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Il regno di ERB: The Greatest Adventure /4




Ho concluso il post precedente con la promessa che saremmo saliti a bordo dello 0-220, diretti verso il polo nord e l’ingresso al mondo sotterraneo di Pellucidar. Voglio però, prima di arrivare a questo, fare ancora un piccolo passo indietro e riprendere un’ultima volta in mano Tanar of Pellucidar, e più precisamente le suggestive pagine del capitolo XIV, intitolato Two Suns (Due soli), in cui David Innes, insieme a quattro suoi compagni d'avventura, scopre l’apertura polare. Le traduco qui con un doppio intento: rivelare come David Innes sia venuto a conoscenza dell’esistenza delle aperture polari, e dimostrare il livello di capacità descrittiva di Edgar Rice Burroughs, che certamente si addossa un compito di scrittura non facile.

La vegetazione boschiva mutava in pini e cedri e comparvero anche radure spazzate dal vento e punteggiate di alberi contorti e scheletrici. L’aria era più fredda di come l’avessero mai conosciuta nella loro terra natia, e quando il vento soffiava da nord tremavano intorno ai loro alti fuochi da campo. Incontravano sempre meno animali e questi erano coperti di pelliccia più folta. Da nessuna parte c’era traccia dell’uomo.
In un’occasione, dopo che si erano accampati, Tanar indicò il terreno ai suoi piedi. “Guarda” disse a David. “La mia ombra non è più sotto di me” e poi, guardando in alto: “E il sole non è più sopra di noi”.
“L’avevo notato” replicò David, “e sto cercando di capire perché, e forse ci riuscirò con l’aiuto delle leggende dei Korsar”.

Come forse ricorderete, David Innes, giovane erede di un’impresa mineraria, e il suo più anziano amico inventore Abner Perry, erano arrivati in Pellucidar senza intenzione, perdendo il controllo, nel corso di una perforazione della crosta terrestre, del loro prospettore meccanico. Dei due, Perry non era mai più tornato in superficie, mentre Innes vi aveva fatto ritorno una sola volta, allo scopo di procurarsi delle invenzioni tecnologiche utili a migliorare la qualità della vita nell'impero da lui fondato e retto in Pellucidar. Utilizzando però di nuovo il prospettore meccanico. Come aveva appreso, allora, dell'esistenza delle aperture polari? Non certo dai primitivi e ignari abitanti di Pellucidar, bensì per esperienza diretta, solo un po' agevolata dalle leggende che aveva ascoltato dai Korsar. Proprio questi ultimi rappresentano infatti un’eccezione tra i popoli del mondo interno, essendo non una popolazione indigena ferma all’età della pietra, ma i discendenti di pirati arrivati dalla crosta esterna secoli prima, dopo che, persa la rotta, erano penetrati a loro insaputa nell’apertura polare. Una volta in Pellucidar, vi avevano fondato una città di mare, e avevano proliferato unendosi con le donne indigene; in più si erano costruiti delle navi per continuare l'esercizio della pirateria. È a causa di tutto questo che nelle loro leggende trovano posto anche dei vaghi riferimenti all’apertura polare. Naturalmente Innes, trovandosi in Pellucidar, fa la sua scoperta dalla prospettiva opposta alla nostra, cioè dall’interno verso l’esterno della crosta terrestre. Ma riprendiamo ora il racconto di burroughs...

