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Il Maestro e Margherita - un percorso per immagini /5: Magia nera e smascheramento




Riprendere le redini di una serie come questa dopo circa un anno e mezzo di pausa, come si può ben capire, non è per niente semplice. I primi quattro post sono stati a loro modo piacevoli da realizzare ma anche faticosi, a causa della loro lunghezza e complessità di realizzazione. Rileggere i capitoli del libro di Michail Bulgakov in contemporanea alla visione dei corrispondenti spezzoni di quattro diversi adattamenti filmici, e riassumere e distillare un libro quasi impossibile da riassumere e distillare, cercando di supplire al non detto con i fermo immagine, si è rivelata una vera impresa e sono stato più volte tentato di mollare tutto. A trattenermi dal farlo sono state soprattutto due cose: la mia passione per il tema trattato e l'elevato numero di visite, che sembra testimoniare un certo interesse per un esperimento che all'inizio avevo pensato potesse interessare quasi solo me stesso.
Ma chissà se e quando mi sarei davvero deciso a riprendere questo percorso a immagini, se la nuova fase del restauro del blog (che ha coperto il periodo aprile-agosto 2014) non avesse coinvolto, tra gli altri, i primi quattro post della serie, ispirandomi a riprenderla da dove avevo interrotto. O almeno provarci.

Per i nuovi arrivati, i film da me presi in esame sono quelli della Master & Margarita Collection, a eccezione di Incident in Giudea di Paul Bryers che del libro adatta soltanto i capitoli relativi a Ponzio Pilato (da me considerati solo a cominciare dal momento in cui si intersecheranno con le altre linee narrative del libro) e dell'improponibile versione di Giovanni Brancale (2011), ambientata nella moderna Firenze. Rimangono, quindi: Il Maestro e Margherita di Aleksandar Petrovic (Italia/Yugoslavia 1972); Mistrz i Malgorzata di Maciej Wojtyszko (serie tv in quattro episodi, Polonia 1988-90); Master i Margarita di Yuri Kara (versione cinema, Russia 1994); Master i Margarita di Vladimir Bortko (serie tv in dieci episodi, Russia 2005).
Per una descrizione sommaria di ogni singoli film rimando al post introduttivo alla serie.

* * *


Capitolo 12 (La magia nera e il suo smascheramento)


Una consolidata tradizione critica rileva ne Il Maestro e Margherita l'esercizio, da parte di Bulgakov, di una pungente satira che prende di mira la vita grigia e burocratizzata dell'URRS ai tempi di Stalin. Si tratta, secondo me, di una verità, ma solo parziale e talvolta di comodo. La satira di Bulgakov è rivolta alla natura umana tout court e se prende di mira la società sovietica è perché lì si è trovato a vivere, ma sono convinto che il grande scrittore avrebbe trovato ottimi spunti nella società zarista come in un sistema capitalistico. La miglior riprova la si ha in questo dodicesimo capitolo, che ospita una delle parti più celebri e celebrate del libro: il discorso con cui Satana/Woland si fa beffa dei moscoviti in apertura della sua séance di magia nera.


1. La trama


E' finalmente arrivata la sera in cui il Variety deve ospitare l'atteso spettacolo di magia nera (con smascheramento) del mago Woland, in realtà messere Satana in incognito. Pur se preceduto da una serie di avvenimenti inspiegabili e sinistri, di lutti e di scomparse nel nulla, ogni tentativo attuato per cancellare la messinscena dello spettacolo è fallito.
Con Lichodeev finito come per magia in Crimea, e Varenucha che non dà più notizie di sé, è il findirector (direttore finanziario) del Variety, Grigorij Danilovic Rimskij, a doversi accollare l'ingrato compito di fare gli onori di casa e accogliere il mago Woland e i suoi assistenti al loro arrivo in teatro.
La celebrità in tournée colpì tutti per il frac dalle code di lunghezza mai vista e dal taglio divino, e perché si presentò con indosso una mezza maschera nera.

Strano che nessuno dei quattro adattamenti cinematografici che prendo in esame scelga di considerare il dettaglio della mezza maschera. Tutti fanno salire in scena Woland a volto scoperto.

