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Imparare dalla sinistra: Kathy Martin e il collettivo comunista Josephine James




Lo stimolo a tornare a scrivere sul blog, dopo una così lunga pausa, poteva provenirmi solo da un tema forte, qual è nel mio caso l'autobiobibliografia, da me considerata da sempre la colonna portante e la principale ragion d'essere di Cronache del Tempo del Sogno. Più in particolare, torno a parlare di una vecchia collana di libri da edicola che ha già fatto capolino più volte in passato in questo blog, La stella d'oro, formata di 76 volumetti pubblicati dall'editore Arnoldo Mondadori tra il 1965 e il 1968 (più una fugace coda di quattro numeri, usciti nelle edicole nel 1970), concentrandomi però, stavolta, solamente su una delle serie pubblicate all'interno della collana, quella relativa al ciclo di storie con protagonista Kathy Martin, infermiera di professione e investigatrice per caso. La ragione di questa mia scelta? L'essermi io trovato coinvolto, in giovanissima età, nella lettura di alcune storie del ciclo.

Sono tredici i volumi che formano in origine la serie Kathy Martin Stories, tutti pubblicati in America, tra il 1959 e il 1965, nei Golden Books, mentre la mondadoriana La Stella d'oro ne ha presentati in traduzione italiana sette (nei numeri 5, 6, 17, 18, 40, 60, 69 della collana), corrispondenti alle prime cinque storie di Kathy Martin, più l'ottava e la nona. Per quel che mi è dato ricordare, tutto iniziò per me da La miniera fantasma (La stella d'oro n. 6), che presentava, nel giusto ordine, il secondo volume della serie originale, Junior Nurse (A Kathy Martin Story #2). Il titolo italiano, così variato, ebbe senza dubbio un ruolo importante nel convincermi all'acquisto del piccolo volume, giacché trovo a dir poco difficile immaginare che un volume intitolato L'apprendista infermiera, o qualcos'altro del genere, avrebbe potuto ugualmente finire nelle mie mani. E neanche nulla indicava, da nessuna parte, che mi apprestavo a leggere una "serie da ragazze" (Girls' Series), e che ero quindi doppiamente fuori bersaglio: 1) non avevo l'età giusta consigliata (superiore ai dieci anni), 2) non avevo il sesso giusto. Questo in teoria, perché poi, nella realtà dei fatti, la lettura de La miniera fantasma mi appassionò a sufficienza da invogliarmi a voler prima sapere delle "origini" di Kathy Martin e acquistare così il precedente volume della serie, Una cuffia per Kathy (La stella d'oro n. 5) - traduzione, stavolta fedele anche nel titolo, di A cap for Kathy (A Kathy Martin Story #1) - e poi seguirla in Alaska con il volume Infermiera in Alaska (La stella d'oro n. 40) e ancora oltre, fino a La strada del coraggio (La stella d'oro n. 69).

Naturalmente ho anche creduto, per molto tempo, che i libri fossero scritti da Josephine James, come recitavano le copertine, prima che le mie ricerche autobiobibliografiche mi portassero a scoprire che non è esistita nessuna scrittrice con questo nome, sotto cui sono riuniti in realtà tre diversi scrittori, operativi in due fasi distinte della serie. Nella prima fase, relativa ai primi nove volumi, operano in tandem Emma Josephine Gelders Sterne (1894 - 1971) e Barbara Lindsay (1920 - ?), rispettivamente madre e figlia; nella seconda, relativa agli ultimi quattro volumi, il loro amico e parente acquisito Louis Earl Hartman, (1915 - ?), indagato, dal 1957, dal Committee on Un-American Activities of the House of Representatives per sospetta attività comunista clandestina. Le stesse Sterne e Lindsay erano del resto iscritte al Communist Party e molto impegnate nelle cause per l'uguaglianza razziale e i diritti civili.