Man mano che procedevano, le loro ombre si allungavano e la luce e il calore del sole diminuivano, finché si ritrovarono ad avanzare in un semi-crepuscolo eternamente freddo.
Ma ormai da un pezzo erano stati costretti a confezionarsi, con le pellicce degli animali che uccidevano, abiti più caldi. Tanar e Ja volevano ripiegare indietro verso sud-est, perché il loro strano istinto di casa li guidava in quella direzione, verso la loro terra, ma David chiese loro di accompagnarlo ancora un po’ più avanti, poiché nella sua mente si era formata una strana teoria meravigliosa e voleva spingersi un pochino oltre, alla ricerca di prove più convincenti sulla sua esattezza.
Quando dormivano, giacevano sempre accanto a degli alti falò, ma una volta, al risveglio, si ritrovarono coperti da un leggero manto di una sostanza bianca e fredda che spaventò i Pellucidariani. Ma che David sapeva essere neve. E l’aria era piena di quei granelli che roteavano nel vento mentre colpiva le parti esposte dei loro volti, poiché adesso vestivano copricapi e cappucci di pelliccia e avevano le mani infilate in caldi guanti.
“Non potremo continuare ancora a lungo in questa direzione” osservò Ja, “o moriremo tutti”.
“Forse hai ragione” disse David. “Voi quattro tornate indietro in direzione sud-est, mentre io mi spingerò ancora un po’ più a nord e mi ricongiungerò a voi quando avrò soddisfatto la mia curiosità a proposito di qualcosa che ho fiducia sia vero”.
“No” ribatté con forza Tanar, “rimarremo insieme. Dove vai tu andiamo noi”.
“Sì” confermò Ja, “non ti abbandoneremo”.
“ Solo un altro pochino più a nord” disse David, “poi sarò pronto a tornare indietro con voi”. E così continuarono a inoltrarsi, sulla terra coperta di neve, nella crescente oscurità che riempiva di terrore l’anima dei Pellucidariani. Ma dopo un po’ il vento cambiò e iniziò a soffiare da sud, la neve cominciò a sciogliersi e l’aria tornò a essere temperata, e un altro po’ dopo il crepuscolo cominciò a dileguarsi mentre lentamente la luce cresceva di intensità, e questo nonostante il sole di mezzogiorno di Pellucidar fosse ormai a malapena visibile dietro di loro.
“Non capisco” osservò Ja. “Perché tutto diventa più luminoso nonostante il sole sia sempre più lontano alle nostre spalle?”.
“Non lo so” gli rispose Tanar. “”Chiedi a David”.
“Posso solo fare supposizioni” disse David, “e supposizioni all’apparenza così irragionevoli che non oso dar loro voce”.
“Guardate!” esclamò Stellara, indicando davanti a sé. “È il mare”.
“Sì” aggiunse Gura, “un mare grigio, che non sembra fatto di acqua”.
“E neanche curva verso l’alto in lontananza” esclamò ancora Stellara. “Ogni cosa è sbagliata in questo paese e mi fa paura”.
David si era nel frattempo fermato e fissava l’intenso bagliore rosso davanti a loro. Anche gli altri si fermarono a guardare con lui.
“Cos’è?” domandò Ja.
“Se c’è un Dio in cielo, può essere solo una cosa” rispose David; “e tuttavia so che non può essere quella cosa. L’idea stessa è ridicola, impossibile e assurda”.
“Ma cosa potrebbe essere?” insistette Stellara.
“Il sole” rispose David.
“Ma il sole è quasi fuori di vista dietro di noi” gli ricordò Gura.
“Non intendo dire il sole di Pellucidar” replicò David; “ma il sole del mondo esterno, il mondo da cui io provengo”.
Tutti si immobilizzarono in uno stupore silenzioso, a osservare il bordo di un disco color rosso sangue che sembrava galleggiare su un grigio oceano la cui superficie accesa era attraversata da un luminoso sentiero rosso e oro che congiungeva la linea costiera al globo risplendente, dove cielo e terra sembravano incontrarsi.




Questo per quel che riguarda il discorso su David Innes e la sua scoperta dell’apertura polare. Avvolgiamo ora di nuovo avanti veloce e torniamo a Tarzan at the Earth’s Core, e allo straordinario viaggio dello 0-220. E se ho definito suggestive le pagine di Tanar of Pellucidar, quelle che seguono non sono certo da meno. Giudicate voi.

