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Visualizzazione dei post con l'etichetta Jeffrey Jones
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The Studio Section Four - Jeffrey Catherine Jones /8

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Accanto ad alcune, poche, illustrazioni per le riviste e i paperback di fantasy e fantascienza, il 1976 vede l'apparizione di un'unica storia a fumetti firmata Jeff Jones : The final Star of Morning , da lui disegnata su testi di Bill DuBay.  Pubblicata sul numero 50 di Vampirella, la storia mostra  la sexy vampira e il suo compagno Adam Van Helsing intenti nella  ricerca, in Egitto, dell'amica scomparsa Pantha . I due portano con sé un amuleto, in grado anche di restituire la memoria alla donna-pantera, che apprende così di discendere dal faraone extraterrestre Khafra (Chefren), il cui pianeta di origine orbita intorno a una stella lontana. L'ombra della piramide di Khafra e la Sfinge indicano, al sorgere del sole, esattamente quella particolare stella, l'ultima a sparire nella luce del mattino... Era dai tempi dei disegni per le storie di Flash Gordon che Jeff Jones non metteva le sue matite e le sue chine nuovamente al servizio di un serial avven...

The Studio Section Four - Jeffrey Catherine Jones /7

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Ho concluso il Terzo Intermezzo di The Studio , dedicato alla bizzarra e affascinante vicenda di Luana la figlia della foresta vergine , con la felice notizia di una collaborazione tra Jeff Jones e Richard Corben . Succede infatti, nell’aprile 1974, che Jones ritorni sulle pagine di Vampirella con due nuove storie, in un momento in cui la rinata Warren Publishing ha deciso di sperimentare con il colore (e viene anche spontaneo chiedersi quanto l'avere Richard Corben tra i cavalli di razza della propria scuderia possa avere influito su questa scelta). Nel numero 31 di Vampirella  gli allucinati colori della tavolozza di Corben si erano riversati sulla pubblicità di Luana ; nel numero 32 su due storie scritte e disegnate da Jeff Jones: Harry e Dead Run . Delle due storie, la prima ha l'aria di un tentativo di fondere, nelle sue sei pagine, le atmosfere rarefatte di  Idyl  con l'horror classico warreniano; la seconda, di appena due pagine, è un fantasy-hor...

The Studio Section Four - Jeffrey Catherine Jones /6

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Abbiamo visto, nei due post precedenti, come gli anni tra il 1972 e il 1975 - anni coincidenti per Jeff Jones con il suo esilio, dapprima convinto poi sofferto, nella campagna di Woodstock - siano stati accompagnati per tutta la loro lunghezza dall'esperienza di Idyl - ovvero, per dirla con le parole dell'artista, "dall’anarchia di un mondo di intuizioni libere dall’intelletto". Mentre un'altra serie, non troppo lontana per concezione, Jones Touch , aveva avuto vita molto più breve. Dobbiamo adesso considerare, anche per questi tre anni trascorsi lontano da New York City, l'altra faccia dell'artista: quella legata, fin dagli esordi, ai mondi della fantascienza, del fantasy e dell'horror. Jones continuava, come prima, a creare copertine per paperback di fantascienza o fantasy, così come realizzava illustrazioni di copertina o interne, e fumetti, per riviste e fanzine dedicate al fantastico. Nel 1972, una collaborazione lampo con la Skywald P...

The Studio Section Four: Jeffrey Catherine Jones /5

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L’elemento sensuale è molto importante nella mia opera. Senza, essa sembrerebbe vuota. È ciò che in parte mi risuona quando osservo i Maestri: Rodin, Degas, Whistler. Non empatizzo però altrettanto bene con un pittore come Delacroix. Mi sembra che affronti la sensualità con la mano pesante. * * * La svolta fondamentale nella cronologia di Idyl arriva nella tavola ospitata sul numero di National Lampoon del febbraio 1974 (e riprodotta, ingrandibile, qui a sinistra), dove il personaggio Idyl trova infine una fisionomia definita e diventa il protagonista fisso della striscia. Si tratta di una donna, come spiegherà anni dopo Jeff Jones in un'intervista: …nata già incinta, una donna realizzata, che rifiutava la logica maschile. Idyl non ha mai partorito e non lo avrebbe fatto neanche in futuro. Era inconsapevole del suo stato, così come era inconsapevole delle sue braccia. Era il suo stato naturale… una anti-caricatura della percezione ordinaria. “Anti-caricatu...

