Questo sito utilizza cookie di Google e di altri provider per erogare servizi e analizzare il traffico. Il tuo indirizzo IP e il tuo agente utente sono condivisi con Google per le metriche su prestazioni e sicurezza, per la qualità del servizio, generare statistiche e rilevare e contrastare abusi. Navigando nel blog accetti l'uso dei cookie e il trattamento dati secondo il GDPR. Per maggiori dettagli leggere l'Informativa estesa.

Quel che debbo ai Quindici /1: Dalla Preistoria all'Enigma



Revisionato in data 01-08/11/2026

Questo post è il terzo della serie dedicata all'autobiobibliografia, un progetto che mi è stato ispirato dalla lettura dell'opera di Henry Miller, I libri nella mia vita, e che consiste, in breve, nel realizzare un elenco di tutti i libri letti nella propria vita, prestando una particolare attenzione al periodo dell'infanzia e della prima giovinezza.

Dopo un primo post introduttivo al progetto, avevo realizzato un secondo articolo in cui cominciavo a esplorare gli scaffali della mia prima libreria. Ed è un'esplorazione che va intesa nel senso letterale del termine, perché è proprio del mobile che ha ospitato nei suoi scaffali i libri della mia infanzia che mi sto occupando. In particolare, avevo dedicato il secondo articolo alla collana degli anni '60 La stella d'oro, mentre adesso torno a occuparmi della mia prima enciclopedia: I quindici - I libri del come e del perché.

"Torno" perché in realtà questa è la terza volta che parlo dei Quindici. Me ne sono occupato una prima volta più o meno nella preistoria del blog, nella seconda e terza parte della Nota al Capitolo 1 di Solve et Coagula, e una seconda volta nel terzo post della serie In compagnia dei lupi.


Nella prima occasione ho narrato del modo rocambolesco in cui ne sono rientrato in possesso (almeno per i suoi 13/15), nella seconda occasione l'ho citata in merito all'ingresso di due storie di lupi nella mia vita: la fiaba dei Fratelli Grimm Il lupo e i sette caprettini, e Zio Lupo.

Siamo qui naturalmente ancora ai primordi della mia attività di lettore, poiché sono entrato in possesso di questa enciclopedia alla fine o sul finire della prima elementare, quando il mio maestro di allora, il signor Masi, ne consigliò caldamente l'acquisto ai miei genitori. E questo è per me un motivo sufficiente per augurare al signor Masi ogni possibile bene, qui e nella vita futura.

Quel che ho avuto modo di constatare fin da subito, nell'indagare i miei rapporti originali con l'enciclopedia, è come la mia attenzione si sia in realtà fissata non solo su un numero limitato di volumi della stessa, ma anche, all'interno degli stessi volumi, su un numero limitato di pagine. Salvo in un paio di casi. La prima eccezione è il volume due, Racconti e fiabe, che ho letto per intero e che è stato, per molti versi, il libro più importante della mia infanzia. Per quante volte l'ho sfogliato, per rileggerne le pagine o anche solo godermi le splendide illustrazioni, qualunque libro meno indistruttibile dei tomi de I Quindici ci avrebbe probabilmente lasciato le penne.

Naturalmente ho la mia personale classifica, che vede ai primi posti certe fiabe e certi racconti a scapito di altri. Posso citare, ai primi posti, Il brutto anatroccolo e I musicanti di Brema, oppure Riccidoro e i tre orsi o la splendida I tre capretti furbetti, usata anche da Stephen King nel suo capolavoro IT (ne ho discusso in questo post). E, ancora, gli estratti da Winnie-the-Pooh (chiamato Dodo nel volume dei Quindici) di A.A. Milne e dal Dottor Dolittle di Hugh Lofting, e così via.

Ma un accenno particolare devo anche riservarlo alle tante storie made in USA che ben difficilmente avrei avuto occasione di scoprire altrove e che si sono rivelate per me una passione durevole (vedi, per esempio, in questo blog: Il messaggio del gatto nero e La sposa del lupo mannaro).



La seconda eccezione è il volume quattro, La vita intorno a noi, dedicato soprattutto agli animali, con grande dispiego di stranezze e curiosità capaci di attirare l'attenzione di adulti e bambini. Per esempio, sapevate che un neonato di canguro, che esce come embrione dal ventre della madre e si sviluppa solo successivamente nel marsupio, può trovare posto in un cucchiaino da tè? Ma la parte del volume per me più importante è stata certamente quella dedicata alla preistoria. Anche se, in questo caso, sono state soprattutto le immagini a decretarne il successo. Il viaggio iniziava con un bel T-Rex immerso in un paesaggio del cretaceo (modello di tutte le mie centinaia di disegni a venire sul tema), proseguiva poi con due scene di tenore opposto - una placida di brontosauri (o forse diplodochi) al bagno e una cruenta con il pasto di un carnivoro a spese di un erbivoro - e terminava un bel po' di milioni addietro nel tempo con una bella visione di una foresta del carbonifero dominata da un esemplare di Meganeura, la libellula preistorica gigante, in primo piano.


Innumerevoli sono i voli della fantasia che ho fatto sulle ali di questa libellula.