Il piano era di seguire il Decimo Meridiano a est di Greenwich in direzione nord verso il polo. Ma per evitare di attirare un’attenzione indesiderata preferimmo deviare leggermente dalla rotta, così che l’aeronave superò Amburgo a ovest, diretta sulle acque del Mare del Nord, e, sempre proseguendo in direzione nord e ovest, superò Spitsbergen fino a raggiungere le ghiacciate distese polari.
Mantenendo una velocità di crociera di circa 75 miglia orarie, lo 0-220 arrivò in prossimità del polo nord intorno alla mezzanotte del secondo giorno, e ci fu molto entusiasmo quando Hines annunciò che secondo i suoi calcoli si trovavano direttamente sul polo. Su suggerimento di Tarzan, l’aeronave si mosse lentamente in cerchio a un’altezza di circa trenta metri sopra l’irregolare distesa gelata e coperta di neve.
“Dovremmo riuscire a identificarlo grazie alle bandiere italiane” disse Zuppner, sorridente”. Mentre, se un qualsiasi ricordo del passaggio del Norge si era conservato sotto di loro, doveva essere ormai coperto dal manto di molte nevicate.
La nave fece un ultimo singolo cerchio sul pack poi prese in direzione sud seguendo il 170° Meridiano Est.
Poi, una volta che la nave si trovò a sud del polo, Jason Gridley rimase costantemente con Hines e Zuppner, ora guardando con ansietà e impazienza gli strumenti, ora scrutando il vuoto paesaggio in basso e davanti a loro. Gridley era convinto che l’apertura polare si trovasse all’incirca a una latitudine di 85° nord e a una longitudine di 170° est. Davanti a lui vi erano una bussola, un barometro aneroide a bolla, un apparecchio di misura della velocità dell’aria, degli inclinometri, un indicatore di salita e discesa, una piastra di carico, un orologio e dei termometri; ma lo strumento che richiedeva la più grande attenzione era la bussola, perché Jason Gridley aveva una teoria dalla cui esattezza o meno dipendeva il loro successo nel trovare l’apertura polare.

Di questi nuovi nomi, Zuppner è il capitano dello 0-220; il luogotenente Hines l’ufficiale di rotta. Li affiancano altri due ufficiali chiamati Von Horst e Dorf. Un corpo di comando teutonico è certo apparso a Burroughs la scelta più logica, a causa della familiarità dei membri della ex flotta aerea imperiale tedesca con la guida degli Zeppelin. Il resto dell’equipaggio è formato, oltre che da Tarzan, che è a capo della spedizione, e Gridley, che è il suo secondo, da dodici ingegneri, otto meccanici, un cuoco negro (sic), due mozzi filippini e dieci guerrieri Waziri, tra cui Muviro, ormai inseparabile amico di Tarzan. Naturalmente non c’è traccia di Jane, come non c’è di Korak e tantomeno di Meriem (ma su questo dettaglio tornerò nel prossimo post).


Sunday Page di Russ Manning del 26/02/1978 (#2451) da: Dead Moon of Pellucidar (Feb. 05, 1978 - Jan. 21, 1979)


