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Il regno di ERB - The Greatest Adventure /9: Capitolo finale

 


Se lo scenario marziano di The Greatest Adventure riempie ben tre dei nove albi della miniserie, quello venusiano si risolve invece in appena tre pagine. Giusto il tempo di caricare sul Resolve della nuova tecnologia atomica (una specialità del posto) a rimpiazzare quella distrutta da Jason Gridley, di mostrare uno scorcio del pianeta così come Edgar Rice Burroughs lo aveva immaginato al di sotto dei perenni strati di nuvole che ne avvolgono la superficie, e di far entrare in scena, oltre agli uomini-uccello, o Angan, un ultimo personaggio fondamentale della saga, che può solo essere, a questo punto, Carson Napier, altrimenti conosciuto come Carson di Venere.



Ex terrestre, ma ora abitante di Vepaja, una delle isole che affiorano sulla superficie acquatica del pianeta Venere (Amtor, nella lingua nativa), Carson Napier risiede, a fianco della bellissima principessa Duare, in un palazzo della capitale arborea dell'isola, quasi interamente ricoperta da una foresta di alberi di proporzioni ciclopiche. E se la presenza nella storia di Julian the Second (nato nel 1917), ci permette di far risalire gli eventi in corso a una data di poco antecedente il 1938, anno della sua morte in Turchia, allora Carson, che è arrivato presumibilmente su Venere nel 1931, all'età di ventisette anni, ha avuto tutto il tempo, all'epoca di The greatest Adventure, di ambientarvisi a dovere. Così come aveva avuto il tempo, prima della sua partenza dalla Terra, di incontrarsi, oltre che con Edgar Rice Burroughs in persona, anche con Jason Gridley, vicino di casa dello scrittore a Tarzana, e di insegnargli i rudimenti dell'arte della proiezione mentale.


Disegno di Michael Wm Kaluta
da Korak, Son of Tarzan #46 (june 1972)
Sì, perché oltre ad aver praticato wrestling, boxe e nuoto, ad aver preso il brevetto di pilota di volo ed aver fatto lo stuntman cinematografico nei film di aviazione in voga negli anni venti del XX secolo, l'ingegnere astronautico Carson Napier è stato anche, nel corso della sua infanzia trascorsa in India (a causa del lavoro del padre, ufficiale dell'esercito britannico), allievo del guru indiano Chand Kabi, che lo ha iniziato ai segreti della mente, addestrandolo in particolare nella telepatia e nella proiezione a distanza di immagini. Il che lo rende l'antagonista ideale del principale cattivo di The Greatest Adventure, essendo il misterioso capo di Nikolas Rokoff e Esteban Miranda un telepate la cui storia ci riporta quasi all'inizio della miniserie, sull'isola di Caspak o Caprona, la terra dimenticata dal tempo.
Per capire però perché sia così, occorre anche aprire una parentesi e spiegare che gli abitanti femmina di Caspak sono in massima parte ovipari e che dalle loro uova nascono dei girini o dei pesci che poi, in alcuni casi, si evolvono in forme viventi capaci di respirare l'aria. E che, in casi ancora più rari, queste ultime si evolvono in scimmie a loro volta in grado, almeno in potenza, di evolversi fino a coprire sette fasi dell'evoluzione umana:

1. Ho-lu, o uomo-scimmia.

2. Alu, o uomo sprovvisto di parola.

3. Bo-lu, o uomo con la clava (equivalente all'uomo di Neanderthal).

4. Sto-lu, o uomo con la scure.

5. Band-lu, o uomo con la lancia.

6. Kro-lu, o uomo con l'arco.

7. Galu, o uomo con la corda (l'homo sapiens sapiens al suo livello preistorico).

Edgar Rice Burroughs adatta, in conclusione, alle sue esigenze narrative - trasferendola dal grembo materno all'ambiente esterno - la legge fondamentale della biogenetica stabilita da Ernst Haeckel (1834-1919): "L'ontogenesi ricapitola la filogenesi". E se anche la maggior parte degli individui di Caspak si ferma ai gradini più bassi di questa scala evolutiva umana o semiumana, accade comunque che alcuni arrivino a diventare Galu e alla possibilità di deporre, anziché uova, cuccioli già formati.

Ma che cosa c'entra tutto ciò con il gran finale di The Greatest Adventure?, potreste chiedervi.  Bene, come spiega Tarzan al suo manipolo di eroi, il loro principale antagonista sarebbe in realtà un uomo che su Caspak è riuscito non solo a spingersi oltre il Galu, ma anche oltre il comune uomo civilizzato, fino a innalzarsi al livello dell'umanità futura, dotata, tra le altre cose, di capacità telepatiche.



Ma comunque stiano le cose, è durante il viaggio del Resolve da Venere a Poloda, la sua meta finale, che si decidono le sorti della battaglia, e non credo sia da considerarsi uno spoiler se mostro, in chiusura di questa esplorazione della miniserie scritta da Bill Willigham e disegnata da Cezar Razek, un'ultima scena di insieme che riunisce i nostri eroi che si godono il meritato riposo del guerriero. Sono gli stessi che avevamo già visto riuniti sul suolo marziano, con la sola aggiunta di Carson di Venere. (P.S. Non è per sintonizzarmi con il nuovo clima italico che ho "censurato" la maggior parte dei balloons della vignetta, ma perché vi era ricapitolata l'intera parte finale della storia).


Da sinistra a destra: Meriem, Korak, Jane, Jason Gridley, Tarzan, Johnny LaFitte, John Carter, Dejah Thoris, Billy Byrne, Carson Napier,
Shannon Burke, e infine, ritratta in una posa poco principesca l'una e tagliata a metà l'altra, La di Opar e Victoria Custer.

E i dispersi?, potrebbe chiedersi a questo punto qualcuno di voi particolarmente attento ai dettagli. Vale a dire (in ordine di sparizione): Townsend Harper e Virginia Maxon, Julian the SecondJim Stone e Barney Custer, dei quali più nulla si è saputo?
E' intenzione dei nostri, al loro rientro sulla Terra, di provare a recuperarli uno a uno, come anche di restituire alla civiltà i naufraghi di Fort Dinosaur, l'avamposto di Caspak o Caprona. Ma questo in un eventuale seguito di The Greatest Adventure che potrebbe un giorno vedere la luce, almeno a giudicare dall'epilogo della miniserie, affidato, come il resto dell'avventura, alla voce di Jason Gridley.



"La seconda Odissea", dopo "Giasone e i nuovi Argonauti". Ma intanto lasciamo pure nel mistero l'appuntamento a cui è diretto lo scienziato e chiudiamo il sipario su questa serie di post dedicata a un esperimento narrativo interessante, e tutto sommato più che dignitoso nei risultati, qual è The Greatest Adventure. E se è vero che una resa grafica più all'altezza delle ambizioni del progetto non avrebbe guastato, anche da questo punto di vista il risultato mi sembra comunque superiore alla media delle produzioni Dynamite (almeno di quelle su cui mi è caduto l'occhio finora).

Mi rimane così solo da ricordare ancora che questi nove post si inseriscono all'interno della serie dedicata a Meriem, la prima tarzanide, che raggiunge così il numero complessivo di quindici capitoli.
Per il momento, sia chiaro.


* * *


L'immagine di apertura del post è un ritaglio di copertina del libro di Matt Betts, Carson of Venus. The Edge of All Worlds. Edgar Rice Burroughs, Inc. 2020.
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