Nota: Il film del 1972 presenta, anche in questo caso, notevoli variazioni rispetto al testo del libro. Lo spettacolo di Woland vi figura come preludio alla rappresentazione del Ponzio Pilato di Nikolaj Afanasijevic Maksudov (nome del Maestro nel film ma non nel libro). Inoltre, essendo Behemot interpretato da un comune gatto nero, al suo posto nel ruolo di assistente di Woland c'è Azazello.


2. Personaggi principali


Grigorij Danilovic Rimskij

Woland (Satana)

Behemot

Fagotto (Koroviev)

Zorz Bengalskij

Hella

Arkadij Apollonovic Semplejarov



* * *


Inizia lo spettacolo


...si presentò al pubblico un uomo ben nutrito, allegro come un bambino, con la faccia rasata, un frac gualcito e una camicia non fresca di bucato. Era il conférencier Zorz Bengalskij, conosciuto in tutta Mosca.

Jan Kociniak
Mistrz i Malgorzata (Polonia, 1988-90)


Amayak Akopyan
Master i Margarita (Russia, 1994)


Andrey Urgant
Master i Margarita (Russia, 2005)


Nota: Nel film del 1972 è lo stesso Rimskij (Tasko Nacic) a vestire i panni del presentatore.

* * *


Il discorso di Satana


E' il celebre discorso a cui ho accennato a inizio post. Tutti i film, a eccezione della pellicola del 1972 che ne dà una versione libera, lo riportano pressoché alla lettera.
Vladimir Bortko in particolare, forte anche dei dieci episodi a sua disposizione, ne dà una resa magistrale, grazie alla sua grande capacità di mettere in risalto ed espandere, come dimostra in varie altre occasioni, il sottotesto del romanzo. Impossibile prescindere dal mostrare il risultato. Il dialogo del video è in russo, ma basta leggere prima la parte di libro corrispondente, che faccio seguire subito dopo, perché tutto sia comprensibile.



"E così, cittadini," cominciò Bengalskij con il suo sorriso puerile, "adesso si esibirà per voi..." Bengalskij si interruppe e cambiò intonazione: "Vedo che il pubblico della terza parte del programma è ancora più numeroso... oggi da noi c'è mezza città! L'altro giorno ho incontrato un amico e gli ho detto: 'Perché non fai un salto da noi? Ieri c'era mezza città'. E lui mi ha risposto: 'Io abito nell'altra mezza'". Bengalskij fece una pausa in attesa dell'esplosione di risa, ma nessuno rise e allora continuò: "Si esibirà per voi, dicevo, il celebre artista straniero, Monsieur Woland, in una séance di magia nera! Be', in realtà tutti noi sappiamo benissimo," e Bangalskij fece un sorriso da persona saggia, "che la magia nera non esiste e altro non è che superstizione. Ma il maestro Woland padroneggia in sommo grado la tecnica della prestidigitazione, come si vedrà nella parte più interessante, quella cioè dello smascheramento di tale tecnica, e poiché noi tutti, come un sol uomo, plaudiamo sia alla tecnica sia al suo smascheramento, invitiamo allora il signor Woland...!".
Declamati i suoi imbonimenti, Bengalskij congiunse le mani, un palmo contro l'altro, e in segno di saluto le agitò attraverso lo spiraglio del sipario. Il sipario allora si aprì sempre di più e le sue pieghe si raccolsero con un fruscio ai lati della scena.
L'uscita del mago con il lungo aiutante e il gatto, che avanzava sulle zampe posteriori, deliziò il pubblico.