Per cinque ore la nave procedette stabilmente verso sud, poi dimostrò una tendenza apparente a deviare verso ovest.
“Mantenga la rotta stabile, Capitano” lo avvertì Gridley, “perché, se ho ragione, stiamo oltrepassando adesso il bordo dell’apertura polare e la deviazione è solo nella bussola e non nella nostra direzione di marcia. Più andremo avanti e più la bussola diverrà inaffidabile e se noi adesso ci muovessimo verso l'alto, o in altre parole, direttamente verso il centro dell’apertura polare, l’ago si muoverebbe a caso in cerchio. Ma non possiamo raggiungere il centro dell’apertura polare a causa dell’enorme innalzamento di quota richiesto. Penso che adesso ci troviamo sul bordo orientale dell’apertura e se qualunque deviazione di rotta lei operi è a dritta, allora scenderemo lentamente a spirale fino a Pellucidar, ma la sua bussola sarà fuori uso per i prossimi seicento o forse anche novecento chilometri.
Zuppner scosse la testa, dubbioso. “Se il tempo regge, potremmo farcela” disse, “ma se diventa brutto ho dei dubbi sulla mia capacità di riuscire a mantenere una qualsiasi rotta senza seguire la bussola”.
“Faccia il meglio che può” replicò Gridley, “e in caso di dubbio viri a dritta”.
Tutti caddero preda di una tale tensione nervosa che per alcune ore si scambiarono a stento due parole.
“Guardate!” esclamò a un tratto Hines. “C’è mare aperto davanti a noi”.
“È quel che c’era da aspettarsi” disse Zuppner, “anche in assenza di aperture polari, e come sapete sono stato scettico sulla loro esistenza fin dal primo momento in cui Gridley mi ha esposto la sua teoria”.
“Penso di essere l’unico in tutta la compagnia” commentò Gridley, con un sorriso, “che ha avuto un barlume di fede nella teoria, che vi prego di non chiamare mia perché non lo è, e io stesso non sarei rimasto sorpreso se si fosse dimostrata falsa. Ma se qualcuno di voi ha osservato il sole nelle ultime ore, credo che debba convenire con me che anche nel caso non ci sia un’apertura polare verso un mondo interno, deve esserci comunque una profonda depressione in questa area della crosta terrestre e noi dobbiamo esserci inoltrati al suo interno per una distanza considerevole, perché noterete che il sole di mezzanotte è più basso di quel che dovrebbe e più andiamo avanti più discende – fino a quando tramonterà del tutto, e se non sono in errore vedremo presto la luce dell’eterno sole di mezzogiorno di Pellucidar”.
All’improvviso squillò il telefono e Hines sollevò il ricevitore all’orecchio. “Molto bene, sir” disse dopo un momento, e riattaccò. “Era Von Horst, capitano, a rapporto dalla cabina di osservazione. Ha avvistato terra dritto davanti a noi”.
“Terra!” esclamò Zuppner. “La sola terra che le nostre carte mostrano in quella direzione è la Siberia”.
“La Siberia si trova più di mille miglia a sud degli 85° di latitudine, e noi non possiamo trovarci al di sotto delle trecento miglia” osservò Gridley.
“Allora, o abbiamo scoperto una nuova terra artica, oppure ci stiamo avvicinando al confine settentrionale di Pellucidar” osservò il luogotenente Hines.
“Il che è esattamente ciò che stiamo facendo” disse Gridley. “Guardate il vostro termometro”.
“Diavoli!” esclamò Zuppner. “Sono soltanto venti gradi sopra lo zero Fahrenheit”.
“Adesso la terra si vede chiaramente” aggiunse Tarzan. “Ha un’aria abbastanza desolata, ma ci sono solo delle piccole chiazze di neve qua e là”.
“Il che corrisponde alla terra a nord di Korsar descritta da Innes” osservò Gridley.
Gli altri ufficiali e l’equipaggio dell’aeronave furono presto messi a corrente della notizia che c’era ragione di credere che la terra sotto di loro fosse Pellucidar. Ci fu molta eccitazione a bordo, e chiunque poté mettere da parte per un momento le proprie mansioni salì sul ponte, o sbirciò attraverso gli oblò per catturare un’immagine del mondo interno.
Lo 0-220 puntò con più decisione verso sud e proprio mentre il sole di mezzanotte scompariva alla vista sotto l’orizzonte di poppa, il bagliore del sole centrale di Pellucidar divenne chiaramente visibile a prua.
La natura del paesaggio sottostante mutava rapidamente. La terra arida era scomparsa a poppa, l’aeronave aveva superato una catena di colline boschive e ora, a prua, una sconfinata foresta sembrava curvare verso l’alto mentre sfumava in lontananza. Erano senza dubbio arrivati a Pellucidar – il mondo sognato da Jason Gridley.


* * *


L'immagine di apertura del post è: Frank Frazetta, Savage Pellucidar (1974, detail).

Commenti

  1. Leggere di queste avventure per trovare l'apertura al polo per Pellucidar è diventata una piacevole operazione settimanale. Continua così.

