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Juke Box #3: Ballate nere



Quasi completamente sconosciuto al di fuori dell'area nordeuropea, Dan Andersson (Daniel Andersson, 1888-1920) è stato uno dei più grandi poeti svedesi. La sua raccolta poetica più famosa, Svarta ballader (Ballate nere), è stata pubblicata nel 1917.

Prima che la morte prematura - avvenuta per avvelenamento da acido cianidrico in una stanza d'albergo non areata a causa della negligenza di alcuni inservienti - mettesse fine alla sua vita, aveva cominciato lui stesso a trasformare in canzoni, con musica scritta di suo pugno, le poesie della raccolta.

Questo compito è stato poi portato avanti, nei decenni successivi, da molti altri musicisti. Tra questi Sofia Karlsson, la cantante che interpreta i due brani che vi presento oggi e che si è subito imposta, fin dal suo album di debutto del 2002, Swedish folksongs, come una delle più importanti autrici e interpreti della scena musicale svedese contemporanea.
Svarta Ballader, interamente dedicato alle poesie di Dan Andersson, è il suo secondo album. Pubblicato nel 2005, vanta un enorme successo di pubblico e di critica, con 54 settimane consecutive di permanenza ai vertici delle classifiche di vendita e la vincita del primo di quattro grammy awards.

Concludo con una nota personale che mi dà una certa soddisfazione e spero si dimostri giustificata: la resa in italiano dei testi delle canzoni di questo post è mia e potrebbe anche essere il primo tentativo in assoluto di traduzione delle poesie di Dan Andersson dallo svedese nella nostra lingua. Mi riservo tuttavia il beneficio del dubbio e mi dichiaro disponibile a rettificare questa mia affermazione in qualsiasi momento.

* * *

A. Vaggvisa

(Musica: Sofie Livebrant)



Ninnananna


Dormi ora che il canto ti culla
come il vento alato fa con la fitta foresta,
Dormi ora e sorridi nel sogno,
Riposa ora, sulla tua guancia di rosa!
Ora il canto è un tenero amico
che ti culla, calmo e profondo, ma poi,
una volta che sorriderai nella fiaba del sogno,
tornerà il silenzio.

Somiglia al frusciare dei fitti boschi,
allo sciabordio del lago d’estate contro la sponda,
è come onda che frangendosi lieve sulla riva di erba e ghiaia
va a morire.

Sarà un canto forte un giorno,
alto e gioioso, come il cielo,
sarà un canto giocoso e inebriante
ma poi tornerà il silenzio.

Sarà gioioso come il cielo,
rosso come l'amore, lieve come la rosa,
e tu berrai avidamente
del vino forte del tuo destino.
Ma quando, rigido come acciaio nella tua immobilità,
sarai portato via da uomini vestiti di nero
e calato in profondità nella tua dimora di terra,
allora tornerà il silenzio.



B. Jag har drömt...

(Musica: Sofia Karlsson)



Ho sognato...


Ho sognato di cantare tutto il mio sentire,
come odio, come amo, come impreco, come prego,
di come nella follia fuggo i miei amici,
e nel buio prego l'ignoto.

Ho sognato di cantare una canzone
che parli di tutti gli orrori dell'anima, di ogni splendore dei cieli,
di quando vedo tutto il mondo che balla e traballa
e dondola nella pazzia dell'ubriaco.

Ho sognato che mentre tutte le stelle brillano
sulla landa selvaggia che sussurra di quel che accade nella solitudine,
mentre tutti i venti sibilano sulla vasta terra dei laghi,
io avrei imparato a cantare tutto il mio sentire.

Ho sognato che una donnina piccola piccola,
mi cullasse con il canto, mi deliziasse con le sue risate,
e che una volta che tutto quel che ho costruito fosse arso nelle fiamme,
mi seguisse nel battesimo di fuoco della notte.

Ho pensato che tutti gli anni predatori,
che hanno ucciso chi amavo, che mi hanno derubato di quel che avevo
mi potessero insegnare una canzone sulla primavera,
che è stata con me, mi ha abbagliato e se ne è andata.

Ho creduto che tutte le tempeste che hanno infuriato,
potessero unirsi nella mia anima in un folle canto.
Che dopo avere inciampato nell'inferno e averne inorridito,
avrei un giorno imparato tali canzoni.

Ma vedo che il mio orologio sta per battere la mezzanotte,
senza che io mai abbia cantato quel che il cuore mi ha chiesto!
Dovrò forse cantare per la prima volta all'ombra della morte,
alla vista della notte infinita?

Vivrò abbastanza da saper forgiare
tutte le rose, tutti gli orrori, in una catena vivente,
che dondoli come ubriaca prima di scivolare,
come nota di violino, nel buio della morte?

* * *


L'immagine in alto sotto il titolo è: Kyrkogård i sommarsol di Gottfrid Kallstenius (1887, part.)

