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The Studio Section 3 - Berni Wrightson /10




Krenkel e Williamson ci facevano studiare Mucha, Coll, Pyle, Wyeth, Booth, St. John, Cornwell, Brangwyn, Parrish e J.R. Neil - la vertiginosa lista dei grandi illustratori andava avanti a lungo. Nella maggior parte dei casi erano già morti, o inattivi, ma per noi non era un problema. Non eravamo artisti del mainstream degli anni '70 e andavamo fieri di non esserlo.
Bruce Jones

* * *

Berni Wrightson racconta che nel 1975, durante una fiera del fumetto, fu avvicinato da una persona che gli propose di realizzare per lui un poster. La stessa persona, aggiunge Wrightson, aveva fatto altrettanto con Vaughn Bodé poco tempo prima che questi morisse, ed è quindi probabile che il poster oggetto della collaborazione fosse The Lizard of Oz. Wrightson, come di consueto a caccia di soldi, accetta la proposta e si mette al lavoro. Forse la collaborazione con la Warren Publishing già aveva cominciato a pesargli, o forse è proprio il nuovo lavoro che gli è stato commissionato a decidere della svolta, fatto sta che Bad Doins' In Knuckledowns Lonesome, questo il titolo del poster, determina l'inizio "ufficiale" della carriera di illustratore di Wrightson a scapito di quella di autore di fumetti. Neanche stavolta, tuttavia, le cose procedono in modo assolutamente lineare.



Bad Doins' In Knuckledowns Lonesome avrebbe dovuto essere, nelle intenzioni del committente, un comune lavoro a china e acquerello. Wrightson decide invece di sperimentare e di usare, per i contorni delle forme, al posto del nero di china una miscela di inchiostri marrone, seppia e blu di Prussia.
Inchiostrai tutto quello che c'era da inchiostrare, poi iniziai a stendere gli acquerelli e l'inchiostro cominciò a colare. Solo a quel punto mi resi conto che l'inchiostro non era resistente all'acqua. Stavo per andare nel pallone, perché avevo sempre creduto che la chiarezza delle linee fosse importante e tutto nell'immagine diventava confuso.
Poi mi misi a una certa distanza, guardai meglio, e vidi che il risultato mi piaceva. Le linee c'erano ancora, ma soffuse, più morbide. Per un motivo o l'altro, l'incidente mi servì di ispirazione per il resto del dipinto e iniziai a fare cose che non avevo mai fatto prima. Dipinsi lo sfondo con uno spesso strato di acrilico mescolando vari colori. Non ero mai stato un fan delle tecniche miste, ma stavolta mi sentivo spinto a usare un po' di tutto - acquerelli, markers, acrilici, tempera a olio, quel che capitava a tiro - e la cosa sembrava funzionare. Questa illustrazione fu fondamentale per me in termini di evoluzione artistica.

Alla fine Wrightson giudica il risultato così buono da volersi tenere per sé l'originale. Il che a quanto pare contravveniva i termini dell'accordo con il committente del poster, poiché Wrightson sceglie di rivolgersi invece alla Christopher Enterprises, una casa editrice specializzata in stampe d’arte fondata nel 1974 da Christopher HothChristopher Zavisa.
Abbiamo già incontrato in passato la Christopher Enterprises, poiché vi si era rivolto anche Mike Kaluta, al momento in cui aveva a sua volta deciso di passare dal fumetto all'illustrazione. Wrightson parla con Zavisa e ottiene quello che cercava: una migliore proposta di lavoro e la possibilità di conservare sia i diritti sull'opera che il dipinto originale. Bad Doins' In Knuckledowns Lonesome diventa così il primo di una serie di poster intitolata The Horror and Fantasy Series.
Prevista in dodici poster tutti a firma di Berni Wrightson, The Horror and Fantasy Series inizia a essere pubblicata nel gennaio 1976 ottenendo un immediato successo. Ogni poster viene distribuito in due versioni: standard a prezzo popolare e deluxe, venduta solo su abbonamento e in sole cento copie autografate dall'autore. I cento abbonati hanno inoltre diritto a un tredicesimo poster realizzato in esclusiva per loro. La quota di cento viene raggiunta nel giro di tre settimane.

