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Tyra Kleen, questa sconosciuta? (Prima parte)



Con questo post continuo il mio viaggio nella cultura svedese, con il proposito di presentarne aspetti a noi poco conosciuti. Dopo le poesie-canzoni di Dan Andersson e la musica classica di Lars Erik-Larsson, ho scelto stavolta di dedicare un articolo in due parti all'arte di Tyra Kleen, scrittrice, pittrice, illustratrice, viaggiatrice ed etnografa svedese.
Ma Tyra Kleen non è semplicemente un'artista poco conosciuta alle nostre latitudini. Per il web, si tratta quasi di un oggetto non identificato, almeno a giudicare dalla scarsità di pagine prodotte su di lei. Ma basta una visita a Wikipedia per rendersene conto: solo la versione svedese dell'enciclopedia né da notizia e lo fa con meno di dieci righe di testo. Ecco la mia traduzione:
Tyra (anche Thyra) Kleen, nata il 29 marzo 1874 a Stoccolma e ivi morta il 17 Settembre 1951, è stata un'artista e scrittore svedese. Alcune sue illustrazioni portano la firma T.Kn.
Il padre di Tyra Kleen era il diplomatico Frederick Herman Richard Kleen (1841-1923), e suo nonno il militare Johan af Kleen. Ha studiato arte in Germania e a Parigi a partire dal 1890, e ha trascorso molto tempo all'estero. Si è dedicata principalmente al disegno, all'incisione e alla litografia.
Tyra Kleen ha illustrato il suo poema in prosa En PsykesagaDrömmar di Olive Schreiner. Ha inoltre pubblicato nel 1908 il documento artistico Form. Ha esposto le sue opere in varie città, tra queste Berlino, Vienna, Milano, Roma, Parigi, Londra e San Pietroburgo.
Tyra Kleen ha scritto e illustrato il libro Ni-Si-Pleng. En historia om svarta barn för vita barn. Il libro è illustrato con una tavola a colori e 49 illustrazioni nel testo. Il libro è stato pubblicato nel 1924 da J. A. Lindblad Publishers, Uppsala.
Del resto, anche un blog aperto su di lei all'inizio del 2014 ha avuto un'esistenza breve: due giorni e cinque post. Questi cinque post non offrono inoltre nessuna informazione sull'artista ma solo le riproduzioni di alcuni suoi dipinti e illustrazioni. Interessante, a questo proposito, che l'anonimo autore del blog presenti (con un brevissimo post introduttivo) il suo spazio come un tentativo di far conoscere un'artista dimenticata.

Cercherò così di ovviare io in qualche modo - con un tentativo di biografia e la scannerizzazione di alcune immagini in mio possesso - a questa rimozione collettiva dalla scena dell'arte di un'artista importante come e forse più di molte altre sue colleghe più famose.


Tyra Kleen, che nacque a Stoccolma il 29 marzo 1874, fu nomade fin da piccola, viaggiando a seguito del padre - un diplomatico - in varie parti d'Europa, e lo fu poi per tutta la vita.
Di carattere indipendente e anticonformista, già all'età di sedici anni lasciò la famiglia, e la Svezia, con l'intenzione di studiare arte in Germania, dove visse dal 1890 al 1895. Decisivo per la sua formazione artistica fu, negli anni 1894-95, il suo apprendistato con Max Klinger a Monaco di Baviera. L'incontro con il grande artista tedesco, si rivelò fondamentale sia dal punto di vista dell'ispirazione, che la confermò nella sua predilezione per un'arte dai forti contenuti simbolici e onirici e permeata di un'altrettanto forte vena decadente, sia dal punto di vista stilistico, per la scelta dell'incisione come mezzo privilegiato di espressione. Tyra si appassionò in particolare alla litografia, un mezzo che con il tempo riuscì a padroneggiare pienamente e gli permise di ottenere risultati estetici davvero eccelsi. Ancora a questo periodo, risalgono le sue illustrazioni professionali per Drömmar (Stoccolma, 1894), edizione svedese del libro Dreams della scrittrice inglese Olive Schreiner.

