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Incantesimi cinemusicali /8: Organic e Prophecies




Il Mistero svanisce davanti alle certezze dei postulati tecnologici. Per questo il vero orrore, la vera aggressione contro la vita si manifesta sotto forma del perseguimento della nostra felicità tecnologica.

(Godfrey Reggio)

Con l'avvicinarsi del tempo dell' arrivo del Purificatore ci saranno coloro che cammineranno come fantasmi nelle città, nei canyon costruiranno montagne artificiali. Coloro che cammineranno attraverso questi luoghi saranno appesantiti nei loro passi, ogni cosa sarà spaventosa ad ogni passo per coloro che saranno sconnessi dallo spirito e dalla Terra.

(Dalla profezia Hopi detta "Ultimo Pianto")*


* * *


Il termine Koyaanisqatsi (Ko.yaa.nis.katsi) descrive, nella lingua dei nativi americani Hopi, il tempo del grande squilibrio che accompagna il declino del Quarto Mondo, il nostro, e prepara l'avvento del Quinto dei nove Mondi della cosmogonia Hopi. Attorno a questa idea, il documentarista Godfrey Reggio ha costruito il suo primo e per ora più riuscito film. Si tratta, come sarà anche per tutti i suoi film successivi, di un racconto per sole immagini, un documentario dove le parole sono sostituite dalla musica del famoso compositore americano Philip Glass. I due collaboreranno insieme anche negli altri due film della cosiddetta trilogia -qatsi (non avevano in mente l'Italia, è evidente) e nel più breve Anima Mundi. Ma Koyaanisqatsi (1982) ha dalla sua più punti a favore rispetto agli altri film citati: il vantaggio della novità assoluta, una maggiore freschezza creativa e un Philip Glass all'epoca in vero stato di grazia. La musica del compositore americano, infatti, lungi dall'essere un semplice commento sonoro, porta allo scoperto il nucleo più profondo delle immagini, e ne amplifica il pur già di per sé potente impatto emotivo sullo spettatore. Ne è la riprova la sequenza, di poco successiva all'inizio del film, coperta dal brano musicale Organic, assente tra l'altro nella prima, ridotta, edizione discografica della soundtrack (1983).





Molto diverse l'ambientazione e le atmosfere dell'altro incantesimo che era mia intenzione pubblicare. Ma mentre con Organic nessuno ha battuto colpo, nel caso del secondo estratto da Koyaanisqatsi, relativo alla parte finale del film e corrispondente al brano musicale Prophecies, le cose sono andate diversamente. Anche se, per la verità, io ho continuato a vedere il video come prima nel mio blog e ho saputo del blocco solo grazie alla cortese comunicazione di una collega blogger, che ringrazio di cuore. A quanto pare, quella particolare sezione di documentario è stata giudicata troppo importante da chi di dovere per sorvolare come se nulla fosse.
Mi limiterò quindi in questo re-edit, come ho fatto in altre situazioni del genere, a pubblicare qui sotto il solo brano musicale (il mio preferito di tutta la soundtrack) senza nessun estratto video. Aggiungo, come intro all'ascolto, che Prophecies è in parte cantato e che il testo utilizzato è quello di tre delle nove profezie considerate le più importanti del popolo Hopi, nella loro lingua originale.

The Philip Glass Ensemble - Prophecies (Koyaanisqatsi OST, 1983)



Per la versione inglese delle tre profezie, la cui traduzione compare in chiusura del film, il regista si è avvalso di un nutrito team di consulenti e linguisti. Ecco il risultato (accompagnato da una mia traduzione al volo):
  1. If we dig precious things from the land,
    we will invite disaster.


    Se scaviamo cose preziose dalla terra,
    favoriremo la catastrofe.

  2. Near the Day of Purification, there will be cobwebs
    spun back and forth in the sky.


    In prossimità del Giorno della Purificazione, ci saranno tele di ragno
    tessute da un capo all'altro del cielo.

  3. A container of ashes might one day be thrown from the sky,
    which could burn the land and boil the oceans.


    Un contenitore di cenere potrebbe esser gettato un giorno dal cielo,
    e potrebbe far ardere la terra e ribollire gli oceani.


La prima edizione discografica, del 1983, della soundtrack.
Sotto il titolo, cinque diverse traduzioni possibili del termine Koyaanisqatsi.