Ma torneremo a suo tempo su questa serie di tredici poster, perché la struttura (infernale) di The Studio prevede di passare adesso a un'altra opera di Berni Wrightson, anche questa ispiratagli da una precedente mossa dell'amico e collega Mike Kaluta che, come forse ricorderete, era stato autore di otto dipinti per la Christopher Enterprises destinati a formare il portfolio Dante's Inferno. Wrightson propone alla casa editrice di fare a sua volta un portfolio, con otto dipinti a olio ispirati da otto diversi racconti di Edgar Allan Poe. Nasce così The Edgar Allan Poe Portfolio.

L'intenzione iniziale di Wrightson è di concentrarsi su parti dei Racconti mai affrontate prima da nessun altro illustratore, ma si rend>e presto conto che rischia, così facendo, di realizzare opere troppo poco significative. Si sente quindi obbligato ad affrontare lui stesso, in quasi ognuna delle otto tele, le tipiche situazioni di climax degli otto racconti scelti: The Telltale Heart (Il cuore rivelatore), The Pit and the Pendulum (Il pozzo e il pendolo), The Black Cat (Il gatto nero), Murders In the Rue Morgue (I delitti della Rue Morgue), The Cask of Amontillado (Il barile d’Amontillado), Descent Into the Maelstrom (Una discesa nel Maelström), Prematural burial (La sepoltura prematura) e Masque of the Red Death (La mascherata della Morte Rossa).

Il portfolio riceve in ogni caso un’accoglienza piuttosto tiepida da parte dei fan dell’artista e vende meno del previsto. Ma è lo stesso Wrightson il primo a non essere completamente soddisfatto della propria prova, come risulta da questo suo amaro commento:
…non ci sono dentro abbastanza buoni dipinti da giustificare l’acquisto dell’intero set. In un buon portfolio dovrebbero esserci sei dipinti molto buoni e magari un paio un po’ meno buoni. Nel portfolio di Poe il rapporto è di quattro a quattro. Se un fan deve spendere 25 dollari, vuole qualcosa che valga la spesa.

Ai quattro dipinti che Wrightson valuta molto buoni appartiene senza dubbio The Telltale Heart, che lui giudica il più riuscito della raccolta, ma del quale, a causa di alcune particolarità tecniche dell'originale, non esistono riproduzioni esterne al portfolio di qualità accettabile (e qui proponibili). Gli altri tre dipinti promossi dovrebbero invece essere: Murders In the Rue Morgue (qui a destra, il preferito dai fan dell’artista), The Cask of Amontillado e Descent Into the Maelstrom.

In realtà The Edgar Allan Poe Portfolio è stato soggetto di una genesi abbastanza complicata. Soprattutto all'inizio, quando Wrightson procede ancora per tentativi e progressivi aggiustamenti:
La mia prima versione di Amontillado dovetti scartarla perché dipinta di nero circa al 90%. Il primo dipinto del Maelstrom somigliava più a una scena di surf che a una tempesta marina. Dedicai un sacco di lavoro alla prima versione di The Pit and the Pendulum. Jeff Jones era il modello e realizzai una bella inquadratura di lui legato al tavolo con dei ratti che gli camminavano addosso. Avevo dipinto con neri e grigi e i ratti non riuscivi proprio a vederli. Solo se li fissavi per circa un minuto apparivano come per magia. Davvero inquietante. Il dipinto era talmente scuro da risultare irriproducibile con i normali metodi di stampa.

Le due immagini riprodotte subito sotto mostrano, nell'ordine, il progetto originale di The Pit and the Pendulum come lo ha appena descritto l'autore (ma in una versione a colori) e la versione definitiva dell'opera pubblicata nel Portfolio. Come sempre in questo genere di post, basta un clic per ingrandirle e gustarle nei particolari.