    P.S. ma Burroughs con "Dovremmo riuscire a identificarlo grazie alle bandiere italiane" cosa intendeva? I resti della spedizione di Nobile?

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    1. Grazie per l'interesse, Long John! Dal prossimo post comincerò pian piano a spostarmi verso altri luoghi e altri personaggi, ma spero che ti risulteranno altrettanto appassionanti.
      E sì, la spedizione citata è senza dubbio quella di Nobile, perché le avventure qui narrate da Burroughs avvengono appena l'anno successivo.

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  2. Anch’io, come Long John Silver, volevo porti la stessa domanda circa le bandiere italiane. Una narrazione tutt’altro che facile e assolutamente meravigliosa, Ivano, semplicemente meravigliosa! Avevi ragione a suggerirmi di seguire questa serie, sono incantata! *__* Non lasciarci troppo tempo sulle spine, per favore: è troppo bella questa storia :)
    Invece, ti vorrei segnalare una svista nel seguente passaggio: “Era Von Horst, capitano, a rapporto dalla cabina di osservazione. Ha avvisato terra dritto davanti a noi”. Se ho capito bene, anziché “avvisato” dovrebbe essere “avvistato”.
    Attendo la prossima uscita ^__^

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    1. Grazie dell'entusiasmo, Clementina :-)) Come ho scritto nella risposta al commento precedente con il prossimo post si comincia a parlare (anche) di altro. Spero che i nuovi mondi e i nuovi personaggi siano altrettanto di tuo gradimento. Io farò del mio meglio ^__^
      E grazie per la segnalazione del refuso. Che mi ha permesso, tra l'altro, di scoprirne altri quattro. Si nascondono bene, i briganti...

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  3. Anch'io presumo sia un riferimento alla spedizione di Nobile, ma anch'io chiedo conferma a Ivano se sa dirci qualcosa in più.

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    1. Come ho scritto sopra a Long John, Ariano, quella chiamata in causa è senza dubbio la spedizione di Nobile, che precede solo di pochi mesi le gesta di Tarzan e soci.

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  4. Me l'ero persa questa nuova avventura!
    Favolosa come sempre, soprattutto nella parte esplorativa del viaggio.
    Non so se, come ha scritto Ariano Geta, vi sia un riferimento alla spedizione di Nobile.
    Facci sapere :-)

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    1. Sono brani davvero molto evocativi, Francesca. Burroughs, che come saprai è uno dei pionieri della fantascienza, ha creato molti altri mondi fantastici oltre a Pellucidar e alcuni, sebbene non proprio tutti, li incontreremo nei prossimi post ^__^
      Per la questione Nobile, vedi sopra ;-)

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  5. Non c'è niente da fare Burroughs era un narratore eccezionale....e se penso che arrivò alla scrittura dopo decine di fallimenti in tutte le attività che aveva intrapreso in precedenza mi viene ancora di più da pensare.

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    1. Vero, Nick. Diventò scrittore per disperazione, perché non sapeva più che pesci prendere. Chissà, magari in questa serie di post mi entrerà di parlare anche di questo...

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  6. Come sempre grazie per queste splendide traduzioni esclusive e per queste finestre su un "altro mondo" (è il caso di dirlo!)

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    1. E come sempre, Lucius, grazie a te per l'interesse per questo viaggio, che promette (o minaccia) di essere ancora lungo ;-)

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  7. Io continuo a dire che meriterebbe di essere ristampato.

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    1. Non ti anticipo nulla, Raffaele. Dirò la mia al riguardo nella prossima puntata...
      Si tratta comunque di inediti assoluti in Italia, quindi non si tratterebbe neanche di una ristampa ma di una prima edizione.

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  8. Spero che, dato il clima, Tarzan lì al polo si metta almeno una camicia...

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    1. Non incontrerà problemi da questo punto di vista, Marco... il passaggio al polo lo fa al calduccio nel dirigibile, mentre il clima di Pellucidar tende al tropicale ;-D

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