"A me una poltrona" ordinò Woland senza alzare la voce e, in quel preciso istante, non si sa come e da dove, apparve in scena una poltrona. Il mago sedette sulla poltrona. "Dimmi, mio gentile Fagotto," chiese Woland a quel burlone a quadri, che evidentemente aveva un altro appellativo, oltre a Koroviev, "non trovi che la popolazione di Mosca sia sensibilmente cambiata?"
Il mago teneva d'occhio il pubblico ammutolito, meravigliato da quella poltrona arrivata dal nulla.
"E' proprio così, messere," rispose, non troppo forte, Fagotto/Koroviev.
"Hai ragione. I cittadini sono molto cambiati... esteriormente, intendo, e la città stessa, d'altra parte... Sull'abbigliamento, non c'è più da far commenti, ma sono comparsi quei... come si chiamano... tram, automobili..."
"Autobus" suggerì rispettosamente Fagotto.
Il pubblico ascoltava con interesse questa conversazione, pensando che fosse il preludio ai giochi di prestigio. Le quinte erano gremite di artisti e macchinisti, e in mezzo alle loro facce si vedeva la faccia pallida e tesa di Rimskij.
Bengalskij, rifugiatosi in un angolo del palcoscenico, cominciava a sentirsi a disagio. Sollevò appena un sopracciglio e, approfittando di una pausa, disse:
"L'artista straniero esprime la sua ammirazione per Mosca, sviluppatasi dal punto di vista tecnico, e per i moscoviti", e Bengalskij sorrise due volte, prima alla platea, e poi alla galleria.
"Ho forse espresso ammirazione?" chiese il mago a Fagotto.
"Per niente, messere, lei non ha espresso nessuna ammirazione."
"E allora, che cosa dice questa persona?"
"Ha mentito bellamente," dichiarò con voce sonora a tutto il teatro l'assistente a quadretti, e rivolgendosi a Bengalskij aggiunse: "Congratulazioni a lei, cittadino che ha mentito!".
Dalla galleria sprizzò una risatina, ma Bengalskij trasalì e spalancò gli occhi.
"A me naturalmente non interessano tanto gli autobus, i telefoni e tutta la..."
"Apparecchiatura!" suggerì il quadrettato.
"Molto giusto, grazie," il mago parlava lentamente con la sua voce grave di basso, "mi interessa una questione di importanza assai maggiore: questi cittadini sono cambiati interiormente?"
"Sì, è la questione più importante, mio signore."
Tra le quinte, le persone cominciarono a scambiarsi occhiate e a stringersi nelle spalle, Bengalskij era rosso, Rimskij pallido.
Come se avesse indovinato l'inquietudine nascente, il mago disse:
"Ci siamo persi in chiacchiere, mio caro Fagotto, e il pubblico comincia ad annoiarsi. Mostraci, per cominciare, qualcosa che sia semplice e comune".
Il pubblico in sala ebbe un moto di sollievo.

L'ennesima prova della grandezza di Bulgakov si ha nel suo lasciar sfumare il dialogo senza risolverne completamente la tesi, così da creare una sorta di riverbero che dalle pagine del libro sembra espandersi fin dentro la psiche del lettore.

* * *


Avidità


Dopo un numero di riscaldamento, a cura di Koroviev/Fagotto e Behemot, che coinvolge un mazzo di carte - e, loro malgrado, alcuni spettatori - si passa a esaudire i desideri del pubblico.
Koroviev spara un colpo di pistola verso l'alto e una pioggia di denaro scende sul pubblico provocando un immaginabile parapiglia.


Il numero di riscaldamento con le carte da gioco
Master i Margarita (Russia, 2005)


Koroviev spara un colpo di pistola verso il soffitto del teatro...
Mistrz i Malgorzata (Polonia, 1988)


...e una pioggia di denaro cade dall'alto...
Master i Margarita (Russia, 1994)


...diffondendo tra il pubblico l'atteso parapiglia.
Master i Margarita (Russia, 2005)

* * *


La decapitazione di Bengalskij e la "compassione" del diavolo


Il conférencier Bengalskij continua, nel frattempo, a fare commenti inopportuni sulla séance e cerca di smascherare la pioggia di soldi come un'esibizione di ipnosi collettiva. Koroviev/Fagotto decide di porvi rimedio. Chiede al pubblico un suggerimento e qualcuno urla di strappargli la testa. Detto fatto! Behemot salta sul conférencier e in quattro e quattr'otto gli stacca la testa dal collo.


Mistrz i Malgorzata (Polonia, 1988)


 Master i Margarita (Russia, 1994)


Master i Margarita (Russia, 2005)


Il Maestro e Margherita (Italia/Yugoslavia 1972)


Master i Margarita (Russia, 1994)


Master i Margarita (Russia, 2005)


Nota: Nel film del 1972 è Woland ad agire, a distanza, su Rimskij.


