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Le mie letture da spiaggia: Il bis con McGrath e il primo Maigret




Come è ormai noto a più di uno, il giorno 18 c.m. sono rientrato dalle vacanze dopo 9 giorni 9 di mare: tanto ha passato quest'anno il convento. E adesso sto risvegliando, per gradi, l'attività del blog. Per gradi perché devo riabituarmi, se tenete conto che ho passato 9 giorni su 9 senza connessione internet.
Il primo passo l'ho fatto con la segnalazione di un mio guest post apparso il 12 agosto sul blog Il futuro è tornato. Il secondo passo è questo che state leggendo: un rendiconto, su un piano puramente bibliofilo però, dei miei 9 giorni 9 di vacanza balneare. In pratica vi racconto che in spiaggia, tra un tuffo e l'altro, sono riuscito, oltre che a continuare la revisione della terza e ultima parte del mio Shaula, anche a leggere 2 libri 2, entrambi pubblicati da Adelphi.


Il primo dei due in ordine di lettura è stato Il morbo di Haggard di Patrick McGrath, ed è il secondo libro che leggo di questo scrittore inglese dopo Follia. Si può così capire che già Follia mi era piaciuto. Ma Il morbo di Haggard è andato oltre ogni mia attesa, al punto che sono tentato di usare la parola capolavoro.
Entrambi i romanzi sono nerissime storie di malattia e morte e vertono su uno stesso tema: una passione d'amore estrema che assume tinte patologiche e porta il protagonista all'autodistruzione. I ruoli sono però rovesciati e là dove in Follia era la donna a perdersi, qui il malato d'amore è un uomo, il dottor Edward Haggard. Ma non è questo che fa la vera differenza tra i due libri. Se Il morbo di Haggard esce (a mio parere) vincente dal confronto è perché da un certo momento in avanti, quando fa la sua comparsa nella storia il "morbo" del titolo, il racconto sale di tono e McGrath inizia a confondere, con la consueta grande maestria letteraria che lo contraddistingue, i piani del vissuto e dell'immaginato, fino all'inatteso scioccante finale.


Di tutt'altro genere la seconda lettura. Che prima o poi avrei letto un libro con un'indagine di Maigret era nell'aria da un po', e tuttavia questa lettura è stata in gran parte frutto del caso. E' andata che una volta rimasto orfano del Morbo di Haggard, che ho divorato, mi sono diretto al Conad di Grosseto Sud alla ricerca di un secondo libro e, stringi stringi, alla fine mi sono trovato a dover scegliere tra Gente di Dublino di Joyce e un'inchiesta di Maigret. Come si vede ha vinto quest'ultima, e uno dei motivi è perché dopo aver letto McGrath non mi andava di correre il rischio di leggere un libro con atmosfere forse troppo simili.
Che dire di questo libro? Trama complessa, ambientazione affascinante, stile impeccabile. Però non posso fare confronti con gli altri maestri del genere, perché non ho letto mai niente di nessuno di loro, che si tratti di Agatha Christie, di Ellery Queen, di Edgar Wallace, etcetera. Non ho ancora letto neppure Arthur Conan Doyle, nonostante la folta presenza di sue opere negli scaffali della mia libreria. E non mi sento neanche di giurare che leggerò altro di Georges Simenon, che tra il 1931 e il 1972 ha scritto ben 75 romanzi e 28 racconti con protagonista il commissario Maigret. Il porto delle nebbie, in particolare, è del 1932.

* * *


L'illustrazione in alto sotto il titolo è l'immagine di copertina del Porto delle nebbie (edizione Oscar Mondadori) realizzata da Ferenc Pinter.

Commenti

  1. In questo periodo sto terminando la lettura di Guerra e Pace e poi ho letto Vite a Scadenza di Canetti.

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    1. Due letture ultra-impegnate, mi viene da dire...

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  2. Di McGrath credo di aver letto solo un breve racconto, tra l'altro recensito sul blog nel lontano 2011. E pensare che mi è era anche piaciuto molto... è stano che non mi sia mai venuto in mente di recuperare qualcos'altro. Nemmeno di Simenon credo di aver letto nulla o quasi nulla (ma compenso con Agatha Christie, di cui credo di conoscere perfettamente tutta la sua bibliografia).

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    1. Ho letto adesso il tuo post del 2011. McGrath è davvero un grande autore, e nel racconto di cui parli sembra essere al massimo della forma. Ma anche Simenon vale la pena.
      Credo poi che se un giorno dovessi decidermi a leggere qualcosa della Christie a intuito mi butterei su Dieci piccoli indiani...

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    2. Dieci piccolo indiani è la scelta più classica. L'unica pecca è che la storia è ormai talmente famosa che si perde un po' di brivido. Ma va bene perché, a meno che tu non abbia intenzione di leggere un bel po' di suoi romanzi, "Dieci piccoli indiani" fa storia a sè, mancando della figura dei due investigatori che hanno reso celebre la Christie, vale a dire Poirot e Miss Marple.
      A proposito di questi ultimi c'è chi ama il primo e odia il secondo e viceversa. Io sono sempre stato dalla parte di Poirot...

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    3. Anch'io credo di preferire Poirot, almeno a livello televisivo.

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  3. Il porto delle nebbie mi entusiasmò quando lo lessi

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    1. Sì, l'ho trovato molto bello anch'io. Fa venire voglia di leggere altre indagini del commissario. In generale mi sembra che la serie di Maigret corrisponda bene al detto "una ciliegia tira l'altra".

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  4. Ivano, sono qui per dirti che... sono tornato!! :)

    Moz-

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    1. Mi fa molto piacere, Miki :) Anch'io sono tornato da una settimana circa, ma come ho scritto anche in questo post sto facendo un rientro graduale nella blogosfera.

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