Nulla di strano in questo, almeno secondo la studiosa di cultura americana Julia Mickenberg, che nel suo libro Learning from the Left: Children's Literature, the Cold War, and Radical Politics in the United States, spiega come le serie fossero destinate a un pubblico puramente popolare e/o molto giovane, erano soggette a un minor controllo governativo rispetto alle altre pubblicazioni librarie e per questo predilette dagli scrittori della sinistra radicale - anarchici, comunisti e socialisti - che vi si rifugiavano volentieri.
Nel caso particolare poi della Artists and Writers Press, la ramificazione della Western Printing che, sotto l’etichetta Golden Press, stampava i Golden Books, i suoi amministratori non erano solo consapevoli delle idee politiche di certi loro collaboratori, ma le condividevano pure in buona parte. E questo permise anche a Louis Hartman di subentrare alla Sterne e alla Lindsay, sempre sotto l'ombrello del nome Josephine James, quando nessun altro editore voleva avere a che fare con lui.
Riguardo invece alle ragioni del cambio di testimone, la principale sembra essere stata la volontà delle due scrittrici di alleggerirsi di una parte del loro carico di lavoro per avere più tempo da dedicare alle battaglie per l'uguaglianza razziale e i diritti civili, in pieno corso nell'America della prima metà degli anni '60.

Emma Gelders Sterne nel 1912
Ma comunque stessero davvero le cose, è indubbio che i rapporti tra al Sterne e al Lindsay da una parte e i curatori della serie di Kathy Martin, gli editor Carolyn "Carrie" Lynch e Pete Borden, dall'altra, fossero cordiali ma non del tutto fluidi. In particolare, in una lettera sopravvissuta da lei scritta in data 16 settembre 1963, Carrie Lynch lamenta una differenza di vedute circa i temi da trattare nelle storie di Kathy Martin e si trova costretta a respingere, per l'ennesima volta, una trama proposta dalle due autrici (per il decimo libro della serie), che lei giudica troppo "cupa", oltre a dover ribadire, dopo sette libri della serie già pubblicati, quali sono i confini del genere: "Questi libri devono essere letture leggere, non troppo serie né classici della letteratura... Devono intrattenere, ma anche essere sobri" e contenere "un po' di romance e un po' di mistero giallo".
La Lynch plaude tuttavia alla "profondità di carattere dei personaggi", superiore a quello che ci si aspetta di incontrare in tale genere di narrativa, così come anche “all’empatia e sensibilità con cui sono trattati i problemi relativi alla conoscenza umana, alle relazioni personali, ai valori, ecc.”, per poi però ripetere che certi argomenti, azioni e comportamenti non sono appropriati. Elencando, tra questi, la morte, la malattia incurabile, la dipendenza da droga, le perversioni, la malattia mentale.
E inoltre:
Né le lettrici si aspettano di trovarvi dentro sermoni, prediche, propaganda, indottrinamenti, inviti ad abbracciare cause o orientamenti politici, sociali o morali. Semplicemente non si aspettano che questi libri propagandino delle cause o provino a convertire qualcuno… E sono sicura che vi sono molte più cose che un potenziale acquirente (genitore o lettrice) non si aspetta di trovare in questi libri (e sa il cielo che io non sto accusando voi di star provando a includere questo genere di cose indesiderate!!!!!!)…

La lettera non dice quale sia il nuovo soggetto incriminato proposto dalle due scrittrici, ma Carrie Lynch ricorda loro che lei, insieme al suo collega Pete Borden, ha già respinto in passato almeno un soggetto sulla tossicodipendenza e uno sulla malattia mentale.
Non è in ogni caso difficile notare come l'enfasi esagerata con cui la Lynch si sforza, nella sua lettera, di rassicurare la Sterne e la Lindsay (con sei punti esclamativi) sia in realtà un modo affettuoso di sottintendere l'esatto contrario: che è precisamente a loro due che è indirizzata la sua critica. E in particolare alla Sterne, che al momento di dare avvio alla serie di Kathy Martin aveva già al suo attivo un buon numero di libri per l'infanzia, incluso alcuni Golden Books.

Quanto comunque il gioco di sponda tra i due editor e il tandem di scrittrici dovesse essere giocato sugli equilibrismi e su un qualche tipo di connivenza da parte dei primi, lo rivela (tra i volumi che ho letto) l'ottavo libro della serie: Adventure in the Sierra (Avventura nella Sierra, La stella d'oro n. 60), che narra una storia cupa e dominata dalla costante della morte, che finisce anche per guadagnarsi il titolo di un capitolo (il più denso e pregnante del libro): "L'ombra della morte". Capitolo in cui tra l'altro le due autrici non mancano di esibirsi in un giochetto dal sapore quasi metaletterario, scrivendo, a chiusura di un lungo paragrafo, che "l'ombra della morte non deve posarsi sull'infanzia e sulla speranza". Che altro non è, in ultima analisi, se non uno dei precetti a cui doveva teoricamente sottostare una serie come quella di Kathy Martin e che in questa sua ottava avventura va vistosamente violato.

