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Insieme Raccontiamo 13: Il mistero dei bambini scomparsi e Un giorno al museo




Doppia versione lunga, stavolta. Ancor più fuori programma se si considera che fino a stamani avevo realizzato soltanto una versione breve di 200/300 caratteri. Ho poi aggiunto una versione lunga di 200/300 parole, presentata qui come finale numero due, e infine espanso anche la versione breve che è così diventata a sua volta lunga (finale numero uno). Non aggiungo altro se non un invito alla lettura, mentre per le regole dell'iniziativa e le prove degli altri partecipanti, vi rimando come sempre al consueto post di lancio del blog Myrtilla's House di Patricia Moll.



#insiemeraccontiamo #giochi



L'incipit di Patricia


Seduta sulla poltrona, alzò gli occhi dal giornale. L’articolo le aveva fatto capire cosa doveva cercare per ottenere quello che voleva.
Lo posò, si alzò e così come era in casa uscì dirigendosi verso…


Il mio seguito numero 1 (299 parole)


…la fermata. Vi si erano già radunati intorno alcuni bambini, per la maggior parte più piccoli di lei. Ma se il giornale diceva il vero, quella sera stessa la piazza sarebbe stata di nuovo vuota. Il mistero dei bambini scomparsi. Succedeva una volta l’anno, sempre nello stesso giorno, ma nessuno riusciva a evitarlo perché nessuno sapeva esattamente che cosa succedesse. Nessuno degli adulti, per l’esattezza. I bambini invece, una volta presa la decisione, trovavano la strada come per magia. Tutto l’opposto dei loro genitori, che se si mettevano sulle tracce dei figli si dimenticavano quasi subito il motivo per cui erano usciti di casa. La gente poi che si trovava a passare per caso nei paraggi, sembrava che i bambini lì radunati non li vedesse neppure.
Lei sperava ardentemente che tutto quello che nelle settimane precedenti aveva sognato si sarebbe realizzato, perché non ne poteva proprio più della scuola e tantomeno le piaceva l’idea di dovere un giorno mettersi a lavorare o peggio ancora sposarsi e crescere dei figli. Era del resto chiaro che anche gli altri bambini condividevano le sue stesse preoccupazioni e si mostravano altrettanto ansiosi di lei; c’era perfino chi si stava mordendo le unghie, mentre i più previdenti si erano portati da casa le bolle di sapone o la corda per saltare. Ma quando arrivò il tramonto, tutti si immobilizzarono nell’attesa dell’ora magica del crepuscolo, quando si diceva che il mondo della realtà e quello della fantasia sarebbero diventati uno. E come previsto, mentre l’aria diventava più densa e insieme più trasparente, si levò nell’aria anche il suono delle campanelle, a preannunciare l’arrivo della corriera, che sembrò sbucare a sua volta dal nulla. Accolta dalle grida di giubilo dei bambini, era in tutto e per tutto quella vista nei loro sogni. Destinazione: Paese dei Balocchi.


Il mio seguito numero 2 (229 parole)


…il museo archeologico. Pagò il biglietto d’ingresso e raggiunse la grande sala riservata alle esposizioni. Da quel giorno e per un paio di settimane avrebbe ospitato una mostra di reperti, frutto di una recente campagna di scavi in Mesopotamia e tutti rinvenuti all’interno di un grande tunnel sotterraneo, opera, secondo gli autori della scoperta, di una civiltà antecedente a quella sumerica. Si trattava di un evento senza dubbio eccezionale, anche perché le particolari condizioni di conservazione avevano fatto sì che il materiale attraversasse quasi indenne un arco di tempo pari forse a dieci millenni.
Le bastarono pochi minuti per individuare quello che cercava: un piccolo tabernacolo tempestato di gemme e come sorretto ai lati dalle statuine di due divinità teriomorfe, che aveva resistito fino a quel momento a ogni tentativo di apertura. Era esattamente come lo ricordava. Senza indugiare un istante, ignorò i cartelli con il divieto di avvicinarsi, scavalcò il cordone del dissuasore e afferrò il prezioso reperto. Dopodiché, con mano sicura, fece ruotare una delle gemme ornamentali fino a provocare l’apertura, con uno scatto secco, dell’anta di sinistra. Dietro vi era conservata una piccola anfora, che lei subito aprì per berne il contenuto. Meno di un minuto dopo l’avevano circondata gli addetti alla sicurezza del museo, ma nessuno di loro osava ancora avvicinarsi al mucchietto di cenere che sul pavimento della sala aveva preso il suo posto.


* * *


L'immagine in alto sotto il titolo è un'illustrazione di Mark Ryden da: Fushigi Circus. The Art of Mark Ryden (Last Gasp 2006)

Commenti

  1. Wow! Magia, mitologia, Pinocchio :))
    C'è di tutto n questi due finali!
    Che belli!
    Grazie e grazie!

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    1. Grazie a te Patricia per l'iniziativa, sempre al dente anche dopo tredici mesi.
      Attendo il riepilogo per leggere tutti gli altri finali (anche se un paio per la verità li ho già letti ^^).

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  2. Niente mi spaventa di più di un bambino scomparso, mi dà la sensazione della fine dell'innocenza, nel tuo caso però è avvenuto il contrario, quindi ho potuto tirare un sospiro di sollievo.

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    1. Vero Nick, vale anche per me. Oltre ai riferimenti a Collodi e tanto altro non ci vedi anche richiami al "pifferaio magico"?

