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Tyra Kleen, questa sconosciuta? (Parte quarta e ultima)



Al suo ritorno in Europa, nel 1921, Tyra Kleen approdò prima di tutto in Olanda, dove contribuì con 60 pagine di illustrazioni a un'opera di un'orientalista olandese, Angelino de Kat, dal titolo Mudra's op Bali. Handhoudingen der Priesters ('s-Gravenhage, 1922).
Ormai altrettanto etnografa che artista, anche l'anno successivo, in Svezia, fu coinvolta in un altro progetto a tema orientale. Insieme a una sua connazionale, la studiosa di cultura giapponese Ida Trotzig, allestì una mostra alla Liljevalchs konsthall, dove le due donne esposero le loro collezioni di reperti orientali, rispettivamente balinesi e giapponesi. Il titolo dell'esposizione era, non a caso, Due dame giramondo (Två vittberesta damer).
Anche il 1923 la vide protagonista di una mostra, al Victoria and Albert Museum di Londra stavolta, dove espose una serie di illustrazioni sui mudra che avrebbe poi fatto confluire nel suo libro Mudrās: the ritual hand-poses of the Buddha priests and the Shiva priests of Bali (Londra, 1924).

Due pagine di Mudra's op Bali. Handhoudingen der Priesters (1922)

Sempre nel 1924, ma in Svezia, uscì anche un suo libro per ragazzi, Ni-Si-Pleng: en historia om svarta barn berättad och ritad för vita barn (Ni-Si-Pleng: una storia di bambini neri raccontata e disegnata per i bambini bianchi).
Fu poi il turno, sei anni dopo, di un libro sul teatro javanese: Vajang (javansk teater) (Stoccolma, 1930), formato da 34 pagine di testo e 24 stampe su cartoncino.
Ma era stata soprattutto quella che è considerata a tutt'oggi un'opera basilare sulla danza balinese a tenerla occupata nei dieci anni successivi al suo ritorno dall'Oriente: Tempeldanser och musikinstrument på Bali (Danze sacre e musica strumentale a Bali), venne pubblicato nel 1931 in un'edizione a tiratura limitata in grande formato, con 24 pagine di testo e oltre 50 stampe, 21 delle quali riprodotte a colori su sfondo dorato.

Immagine tratta dal sito vialibri.net

E con questo ho completato il puzzle Tyra Kleen con i pezzi che avevo a disposizione. Non ho trovato nulla che riguardi la sua vita al di là di questo limite temporale e anche la sua bibliografia sembra essersi arricchita solo di un'altra opera: Solens Son (Il figlio del sole) (Stoccolma, 1946), un racconto di 52 pagine sul faraone Akhnaten e il suo culto del sole. Basta volgere il titolo al femminile e non mi sembra fuori luogo supporre che l'artista settantaduenne possa aver inteso questo suo ultimo lavoro come un vero e proprio testamento spirituale, in cui consegnava al mondo il ritratto di se stessa che considerava il più fedele, o comunque quello ideale.
Riguardo invece al vuoto di informazioni in cui sembra avvolto l'ultimo periodo della sua vita, la spiegazione per me più probabile è che Tyra Kleen abbia scelto di limitare, da un certo momento in poi, la sua attività. Quando aveva portato a termine Tempeldanser och musikinstrument på Bali era ormai prossima ai sessant'anni e aveva forse preso la decisione di trascorrere una vecchiaia tranquilla nella sua casa nei pressi di Stoccolma, dove era nata e dove sarebbe poi morta nel 1951, all'età di 76 anni. Potrei sbagliare, ma è solo così che riesco a spiegarmi l'assenza di notizie di altri suoi viaggi e la quasi cessazione della sua attività di scrittrice e forse anche di artista figurativa.