Max Klinger - Il guanto (1881)

Dopo la Germania, le due tappe successive dell'infinito viaggio di Tyra, furono prima la Francia, dove ottenne di collaborare alla nota rivista art nouveau La plume, e in seguito, dal 1899, l'Italia. Vale senza dubbio la pena mostrare, tra le opere di questo suo primo soggiorno da adulta nel nostro paese, La peur (La paura, Roma 1901), una litografia di grande impatto stilistico e tematico: all'interno di una Basilica di San pietro 'oniricizzata' attraverso un magistrale gioco di luci e ombre, una schiera di personaggi nudi e imploranti si ammassa ai piedi della statua di un santo mentre un diavolo in volo li fustiga dall'alto.


Nel 1902, in occasione della pubblicazione del suo poema in prosa En Psykesaga (Una favola di Psiche), Tyra fece ritorno nella sua Stoccolma. Anche questa opera, da lei scritta e illustrata, era forse frutto della sua precedente esperienza con Max Klinger, che aveva illustrato più di due decenni prima, con 46 acquetinte, la favola di Amore e Psiche di Apuleio. En Psykesaga è in ogni caso un'opera cupa, in parte autobiografica, dove Psiche è esiliata nel mondo e alla fine si lascia morire dopo averne sperimentate tutte le brutture.
Si trattò comunque di un rimpatrio a tutti gli effetti occasionale, giacché pochi mesi dopo Tyra era di nuovo a Roma, in occasione dell'esposizione di undici sue illustrazioni all'Esposizione Internazionale di Bianco e Nero organizzata in quella città. Le sue opere erano esposte nella sezione scandinava della mostra, insieme a quelle di artisti del calibro di Edward Munch, Akseli Gallen-Kallela e Carl Larsson.
Sempre a Roma, l'anno successivo, Tyra prese in affitto un appartamento, che abitò per circa tre anni. Il cambio di latitudine e di clima non sembrò però influire sullo stile e i temi delle sue opere. Ne sono la riprova queste due litografie del 1905: Psiche et Pan (Roma, datata: 24 dicembre) - ispirata ancora una volta al mito greco, e ancora una volta alle sofferenze di Psiche - e La chevelure (La chioma), ispirata invece all'omonima poesia dei Fleurs du mal di Charles Baudelaire.




1- Continua


* * *

L'immagine in alto sotto il titolo è tratta da Tempeldanser och musikinstrument på Bali (Stoccolma, 1951)

Commenti

  1. Ho trovato quel blo a cui ti riferisci. Effettivamente è stata una sfida impossibile aprire un blog dal nulla su un argomento così di nicchia e sperare di salvare un'artista dall'oblio (senza usare nemmeno troppe parole). Molto più efficace di sicuro questo tuo post.
    Immagini molto singolari. Ne ho viste già altre nel blog di cui sopra, ma queste in b/n sono quelle che preferisco...

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    1. Vero. Forse avrebbe funzionato parlare di lei all'interno di un blog dedicato all'art nouveau in genere, ma aprire un blog tutto su Tyra Kleen è davvero un'idea balzana.
      Secondo me La Peur è un vero capolavoro. Peccato che non l'avevo disponibile tra le immagini a casa e in quel caso ho dovuto riciclare un'immagine dal web.

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  2. Penso sia un'opera meritoria far conoscere in modo adeguato questa artista caduta nel dimenticatoio. La Peur mi piace particolarmente, con quel demone che entra nell'opera dal di fuori.

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    1. Ciao Marco!!
      In questo caso senza il cartaceo avrei potuto fare ben poco, perché ricostruire la sua vita attraverso le notizie del web sarebbe stato impossibile. Comunque anche con il cartaceo è stato un po' come comporre un puzzle: un dato preso da una parte, un altro dato preso da un'altra parte e così via. Comunque è stata una sfida molto interessante ^_^

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  3. Mi piacciono da morire queste opere, davvero. Sono il MIO genere.
    La peur spacca il culetto a tutti!
    Comunque cinque post in due giorni è un suicidio editoriale XD

    Moz-

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    1. Infatti il blogger si è suicidato (spero solo metaforicamente) dopo due giorni ^^
      Sì, queste opere sono veramente belle e sono felice di potere proporne anche alcune inedite nel web ;)

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  4. Rispetto a Klinger (che io ADORO dal profondo del cuore!) vi è una maggiore morbidezza d'atmosfera, le luce sono soffuse e si spandono come quelle di un lume acceso sulle figure che sembrano essere composte di latte e luce, immerse in una semplice e monumentale maestosità della propria forma. Adoro la resa dei contrasti ne la Pleur, ma trovo che le due opere successive abbiano un carattere più personale. Klinger era notevolmente più duro, più aspro, più apocalittico, lei sviluppa una drammaticità tutta personale!