A questo punto, il pubblico disorientato invoca il perdono per il conférencier e il mago Woland decide di esaudire la richiesta. Bulgakov, da par suo, ci elargisce così l'ennesima perla.
"Quali sono i suoi ordini, messere?" chiese Fagotto al volto mascherato.
"Ebbene" il mago rispose pensierosamente, "sono uomini come tutti gli altri uomini. Amano il denaro, ma è sempre stato così... L'umanità ama il denaro, di qualunque cosa sia fatto, di pelle, di carta, di bronzo o d'oro. Sì, gli esseri umani hanno pensieri irresponsabili... Che fare?... Del resto, anche la misericordia qualche volta bussa al loro cuore... Persone comuni... Ricordano quelli di prima... solo che la questione degli alloggi li ha rovinati..." e, con voce sonora, ordinò:
"Rimettete la testa".
Il gatto, presa accuratissimamente la mira, calcò la testa sul collo di Bengalskij e la testa tornò esattamente al suo posto, come se non si fosse mai allontanata. Dettaglio importante: sul collo non rimasero cicatrici. Il gatto spazzolò con le zampe il frac e il plastron del conférencier, e le macchie di sangue scomparvero. Fagotto rimise in piedi Bengalskij, gli ficcò nella tasca del frac un mazzetto di biglietti da dieci rubli e lo accompagnò fuori dalla scena con queste parole:
"Vada via! Senza di lei ci si diverte di più".

Si tratta comunque di una soluzione a metà, perché il conférencier continua a cercare altrove da sé la sua testa con la conseguenza di seguire il destino di molti dei personaggi del libro: essere prelevato e trasportato in un ospedale psichiatrico.


Il Maestro e Margherita (Italia/Yugoslavia 1972)


Mistrz i Malgorzata (Polonia, 1988)


Unico tra i quattro, e in discordanza con il libro,
nell'adattamento di Yuri Kara il diavolo è spesso ilare.
Master i Margarita (Russia, 1994)


Master i Margarita (Russia, 2005)


Nota: Nella versione televisiva polacca del 1988 è Fagotto a ricollocare la testa sul collo di Bengalskij.

* * *


Vanità


Mentre il pubblico è distratto, Woland si dilegua magicamente dalla scena. Subito dopo Koroviev/Fagotto annuncia l'apertura, tra le quinte del palcoscenico, di un negozio per signore. A fare gli onori di casa, la bella e sensuale Hella.
Una ragazza con i capelli rossi e un vestito da sera nero, che poteva dirsi bella, se non l'avesse sfigurata una bizzarra cicatrice sul collo, cominciò a sorridere in piedi tra le vetrine con un sorriso da padrona di casa. Solo il diavolo sapeva da dove fosse arrivata.
Fagotto, con risatine tenere, annunciò che la ditta effettuava gratuitamente lo scambio di vecchi abiti e scarpe da signora con scarpe e modelli parigini. Lo stesso valeva per le borsette, i profumi e il resto.

Incitato da Fagotto, il pubblico femminile vince l'iniziale timidezza e comincia a sciamare sul palco e tra le vetrine.

Nota: Mancando la figura di Hella, nel film del 1972 il ruolo di padrona di casa viene affidato a Margherita, tant'è che il negozio è denominato Negozio Margherita. Inoltre i vestiti, nonostante le vetrine siano mostrate chiaramente sul palcoscenico, per qualche oscuro motivo piovono dall'alto.


Il "Negozio Margherita"...

...e la sua proprietaria: Margherita.
Maddai...!