Con simili premesse, Koyaanisqatsi si presenta di necessità, almeno a prima vista, come un film intriso di profondo pessimismo. Il suo tema portante, che è poi il filo conduttore di tutti i lavori a oggi del regista, è quello del passaggio da uno stile di vita organizzato in armonia con le leggi e i ritmi della natura, proprio delle civiltà tradizionali, a un altro, il nostro, dominato dalla fretta e inserito in contesti artificiali.
Le dichiarazioni rilasciate nel tempo da Godfrey Reggio, tra cui la citazione in apertura del post, non lasciano dubbi sul suo atteggiamento al riguardo:
  • Quello che io cerco di fare è, come minimo, di mettere in guardia dalla luce accecante della tecnologia.

  • Non è che noi utilizziamo la tecnologia, noi viviamo la tecnologia.

  • La tecnologia è diventata ubiqua come l'aria che respiriamo, al punto che noi non siamo neanche più consapevoli della sua presenza.

  • Io penso che la tragedia del nostro tempo sia che noi non siamo consapevoli degli effetti del modo in cui abbiamo adottato i nostri utensili. Questi utensili sono diventati ciò che siamo.

Dunque un film, dicevo, dall'apparenza fortemente pessimista, ma che, ancora nelle parole di Reggio, dal suo calco in negativo  ricava la propria forma positiva:
...se si intende il film nel senso di una metafora, allora solo attraverso il negativo si può ottenere la forma positiva. Ciò che io cerco di ottenere è il valore positivo della negazione.

L'occhio di Godfrey Reggio, ex monaco cristiano cattolico ed ex insegnante di studi superiori, sa essere in realtà allo stesso tempo tempo estremamente poetico e lucidamente spietato. Quel che va in scena in Koyaanisqatsi, e in particolare nella sezione di documentario relativa a Prophecies, è la vita zombificata degli abitanti delle nostre grandi metropoli... il pullulare in esse di fantasmi solo dall'apparenza umana, che trascinano la miseria delle proprie esistenze fino all'agonia, artificialmente prolungata, dei loro letti d'ospedale. La musica di Philip Glass, dal canto suo, proiettata com'è ad altezze siderali, non fa che accentuare la distanza e severità dello sguardo. Dopotutto, nessun aspirante alla felicità tecnologica può dirsi davvero innocente.


* * *


Facciamo adesso un salto di millennio: dal 1983, anno di uscita nelle sale di Kooyanisqatsi, fino al 2009 e al film Watchmen di Zack Snyder, tratto dal celebre fumetto omonimo di Alan Moore. Nel folto numero di brani, si può dire tutti azzeccati, che compongono la sua colonna sonora troviamo anche due dei brani composti da Philip Glass per il film di Reggio: Prophecies e Pruit Igoe. La particolarità è che, in questo caso, i due brani non sono presentati separatamente e neanche nella loro completezza, bensì alcune loro parti sono combinate insieme in modo da formare un tutto unico e adattarsi all'alternanza di distensione e climax presente nella parte di film che la musica è chiamata a commentare: dall'arrivo su Marte di Dr. Manhattan al drammatico colloquio che l'omone blu intrattiene con la bella Silk Spectre dopo averla teletrasportata a sua volta sul pianeta rosso. Il risultato è oltremodo affascinante.




The Philip Glass Ensemble - Prophecies / Pruit Igoe (Watchmen OST, 2009)




* * *


* Da: Dr. Robert Ghost Wolf, Native American Prophecies & Tales of the End Times, 1994.

Commenti

  1. Favoloso, vedrò di recuperare tutto, per quanto sia possibile *__*
    A parte Glass, tutto nuovo per me :D (Ho curiosato e pare che il doc sia disponibile su YouTube *__*

    Il secondo video, pare non sia fruibile :O

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    1. Sai che io invece il secondo video riesco a fruirlo? E direttamente dal post? Cercherò di capire come sia possibile tutto ciò.
      Grazie mille per le belle parole, Glò :-))

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  2. Il più grande filosofo moderno, Emanuele Severino, parla da sempre della tecnica come fondante il pensiero occidentale e alla base delle radici della violenza con cui esso oggi pervade e vuole dominare il mondo!

