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Solve et Coagula - Pagina 80





Capitolo 6 - parte 16


A quel punto a Luisa non restò altro da fare che arrendersi all’evidenza: aveva veramente parlato senza accorgersene.
«La nebbia, il triste silenzio dell’eternità…È questo che ho detto».
«È l'inizio di una poesia? Come continua?» le chiese allora Giulia.
Fece un gesto di diniego. «Non ne ho idea. Ma potrebbe anche non significare niente, perché sono abbastanza sicura che venga da uno dei miei sogni di stanotte. Continua a tornarmi in mente da stamani».
Doveva dirle anche del resto del sogno? Dell’anfiteatro immerso nell’oscurità in cui si era esibita, solo per lei, Alessandra? Dello strano suono lamentoso che le aveva sentito trarre dal violoncello e che continuava a ossessionarla al pari di quelle parole, alle quali sembrava essere in qualche modo collegato? Doveva confidarsi?
«La nebbia… il triste silenzio dell’eternità» ripeté l’amica, interrompendo le sue riflessioni. «Sono queste le parole?».
Luisa annuì.
«Potrebbe essere una frase che hai letto in un libro o sentito in un film ma anche, perché no, una tua creazione. Avrai sentito parlare di quei poeti o musicisti a cui è capitato di comporre in sogno qualcuna delle loro opere?».
«Sì, certo che ne ho sentito parlare».
«Perché non provi a continuarla, allora? Magari sei una poetessa nata e non lo sai».
Luisa, a sentire quelle parole, non poté evitare di schermirsi. «Io una poetessa? Ah, buona questa».
«Eppure hai provato a studiare Lettere, e un tempo pensavi di fare la scrittrice. Me lo hai detto tu».
«Si pensano e si dicono mille cose. Ma lo sai anche tu che tra il dire e il fare…» e lanciò l'ennesima occhiata nervosa all'orologio.
Un dettaglio che non era passato del tutto inosservato. «Fra parentesi, perché continui a guardare l’orologio? È da quando sono arrivata che lo fai».
Luisa stavolta non si fece cogliere impreparata dalla domanda. «Alle cinque devo chiamare mio padre. Glielo ho promesso».
Mancavano ormai pochi minuti. Ma perché avrebbe dovuto interpellare Alessandra proprio alle cinque?, si chiese. Perché mai si era posta quella scadenza? Cioè, tre ore prima le era sembrato un limite di tempo ragionevole, ma adesso si chiedeva se non era il caso di concedere alla sua inquilina un’altra ora di riflessione. Ma no, basta procrastinare. Le cinque ho detto e le cinque devono essere!, esclamò risoluta dentro di sé.
Terminò soltanto di grattugiare lo zenzero per l’insalata, poi si tolse il grembiule di tela cerata. «Allora io vado a telefonare a babbo, ok?». E sperando di non insospettire troppo l’amica, si chiuse alle spalle la porta di separazione tra lo spazio dov'erano il bagno e la cucina e il piccolo soggiorno che precedeva il corridoio d’ingresso.
Raggiunta infine la porta della stanza di Alessandra, bussò una prima volta. Tre colpi leggeri, ma senza ottenere risposta. Ripeté quindi i colpi con più forza, ma di nuovo senza successo. Fu solo a quel punto che le cadde l’occhio sull’attaccapanni e si avvide che il soprabito della ragazza non vi era più appeso.


Commenti

  1. Un giorno pubblicherei anche i contenuti extra (intendo le fonti di ispirazione) come hai fatto per la prima parte?

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    1. Su questo capitolo 6 che termina con la pagina successiva a questa (la pag.81) non ho ancora deciso. Devo prima ricavare la sinossi delle varie pagine che lo compongono e vedere se qualcosa mi ispira.

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  2. Domanda sui contenuti extra: se ho capito bene dal commento a Marco, quindi parti dalle pagine della blog novel e scrivi poi le tue note d'autore.

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    1. Sì, è così, partivo dalle pagine scritte e vedevo se c'era qualcosa che meritava di essere chiarito o approfondito. Parlo al passato perché le note, come credo tu sappia, si sono concluse con il Quinto capitolo.

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