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The Studio Section Six - 1976-79: Gli anni di The Studio /4




La relativa libertà guadagnata negli anni di The Studio, fece sì che i nostri favolosi quattro potessero avvicinarsi quanto più possibile alla realizzazione dei loro obiettivi artistici. Per Bernie Wrightson, questo significò innanzitutto lasciare finalmente campo libero a un'ossessione che lo accompagnava fin quasi dall'inizio della sua carriera. Un'ossessione con un nome preciso e da tutti riconoscibile, che lo accompagnava fin dall'infanzia: Frankenstein.

Venni a sapere di Frankenstein per la prima volta quando ancora ero un bambino di quattro o forse cinque anni, un giorno che mia madre mi portò al cinema. Mio padre la sera lavorava, e io e lei, per uscire un po' di casa, andavamo al cinema . Una delle prime esperienze di cui ho memoria è un doppio spettacolo il cui film principale, da vedere con gli occhialini 3-D, era Il mostro della laguna nera. Mi spaventò sul serio. Come secondo film proiettavano una riedizione di House of Frankenstein [Al di là del mistero, 1944].
Seduto in sala al buio, guardavo questo tipo vestito di nero con la testa quadra e i bulloni che gli spuntavano dal collo, che se ne andava in giro a uccidere la gente. Non avevo davvero nessuna idea di che cosa si trattasse. Semplicemente, ero affascinato da qualunque cosa il mostro facesse.
[...]
Più tardi vidi gli altri film, i primi con Boris Karloff nel ruolo del mostro. Ancora oggi, quando li trasmettono li guardo, non importa quanto volte io li abbia già visti. Non ne ho mai abbastanza.
[...]
Il libro lo lessi una prima volta quando avevo nove o dieci anni. Ricordo che non mi piacque, non lo capii davvero. Ma anche così, trassi molte impressioni già dalla prima lettura. Tre o quattro anni più tardi ripresi il libro in mano e allora me lo godetti appieno.

Frankenstein divenne da allora, e per tutti gli anni a venire, uno dei soggetti di disegno preferiti da Wrightson. E' del 1966 la sua prima illustrazione degna di nota con protagonista il mostro, sebbene ancora in una versione che ricalca il modello cinematografico (figura in basso a sinistra). Mentre già l'anno dopo, nel 1967, l'artista si prodiga (pur con una prudente visione dal retro) in un primo tentativo di maggiore approssimazione alla creatura originale del romanzo di Mary Shelley (figura in basso a destra).



Negli anni successivi, Wrightson continuerà ad alternare le due versioni, la cinematografica e la letteraria, riservando però la prima quasi esclusivamente alle pagine umoristiche, come mostrano anche i due esempi in basso: a sinistra, la copertina del numero uno della Fanzine Scream Door (Asian Flu Publications, 1971), a destra, la pagina di benvenuto di House of Mystery #201 (National Periodics, 1972).



Mentre sono esempi del tipo letterario l'immagine (in basso a sinistra) tratta dal colouring book Monsters. Color the Creature Book  del 1974, e l'unica pagina esistente (in basso a destra) di un progetto del 1975, non andato a buon fine, di un adattamento a fumetti del romanzo di Mary Shelley per conto di un editore francese.


E' comunque quanto basta perché alla fine di quello stesso anno, il 1975, Wrightson si senta per la prima volta pronto al grande passo: illustrare il capolavoro originale di Mary Shelley. E sarà a sua volta capolavoro, come vedremo tra breve.