Ma anche il mito, al pari delle fiabe che ne rappresentano forse una versione alternativa (vedi al riguardo il primo dei due post intitolati Il re dei gatti e il Tramonto degli Oracoli), mi attrasse fin da subito. Il dodicesimo volume de I Quindici, Pionieri e patrioti, inizia proprio con la narrazione del mito greco di Edipo e la Sfinge (non si direbbe, vero?). E' un mito molto noto: la Sfinge propone un indovinello sulle tre età dell'uomo e divora chi non lo risolve. Edipo lo risolve e così facendo fa precipitare il mostro nell'abisso. Senza saperlo, ero entrato per la prima volta a contatto con il concetto di enigma:

La più antica testimonianza su questo mito è un frammento di Pindaro che è il passo più antico in cui compare la parola "enigma": "l'enigma che risuona dalle mascelle feroci della vergine.1


Dietro le apparenze, del trovami davanti a un indovinello talmente facile da risolvere da apparire perfino sciocco, riconobbi tuttavia, in qualche maniera confusa, la presenza di un che di arcano e profondo almeno quanto l'abisso in cui precipita la Sfinge alla fine della storia. Naturalmente non conoscevo ancora, né nessuno di quelli che mi circondavano erano in grado di farmi conoscere, le parole di Pausania:

Anticamente i Greci considerati sapienti sviluppavano i loro discorsi mediante enigmi, e non in modo rettilineo.2

Soprattutto mi appariva misteriosa, e insieme mostruosa, la sproporzione tra l'elementarità dell'indovinello e le conseguenze della sua mancata risoluzione.

Ma esiste in realtà una tradizione, riportata anche da Eraclito di Efeso, a proposito della morte di Omero, che fa capire come questa sproporzione non fosse per niente l'eccezione bensì la regola:

Riguardo alla conoscenza delle cose manifeste gli uomini vengono tratti in inganno allo stesso modo di Omero, che fu più sapiente di tutti i Greci. Lo ingannavano fanciulli che schiacciavano pidocchi e gli dissero: "Tutte le cose che abbiamo visto e preso, le lasciamo; quelle che non abbiamo né visto né preso le portiamo con noi".3

Secondo la leggenda, Omero morì di scoramento a causa della propria incapacità di risolvere l'enigma.

E trovo a questo punto utile riportare alcune considerazioni del filosofo e filologo Giorgio Colli sulla progressiva umanizzazione dell'enigma nel corso del pensiero greco, dalle origini delfiche fino alla nascita della dialettica:

Prima il dio ispira un responso oracolare, e il "profeta", per dirla con Platone, è un semplice interprete della parola divina, appartiene ancora totalmente alla sfera religiosa. Poi il dio attraverso la Sfinge impone un enigma mortale, e l'uomo singolo deve scioglierlo, pena la vita. Infine due divinatori lottano tra loro per un enigma, Calcante e Mopso: non c'è più il dio, rimane lo sfondo religioso, ma interviene un elemento nuovo, l'agonismo, che è qui una lotta per la vita e per la morte. Un passo ancora, cade lo sfondo religioso, e viene in primo piano l'agonismo, la lotta di due uomini per la conoscenza: non sono più divinatori, sono sapienti, o meglio combattono per conquistare il titolo di sapiente.4

Il mito di Edipo e la Sfinge apparterrebbe quindi alla seconda fase di questa progressione proposta da Colli, mentre sempre lui scrive a proposito della terza fase, esemplificata dalla sfida tra Calcante e Mopso - nella quale Calcante muore di dolore per avere incontrato in Mopso un divinatore a lui superiore:

Il fatto che siano due divinatori a cimentarsi per la sapienza richiama la matrice religiosa dell'enigma, anche in questa sua fase umana. Un altro elemento suggerisce tale prospettiva, cioè il contrasto tra la banalità, nella forma e nel contenuto, e la tragicità del loro esito. Analogamente si avverte un contrasto di fronte all'enigma della Sfinge, per la trasparenza della sua risoluzione. Tali elementi della tradizione mettono in evidenza l'intervento di un arbitrio divino, l'intrusione nella sfera umana di qualcosa di perturbante, inspiegabile, irrazionale, tragicamente assurdo.5

Naturalmente dovevo farne ancora molta di strada prima di spogliarmi del tutto della concezione ingenua del mito visto come un tentativo primitivo di spiegazione del mondo, poi superato dalla moderna investigazione scientifica - che è la versione che ci viene comunemente propinata dalle benemerite istituzioni preposte alla nostra educazione. Ma comunque sia, la porta era aperta e già avevo mosso il mio primo passo verso una concezione più profonda e accurata della materia mito.

* * *

Note al testo

1 Giorgio Colli, La nascita della filosofia. Adelphi 1975, pag. 51
2 Giorgio Colli, La sapienza greca, I. Adelphi 1977; pag. 48, n.5
3  Eraclito, Dell'Origine. Feltrinelli 1993, pag. 193. Trad. e cura di Angelo Tonelli
4 Giorgio Colli, La nascita della filosofia. Adelphi 1975, pag. 52 5 Giorgio Colli, La nascita della filosofia. Adelphi 1975, pag. 56-7

Commenti

Post popolari in questo blog

Non ho dimenticato... Alessandro Momo /1 di 2

Non ho dimenticato... Alessandro Momo /2 di 2

10 serie a fumetti che hanno scandito i miei anni '70

Vikings S03 E07-10: La presa di Parigi

I misteriosi Quindici

Michelino, la mia prima rivista

Henry Miller e me - Breve invito a un meme sull'autobiobibliografia