The Studio Section Four - Jeffrey Catherine Jones /4

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Sono un romantico e un pittore, e amo le donne... le forme femminili riflettono la luce con una tale semplicità e una tale bellezza. (Jeffrey Catherine Jones) * * * Nella seconda puntata dello speciale in due parti dedicato al  National Lampoon  avevo mostrato come, grazie alla lungimiranza del direttore artistico Michael Gross, sia  Jeff Jones  che  Vaughn Bodé  fossero approdati, pressoché in contemporanea, nella sezione  Funny Pages  dell’irriverente magazine. Per la precisione, Jeff Jones esordisce nel numero del gennaio 1972 con la prima tavola di  Idyl , Vaughn Bodè nel successivo numero di Febbraio, con la prima tavola di un rinnovato  Cheech Wizard . Vaughn Bodé, da parte sua, non era nuovo a questo genere di iniziative. Fin dal 1969, le pagine della rivista “per soli uomini”  Cavalier  ospitavano con regolarità le tavole autoconclusive del suo  Deadbone Erotica,  a cui si erano aggiunt...

The Studio Section Four: Jeffrey Catherine Jones /2

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Guardo Rembrandt e vivo un grande senso di pace. Quando guardo Rodin, il sangue comincia a correre, la testa mi comincia a pulsare. Se osservo Whistler non sono più in grado di respirare a fondo. Per parafrasare Max Liebermann: Guardare Rembrandt mi fa venir voglia di dipingere. Guardare Whistler mi fa venir voglia di smettere . (Jeffrey Jones, The Studio , 1979) * * * Jeffrey Jones nasce ad Atlanta, nello stato americano della Georgia, il 10 gennaio 1944 “in un’immensa casa di pietra circondata di magnolie e velata di edera”. È la casa dei nonni materni, dove trascorre la prima parte dell’infanzia insieme alla madre, ai nonni, alla bisnonna e a una prozia cieca che abita una stanza al piano terra dell’edificio. Suo padre è oltreoceano, a combattere i tedeschi. Tornerà a casa solo nel 1947 e Jeffrey lo vede per la prima volta all’età di tre anni. E capisce che davanti a lui sarà sempre senza difese. Un passo di A Recollecting Remembrance : — La mia vita esempl...

The Studio Section Four: Jeffrey Catherine Jones /1

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Nel Sud degli Stati Uniti, negli anni '50, non c'erano né gay né lesbiche, e poco ma sicuro nessuno come me. Jeffrey Catherine Jones * * * E così il logo di The Studio appare da oggi finalmente tutto intero. Mi riferisco, per capirci, all'immagine con cui sono solito chiudere i post di questa serie, da me prima ritagliata in quattro parti e poi fatta crescere su fondo nero, come un'anomala luna rettangolare nella notte, di un quarto a ogni sezione: Barry (Windsor-)Smith, Mike (Michael William) Kaluta, Berni(e) Wrightson e, infine, l'arrivo di oggi: Jeffrey Catherine Jones - che è, devo dirlo, il mio preferito dei quattro moschettieri di The Studio . Athos, Porthos, Aramis e D'Artagnan? No. Da sinistra a destra: Bernie Wrightson, Jeffrey Jones, Michael William Kaluta, Barry Windsor-Smith (c. 1978) O dovrei dire "preferita", visto che si tratta di un artista transgender, che dall'età di 55 anni e per i successivi dodici...