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Visualizzazione dei post da agosto, 2015
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Bodé e la fantascienza (Re-edit)

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Nota:  La prima versione di questo post è apparsa sul blog Il futuro è tornato . Lo ripropongo qui, in forma leggermente modificata, in vista dell'annunciata imminente chiusura del succitato blog. Come forse saprete, ho da poco terminato di scrivere e pubblicare sul mio blog un lungo articolo, in dodici parti, sul cartoonist underground Vaughn Bodé :  Vita, opere e morte del messia del fumetto . Questo nuovo post a lui dedicato, scritto appositamente per IFET , è un approfondimento di un aspetto dell'arte di Bodé che ho solo sfiorato nel mio blog: il suo contributo, piccolo ma non trascurabile, alla fantascienza in senso stretto . Il motivo del "piccolo" è facilmente spiegabile, se si considera che in realtà Bodé non ha mai messo in discussione, in nessun momento della sua vita, il suo obiettivo di diventare un autore di fumetti. La sua opera di illustratore va quindi situata in questo contesto e vista, se non proprio come una parentesi, come un'attiv...

An american family

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Il primo fu Newell Convers Wyeth (1882-1945), il capofamiglia. Artista prolifico, autore di circa 3.000 dipinti che comprendono le illustrazioni realizzate per 112 classici della letteratura, soprattutto per ragazzi, la sua tavolozza aveva un registro vastissimo, che dalle dominanti più cupe saliva fino a comprendere azzurri e gialli squillanti. Lottò, vanamente, per tutta la vita nel tentativo di “scuotersi via dalle scarpe il fango dell’illustrazione” e conquistarsi la fama di grande pittore. Ma a renderlo immortale furono i capolavori da lui realizzati per L’isola del tesoro , Robinson Crusoe , Robin Hood , La freccia nera , e via dicendo. Del resto fu allievo di Howard Pyle , che divenne noto in seguito come il padre della moderna illustrazione americana, e quando iniziò la sua attività, nel 1903, fu illustrando romanzi western. Si immedesimò talmente in quel mondo che per un breve periodo divenne lui stesso cow-boy - un'esperienza che gli permise anche di entrare in co...

Ivan e Maria (Иван да Марья)

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Sette o forse otto anni fa, in occasione di una festa di capodanno, mi capitò di incontrare una ragazza di nome Maria. Niente di insolito a prima vista, dal momento che l'Italia è piena di donne con questo nome e non c'è nulla di straordinario nell'incontrarne una. Ma questa Maria in particolare non era italiana, bensì una russa di San Pietroburgo che portava quel nome come molte sue connazionali e, più in generale, come moltissime donne del vecchio continente. In Svezia, per esempio, si incontrano donne di nome Maria quasi a ogni angolo, insieme a tantissime altre di nome Anna o Pia. Si incontrano anche tante donne di nome Lotta, ma questo è un altro discorso. Lasciando ora da parte le svedesi e tornando alla Maria russa, accadde che nel momento in cui saltò fuori che io mi chiamavo Ivano lei pensò subito, com'è naturale, al russo Ivan. Mi affannai allora a spiegarle (parlavamo in inglese) che il mio nome è in realtà di origine celtica e non corrisponde all'...

Vikings S03 E07-10: La presa di Parigi

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Quando all'inizio di marzo dell'anno 845 Ragnar Lodbrok , alla testa di un esercito di centoventi navi e oltre cinquemila uomini, risale la Senna per raggiungere Parigi, è trascorso più di mezzo secolo dall'8 giugno 793, giorno del saccheggio di Lindisfarne e tradizionale data d'inizio dell'epopea vichinga, che si protrarrà per un periodo di circa due secoli e mezzo. Prima di Parigi, lungo il corso della Senna, cadono Rouen e Carolivenna, delle quali non restano che macerie fumanti. Ma anche Parigi è saccheggiata e costretta alla resa, e l'allora reggente Carlo il Calvo si trova a dover riscattare la capitale del regno con 7.000 libbre di oro e argento. Ragnar ritorna in patria nello stesso anno e riceve dal suo re, Horik I di Danimarca , un'accoglienza da eroe ma non scevra di dubbi. Horik stenta a credere che Parigi sia stata violata e Ragnar, che evidentemente aveva messo in conto il possibile scetticismo del suo re, gli mostra come prova una tr...