Ma voglio anche spiegare adesso, prima di concludere, la mia scelta di inserire un punto interrogativo nel titolo di questo articolo in quattro parti.
Come ho scritto all'inizio della prima parte, la presenza di Tyra Kleen nel web è molto limitata, e si può dire che le cose non siano messe molto diversamente al di fuori del web, almeno nei termini di arte pura. Un po' più rosea appare la situazione per quando riguarda l'arte di Tyra Kleen messa al servizio dell'etnografia.
L'Etnografiska museet di Stoccolma accoglie infatti tra le sue collezioni, oltre ad alcuni libri e documenti dell'artista, anche la sua raccolta di reperti orientali. In più le è stata intitolata una delle sale convegni del museo.
Poi, sempre per quanto riguarda la produzione etnografica, alcune delle folgoranti illustrazioni a colori e oro che realizzò per il suo libro Tempeldanser och musikinstrument på Bali sono state trasformate in una serie di poster e commercializzate.

Oggetti appartenuti a Tyra Kleen esposti all'Etnografiska museet 

Alla sua morte, Tyra Kleen lasciò le sue opere e il suo archivio comprendente fotografie, lettere e diari alla Riddarhuset, con la direttiva testamentaria di lasciare tutto intoccato finché non fossero trascorsi cinquanta anni dalla sua morte. A causa di questa disposizione, l'associazione dovette attendere il 2005 prima di poter allestire, nella sua sede di Stoccolma, una mostra dedicata all'artista, dal titolo significativo di Vem var Tyra Kleen? (Chi era Tyra Kleen?).
Quando poi si dovette pensare a una sede per l'archivio, in un primo tempo fu presa la decisione di trasferire tutto al castello di Kronovall nella Svezia meridionale, ma Kerstin Hermelin, nipote del fratello di Tyra, e suo marito Lars, fecero in modo che l'intero archivio tornasse a casa, alla Valinge gård nei pressi di Stoccolma, e lì si trova tutt'ora, accessibile ai visitatori.



Commenti

  1. Anche le ultime opere sono ovviamente caratterizzate da uno spirito induista... molto lontano il senso di quel disegno col demone che usciva fuori dal disegno.

    Moz-

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    1. Già, come diceva la canzone... come si cambia... per non morire? ^^

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  2. Affascinante e misteriosa questa artista, fino alla fine dunque :O
    Le tavole tratte da Danze sacre e musica strumentale a Bali sono incredibilmente belle *__*
    Ho apprezzato moltissimo questo tuo approfondimento, Ivano! Lo avrai capito, immagino XD

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    1. Sono d'accordo, queste opere sono una vera festa per gli occhi *_*
      Peccato che io senta così lontana da me l'esperienza induista e dintorni, altrimenti avrei potuto arredare il mio studio con i suoi poster ^^
      Mi ha fatto molto piacere il sostegno tuo e di altri che come te hanno mostrato di apprezzare questa miniserie. Affrontare vite poco conosciute è un'esperienza affascinante :)

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  3. Io ci vedo invece una continuità con le opere precedenti.
    Nonostante sia vero che abbia cambiato registro, dubito che il demone abbandoni totalmente chi lo possiede per natura, vedi il fumo che fuoriesce dall'incensiere; non sono mutate le pieghe è mutato solo il contesto in cui è stato inserito.
    I Mudra poi, se non erro, nella cultura yogica dovrebbero essere i sigilli che le mani compongono, forse ne avevo fatto qualcuno quando lo praticavo, ma essendo diciamo una tecnica 'avanzata' solitamente non si fa all'inizio perché bisogna essere consapevoli dell'energia corporea che si muove attraverso i Chakra, ma potrei sbagliarmi! :D

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    1. E' vero, il fumo dell'incensiere ha volute tipiche delle cornici decorative art nouveau. Ci vuole una collega per notare queste cose ^^
      Riguardo ai mudra, quello che scrivi dovrebbe essere corretto. Se ricordo bene 'mudra' significa proprio 'sigillo'. Non so dirti però se sia più appropriato in questo caso parlare di chakra o di meridiani.