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    1. Purtroppo io le tesi di Severino le ho solo orecchiate, senza mai approfondire, e non sono in grado di esprimere un parere. Conoscendo però il suo interesse per la grecità posso immaginare che connetta quel che dici con l'idea di hybris. E' così?
      Grazie per la visita e il commento, Roberto :-))

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    2. In Severino c'è un tornare all'Essere inteso in senso parmenideo come "colui che è e non può non essere"! Penso quindi che il suo pensiero cerca di uscire dal nichilismo in cui è caduta la società attuale, che non concepisce più una "natura" o un "modo di essere secondo natura" negando così qualsiasi prevaricazione o hybris. Se cade la tradizione l'uomo può fare e disfare tutto senza contraddire alcunché: la tecnica intesa come volontà di potenza e dominio è il culmine del nichilismo perché afferma potentemente il divenire negando Dio e l'eterno-immutabile della tradizione!

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    3. Capisco bene. In un certo senso ciò da cui già ci aveva messo in guardia Nietzsche, nonostante il filosofo tedesco, sulla scorta di Eraclito, facesse coincidere l'Essere con il divenire creando così le premesse del pensiero fluido.

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    4. Proprio così, Nietzsche assolutizza il divenire, o perlomeno la volontà "eterne" di andare avanti verso il nulla come unico principio possibile! Su Severino ti consiglio di acquistare la sua "Storia della filosofia" in tre volumetti pubblicata da Rizzoli negli anni 80. Ha il pregio di indicare dei criteri di lettura unificanti la filosofia occidentale, analizzata con lucidità e bravura notevole, che come dice lo stesso Severino percorre una strada unica che porta inesorabilmente all'oggi. Il difetto è che l'interpretazione ermeneutica si basa sulla filosofia dello stesso Severino, che per quanto illuminante non è detto che si debba condividere in toto.

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    5. Ivano, se a te non dispiace, vorrei prendere spunto e citare il tuo post in un breve articolo-poesia sul mio blog.

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    6. Apprezzo il consiglio di lettura, Roberto, anche se davvero non so se e quando potrò attuarlo, visto la coda di libri che ho in attesa. Però, se lo avesse la biblioteca del mio quartiere, potrei intanto dargli un'occhiata. In quanto al resto, con i percorsi ermeneutici ormai ho imparato a conviverci...

      E certo che puoi prendere spunto, ci mancherebbe altro. Ne sono anzi contento!

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    7. Allora provo a pubblicare il post. Grazie.

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    8. Di niente. Mi metto subito in modalità attesa...

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  3. Solo negli anni Novanta ho conosciuto quest'audace opera visiva, rimanendo incantato ovviamente dalla musica di Glass. Ora che me lo dici ricordo l'accenno di Watchmen, ma mi è capitato di sentirla citare altrove: è un tema troppo bello per non entrare nell'immaginario collettivo ;-)
    Purtroppo la tecnologia è l'Anti-Dio: se di Dio si può parlare solo in modo positivo, della tecnologia si può parlare solo in modo negativo. E quindi sono argomenti intorbiditi dal dogma. Magari uno sguardo più ampio ci aiuterebbe a liberarci dalle catene della demonizzazione tecnologica così da poterla gestire e arginare: considerarla solo negativa non basta, visto che ciò che è negativo è sempre amato.
    Ricordo un vecchio documentario dove gli etologi per farsi accettare da un gruppo di scimpanzé si presentarono con delle grandi taniche di latta vuote. Sembrava una decisione balzana, eppure un giovane maschio prese quelle taniche e cominciò a farle rotolare in giro, facendo un rumore d'inferno che fece scappare tutti gli altri maschi. Aveva appena usato la tecnologia per scacciare i suoi simili e acquisire potere...

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    1. Io mi limito a far cronaca, pur esternando tra le righe la mia scarsa ammirazione per l'attuale stato di coscienza di sé dell'Homo Tecnologicus in generale. Pensa che pubblico questo post in contemporanea con la serie su Science Fiction Land, con la sua esaltazione dei pregi e prodigi della tecnologia portata ai massimi livelli oggi immaginabili :D
      Ancora a livello personale, posso aggiungere che il mio ideale di felicità tecnologica continua ad esser rappresentato dai proiettori super 8, i registratori a nastri magnetici e gli impianti stereo hi-fi e che vivo con distacco la tecnologia odierna, pur utilizzandola per quel che mi è necessario.
      Immagino il seguito della storia degli scimpanzé: con il passare dei giorni, un membro della comunità ha scoperto che le taniche di latta potevano essere suonate colpendole con dei bastoni ed è nato il primo gruppo rock antropoide: i Dum Dum Machine ;D
      Grazie per il commento, Lucius :-))

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    2. ahahah semmai sono nati i Monkees :-D
      Usare la tecnologia per quel che è necessario credo sia il modo migliore: usarla perché va di moda o perché "si deve"... ecco, "quello" mi mette paura!

