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Solve et Coagula - pagina 3





Capitolo 1 - parte 3


Luisa non si era mai concentrata così in vita sua, neanche in vista di un esame. Imprevisto, imprevisto, imprevisto… Non aveva idea se servisse a qualcosa e per dirla tutta si sentiva anche un po’ scema a chiamarlo così, tutta abbandonata sul letto mezzo disfatto, ma cosa aveva da perdere provandoci? Ora squilla il telefono e all’altro capo c’è una voce maschile che mi invita a un appuntamento al buio, ecco che ora bussano alla mia porta e mi consegnano un pacco misterioso, o magari adesso scende Zio Lupo dal camino, pensava. Fu colta di sorpresa dallo strano pensiero. Per la verità l’appartamento in cui viveva non ce l’aveva neanche il camino, ma non era questo il punto. A stupirla era proprio il fatto che adesso le tornasse in mente Zio Lupo: anche questo a suo modo era un imprevisto, un mini imprevisto. Ma com’è che era la storia?
Cominciò a scervellarsi per cercare di ricordarla, ma non c'era niente da fare. Così dopo una decina di minuti si arrese. Ricordava bene solo lo spavento che provava ogni volta che sua nonna gliela raccontava da piccola. Quello non avrebbe mai potuto dimenticarlo. In realtà nessun’altra fiaba era mai stata in grado di spaventarla così tanto, neanche la storia di Barbablù!
E in fondo le dispiaceva anche averla dimenticata, sebbene si concedesse l’attenuante del tempo trascorso da allora. Vent’anni, più o meno. Le dispiaceva per sua nonna, per tutto l’impegno che vi aveva profuso nel raccontargliela, ma anche per se stessa e per la stirpe in generale. Proprio così, per la stirpe. Perché questo voleva dire che lei aveva interrotto la catena e che se un giorno fosse diventata nonna a sua volta, non sarebbe mai stata in grado di ripetere la favola a memoria ai suoi nipotini. Ma questo a pensarci bene era un pensiero ancora più strano del ricordo di Zio Lupo e ritenne perciò che fosse venuto per lei il momento di rimettersi in piedi. Era evidente che quell’eccesso di concentrazione le stava alterando il flusso del sangue al cervello… magari avrebbe finito per avere un ictus!

Fu nel preciso momento in cui si alzò dal letto che sentì squillare il telefono. Si precipitò nella stanza accanto a sollevare il ricevitore.
«Pronto?».
«Ciao Lu’, sono io… Giulia».
Giulia, la sua amica del cuore. Si sentivano un giorno sì e un giorno pure e non poteva proprio definirlo un imprevisto. Se non altro, l’avrebbe distratta per un po’ dai suoi pensieri neri.
Si scambiarono i convenevoli di rito, poi Giulia le propose di andare con lei quella sera a una conferenza.
«Una conferenza?!» chiese Luisa stupita. Non se l’aspettava proprio un invito del genere da Giulia, che le proponeva sempre il cinema o il teatro.
«Sì, una conferenza… sui tarocchi» replicò Giulia con una buona dose di entusiasmo.
«Da quando in qua ti interessi di queste cose?» chiese ancora Luisa, sinceramente meravigliata.
«Ho letto un libro sull’argomento di recente. È proprio l’autrice del libro a tenere la conferenza stasera, per questo ci tengo ad andare. Insomma, vieni o no?».
Luisa non attese un attimo a dire di sì. Sia perché non voleva restare a casa da sola quella sera, sia perché tutto si sarebbe aspettato dalla sua amica fuorché questo. Non aveva certo l’aria di essere il super imprevisto che si era sforzata di evocare ma era sempre meglio che niente.

(Il dedalo delle storie, Sabato 17 agosto 2013)

Commenti

  1. I tarocchi: il mistero entra nella vita della protagonista. Mi piace.

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    1. Grazie Cristina :))
      Comunque qui siamo ancora in un clima di relativa normalità rispetto alle follie successive °_°

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