Ho provato a illustrare Frankenstein molte volte, ma non ero ancora pronto. Non avevo afferrato in pieno la storia, non la sentivo abbastanza. Non l'avevo chiara in mente. Adesso penso di potercela fare.
[...]
Molte delle persone che vedranno il mio libro, conviveranno per il resto della loro vita con la mia visione della storia. Per questo mi sento addossato di una grande responsabilità. E per questo inseguo di proposito uno stile definito anziché affidarmi alla spontaneità come ho fatto finora. Cerco il maggior realismo possibile, sebbene ci siano aspetti in cui trovo giustificato prendermi delle libertà, per esempio nell'abbigliamento. Si suppone che la vicenda abbia luogo alla fine del '700, ma tutte queste persone indossano abiti posteriori di un secolo. Mi sembra che in questo modo si presentino meglio. Mi prendo delle libertà con il tempo, perché la mia interpretazione delle cose diventa molto confusa se provo a fissarmi su un determinato periodo temporale. Ma va bene così, mi sento giustificato a farlo perché non credo che abbia grande importanza.
[...]
Neanche vedo macchinari di nessun genere. Non so da dove sia venuta fuori l'idea del fulmine. E' una buona idea, visualmente potente, ma nel romanzo originale Mary Shelley non menziona nessun macchinario. E' però interessante che ne faccia menzione nell'introduzione all'edizione del 1831. [...] Il che mi fa ritenere che abbia avuto il tempo di pensarci sopra. Il tempo di vivere in un mondo dove l'industria cominciava a svilupparsi. Il tempo di reinterpretare lei stessa la trama, finché la sua visione originale ha cominciato a colorarsi delle cose attraverso cui lei era passata durante quel periodo.
Nella mia interpretazione del libro, cerco di essere il più fedele possibile alla storia, ma si arriva a un punto in cui la fedeltà diventa impossibile - l'immagine suggerita è così vaga che si può solo improvvisare.
[...]
Mary Shelley è molto, molto poco chiara su come viene creato il mostro. Ho letto di proposito il libro più volte nel tentativo di capirlo ma lei non lo chiarisce. Se non altro, allude al fatto che è costruito cellula per cellula. Questa allusione ha di gran lunga più forza rispetto a quella del mostro formato dall'assemblaggio di parti diverse. Ma è tutto molto, molto aperto all'interpretazione. Penso che l'approccio di Mary Shelley alla scienza sia indicativo dell'approccio del profano alla scienza nella sua epoca, che era più magico di quel che noi possiamo supporre in base alla nostra logica.
[...]
E' questo il sentimento che mi dà Frankenstein - che la creazione del mostro abbia a che fare con ciò che Mary Shelley chiama scienza, ma che si tratti quasi di magia. E' questo il mio approccio alle scene del laboratorio. Realizzarle nel modo più logico possibile così da renderle convincenti, ma sempre conservando un pizzico di magia, di mistero.

Il numero di illustrazioni progettate inizialmente da Bernie Wrightson per il suo Frankenstein era di quasi cento. Quando però l'opera vide la luce nella sua edizione definitiva, pubblicata dalla Marvel nel 1983, il volume ne comprendeva un totale di poco più di quaranta. E poco meno di quaranta era il numero di quelle che l'artista aveva realizzato nell'ultimo periodo degli anni di The Studio. Che cosa era successo?


La risposta è che erano successe soprattutto due cose. Primo, Wrightson era stato attento a mantenere il giusto equilibrio tra testo e illustrazioni, e per questo motivo aveva finito per scartare molte di quelle che aveva progettato di realizzare. Secondo, diverse delle illustrazioni che aveva completato non lo soddisfacevano del tutto e nel tempo le aveva sostituite con altre nuove.

Vediamo ora alcuni esempi del secondo caso. A sinistra ci sono le illustrazioni giudicate da Wrightson, per un motivo o l'altro, insufficienti e scartate, a destra quelle da lui ammesse nell'edizione definitiva.

Frontespizio - Prima versione e versione definitiva (Marvel Comics Group, 1983). 

Il confronto con il mostro - Prima versione e versione definitiva (Marvel Comics Group, 1983, pag. 64)

Il mostro apprende della sua origine - Prima versione e versione definitiva (Marvel Comics Group, 1983, pag. 114)

Scena del laboratorio - Prima versione e versione definitiva (Marvel Comics Group, 1983, pag. 141)

Sul mare - Prima versione e versione definitiva (Marvel Comics Group, 1983, pag. 151)

Le due immagini che seguono fanno invece entrambe parte dell'edizione definitiva. Le pubblico come gran finale perché mi sembrano particolarmente esemplificative dell'ispirazione dell'artista, che reinterpreta a suo modo lo stile dei grandi dell'illustrazione europea, Albrecht Dürer e Gustave Dorè su tutti:

Da: Frankenstein, Marvel Comics Group, 1983, pag. 138 (a sinistra) e pag. 172 (a destra)