Nel film del 1972 sono i vestiti, e non i rubli,
 a cadere a pioggia dal soffitto del teatro.
Il Maestro e Margherita (Italia/Yugoslavia 1972)



L'allestimento del negozio (sopra) e Hella (sotto)
Mistrz i Malgorzata (Polonia, 1988)



L'allestimento del negozio (sopra) e Hella (sotto)
Master i Margarita (Russia, 1994)



L'allestimento del negozio (sopra) e Hella (sotto)
Master i Margarita (Russia, 2005)

* * *


Smascheramento e... svestimento


Lo spettacolo è al suo finale e qualcuno dalla platea richiede che si proceda senza indugi al previsto smascheramento dei trucchi.
La voce baritonale apparteneva nientemeno che all'ospite d'onore di quella serata, Arkadij Apollonovic Semplejarov, presidente della commissione acustica dei teatri di Mosca.
Arkadij Apollonovic si trovava nel palco con due signore: una anziana, vestita costosamente e alla moda, e l'altra, giovane e bellina, vestita con maggior semplicità. La prima, come si chiarì ben presto durante la stesura del verbale, era la moglie di Arkadij Apollonovic; la seconda era una sua lontana parente, attrice ancora agli inizi ma promettente, che era arrivata da Saratov e viveva nell'appartamento di Arkadij Apollonovic e della moglie.
"Pardon!" replicò Fagotto, "mi dispiace, ma qui non c'è niente da smascherare, è tutto chiaro."
"Eh no, è a me che dispiace! Lo smascheramento è assolutamente necessario. Altrimenti i suoi folgoranti numeri lasceranno un'impressione penosa. La massa spettatrice pretende una spiegazione."
"La massa spettatrice?" l'impudente buffone interruppe Semplejarov. "Non mi pare che abbia fatto dichiarazioni, o mi sbaglio? In considerazione, però, del suo desiderio che profondamente rispettiamo, Arkadij Apollonovic, io, se è quel che si vuole procederò a uno smascheramento. Ma perché questo sia possibile, lei mi deve consentire un altro minuscolo numero."
Perché no, rispose Arkadij Apollonovic in tono condiscendente. "Ma che sia con lo smascheramento!"
"Va bene, va bene. Allora mi permetta di domandarle: dove si trovava ieri sera, Arkadij Apollonovic?"
A questa domanda inappropriata, addirittura da persona rozza, il viso di Arkadij Apollonovic Semplejarov cambiò, e cambiò molto violentemente.

Si capisce bene che Semplejarov la sera prima non era alla riunione della commissione acustica, come aveva raccontato alla moglie. Bensì aveva trascorso quattro ore con un'attricetta itinerante, che per questo aveva ottenuto una parte in un dramma di Schiller al posto della lontana parente. Le conseguenze sul posto dello "smascheramento" sono facilmente intuibili.


Józef Fryźlewicz
Mistrz i Malgorzata (Polonia, 1988-90)


Valentin Smirnitskiy e Tatyana Tkach
Master i Margarita (Russia, 2005)


Note: 1) Nel film del 1972, Semplejarov è sostituito da tal Harimann (?); 2) nella versione da due ore di Yuri Kara del 1994 l'episodio è assente; 3) la versione di Bortko non prevede la presenza della lontana parente, ma solo quella di Semplejarov e consorte.


Di lì a breve ha luogo un secondo "smascheramento", che consiste nella sparizione, all'uscita del teatro, dei vestiti e degli altri accessori prelevati dalla magica boutique per signore.


Nel film del 1972 anche gli uomini sono coinvolti nello "svestimento".
Ma non era una boutique per signore?

Il Maestro e Margherita (Italia/Yugoslavia 1972)


La produzione televisiva polacca opta per la versione ultrasoft.
Mistrz i Malgorzata (Polonia, 1988)



Master i Margarita (Russia, 1994)



Master i Margarita (Russia, 2005)


E adesso lo spettacolo è davvero finito... per ora


* * *


3. A che punto siamo


Questi cinque indicatori segnano l'avanzamento, film per film, del percorso per immagini rispetto al testo del romanzo.

1. Il libro

2. Il Maestro e Margherita (Italia/Yugoslavia, 1972)


3. Mistrz i Malgorzata (Polonia, 1988)


4. Master i Margarita (Russia, 1994)


5. Master i Margarita (Russia, 2005)



Note: 1) Nel film del 1972, che Petrovic fa iniziare con l'incontro tra Maestro e Margherita, la séance di magia nera si trova in prossimità del finale; 2) entrambi i due film russi inseriscono parte dei capitoli fino al sedicesimo tra una fase e l'altra dello spettacolo di Woland.


