentilezza e cortesia.

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