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Solve et Coagula - pagina 5





Capitolo 1 - parte 5


«Ho dovuto chiamarti sul fisso perché avevi il cellulare spento» le spiegò Giulia, seduta al suo fianco.
Era evidente che nella sua frase era implicita la domanda: «Perché avevi il cellulare spento?».
«Mi ero distesa per un po’ sul letto» spiegò Luisa «ne avevo bisogno»
«Allora mi spiace di averti disturbato».
«Non mi hai disturbato. Quando hai chiamato tu mi ero già alzata. Poi sarebbe stato lo stesso…».
Erano sedute, in attesa dell’inizio della conferenza, all’interno di una libreria esoterica di piccole dimensioni che vendeva, guarda caso, anche mazzi di tarocchi. Le poche sedie a disposizione si erano riempite in fretta e loro due, che se l’erano presa un po’ comoda pur essendo arrivate in orario, avevano fatto appena in tempo ad aggiudicarsi gli ultimi due posti a sedere contigui. Alla fine, tra persone sedute e persone in piedi i presenti saranno stati una trentina.

Lei era entrata per prima nella loro fila di sedie e per questo si trovava adesso seduta accanto a un ragazzo alto e magro con la pelle olivastra, i capelli lunghi e gli occhiali; a Giulia invece era toccato il posto più esterno, accanto a una parete di libri. Comunque sia, il ragazzo in questione non dimostrava la minima intenzione di voler interagire con nessuna delle due e a loro andava benissimo così.
Anche la conferenziera era alta e magra e in più, quasi ci tenesse ad accentuare la cosa, vestita di nero da capo a piedi. Questi dettagli, uniti al colore corvino dei capelli e al pallore del volto e delle mani (le sole parti del suo corpo lasciate in vista dalla coltre di vestiti), lasciavano chiaramente intendere una sua predilezione per l’estetica dark. Aveva inoltre un piercing ad anello alla narice sinistra. I suoi grandi occhi verdi erano comunque luminosi e penetranti e, quando iniziò a parlare, esibì una gestualità decisa e una voce calda e profonda.
Si presentò come Eva Luna, lo stesso nome d’arte con cui aveva firmato il suo libro. Come dire femminile più femminile o femminile al quadrato. Dopodiché si dedicò per quaranta minuti circa alla spiegazione del simbolismo degli Arcani Maggiori con vari riferimenti alle loro connessioni con l’astrologia e l’alchimia.
Spiegò che, in genere, evitava di usare i tarocchi come strumento di divinazione, preferendo farne un uso diverso, più intuitivo, inteso a scandagliare la psiche dell’interrogante. Lo stesso uso, per capirsi, che la psicologia junghiana faceva dell’astrologia. Precisò anche, però, che a differenza di certi suoi colleghi non sentiva nessuna ostilità nei confronti di coloro che li usavano per predire il futuro.

(Il dedalo delle storie, Lunedì 19 agosto 2013)

>> pagina 6

Commenti

  1. La descrizione della libreria dove si tiene la conferenza mi ha fatto venire in mente la Libreria Ecumenica di Milano, quand'era al mezzanino di S. Babila.

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    1. Io mi sono ispirato a una conferenza sui tarocchi a cui ho realmente assistito nella mia città, Firenze, nel 2001.

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