Commenti

  1. "Ho sognato..." è stupenda, credo che non avresti potuto renderla in modo migliore :)

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    1. Grazie Marcella :))) Sono anch'io piuttosto soddisfatto del risultato, anche se la traduzione di poesie è sempre impervia e insidiosa, oltre che in teoria migliorabile all'infinito.

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  2. Ivano, allora dovresti proprio proporti come traduttore, bussa più che puoi!
    Dunque, la prima mi è piaciuta di più... forse più "sentita".

    Moz-

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    1. Vediamo a primavera, Miki. D'inverno per me vale la poesia di Takahashi: "Dite che non ci sono/ Dite che non c'è nessuno qui/ Sarò di ritorno tra 500 milioni di anni".
      Ma con più sentita, ti riferisci alla canzone o al testo della poesia?

      Elimina
    2. Sia alla musica (più... "lirica"), sia al testo.

      Moz-

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  3. Grazie per la segnalazione... non avevo mai avuto a che fare con la poesia svedese. Magie dei blog!

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    1. Era tanto che meditavo di occuparmi di qualcosa di scandinavo, e svedese in particolare. Non mi aspettavo però che sarebbe successo in occasione di una serie di post che avrebbe dovuto essere "vacanziera" (e si sta invece rivelando tutt'altro che tale).
      Grazie per il passaggio e il commento, Prince :)))

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  4. Non ho tempo a sentire le canzoni ma le poesie sono stupende!

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  5. Ivano caro , ti sembrerà strano ma conoscevo qualche opera di Anderson e la sua predilezione musicale, come le canzoni che hai nomunato..
    Le aspetto solo ascoltate in italiano..chissà , o meglio in inglese..chissà hai visto mai?
    Un abbraccio specialissimo!

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    1. Temo che per cantarle nella nostra lingua si renderebbe necessario un lungo lavoro di adattamento del testo, visto che lo svedese ha una struttura completamente diversa dall'italiano. Per l'inglese le cose sono forse messe un pochetto meglio.
      In ogni caso mi hai fatto venire l'idea per un nuovo post.
      Un abbraccio a te!

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  6. Ivano che post spettacolare! *__*

    Le poesie da te tradotte sono bellissime e struggenti, così come le versioni musicali. Tema duro, anche nella "Ninnananna" :P

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    1. Grazie Glò, i tuoi apprezzamenti sono graditissimi.*_*
      Tema duro? Non a caso sono Ballate nere ^^. Sai che sarei tentato di cimentarmi con la traduzione dell'intera opera, che in versione integrale non esiste neppure in lingua inglese?

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    2. E se dalla tentazione, passassi alla realizzazione? ^^

      Che belli gli scambi interrogativi! XD

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    3. Ci studio un po' su... nel senso del piano d'azione ^_^

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  7. Ok, va bene, ci sei riuscito, mi hai lasciato a bocca aperta. Bellissimo post, bellissime atmosfere. Grazie Ivano.

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    1. Grazie mille a te per il commento, Massimiliano! Felice di essere riuscito ad appassionarti :))

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  8. Ora ho capito perché questo mio amico me ne parlò in termini musicali, avessi ascoltato con più attenzione mi sarei anche letto qualche cosa, mea culpa. Un pazzo, artistoide, partimmo da sperimentazioni di Demetrio Stratos per arrivare a Andersson, e siccome non ne sapevo nulla, come tutti i giovani pensai che non fosse niente di che, beata imbecillità giovanile. Per chiudere, sono sempre prolisso, scusami, non lasciar cadere l'idea delle traduzioni. Non farlo. E' stato emozionante leggerle, l'ho fatto questa notte mentre ero al lavoro, al buio, con la sola compagnia dei monitor e dei pazienti che dormivano... mi sono emozionato molto.

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    1. Non è certo da tutti anche solo conoscere il nome di Dan Andersson. Io dubito che senza il mio passato svedese sarei mai arrivato a conoscerlo.
      Non so poi quanto tempo fa te ne ha parlato il tuo amico, ma se c'è di mezzo Demetrio Stratos penso sia passato un certo tempo.

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  9. Sì, parecchio tempo ero poco più che adolescente, metà degli anni '80. Si parlava di utilizzo della voce come strumento assoluto, di poesia musicata e musicalità della poesia, sperimentazione legata alla diffusione di concetti alti gettati "pioggia" sulla classe proletaria (oramai stava sparendo) grazie all'utilizzo dell'arte per favorire e ricreare una spinta culturale che partisse dal basso anziché dalla borghesia colta che guidava i circoli intellettuali, discorsi così... sogni, deliri, chiamiamoli come vogliamo. Giovinezza e candore dico io.

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    1. Situazione molto simile a quella in cui mi trovavo coinvolto io nella seconda metà degli anni '70. Anche nel nostro caso gli Area erano un punto di riferimento :)

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