    Grazie Ivano, oggi mi fai un bellissimo regalo con questo post!

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    1. Infatti anche le tecniche che hanno scelto evidenziano queste loro particolarità. Klinger predilige il segno duro delle acqueforti e acquetinte, Tyra Kleen la morbidezza della litografia.
      Grazie a te!! Sono contento di averti fatto questo regalo di non-compleanno ^_^

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  5. Non conoscevo questa artista svedese (e d'altronde ammetto che il mio livello di ignoranza rispetto alla cultura scandinava è a livelli vergognosi) e mia ha molto colpito pur con le inevitabilmente poche immagini che hai potuto proporre in questo post.
    Vedo che si tratta di un argomento che sarà affrontato in più parti e attendo con interesse i prossimi (anche se, lo ammetto, a questo punto cercherò altre sue opere sul web).
    Anch'io come Alessia apprezzo Klinger e davvero noto un'affinità nel suo stile con quello di Tyra Kleen. Ottima segnalazione :-)

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    1. Ti dico già che sul web troverai soprattutto in più alcuni dei suoi ritratti a olio e le opere del periodo orientale. Da queste ultime è stata anche tratta una serie di poster. Purtroppo non dalle sue opere in bianco e nero :P
      Credo che ci sarà solo una seconda parte, anche perché ricostruire la vita di Tyra Kleen è una piccola impresa (vedi la risposta a Marco che ho dato più sopra per i dettagli).
      Non sono riuscito a reperire neanche in Svezia una sua biografia, solo un paio di articoli.
      Klinger è un grande, ma Tyra secondo me non è da meno ^_^

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  6. Molto belle le tavole che hai segnalato, La chevelure in particolar modo.
    Ovviamente ignoravo l'esistenza dell'artista!
    Grazie Ivano per questa serie di post sulla cultura svedese! *__*

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    1. Io l'ho conosciuta (e me ne sono subito invaghito) solo perché ho visto le sue illustrazioni per la rivista Ord och Bild nella collezione del National Museum di Stoccolma.
      Grazie a te Glò. La cultura svedese, da noi conosciuta solo per Strindberg, Bergman e Pippi Calzelunghe, ha molte altre belle cose da mostrare. Ma questo credo valga per ogni nazione del pianeta ^_^

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  7. Da non competente, tra queste belle litografie, quella che mi piace e intriga di più è Psiche et Pan. Psiche giace nel torrente, ma il paesaggio intorno non è lugubre, e persino il perfido demone ghignante che spunta dalla riva dietro alla vegetazione, non è in grado di cambiare la romanticità di questa sofferenza. Peccato che quest'artista sia caduta nel dimenticatoio, chi sa se coincide con l'essere donna? Grazie Ivano per averci fatto conoscere Tyra.

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    1. Grazie a te per la visita e il commento ;)
      Non so se c'entri il fatto di essere donna, dopotutto anche Selma Lagerlof era una donna e l'accademia svedese nel 1907 l'ha insignita del nobel per la letteratura. Forse a differenza di autori come Mucha o Beardsley il suo stile era più legato ai gusti di un determinato periodo.
      Dai suoi disegni orientali è stata tratta una serie di poster, ma in questo caso la scelta è dovuta sicuramente al loro aspetto decorativo.

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    2. Meravigliosi svedesi!!! Dimenticavo che in fatto di parità effettive di ruoli, sono da tempo avanti anni luce. Mi stupisco che il decoro, o meglio ciò che piace ai più, vada spesso a scapito del riconoscimento artistico; in definitiva nessuno di noi direbbe che Michelangelo non è stato un bravo scultore proprio perché apprezzato dai più. Scusa Ivano non ti voglio far perdere tempo con le mie elucubrazioni mentali del perché non sia stata riconosciuta più di tanto. Aspetto i prossimi disegni.

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    3. Figurati, sei sempre la benvenuta :)))

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  8. Ho appena scoperto questa multisfacettata artista. Mi sta interessando!
    Di certo ha avuto un inizio frizzante e i suoi disegni sono veramente belli... Mi incantano e mi danno inquietudine.
    Tu, Ivano, come l'hai scoperta?

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    1. L'ho scoperta in Svezia, durante una delle mie visite al National Museum di Stoccolma. Infatti questa serie di post fa parte dell' "angolo svedese" del blog.

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