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    2. Sono andata a leggere notizie a riguardo perché non ricordavo la differenza e dovrebbero essere collegati in qualche modo, è come se i meridiani fossero dei canali entro cui si muove l'energia che i Chakra convogliano, probabilmente con i sigilli o mudra si permette una sorta di circolazione! A me li avevano presentati come qualcosa di molto complesso ed impegnativo.
      Credo che la ricerca stilistica della Kleen comprenda anche una ricerca non solo o non tanto spirituale, ma di un linguaggio corporeo che però va al di là del popolo balinese, in quanto abbraccia anche gli egiziani. Stava cercando di capire forse come le mani, lo strumento con cui gli artisti rendono corpo alle proprie opere, potessero essere capaci di convogliare e trasmettere questa energia... ma queste sono soltanto mie speculazione! ^^

      Lei vibrava di questa energia e di questa continua ricerca.

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    3. Io con chakra e meridiani ci ho lavorato molto durante il mio tirocinio nelle arti marziali durato tredici anni, dal 1987 al 2000. Erano alla base di tutto il nostro lavoro. Però i mudra non erano previsti ;D
      Sulla scelta di Indù e Egizi, ho pochi dubbi che c'entri l'affiliazione di Tyra alla Società Teosofica, dal momento che proprio queste due culture erano considerate da quella scuola le depositarie della conoscenza più antica e elevata dell'umanità. Gli stessi scritti di Tyra sono molto espliciti a questo proposito.

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  4. Davvero un'artista che ha vissuto "negli interstizi della storia" per citare l'espressione usata da un noto poeta italiano a proposito di Roberto Bazlen. Grazie per averci introdotto a un personaggio così poco noto eppure così interessante :-)

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    1. Grazie a te Ariano per la costante presenza in tutto il percorso dei quattro post :-))
      Bazlen io lo conosco in modo molto superficiale, ma deve essere stato un tipo interessante. Di lui so solo che il suo nome è legato alla casa editrice Adelphi (se ricordo bene è uno dei fondatori) e che in tutta la sua vita ha scritto un solo romanzo e per di più incompiuto :O

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  5. Mi piace molto leggere di paesi lontani visti da chi ci è stato parecchi decenni fa. Credo che una votla i posti fossero veramente diversi, ho idea che la globalizzazione abbia molto cancellato.

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    1. Purtroppo è così, Kukuviza. La diversità ormai è un sogno del passato :-(

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  6. Ciao Ivano, scrivo qui tutte le mie osservazioni sulle quattro parti di questo splendido articolo dedicato a Tyra Kleen.
    Di questa artista mi affascina tutto, a partire dalla sua immensa brama di libertà che, secondo me, corrisponde al motore di ogni sua scelta e, di conseguenza, di ogni suo gesto. Una libertà a tutto tondo che abbraccia qualunque sfera dell’esistenza.
    È evidente che le condizioni familiari, soprattutto patrimoniali, abbiano facilitato il percorso di questa donna, ma è altrettanto evidente che senza il suo straordinario ingegno nulla sarebbe stato possibile.
    Riferendomi all’ingegno non posso poi fare a meno di stabilire un legame tra il talento espressivo e quello, più sottile e raro, di captare segni, forse energie, che fanno parte di realtà differenti, ma non per questo meno vere.
    Invece, rispetto al tema dei mudra, mi sembra che essi vadano intesi come gesti terapeutici mirati a creare barriere in differenti zone del corpo, per impedire la dispersione delle energie circolanti nei chakra e per canalizzarle dove occorre.

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    1. Sì, i mudra hanno a che fare con i canali energetici attraverso cui circola il chi e ogni diversa posizione delle mani determina una diversa configurazione energetica.

      Riguardo a Tyra Kleen, sono stato contattato di recente da un discendente di una persona, un italiano, che era in amicizia con Tyra, e mi ha inviato alcune cose, per ora una lettera e un disegno, che non erano mai uscite prima dai cassetti della famiglia. Ho richiesto il permesso di pubblicare tutto sul blog ma per ora non ho ricevuto risposta. Mi piacerebbe davvero molto se fosse un sì.

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    2. Acciderboli! Ma è bellissimo, che scoop *__* Certo che deve essere così: incrociamo subito le dita. Un enorme in bocca al lupo :)

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    3. Grazie! E che il lupo mi risputi intero, come Cappuccetto Roso ;-)

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