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Solve et Coagula - Pagina 67





Capitolo 6 - parte 3


«Io ti riporto solo quello che mi ha detto Eva Luna e per lei sicuramente fa molta differenza, perché ha una fiducia totale in queste cose. Quello che mi ha detto, in parole povere, è che lei non scommetterebbe un soldo bucato sulle possibilità di riuscita di un rapporto di coppia tra voi due».
A quelle parole il volto di Luisa sembrò rischiararsi.
«Ecco finalmente una buona notizia» esclamò «la serata non è andata quindi completamente persa».
«Perciò dai ragione a Eva Luna?».
«Ovvio che do ragione a Eva Luna. Non ho mai dubitato per un momento che le cose stessero così, sei tu che insistevi sul contrario».
«Mm, ok, ammetto di essermi sbagliata. Quindi cosa hai intenzione di fare adesso con Fabrizio?».
Luisa aggrottò la fronte. «Che significa cosa ho intenzione di fare? Non hai mai sentito parlare di amicizia tra uomo e donna?».
«Sì, certo, ma non è questo il punto. La sensazione che ho avuto io è che Eva Luna non avesse tirato fuori l’argomento così tanto per parlare. E se stesse cercando di metterti in guardia da qualcosa?».
Luisa era sempre più disorientata dalle parole dell’amica.
«Adesso stai esagerando, Giulia. È da quando ti sei seduta che non fai che parlarmi delle tue sensazioni. Senza contare che finora, ogni volta che io avanzavo dei dubbi su Fabrizio, tu ti facevi in quattro per dimostrarmi che erano infondati».
Giulia rifletté in silenzio per alcuni istanti.
«Sì, forse hai ragione tu» ammise ancora «devo essermi fatta influenzare dall’atmosfera del pub o dalla stessa Eva Luna che sembra fare vaticini anche quando chiede una birra».
Luisa stavolta sorrise alle parole dell’amica, ma un attimo dopo si ricordò della stanza sul retro del locale.
«A proposito, non è che hai avuto occasione di vedere l’altra stanza, quella delle conferenze e dei concerti?».
«È lì che siamo state sedute a parlare» le rispose Giulia «perché? È importante?».
«Forse. Puoi descrivermela?».
«C’è poco da descrivere… è una comune stanza, neanche molto grande, trasformata in una specie di teatro. Le pareti sono dipinte di rosso come nel resto del locale, invece il soffitto è affrescato come succede a volte nei vecchi edifici del centro... qualcosa di mitologico, credo, ma non mi sono messa a osservare i dettagli. E poi la luce era bassa. Per il resto ho visto solo alcuni tavoli, delle sedie e un palco con il sipario calato».
«Niente di insolito, quindi» concluse Luisa, con una punta di delusione nella voce.
Giulia stavolta guardò l’amica con un misto di preoccupazione e curiosità. Le era sempre più evidente che le stava tenendo nascosto qualcosa, a meno che, ed era una possibilità che la fece rabbrividire, non avesse veramente incominciato a immaginarsi le cose, a costruirsi una specie di mondo separato che le permettesse alla bisogna di evadere dalla realtà. Il che avrebbe anche comportato la possibilità che tutto quello che le aveva raccontato di recente sulle sue insolite interazioni con Alessandra fosse, allo stesso modo, solo un parto della sua fantasia.

(Il dedalo delle storie, 28 dicembre 2013)


Commenti

  1. Ora però aspetto gli inediti, eh!

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  2. Si può dire che li aspettiamo in due Marco, visto che sono ancora tutti da scrivere...

    RispondiElimina
  3. A questo punto bisognerebbe capire che cosa siano quelle figure mitologiche affrescate, e appena intraviste nell'ombra...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ricompariranno molto più avanti nella storia e in un contesto abbastanza diverso.

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