Ma che Kathy Martin Stories non sia proprio una serie come le altre lo svela forse più di ogni altra cosa l'esser presto diventata la più amata dai lettori (lettrici, in teoria) tra tutte quelle pubblicate nei Golden Books. Perché se era probabilmente vero, come scrive Carrie Lynch, che genitori e giovani lettrici non si aspettavano di trovarvi un gran numero di cose, era forse altrettanto vero che erano contenti e contente di trovarvele, se e quando capitava.

Emma Gelders Sterne nel 1970
E se il motivo principale che portava Emma Josephine Gelders Sterne e Barbara Lindsay a scrivere la serie era guadagnare soldi facili, nel frattempo che scrivevano, sempre per un pubblico di giovani e giovanissimi, libri di argomento più impegnato ma meno redditizi, è facile percepire, dalla lettura delle storie, come si dedicassero in realtà con passione ai personaggi e alle situazioni, anche provando ogni volta a spingere un po' più in là i confini di ciò che era richiesto o accettabile in quel genere di narrativa. Secondo Faith Lindsay, figlia di Barbara e nipote di Emma, il punto della questione era che il collettivo Josephine James (La Sterne e la Lindsay prima e Hartman dopo) non demordeva mai dal tentativo di contestualizzare le storie di Kathy Martin e metterle al passo con le nuove istanze sociali degli anni ’60.
Proprio come scrive, ancora Julia Mickenberg, a proposito dell'anticonvenzionalità della serie:
Kathy Martin e le sue amiche – l’afroamericana Faith Channing, l’ispanoamericana Jenny Ramirez e la nippo-americana Yo Nakayama – sono giovani donne più interessate a inseguire le loro carriere che a metter su famiglia (e quando si sposano in genere insistono nel voler continuare a lavorare). E si trovano a vivere improbabili avventure che sfidano le convenzioni tradizionali e il sessismo tipico della narrativa di serie, al tempo stesso che nei libri sono però utilizzati i convenzionali requisiti di giallo e romance.

Come forse vi sarete accorti, le cose cambiano, e quella che un tempo era l'anticonvenzionalità è diventata ciò che oggi è, in una qualunque serie, la convenzione.


* * *

Fonti utilizzate

Julia L Mickenberg, Learning from the Left. Children's Literature, the Cold War, and Radical Politics in the United States. Oxford University Press, USA, 2006.

Julia L Mickenberg, Nursing Radicalism: Some Lessons from a Post-War Girls' Series. In: American Literary History Vol. 19, No. 2 (Summer, 2007), pp. 491-520.

Emma Gelders Sterne. In: https://www.bhamwiki.com/w/Emma_Gelders_Sterne

United States, Congress House, Committee on Un-American Activities, Proceedings Against Louis Earl Hartman. August 23, 1957.

L'immagine di apertura del post è un dettaglio della copertina di Stan Klimley per il volume African Adventure (A Kathy Martin Story #13, Golden Books 1965). Clicca sull'icona a lato per ala visualizzazione intera.

Commenti

  1. Pensa un po', da un libro letto da giovanissimo che background sei riuscito a estrapolare. Onestamente non avrei mai immaginato che la censura si concentrasse meno sui libri per ragazzi, che a mio avviso sono invece proprio quelli che riescono maggiormente a influenzare il lettore e a dargli un inprinting (come tu stesso dicevi nei tuoi post sulla milleriana biobibliografia).

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    1. Ciao Ariano! Forse quelli preposti al controllo delle attività degli un-americans non erano al corrente delle teorie milleriane o non gli davano importanza. Comunque, a quanto pare, bastava non essere attivisti di sinistra per scamparla, visto che Henry Miller è autore di alcune delle pagine più feroci mai scritte contro l'American way of life.
      E sì, dopo quello su Memo Vagaggini e il Libro della giungla, anch'esso da me fruito prima dei dieci anni, anche questo è stato un bel viaggio di scoperta. Ora attendo di imbarcarmi nel prossimo ^__^

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  2. Risposte
    1. Ti ringrazio per il "bentornato" Nick, anche se sono di nuovo solo di passaggio. Presto sarò infatti "costretto" a riscomparire. Comunque sia, per qualche giorno ce la spasseremo un po' insieme, tra amici ^__^

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  3. Letto con avidità e un interessante spaccato della letteratura di genere. Visto che sei di passaggio, un saluto al volo sperando di "beccarti".

