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Solve et Coagula - Pagina 71





Capitolo 6 - parte 7


Luisa sentì il cuore balzarle in gola, ma non ebbe il tempo di riaversi dalla sorpresa prima che un seconda voce, quella del violoncello stavolta, prima colpisse poi rapisse la sua attenzione. Era un suono rauco e prolungato, che lei aveva la netta sensazione di aver già ascoltato prima. Tutta la scena aveva così riacquistato, come per magia, il suo sonoro (o era a lei che era ritornato l’udito?), ma ecco che un istante dopo Luisa, nel preciso momento in cui cercò di mettere a fuoco il suo quasi ricordo, si risvegliò nel suo letto.
Ansimava, ma non avrebbe saputo dire se per lo sforzo o per la paura. Ma guarda tu che razza di sogni, pensò indispettita. Durante il giorno viveva emozioni ed esperienze insolite a ritmo frenetico, e quello era il risultato.
Quando poi si mise alla ricerca del suo orologio per controllare l’ora, sperò con tutto il cuore che non fosse troppo presto, perché la spaventava l’idea di dover affrontare un’altra giornata interminabile. In verità, se la sera prima avesse potuto deciderlo in anticipo, avrebbe scelto di svegliarsi solo nel pomeriggio, giusto in tempo per preparare la cena di quella sera.


Già, la cena. Ah, se avesse avuto, nella sua cucina, la stessa capacità di creare effetti speciali che aveva dimostrato nel suo sogno. Ma dopotutto nei sogni gli effetti speciali sono la regola, nella vita reale l’eccezione. E neanche poteva confidare nell’aiuto di Giulia che era perfino più negata di lei. Anzi, a dirla tutta, avrebbe preferito che la sua amica si presentasse, come Fabrizio, direttamente all’ora di cena. Ma neanche su questo poteva contarci troppo.
Erano le otto passate da pochi minuti. Si alzò da letto e corse ad aprire la finestra del suo studio-soggiorno. Un’altra giornata decisamente fredda, ma per fortuna non stava piovendo. Pensò alla possibilità di trascorrere la mattina a passeggiare nel Giardino di Boboli. La vista di un po’ di verde, non importava quanto spento, l’avrebbe sicuramente rilassata. L’altra vista che riusciva a rilassarla era quella degli scaffali di libri, ma andare per librerie era troppo rischioso: sarebbe stata sì al calduccio, ma avrebbe finito sicuramente per lasciarci dei soldi.
E se fosse andata in biblioteca? Non solo sarebbe stata in mezzo ai libri e al caldo, me anche al riparo dalle tentazioni. Ci rifletté sopra pochi istanti, poi decise che era senza dubbio la soluzione migliore. E avrebbe approfittato dell’uscita per concedersi anche una bella colazione al bar.

Dopo colazione rimase un altro po’ seduta in pasticceria, in paziente attesa che il giornale fosse a sua disposizione. Dopo la volta in cui aveva cercato notizie sulle Hel non era più entrata nel sito del Ragnarock e voleva vedere cos’era previsto per quella sera al pub. Ma quando finalmente poté mettere le mani sul quotidiano e andò alla pagina degli eventi, nelle poche righe dedicate al Ragnarock lesse: “Spettacolo di gothic burlesque”. Storse la bocca e rimise il giornale sul tavolo. Chissà se esisteva anche la gothic danza del ventre, si chiese. In caso affermativo anche Giulia avrebbe conquistato il diritto di esibirsi al Ragnarock prima o poi.


Commenti

  1. Se non ricordo male, quando li postavi sul Dedalo erano improvvisati, giusto? Anche questi nuovi lo sono?

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  2. Sì, Marco, ti confermo che anche questi nuovi sono improvvisati. Seguo una minima traccia generale di svolgimento della storia, ma ogni singola parte è una sorpresa anche per me.

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  3. Povera Luisa... sarà una giornata decisamente lunga!

    Io mi sarei messa a cucinare fin dal mattino: è un ottimo modo per distrarsi.

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    1. Il problema è che Luisa ha preso molto dal padre (cioè da me) e anche per lei passare più di un'ora di seguito ai fornelli è una vera tortura ;)

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    2. Allora ha fatto bene a uscire! Ahaha!

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    3. In ogni caso troverà modi bizzarri per ammazzare il tempo. C'era da dubitarne? :D :D

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  4. Commento personale: anche per me l'ambiente delle biblioteche è rilassante, se non altro perché nessuno ti guarda storto se rimani a lungo ad occupare un posto (come in un bar), o ti chiede insistentemente di comprare qualcosa!

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    1. Prima la consideravo un po' il mio ufficio. Da un po' di tempo in qua però sto rivalutando la mia stanza e i vantaggi della solitudine.

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