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Visualizzazione dei post con l'etichetta Il tramonto degli oracoli
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Trilogia delle Madri /6 - Le origini: dal Triangolo Magico al Triangolo di Plutarco (Re-edit)

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Nota: Questo non è il mio primo re-edit, ma i precedenti riguardavano tutti articoli di vecchia data, la cui forma e contenuto, a distanza di anni, non mi soddisfacevano più del tutto. In questo caso mi trovo invece a dover fare i conti con un articolo pubblicato appena il giorno prima, a causa di una mia ricostruzione ipotetica di un brano che è stata poi smentita nei commenti da parte di un amico blogger. La prima parte di questo post si è così trasformata nel resoconto, passo dopo passo, proprio di questo evento di ricostruzione e smentita. Ho lasciato invece immutata la metà successiva del post, quella dedicata a Plutarco. * * * Viaggiammo in lungo e largo per l’Europa, sulle tracce del film che stavamo scrivendo insieme. Studiammo i testi esoterici e alchemici più famosi dell’Ottocento e dei primi decenni del Novecento, scandagliammo le teorie di Rudolf Steiner, visitammo cattedrali che odoravano d’incenso, biblioteche che sapevano di muffa e molti luoghi considerati...

Trilogia delle Madri /4 - Le origini: Zarathustra e Il tramonto degli oracoli

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Dopo aver ascoltato la profezia di un indovino, sul prossimo avvento di un’era di apatia per gli uomini, Zarathustra si immalinconisce e nel giro di poco diventa proprio il genere di uomo decadente descritto dall’indovino. Per tre giorni vaga senza pace, senza toccare cibo né bevanda, e senza proferire parola, finché non sprofonda in un lunghissimo sonno. Fa anche un sogno, che al risveglio racconta ai suoi discepoli, nella speranza che qualcuno di loro sia in grado di interpretarlo. Ecco la parte iniziale del resoconto del sogno di Zarathustra in una vecchia versione italiana* del libro di Nietzsche ( Così parlò Zarathustra, Parte II, L’indovino ): Sognai di aver rinunziato a tutta la vita. Ero diventato guardiano notturno dei morti, lassù nella solitaria rocca di morti, fra i monti. Lassù vigilavo i sarcofaghi e le cupe volte erano piene di trofei. Mi guardava dai vitrei sepolcri, sopraffatta, la vita. Respiravo l’odore d’un’eternità fatta polvere: pesante e polverosa ...