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    3. Il mio era un gioco di parole tra la Drum Machine e il rituale del Dum Dum delle Grandi Scimmie di Tarzan ;-)

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  4. Philip Glass è un ottimo musicista, di lui ricordo la colonna sonora di "Hamburger hill" e "Kundun". Mi hai offerto un ottimo spunto su come sfruttare le mie prossime navigazioni sul web serali ;-)

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    1. Come ho scritto in una precedente risposta nel blog, forse proprio a un altro tuo commento, Glass si è anche spesso e volentieri riposato sugli allori, modellando interi suoi lavori sugli standard acquisiti nei lavori precedenti. Ma capisco che sia inevitabile quando si lavora ai suoi ritmi... solo di colonne sonore ne ha composte sicuramente più di cento.
      Buone navigazioni serali, Ariano. E sappimi dire cosa sei riuscito a trovare di bello ;-)

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  5. Ignoravo completamente tutto ciò, ma lo trovo estremamente affascinante. È sempre un piacere leggerti! :))

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    1. Grazie mille Clementina. Sono contento di sapere che ti ho affascinata pur con una soluzione di ripiego rispetto alla mia intenzione originale ^^

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  6. "Un contenitore di cenere potrebbe esser gettato un giorno dal cielo, e potrebbe far ardere la terra e ribollire gli oceani."

    Frase piuttosto interessante da parte di un popolo che non poteva conoscere l'effetto serra e che non sapeva ancora cosa fosse un motore a combustione interna, no?

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    1. A me stuzzica anche la seconda frase. Quei fili di ragnatela, quindi praticamente invisibili, tesi ovunque nel cielo mi fanno pensare all'attuale rete di connessione globale ;-)

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    2. L'avevo pensato anch'io. Web significa infatti ragnatela. Straordinario, no?

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    3. Caspita, è vero! Sai che non ci è avevo pensato? Ormai con il pensiero traduco automaticamente "rete". Sarebbe bastato ricordarsi della testata USA "Web of Spider-Man" ^__^

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  7. Come ho già detto altrove, vidi questo film a metà anni Ottanta nell'auditorium scolastico, tramutato in sala cinematografica. Ero molto giovane ma ricordo come fosse oggi la forza suggestiva di quelle immagini, così come ricordo perfettamente quel brano di chiusura, sulle immagini interminabili di quel razzo in caduta libera.
    Sulle profezie Hopi sarebbe interessante capire se il testo inglese riflette quello originale in dialetto Hopi (visto che la sola parola Koyaanisqatsi ha cinque possibili interpretazioni)...

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    1. Se guardi bene, le cinque traduzioni di Koyaanisqatsi sono due, visto che le prime quattro sono del tutto sovrapponibili. Ma mi spingerei anche a dire che in realtà è solo una, dal momento che la numero cinque ha più l'aria di un richiamo alla filosofia Hopi a uso esplicativo che di una traduzione vera e propria. La correttezza delle traduzioni delle profezie dovrebbe invece essere certificata dall'essere il risultato di un lavoro di una equipe di linguisti. Sarebbe in ogni caso interessante poter disporre dei testi originali con traduzione interlineare.
      Grazie e a presto, TOM :-))

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  8. Questo tuo post è una vera chicca per palati raffinati, Ivano. Anch'io, come te, ho subito pensato alla rete rispetto nel leggere "ci saranno tele di ragno tessute da un capo all'altro del cielo." Per quanto riguarda a vita zombificata degli abitanti delle nostre grandi metropoli, io vi assisto ogni giorno per la strada e nella metropolitana: è impressionante, tutti con gli occhi puntati sui cellulari che scorrono, navigano e cliccano. Quando non ti urtano perché procedono, camminando, sempre con lo sguardo fisso. Mi fa venire in mente Cecità, il film tratto dal romanzo di Saramago.

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    1. La mia scelta di non avere dispositivi portatili, salvo un cellulare da 29,90 euro, è proprio dettata dall'esigenza di non farmi fagocitare. Ma per fare una scelta di questo tipo bisogna prima avere una nozione dell'esistenza di altri modi di vivere, cosa che sembra mancare a molti delle nuove generazioni.
      Grazie mille per il gradimento del post, Cristina ^__^

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