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Il regno di ERB: The Greatest Adventure /5

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  Conviene ora, prima di aprire ufficialmente il sipario sulle pagine iniziali di  The Greatest Adventure , tirare un po' le somme e ricordare che ciò che voluto fare, con gli ultimi quattro post* di questa serie dedicata a Meriem, "la prima tarzanide", è stato soprattutto introdurre il personaggio di  Jason Gridley , destinato a giocare un ruolo da protagonista nei nove comic-books che compongono la miniserie. Perciò ho voluto raccontare nel dettaglio sia la sua origine all'interno del  ciclo di Pellucidar  (in  Tanar of Pellucidar ), sia le circostanze del suo ingresso nel  ciclo di Tarzan  (in  Tarzan at the Earth's Core ). Cosa questa che mi ha anche permesso di fornire degli esempi tradotti della scrittura di Edgar Rice Burroughs , di mostrare alcune sue invenzioni letterarie come l' onda di Gridley , l' harbenite  e il  dirigibile 0-220 , e infine di offrire un rapido affresco di Pellucidar , uno dei più importanti mondi immaginari dell'universo

Spa fon! Squa tront!

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  In un post di oltre un quinquennio fa, del 15 gennaio 2016 per l'esattezza, manifestavo il mio entusiasmo per l'acquisto del primo volume di The complete Russ Manning , edizione italiana (Editoriale Cosmo) dell'omonima raccolta americana in quattro volumi, a cura della  Library of  American Comics , di tutte le strisce giornaliere e tavole domenicali di Tarzan scritte e disegnate, tra il 1967 e il 1979, da Russ Manning . Come ho spiegato in quel lontano post, il mio entusiasmo derivava dal trovarmi di nuovo sotto gli occhi, per la prima a colori per quel che riguardava le tavole domenicali, le storie a fumetti che più di tutte le altre avevo amato nella prima fase della mia adolescenza, tra gli undici e i quattordici anni. Un altro post, che segnalasse l'avvenuta conclusione dell'opera anche in Italia, non lo avevo in verità in programma, ma sono stato stimolato a realizzarlo da una seconda bizzarria (dopo quella da me additata nel succitato vecchio post ) che no

L'Estate dei Fiori Artici - Il nuovo banner

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  Salvo nuova censura del Komitato Zuckenberg, questa che vedete è la nuova testata della mia Pagina Facebook L'Estate dei Fiori Artici , realizzata nello stile, collaudato da anni, delle testate annuali di questo blog: un mosaico di immagini che condensano per quanto possibile il contenuto. Ho comunque anche fatto del mio meglio per non ripetermi troppo e presentare, accanto agli inevitabili must, anche qualche dettaglio non affrontato nei precedenti post di presentazione del mio libro ( 5 cartoline dall'Estate dei Fiori Artici ;  Indice dei nomi, delle opere e dei personaggi ;  Citazioni d'apertura, Incipit e Quarta di copertina ;  The Director's Cut ; La Filmografia ). E potevo farvi mancare il consueto indice numerato delle immagini? Non sia mai. Se poi la testata dovesse davvero finire censurata da Facebook (o io espulso a vita, cosa che non escludo affatto prima o poi succeda), a maggior ragione ne deve restare testimonianza qui, in questo spazio nemico di ogni

Ritorno al Chautauqua: Scienza tradizionale e scienza profana /1

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  Il titolo del mio post di addio al Chautauqua finiva con un punto interrogativo, che se da un lato avevo portato a termine il mio tentativo di sintesi del Chautauqua de Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta , dall'altro il mio personale Chautauqua, che vi avevo qua e là inframezzato, era rimasto in gran parte inespresso. Ma neanche volevo sentirmi vincolato a un seguito forzato e ho quindi preferito lasciare tutto nell'incertezza. Era un addio? Un arrivederci? Una questione in particolare non avevo mai sollevato riguardo il best-seller di Robert Maynard Pirsig , nonostante gli interrogativi che mi ponevo in corso di rilettura: perché tra le tante dicotomie presenti nel libro - intelligenza classica e intelligenza romanica, conoscenza razionale e conoscenza pre-razionale, aristotelismo e platonismo, ecc. -  non figurava quella che è forse più ovvio aspettarsi di trovare in un libro che al suo centro una discussione sulla Qualità? Mi riferisco alla dicotomia

Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta /15: Addio al Chautauqua?

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Nel finale del Chautauqua de Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta , leggiamo di Fedro che si imbatte in un altro equivalente della "sua" Qualità, dopo il Buddha e il Tao. E' l'anima come la descrive Socrate nel Dialogo di Platone  Fedro ,  che ha in se stessa la causa del proprio divenire ed è causa di tutte le cose . Del resto, aggiunge Pirsig: Non ci può mai essere una vera contraddizione negli elementi centrali delle filosofie monistiche. L'Uno indù dev'essere identico all'Uno greco, altrimenti sarebbero due. Nel Fedro , il viaggio dell'anima è rappresentato in forma mitica, con l'immagine di un auriga alla guida di un cocchio trasportato da due cavalli, l'uno bianco, placido, nobile d'aspetto; l'altro nero, caparbio, pieno di passione . Il primo conduce l'anima verso il mondo spirituale e l'Unità, il secondo verso il mondo materiale e il molteplice. Fedro si domanda se la condanna delle passioni tanto ra

Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta /14: 25th Anniversary Edition (2)

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E' indubbio che l'aver scoperto l'esistenza di un'edizione del venticinquennale di The Zen and the Art of Motorcycle Maintenance , accompagnata da una prefazione del suo autore, Robert Maynard Pirsig, abbia provocato una non piccola scossa a questa serie di post, che ha visto interrotto il suo normale corso, filosofico, per far posto a questa digressione in due parti di natura più letteraria. Anche se la vera rivoluzione è un'altra: l'aver potuto scoprire che Pirsig è stato per tutto il tempo dalla mia stessa parte, cioè dalla parte di Fedro, cosa finora non chiara, si viene a sapere, per via di un suo utilizzo non proprio riuscito della narrazione in prima persona. Per sua stessa ammissione. Estrapolo quindi altri passi dalla prefazione (che vanno a sommarsi a quelli già presentati nel post precedente ) in cui lo scrittore descrive in particolare, a uso dei lettori, la vera relazione narratore-Fedro, quella che lui, all'atto di scrivere, aveva certo chiara

Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta /13: 25th Anniversary Edition (1974-1999)

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Ai tempi in cui lessi per la prima volta  Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta non avevo nessuna cognizione del greco antico. Per questo motivo, tra le ragioni della piccola insoddisfazione di cui ho detto nel precedente post, non ne figurava una che ho viceversa ricavato dalla recentissima mia rilettura del libro, nel corso della quale non ho potuto evitare di accorgermi della traduzione errata, da parte di Pirsig, del nome Fedro, che in greco significa "splendente, luminoso" e non "Lupo" come pretende lui. Non riuscendo però a immaginare che uno scrittore possa incorrere in errori di tale portata, ho pensato a un possibile gioco etimologico, di cui mi sfuggivano però gli elementi e i nessi. Ma dopo aver fatto delle ricerche in rete - vedi mai mi fossi perso qualcosa - ho dovuto arrendermi all'evidenza che non c'è modo di rendere "Fedro" con "Lupo", neanche ricorrendo alle più acrobatiche etimologie platoniche. Ero