* * *

The Studio - Complete Comics Chronology VIII: February 1971 - April 1971


Michael William Kaluta: "As Night Falls" 82 pg.) + 2 b/w illustrations
Infinity #3 [1] - Adam Malin, Gary Berman, 1971 (Fanzine)
Editor: Adam Malin, Gary Berman
Bernard Albert 'Bernie' Wrightson: 3 b/w illustrations
Infinity #3 [1] - Adam Malin, Gary Berman, 1971 (Fanzine)
Editor: Adam Malin, Gary Berman
Jeffrey Catherine Jones: Interview w/ sketches (5 pg.) + 1 illustration
Infinity #3 [1] - Adam Malin, Gary Berman, 1971 (Fanzine)
Editor: Adam Malin, Gary Berman
Bernard Albert 'Bernie' Wrightson: Cover
Rocket Blast Comicollector #86 - James Van Hise, 1971 (Fanzine)
Editor: G.B. Love
Michael William Kaluta: Unpublished illustration for "Conquest"
Rocket Blast Comicollector #86 - James Van Hise, 1971 (Fanzine)
Editor: G.B. Love
Bernard Albert 'Bernie' Wrightson: Cover
Scream Door #1 - Asian Flu Publications, 1971 (Fanzine)
Michael William Kaluta: "Hey Buddy, Can You Lend Me a..."
Scream Door #1 - Asian Flu Publications, 1971 (Fanzine)
5 pages; Originally intended for the never published Web of Horror #4
Bernard Albert 'Bernie' Wrightson: Unpublished cover for Web of Horror #4
Scream Door #1 - Asian Flu Publications, 1971 (Fanzine)
Michael William Kaluta: Back cover
The Wonderful World of Comix #6 - Neal Pozner with Scott Harris, 1971 (Fanzine)
Editors: Neal Pozner, Scott Harris
Barry Windsor-Smith: "The Sun God!" (10 pg.)
Astonishing Tales #4 - Marvel Comics group, February 1971 (Comic-book)
Editor: Stan Lee
Writer: Gerry Conway
Inker: Sam Grainger
Bernard Albert 'Bernie' Wrightson: "Beneath the Dignity of the Apes" (5 pg.)
Blast #1 - G. & D. Publications, Inc., February 1971 (Magazine)
Writer: Marv Wolfman
Michael William Kaluta: "Newspaper Headlines..." (1 pg.) + "On Campus" (centerspread)
+ "Birthstones" (2 pg.)
Blast #1 - G. & D. Publications, Inc., February 1971 (Magazine)
Writers: Chuck McNaughton ("Newspaper Headlines..."), Bob Smolin ("Birthstones")
Barry Windsor-Smith: Cover + "The Twilight of the Grim Grey God" (19 pg.)
Conan the Barbarian #3 - Marvel Comics group, February 1971 (Comic-book)
Editor: Stan Lee
Writer: Roy Thomas
Inker: Sal Buscema
Barry Windsor-Smith: Inking on "Desert Scream!" (6 pg.)
Monsters on the Prowl #9 - Marvel Comics group, February 1971 (Comic-book)
Editor: Stan Lee
Writer: Allyn Brodsky
Penciler: Jack Katz
Barry Windsor-Smith: "There He Is! Here Comes the Outcast!" (10 pg.)
Western Gun Fighters #4 - Marvel Comics group, February 1971 (Comic-book)
Editor: Stan Lee
Writer: Steve Parkhouse
Inker: Sam Grainger
Bernard Albert 'Bernie' Wrightson: "The Skull of Silence!" (7 pg.) (Link)
Creatures on the Loose #10 - Marvel Comics group, March 1971 (Comic-book)
Editor: Stan Lee
Writer: Roy Thomas
Bernard Albert 'Bernie' Wrightson: "How Do You Fight a Nightmare?" (Inks on pg. 13)
Green Lantern #82 - DC Comics, March 1971 (Comic-book)
Editor: Julius Schwartz
Writer: Denny O'Neil
Penciler: Neal Adams
Bernard Albert 'Bernie' Wrightson: Inks on cover
Where Monsters Dwell #8 - Marvel Comics group, March 1971 (Comic-book)
Editor: Stan Lee
Penciler: Marie Severin
Jeffrey Catherine 'Jeff' Jones: Cover
Burroughs Bulletin #21 - The House of Greystoke, Spring 1971 (Comic-book)
Barry Windsor-Smith: "Rampage!" (10 pg.)
Astonishing Tales #5 - Marvel Comics group, April 1971 (Comic-book)
Editor: Stan Lee
Writer: Gerry Conway
Inker: Frank Giacoia

Clicca sulla scritta blu per vedere in grande formato, se disponibili, copertine e pagine interne degli albi in lista.



* * *


L'immagine di apertura del post, un autoritratto di Bernie Wrightson, assieme al mostro di Frankenstein, è un particolare del poster allegato a The Moster Times #1 (The Monster Times Publishing Company, Jan. 1972).

Per le citazioni di Bernie Wrightson: B. W., A Look Back. Underwood-Miller 1979, 1991. Edited by Christopher Zavisa. Traduzioni dall'inglese mie.

Commenti

  1. Ecco, l'immagine di apertura del post, bisogna dire che Wrightson ricorda parecchio Edgar Allan Poe con un'espressione diabolica ed esaltata.

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    1. Wrightson ha quasi sempre unito horror e ironia e lo stesso ha fatto nell'autoritratto, Marco. In realtà ha sempre condotto una vita senza eccessi di disegnatore e marito. Almeno fino a quando, negli ultimi anni, non ha dovuto fare i conti con il cancro.

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  2. Decisamente per Wrightson "Frankenstein" fu uno dei lavori della vita. Una delle cose per cui viene maggiormente ricordato come autore.

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    1. E direi giustamente, Nick. Credo che lui stesso lo considerasse il vertice della sua carriera artistica.

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  3. Che illustrazioni meravigliose. I libri illustrati dovrebbero riguadagnare importanza presso il lettore medio. La copertina in particolare è straordinaria.

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    1. Davvero meravigliose, Ariano. E credo che la maggior parte degli illustratori darebbe chissà cosa per arrivare a realizzare tavole come quelle che lui si concede di giudicare non all'altezza e cestinare.

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