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Il cinema della Storia dell'occhio /1: Simona




Nel continuare il mio omaggio al capolavoro erotico di Georges Bataille, Storia dell'occhio, mi occuperò in questa nuova miniserie di articoli dei tre film che conosco che hanno qualcosa a che fare con il libro. Tratterò un film a post, premettendo solo che purtroppo la settima arte, almeno per quanto ho potuto vedere fin qui, non ha ancora saputo approfittare degnamente del tesoro messogli a disposizione dal filosofo francese con la sua opera narrativa. Con una sola possibile eccezione, limitata però a una scena isolata di un film. Scopriremo nel prossimo post di quale scena si tratti e qual è il film.

Intanto, procedendo in ordine cronologico, la prima opera cinematografica tratta dalla Storia dell'occhio è Simona, una produzione italo-belga del 1974 affidata alla scrittura e alla regia di un certo Patrick Longchamps che pare fortunatamente, stando al sito IMDb, non si sia occupato di altri film né prima né dopo di questo.
"Simona" è il titolo originale della produzione, ed è certamente dovuto alla necessità di italianizzare il nome francese della bella protagonista del romanzo di Bataille. Provate solo a immaginarvi quale discreto problema avrebbe rappresentato distribuire il film nelle sale italiane con il titolo "Simone".

Si tratta in ogni caso, anche senza prendere in considerazione il libro di Bataille a cui nei titoli di inizio si dichiara "liberamente ispirato", di un film assolutamente perdibile, con una sceneggiatura sgangherata e una regia indigeribile. E che ha pure il coraggio di mettere in scena, al colmo dell'obbrobrio, la legnosa moglie del regista nel ruolo della delicata Marcelle, l'altra protagonista femminile del libro.
Avendo inoltre pretese sperimentali e simil-surrealiste, il film sfocia a più riprese nel ridicolo involontario. Da antologia, in questo senso, è la scena in cui Simona e Marcelle si strapazzano e fingono di baciarsi in mezzo a un lago, abbigliate stile fantasmini di Halloween. Il tutto ovviamente accompagnato, nel pieno rispetto della regola "al peggio non c'è mai fine", da immagini flou e sottofondo musicale languido e sognante.


La sola nota positiva del film è una Laura Antonelli che si dimostra, in modo almeno per me imprevedibile, molto adatta a vestire i panni della protagonista. Purché si chiuda un occhio (anzi tutti e due) sull'età, dal momento che l'attrice aveva all'epoca più del doppio degli anni della Simone del libro. Se non altro il regista fa del suo meglio per rimediare all'inconveniente, informandoci fin dall'inizio del film che è più grande di età del suo compagno di avventure sceniche.
E mi sento anche di affermare che siano proprio i primi piani dell'attrice a prestare una parvenza d'anima a un film che ne sarebbe altrimenti del tutto sprovvisto. Il suo volto riesce infatti a incarnare con un'approssimazione più che ottima la miscela di sensualità esplosiva e di turbamento interiore caratteristiche della personalità torbida e infuocata dell'eroina di Bataille. Ma di ciò sembra rendersi conto lo stesso regista, perché non fa nessuna economia da questo punto di vista. Ed è l'unico merito che gli concedo.


In poche parole, questo film può avere un senso solo per due categorie di persone: per chi è interessato a tutto quello che ha a che fare con la Storia dell'occhio e per chi ritiene che valga comunque la pena vedere un film con Laura Antonelli come interprete. Per la cronaca, io appartengo a entrambe le categorie.
Detto ciò, chiudo con un aneddoto. Sebbene Simona sia in realtà il primo film girato da Laura Antonelli, in seguito a un accordo tra le case di produzione la pellicola uscì nelle sale soltanto un anno dopo l'uscita del ben più noto Malizia, il film che rese all'istante l'attrice un'icona del cinema erotico italiano degli anni '70.

* * *

Avviso ai naviganti: E' altamente probabile, a causa dell'argomento trattato, che i prossimi due post di questa miniserie contengano immagini di sesso esplicito. Se visitarmi o meno anche in quelle due occasioni è a vostra discrezione. Nel caso, io vi ho avvertito.

Commenti

  1. Mi sa che un film chiamato Simone esiste davvero XD
    Questo lavoro della Antonelli non lo conoscevo affatto...
    Insomma, regia scarsina... vabbé.

    Non vedo l'ora del prossimo post che le immagini esplicite :p

    Moz-

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    1. Immagino ti riferisci al film con Al Pacino, Miki. Ma in quel caso il nome è scritto così: S1møne.
      E poi ti pareva che non vedessi l'ora delle immagini esplicite XD

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    2. Sì, quello! :)
      Ma per un italiano sempre Simone sembra, o no?^^

      Moz-

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    3. Ma nel caso del film di Pacino c'è una connotazione ironica, Simone in quel caso è un essere virtuale. Prova a immaginare il poster con la Antonelli riprodotto qui con scritto Simone invece di Simona... e quarant'anni fa!

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  2. Georges Bataille se non sbaglio ha parzialmente ispirato anche Tinto Brass, con risultati facilmente intuibili...

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    1. Sì è vero, però che io ricordi non lo ha mai tirato esplicitamente in ballo nei suoi film...

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  3. Veramente interessante Ivano caro..
    Non sono una particolare fanatica di questo tipo di film perchè è sempre difficile trovarne fatti degnamente, nè di Laura Antonelli, che giudico però una delle più note attrici sexy italiane dei tempi passati...
    Detto questo , da vera profana anche se adoro la celluloide, ti ringrazio di cuore per la gradita iscrizione al mio blog..
    Mi hai fatto realmente felice!
    Buona domenica e un abbraccio stretto..
    Vado a salvare il tuo blog tra i preferiti!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie mille, Nella, ti aggiungo subito anch'io al mio blogroll.
      Sul mio blog di celluloide ne troverai sempre parecchia, anche se il più delle volte su film collegati alla letteratura.
      A presto e grazie ancora per i complimenti!

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  4. Proprio ieri sera ho recuperato questo film e... accidenti a me che non ho seguito il tuo consiglio. Una porcheria inspiegabile che mi ha fatto calare le palpebre dopo solo un quarto d'ora. Non so se c'è stato qualcosa di buoni nei larghi tratti in cui ho ronfato... Ma sicuramente non c'è sono stati nei rari momenti di veglia. Qualche bella fotografia mi è parso di intuire che ci fosse ma ero troppo stanco per apprezzarla. Insopportabile la scena finale della corrida. Ecco una cosa da sottolineare: giusto per non dimenticare quanto barbari siano gli spagnoli

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    Risposte
    1. Mossa sicuramente incauta la tua, TOM. Uomo avvisato mezzo salvato!
      La bella fotografia forse era quella dei tuoi sogni nei momenti in cui hai ronfato ;D ...Come ho scritto nel post l'unica cosa che ho apprezzato sono i primi piani di Laura Antonelli.
      La corrida però è una delle passioni di Simone nel libro, quindi era inevitabile citarla anche nel film. In origine, prima che diventasse solo spettacolo, era sicuramente parte di un rituale religioso. Pare proprio che il toro sia sempre stato uno degli animali più ricorrenti nei sacrifici dell'area mediterranea :P

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