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Solve et Coagula - Pagina 98





Capitolo 8 - parte 8


«Persi poi la cognizione del tempo, e non ho idea di quanti minuti o ore trascorremmo in completo silenzio, in attesa che l'allucinogeno cominciasse ad avere affetto su di me. Avevo chiesto a Maurizio di cominciare a leggere ad alta voce il racconto di Ray Bradbury, non appena si fosse accorto che avevo iniziato il viaggio. E fu quello che fece. Io da parte mia cercavo di prestargli la massima attenzione e per un po’ le parole mi suonarono familiari».
«Per un po’?» gli chiese Luisa, approfittando di una breve pausa nel racconto.
«Sì, perché da un certo punto in poi cominciai a non riconoscere più la storia. Le frasi, a volte le singole parole, erano staccate tra loro. E dopo un altro po’ cominciarono a trasformarsi, le parole voglio dire… non erano più suoni e basta, ma delle specie di filamenti colorati pulsanti, sonori e luminosi insieme, che sembravano riguardare tanto la mia vista quanto il mio udito. Osservavo questi filamenti allontanarsi da me in direzione del mare e dell’orizzonte. E ogni volta che uno di essi raggiungeva quello che per me era il confine del mondo, esplodeva con un gran boato, come sfracellandosi contro una parete di vetro. Ma la cosa più strana era la sensazione che avevo che i boati fossero le parole stesse, ma come capovolte».
«Recitate al rovescio, vuoi dire?».
«No, voglio dire proprio capovolte. Erano frasi e parole formate di suoni che non esistono su questo pianeta e io in qualche modo sapevo che erano prodotte dalla rotazione delle nostre comuni frasi e parole attorno al loro asse orizzontale...».
«Poi, all’improvviso, il silenzio. Anche l’orizzonte marino tornò vuoto, ma non del tutto. Le esplosioni di parole avevano lasciato una traccia, simile a una nebbiolina di colore bluastro, che a un certo punto cominciò a gonfiarsi e ad espandersi in alto e da ogni lato compreso la direzione della spiaggia. Fu allora che emerse…».
E Luisa, scuotendo la testa incredula. «Non mi dirai che…».
Suo padre rise in risposta, o almeno ci aveva provato, dando però vita solo alla malinconica imitazione di una risata. «No, no… niente mostro di Bradbury. Emerse una specie di torre, una costruzione di dimensioni inaudite, che per di più continuava a crescere a vista. la sua superficie era di un colore nero uniforme ma anche tutta costellata di rientranze e sporgenze che ospitavano tutte delle statue, anch'esse di colore nero. In teoria non avrei neanche dovuto essere in grado di distinguerle dal resto dell'edificio, invece ero in grado di scorgerle perfettamente».
«Quella torre» aggiunse lui dopo una breve pausa, «doveva essere una specie di edificio religioso, perché le statue raffiguravano divinità di ogni specie, nella forma in cui la mente umana le aveva concepite nel corso della sua storia. Era un vero museo a cielo aperto».
«E cosa hai provato?».
«Se ero spaventato, vuoi dire? In un certo senso sì, lo ero. Non dalla visione in sé però, che mi affascinava soltanto, ma dalla sensazione che avevo di non essere in grado di sostenerla ancora per molto. Ero abbastanza certo che in breve tempo ne sarei stato sopraffatto».


Commenti

  1. Una volta feci un ragionamento simile sui suoni delle lettere, quindi capisco bene l'esperienza, anche se io non ho mai fatto uso di niente che potesse indurmi a stati alterati di coscienza!

    Però non c'è solo questo qui, cioè mi sembra che lo stupefacente sia responsabile fino ad un certo punto... chi lo sa!

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  2. Ivano... che c'è sotto??????
    Non pensavo che fosse così intrigante!
    Comunque concordo con Alessia. Sotto c'è ben altro. L'acido è solo una piccola parte dei unn tutto ben più grande.

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    1. Mi fa molto piacere, Patricia, sapere che trovi la storia intrigante :)))
      Per l'acido è così: è solo un facilitatore, un aiuto per scavalcare le resistenze interiori e approdare all'altrove.

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    2. Approdare nell'altrove... Ci sono riuscita una notte e senza acido.... viaggio astrale o come lo chiamano ( e non prendermi per pazza per piacere! :)))
      Esperienza unica e anche spaventosa per un verso. Prioprio anndarmele a cercare con le droghe...no!

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  3. Ricordo la poesia di Rimbaud sulle Vocali: "A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu..." La visione della torre nera costellata di statue è terrificante! Sarebbe degna di essere raffigurata in un dipinto.

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    1. Hai ragione sulla poesia di Rimbaud, però non ci ho minimamente pensato mentre scrivevo questa parte.
      La descrizione della visione della torre è la pallidissima ombra di uno dei sogni notturni più pregnanti che io abbia fatto nella mia vita.

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  4. Più che un sogno, allora, il tuo mi sembra una visione da mondo astrale. Ne ha tutte le caratteristiche.

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    1. Possibile. Comunque ricordo solo due esperienze notturne in cui ho la certezza granitica di avere abbandonato il corpo e viaggiato in piena coscienza. Questo della torre l'ho vissuto come uno stato intermedio.

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