* * *


References


Il testo di Maestro e Margherita consultato per la stesura di questo post è l'edizione Feltrinelli del 2011. Traduzione e cura di Margherita Crepax (con mia semplificazione dei nomi russi).

Commenti

  1. Caro Ivano, sei irraggiungibile. Il maestro e margherita lo conosco solo per il film meraviglioso, cast stellare, musiche memorabili di Morricone.

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    1. Ciao Massimiliano. Ti riferisci al film del 1972 con Ugo Tognazzi? Io lo maltratto assai in questa serie di post :O

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    2. Tra l'altro presenta anche più di una incoerenza interna, come mostro anche in questo post.

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    3. Si ho letto, ma non avendo termini di paragone con il libro mi aveva colpito molto. Mi hai fatto scoprire una nuova prospettiva di valutazione. Il tuo post è di una finezza e di una lucidità di analisi tale da lasciarmi a bocca aperta. Chapeau, amico mio.

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    4. Grazie mille Massimiliano. Son sempre contento quando riesco a lasciarti a bocca aperta :))
      Buona giornata e buon lavoro, my friend.

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  2. Grazie Ivano. Mi serve proprio questo post. Sto leggendo proprio adesso questo libro.
    Ti confesso che dalle prime pagine mi ha lasciata basita. Aspettavo altro dal titolo.
    Mi è d'aiuto per capirlo meglio

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    Risposte
    1. Wow Patricia, un po' ti invidio. Ricordo l'emozione unica che provai la prima volta a leggere questo libro straordinario. Per fortuna poi l'ho potuta replicare grazie agli adattamenti cinematografici russi, di Yuri Kara ma soprattutto quello strepitoso di Vladimir Bortko.

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    2. Sono solo all'inizio anche perchè è un libro che leggo suol cellulare quando aspetto la figlia. Poi, sinceramente, ogni tanto devo chiudere e pensare. Preparare la "dscussione" con lei visto che dopo averlo letto me lo ha caricato su cell.
      Direi così di primo acchito che Bulgakov forse mette in evidenza i difetti dell'ambiente che ben conosce. Come ha scritto qualcun altro, nn ricordo chi, non farmelo cercare nei commenti :)), è a più ampio respiro, Può riguardare qualunque parte del mondo.

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  3. :O un lavorone. Complimenti.
    Ho il libro anche se ancora non l'ho letto, ma questo tuo post mi ha invogliato.

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    1. Grazie mille Michel :))
      Il libro secondo me è uno dei must più must. Anche se è talmente fuori da ogni schema che ad alcuni potrebbe perfino non piacere.

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  4. Cit.: Sì, gli esseri umani hanno pensieri irresponsabili... Che fare?... Del resto, anche la misericordia qualche volta bussa al loro cuore... Persone comuni...
    Woland è il Male, oppure il Male è la scelta dell'uomo? Pilato è colpevole, oppure è vittima? La libertà dell'uomo è scegliere tra Bene e Male, credo che la forza del romanzo consista nel suggerire ciò. Oltre a mille altre possibili riflessioni XD
    Per adesso ho visto il film del 1972 e il Bortko subbato (grazie YouTube :D): è vero che il film con Tognazzi è decisamente "altro", però secondo me ha moltissimi pregi come opera in sé.

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    1. Dal mio punto di vista il film del 1972 ha QUALCHE pregio, in particolare un bellissimo finale. Però, a parte Cuny nel ruolo del diavolo, gli altri interpreti principali mi sembrano calati a forza nelle loro parti. Goffissimi poi i tentativi di fare apparire il gatto nero come qualcosa di più di quel che è.

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  5. Incredibile!!! Sto finendo di leggere il libro...
    Ahahahah... io e Patricia stiamo leggendo lo stesso libro!
    Come al solito il tuo post è un capolavoro di ricerca e confronto. Non ho visto i film, ma condivido il commento di Glò.
    Buona e serena settimana Ivano.

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    1. Ovvio che condivido il commento di Glò inerente al libro non conoscendo i film.