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    1. Grazie mille per l'interesse, Red! Sì, sono di passaggio, ma prima di scomparire di nuovo farò un giro tra i vicini di blog, giro a cui tra l'altro ho già dato inizio. Quindi, se troverò qualcosa da commentare, ci risentiamo presto sul tuo blog :-)

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  4. Articolo interessante ...pensavo di trovarmi di fronte a qualcosa di soft porno come i film di Gloria Guida
    di fine anni settanta tipo L'infermiera di notte e invece mi trovo...si può chiamarla una specie di guerra fredda nascosta fra le pagine di una serie di romanzi per ragazzi?
    Non capisco però , quando scrivi di "Avventura nella Sierra" alla fine l'ombra della morte si è abbattuta sull'infanzia e sulla speranza?
    Hanno fatto morire dei bambini?
    La tua chiosa finale mi fa sorridere perché adesso la libertà di espressione (internet ne è un esempio)ha rotto tutte le convinzioni
    e non ha bisogno di sotterfugi per arrivare a destinazione.
    A presto ...spero tu legga questo messaggio prima di tornare latitante e se c'hai tempo te ne ho lasciato pure un' altro anche su De Sade.
    Ciao Ivano

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    1. Ciao Max,
      ti ringrazio moltissimo del tuo commento in generale ma anche perché, più nel particolare, mi permetti di precisare che sì, tra i protagonisti di "Avventura nella Sierra" c'è anche una bambina e la frase riportata è riferita appunto a lei. Che non muore, ma è coinvolta in una torbida avventura dove vi sono due morti.

      E altro che fredda, quella in corso allora era una guerra molto calda, tra il Governo USA e gli un-americans. Una guerra che non si è mai interrotta in realtà, solo molto intiepidita. La categoria "un-american", per indicare coloro che non si riconoscono nella politica degli Stati Uniti, è infatti ancora utilizzata in quel paese. Stephen King, per esempio, è stato annoverato, e probabilmente lo è tuttora, tra le loro fila.

      La mia chiosa finale era in realtà riferita al fatto che oggi ogni serie scritta o filmata che si rispetti annovera tra i suoi protagonisti persone di diversa etnia, donne in carriera e dominanti, e così via. In questo senso una serie come quella di Kathy Martin ha precorso i tempi. Un po' come la Marvel di quello stesso periodo. Se pensi che la DC Comics (la casa di Superman) in quattro decenni di pubblicazioni non aveva ancora fatto apparire nelle sue pagine un uomo di colore.

      Grazie di nuovo, Max. Vado a dare un'occhiata all'altro commento.

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  5. Direi che il passaggio con editor ed editori alle volte fanno perdere intere opere, che poi ci si ritrova a chiedersi come saranno mai state, col dubbio magari di aver perso qualche piccolo capolavoro.

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    1. Sono d'accordo. Io stesso faccio talvolta lavori di editing, ma, ogni volta che mi è possibile, cerco di farlo solo con non-scrittori. Persone cioè che ritengono di aver qualcosa da comunicare per scritto agli altri ma che non sono interessati alla scrittura in sé. Vengo meglio a patti con un lavoro di cui non ho nessuna particolare stima.

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  6. Capisco benissimo il perchè "La miniera fantasma" ti abbia attirato più di quanto avrebbe potuto fare il suo titolo inglese. E posso anche immaginare la delusione nello scopruire di non trovarsi a leggere una storia di fantasmi... (perché non ci sono fantasmi in quella storia, giusto?)
    Sembra invece piuttosto interessante quel saggio "Learning from the Left" di Julia Mickenberg... immagino la sua pubblicazione sia nettamente posteriore al periodo di cui si parla, no?

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    1. Proprio così, Obs, posteriore di ben quattro decenni!
      E ci hai visto giusto anche sulla delusione di non trovarsi di fronte alla miniera infestata promessa (almeno secondo la mia concezione delle cose di allora) dal titolo. In compenso, il titolo furbetto mi ha permesso di scoprire una serie appassionante che in caso contrario avrei quasi certamente ignorato ^__^

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  7. Per me la lettura non ha sesso, o meglio non lo aveva nell'adolescenza, ora difficilmente leggerei un romanzo "rosa " o paranormal romance.
    Ho persino letto degli Harmony di mia sorella quando ero adolescente, ed è stato così che scoprii, all'epoca, anche romanzi come quelli di Henry Miller.