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    2. Tema delicato, e devo ammettere che ci ho anche pensato, mentre scrivevo il raccontino, che sarebbe bello se le cose stessero davvero così.
      A proposito, Nick, ci sarai poi a bordo dell'IR13 come ventilato?

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    3. Riguardo al pifferaio magico, devo invece dirti che non ci ho minimamente pensato, Massimiliano.

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    4. Sì, immagino, altrimenti saresti stato più chiaro nei riferimenti, è a me che ha suscitato una sorta di collegamento.

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  3. Risposte
    1. Wow! Un grazie elevato alla quarta potenza, allora!

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    2. Ho solo preso atto. Ora son cavoli cercare di essere quantomeno all'altezza, mannaggia a te 😂😂😂

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  4. Il paese dei balocchi è il sogno di tutti i bambini ma preferisco il secondo racconto!

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    1. Allora sei più incline allo stile Weird Tales ;-D
      Grazie anche a te!

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  5. Ecco le tue versioni e ben due! Alla grande!
    A me è piaciuto tanto il primo! :)

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    1. E' successo quasi tutto stamani, Marina. Ieri avevo solo in cantiere un raccontino da 300 caratteri sul tema del Paese dei Balocchi.
      E grazie per il gradimento. Io, da padre, sono affezionato a entrambi i miei gemelli (eterozigoti, si capisce) ;-)

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  6. Ah, il paese dei balocchi. C'è un signore toscano che ne parla continuamente. Ma non è Collodi.
    E so cosa c'era nell'anfora: di certo si trattava di caffé Starbucks.

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    1. Belle entrambe le battute, Marco ;D
      Ma quel tipo di caffè è davvero così tremendo?

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    2. Io non ho il coraggio di provarlo. Da come mi è stato descritto, più o meno dovrebbe essere come prendere un espresso e aggiungerci mezzo litro di acqua.

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    3. Dalla descrizione sembrerebbe il tipico caffè americano. Che comunque ho incontrato anche in Canada e in Svezia.
      I peggiori caffè della mia vita li ho in ogni caso bevuti a suo tempo in Francia.

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    4. Assolutamente vero, ogni volta che una pianta di caffè incontra un francese... muore.

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    5. Basta lasciarsi alle spalle Ventimiglia e son cavoli...

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  7. Belli entrambi, ma la versione lunga è spettacolare: un po' malinconica, molto poetica e struggente. Bravissimo *_*

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    1. Che dire? Un apprezzamento del genere è davvero il massimo! Grazie infinite, Glò *__*

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  8. Eccomi, sono la compagna di banco "copiona": infatti l'idea di inserire un titolo al mio finale l'ho presa da te. ;-)

    I tuoi finali sono degli autentici pezzi di bravura.

    Il primo: inizia in modo inquietante come la fiaba del pifferaio di Hamelin, bella l'atmosfera di perdita di memoria che colpisce i genitori in contrapposizione ai bambini che, invece, sanno benissimo quello che vogliono. Il finale comunque è solo apparentemente rassicurante: di quale Paese dei Balocchi di tratterà?

    Il secondo: un pizzico di passato, archeologia e mistero non guasta mai. Mi sarei aspettata un riconoscimento dell'oggetto da una precedente incarnazione, ma il mucchietto di cenere aggiunge mistero a mistero.

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    1. Grazie infinite anche a te, Cristina.

      "Di quale Paese dei Balocchi si tratterà?". In effetti l'immagine di Mark Ryden vuole proprio sottolineare questa ambiguità di fondo. Anche se tutte le strade rimangono aperte.

      Riguardo al secondo finale, va interpretato in questo senso: diecimila anni addietro la protagonista aveva bevuto il flacone dell'immortalità contenuto nello sportello destro del tabernacolo, e ora ha deciso di rimediare al suo stato bevendo l'antidoto dallo sportello di sinistra.

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    2. Ah è così che va interpretato? :D Il secondo mi è piaciuto di più; il primo lo trovo sottilmente inquietante, e l'inizio mi ha subito riportato al Pifferaio magico, poi virata a sinistra :D
      Entrambi belli Ivano, è stato un piacere leggerli.
      Un caro saluto.
      Marina

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    3. Grazie per aver apprezzato i raccontini, Marina. Come ho scritto anche a Patricia, avrei potuto essere più esplicito nel secondo perché avevo ancora settanta parole a disposizione. Ma mi è piaciuto lasciare tutto alla libera interpretazione, sebbene la mia versione della storia sia senza equivoci quella riportata nel commento qui sopra.
      Un caro saluto altrettanto :)

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  9. Belli tutti e due i finali, come sempre poi.
    Il primo, però, insuperabile.
    Anche se conosciamo tutti il Paese dei Balocchi, mi ha trasmesso una strana sensazione ... lo definirei inquietante. Hai colpito forte questa volta.
    Bravo Ivano.

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    1. Grazie mille Federica ^_^ Sono contento anch'io di come sono venuti questi due finali.
      Forse a inquietare nel mio Paese dei Balocchi è il non sapere nulla del seguito, del cosa ne è dopo dei bambini.

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    2. Sicuramente sì, ma mi hanno colpito molto, ma davvero tanto queste due frasi:
      "Tutto l’opposto dei loro genitori, che se si mettevano sulle tracce dei figli si dimenticavano quasi subito il motivo per cui erano usciti di casa. La gente poi che si trovava a passare per caso nei paraggi, sembrava che i bambini lì radunati non li vedesse neppure."
      Brrrrrrrrrrrrrrrrrr, brivido!

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    3. Però... interessante a sapersi. Grazie ;-9

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