Gli occhi di Modì - Prova di sinossi
Mentre la lettura ad alta voce del dattiloscritto revisionato degli Occhi di Modì, del cui avvio vi ho informato nel post precedente, va avanti (le pagine lette ad adesso sono circa 380 e ne rimangono ancora circa 140), ho anche buttato giù una prima versione della sinossi, che non ho idea se sia vicina o lontana dalla definitiva.
Naturalmente, al momento dovuto, mi farò leggere anche questa ad alta voce. Intanto, ve la presento in anteprima qui.
Gli occhi di Modì - Prova di sinossi
Cosa è davvero Shaula? Solo un nome, o qualcosa di più? E cosa ha a che fare con il disegno dello scorpione tatuato sul corpo di Marzia, la ragazza co-protagonista dell’Estate dei Fiori Artici? In un’epoca, la fine degli anni settanta, dove ancora nulla è a portata di un click, non è per niente facile dare una risposta a queste e altre domande.
Ma, come guidate dalla mano del destino, molte nuove situazioni sembrano accumularsi nelle pagine del libro e convergere nella direzione di un crescente, seppur parziale, disvelamento. Su tutte, l’incontro del protagonista principale, e io narrante della vicenda, con Eleonora, una psicologa junghiana che, se da un lato gli fornirà inattese chiavi interpretative del passato, dall’altro finirà per aprirgli nuove prospettive di vita e coinvolgerlo in esperienze inedite non meno bizzarre di quelle da lui vissute pochi mesi prima, in compagnia della sua ex giovane amica delle vacanze.
Impostato su una struttura binaria ancor più accentuata che in precedenza, Gli occhi di Modì inizia dal punto esatto in cui si interrompe L’Estate dei Fiori Artici, portandone avanti le vicende per altri quattro mesi, fino al giorno di Santo Stefano del 1979. Da un lato, vi sono di nuovo raccontate - con l'aggiunta di molti nuovi protagonisti - le scalcinate storie quotidiane di uno gruppo di adolescenti degli anni ‘70, accompagnate da una fitta colonna sonora di jazz e rock e una spruzzata di cinema; dall’altro, vi sono esplorati i sentieri della psicoanalisi, dell’astrologia, del mito e dell’esoterismo, oltre che dell’arte in genere. Tra i nomi più citati, lo psicologo junghiano Luigi Aurigemma, gli scrittori Gustav Meyrink e Marcel Proust (protagonista, suo malgrado, di una lunga e un po’ folle dissertazione, svolta in forma di dialogo nel corso di un “convivio”), il filosofo Platone, i musici Johann Sebastian Bach e Glenn Gould. Ritornano poi i maudits francesi e Georges Bataille. C'è, ça va sans dire, Amedeo Modigliani.

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