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    1. La dose di romance nei libri di Kathy Martin era in realtà davvero minima, senz'altro inferiore a quella di giallo o avventura. Che è un po' quello che mi capitò di dire una volta, da qualche parte in questo blog, dei fotoromanzi Lancio di Jacques Douglas e Lucky Martin, che per questo stesso motivo trovavo, a differenza degli altri, potabili.
      Non ho ben capito però in che modo gli Harmony ti hanno condotto a Henry Miller, ma mi interesserebbe saperlo. Anzi, leggerei volentieri un tuo post, al riguardo ^__^

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    2. Perché spinta dagli Harmony per circa un anno mia sorella si abbonò alla CDE e per un anno gli arrivò una bella sporta di libri da cui attinsi parecchio anch'io ( molto spesso per cercare roba che scotta visto che ero quattordicenne ).
      In mezzo a quei romanzi che arrivavano ce ne stavano due di Miller.
      Di uno dei due credo di averne parlato in passato in un post dove citavo i due libri erotici che più mi solleticarono durante l'adolescenza.

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    3. Ho visto che si tratta di "Opus Pistorum", scritto da Miller nel 1941, ma pubblicato solo in edizione clandestina. L'edizione ufficiale ha visto la luce solo nel 1983, tre anni dopo la morte dello scrittore. Non c'è che dire, si è trattato per te di un vero battesimo del fuoco ;-D

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  8. Che bello! Mi piacerebbe leggere qualcuno di questi libri. Non sarebbe male se li riversassero in digitale. Penso che temi più "adulti" possano essere inseriti anche nei libri per l'infanzia. Anzi, più che tempi adulti sono temi seri ma universali e penso sia giusto proporli anche a un pubblico più piccolo, naturalmente usando la chiave giusta. Comunque credo che nei tempi passati, i bambini entravano prima nel mondo adulto e si trovavano a vivere tutta una serie di cose piuttosto terribili, quindi forse in parte gli standard di cosa è adulto e cosa no sono cambiati.
    Ho un vago ricordo di avere in soffitta qualche libro con la stella gialla...ma i libri di quella collana erano tutti dedicati ai più giovani?

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    1. No, cara Kukuviza, in digitale non esiste nulla e i diritti di autore non sono neppure scaduti dato che tutti e tre gli autori sono morti da molto meno di settant'anni.
      Mentre sulla differenza tra i libri dell'infanzia di una volta e quelli di oggi non so che dirti. Anche perché dovrei conoscere i secondi per poter fare un paragone ^__^
      E i libri de La stella d'oro sono tutti dedicati ai più giovani, divisi in due fasce d'età: sotto e sopra i dieci anni. Naturalmente quelli di Kathy Martin sono sopra. Ma se ti interessa saperne di più sulla collana, sull'altro mio blog, dedicato al vintage, c'è un indice ragionato in quattro parti. Questi sono i link:
      https://more-than-fifty-years-ago.blogspot.com/2018/11/la-stella-doro-anno-i-1965.html
      https://more-than-fifty-years-ago.blogspot.com/2018/12/la-stella-doro-anno-ii-1966.html
      https://more-than-fifty-years-ago.blogspot.com/2018/12/la-stella-doro-anno-iii-1967.html
      https://more-than-fifty-years-ago.blogspot.com/2018/12/la-stella-doro-anno-iv-1968.html

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  9. La scarsa attenzione della censura sui libri per ragazzi mi ha fatto venire in mente il detto che circola nelle nostre redazioni: "Ci concentriamo sui moscerini, e ci scappano gli elefanti." Molto interessante questo spaccato di letture per l'infanzia degli anni Settanta. Io ricordo ancora alcune mie letture infantili come particolarmente formative (ne avevo parlato anche sul blog), anche se non appartenenti a nomi molto "noti".

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    1. Qualcosa come dire "vedere la pagliuzza e non la trave", quindi...
      Anche i nomi citati in questo post non sono certo dei più noti, cara Cristina. E' il bello di poter scegliersi anche da bambini le letture da soli e poter disporre, accanto ai soliti Pinocchi o Pattini d'argento, anche di questi piccoli tesori personali che ti differenziano dai tuoi simili e ti rendono ancor più unico come individuo ^__^

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