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    2. Grazie mille delle belle parole Anna Maria :))
      Non si poteva mai dire... magari ti fidi così tanto di Glò da condividere a scatola chiusa anche il suo commento sui film :D
      Buona settimana e buon blogging a te :))

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    3. @ Anna Maria: meraviglioso il romanzo eh! *__*
      Ma... fidati pure circa il film ;) E ora spiego!
      @Ivano: rispondo qui sulla questione del film del 1972.
      Molto spesso mi imbatto in discussioni sul rapporto libro/film, ecco... ciò che per me non esiste. Non necessariamente un buon film per me deve ricalcare pedissequamente il romanzo da cui è tratto. Potrei fare esempi eclatanti a proposito di Registi inarrivabili, ed è vero che il film in questione ha delle debolezze e il regista non sarà tra gli eccelsi, però nell'insieme, quale opera in sé con esigenze "cinematografiche" per forza di cose, mi è piaciuto! Se parliamo di aderenza al libro, non discuto, ma per me è un'altra questione! ;)
      Il Bortko è ovviamente un'altra cosa, ma parliamo di serializzazione, ciò che consente di diluire e specificare più agevolmente temi e riflessioni.
      E sarei curiosissima di recuperare gli altri film che hai citato nel tempo *_*
      A quando il prossimo appuntamento del ciclo? :D

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    4. Come dicevo nel commento di apertura il film mi aveva colpito molto, non avendo termini di paragone con il libro ho preso l'opera per quello che era. Bel cast, oltre a Tognazzi c'era Mimsy Farmer vista nel film dei fratelli Taviani Allosanfan, in film di dario argento, Fulci ecc.. e poi ... le musiche di Morricone...

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    5. @Glò
      Anche secondo me la questione rapporto film/libro è tutto sommato sterile. In molti casi non sono neppure in grado di decidere se mi è piaciuto di più il film o il libro e metto una bella x di pareggio. In altri casi preferisco il libro, in altri ancora il film. Stabilire una regola di principio lo trovo assurdo.
      Detto questo, gli altri film che cito sono due: la serie televisiva polacca in quattro episodi e il film di Yuri Kara, che era stato anch'esso concepito in origine come serie televisiva in quattro episodi, ma poi è stato condensato in una versione cinematografica di due ore di durata. Sono molto belle entrambe le versioni, anche se prediligo quella di Kara. Spero prima o poi di riuscire a imbattermi anche nella versione lunga.
      Il prossimo appuntamento? A questo punto conto di farne uno al mese :)

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  6. "Il maestro e Margherita" è uno dei grandi classici che mi spaventano. Mi spaventa nel senso che, essendo particolarmente complesso e con uno stile surreale, non so se riuscirei a portarlo sino in fondo. "Diavoleide" e "Cuore di cane" li ho letti e anche apprezzati per la loro satira sociale. "Le uova fatali" mi è sembrato persino eccessivo, comunque l'ho concluso. "Romanzo teatrale" invece non sono riuscito a concluderlo, era troppo confuso (forse anche la traduzione non era delle migliori), per questo ho 'paura' del grande romanzo bulgakoviano.

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    1. Molto curioso, perché in questo è come se fossimo l'uno il calco al negativo dell'altro. Io ho tutte le opere di Bulgakov che hai citato in casa e non mi sono ancora risoluto a leggerle perché temo che non reggano il confronto con il "grande romanzo" :)

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  7. Questo è uno dei passaggi del libro che più mi aveva colpita; adoro la figura di Woland e adoro il messaggio che porta, fra l'altro concordo con te sul fatto che si tratti di una critica o lucida osservazione di come l'uomo comune-medio funziona da sempre. L'uomo non si è ancora svegliato dopo millenni di civiltà e vive ancora seguendo e decodificando istinti animali, per questo questa figura di diavolo mi ha colpita da subito. Woland è il mio prototipo di diavolo! :)

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    1. E ogni regista ne ha dato a sua volta una sua interpretazione. Davvero demoniaco il Woland del film del 1972, ironico e distaccato quello della serie polacca del 1988, beffardo e dionisiaco il Woland del film di Kara del 1994, greve e solenne quello di Bortko del 2005.

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