E siamo così arrivati alla fine anche della terza sezione di The Studio. Dopo dieci post, Wrightson smette di tenerci compagnia per un po' e lascia spazio all'artista a cui è dedicata la Section Four, l'ultima. Vedremo direttamente a settembre di chi si tratta.

* * *


Per la citazione di Bruce Jones: Creepy Presents Bernie Wrightson. Dark Horse 2011.

Per le citazioni di Bernie Wrightson: A Look Back. Underwood-Miller 1979, 1991. Edited by Christopher Zavisa.

L'immagine in alto sotto il titolo è: Berni Wrightson, Waiting (Christopher Enterprises, 1976, detail).


Commenti

  1. Lectio magistralis. Scherzi a parte, ma neanche poi tanto, hai offerto una carrellata di immagini meravigliose con osservazioni personali molto stuzzicanti, da vero divulgatore. Chapeau.

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    1. Grazie mille delle belle parole Massimiliano!
      Mi chiedo solo cosa aspettino alla Sorbona a darmi la laurea a honorem in fumettologia *__*

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    2. Intanto non sono belle parole ma è prendere atto, alla Sorbona li chiamo io, no problem. Piccola nota a margine per un po' sei nella mia bacheca, per quel che serve.

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    3. Wow! Grazie, vado a vedere :)

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  2. Molto bella la serie di post, ho apprezzato parecchio!
    Qui trovo bellissima l'immagine in apertura, per l'intensità espressa, così come il poster a seguire *__*

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    1. Grazie Glò! All'inizio non immaginavo che avrei avuto così tanto da scrivere su Wrightson. Pensavo di cavarmela con quattro-cinque post come era stato per Barry Smith e Mike Kaluta. Ma alla fine sono contento che sia andata così ^_^

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  3. L'idea di Wrightson è assai intelligente e non mi stupisce che abbia dato i suoi frutti.
    Le tecniche diverse legate al disegno e all'illustrazione hanno bisogno di queste sperimentazioni. Il risultato è spettacolare.

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    1. Se pensi poi che è praticamente autodidatta! Di studi artistici ufficiali ha fatto solo il primo anno di un corso per corrispondenza.

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  4. Splendida panoramica su un artista che mi è piaciuto conoscere: spero inizi presto un altro viaggio ;-)

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    1. Grazie Lucio! Il prossimo viaggio inizia, come ho scritto in chiusura del post, a settembre, con l'ultimo dei quattro artisti che compongono il puzzle The Studio. Questo non significa però che la serie sia vicina alla fine. Tutt'altro!

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  5. Dall'errore molto spesso nascono forme d'arte nuove e rivoluzionarie, e posso immaginare lo stupore e l'entusiasmo di Wrightson nel vedere i risultati delle sue combinazioni... proprio come un alchimista all'opera.

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    1. Buffa coincidenza. La parola "alchimista" è saltata fuori anche due post fa, nella mia risposta al tuo commento.
      Amo molto quella particolare illustrazione di Wrightson. Mi ricorda Arthur Rackham.

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  6. Serie di post straordinaria, Ivano. Amo molto il suo lavoro e nel corso degli anni è stato bellissimo conoscere e recuperare tutto quello che ha realizzato. Mi piacciono moltissimo anche le collaborazione con la Pacific Comics dei primi anni ottanta, ma sono molto di parte in questo caso, idolatrando Bruce Jones. Per dirla come in un film di Paul Schrader, 'mi ci farei gli impacchi' con le cose di Jones. Grazie!!!

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    1. Vero, l'accoppiata Bruce-Bernie ha prodotto cose fantastiche! Col tempo arriverò anche agli anni '80, ma prima c'è un bel po' di strada ancora da percorrere.
      E grazie davvero per lo "straordinario". Io cerco sempre di fare del mio meglio, il resto lo fa la passione per certi argomenti ;-)

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