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Le radici del male /2: Non più virtute e conoscenza, ma obbedienza. Cieca obbedienza.


Il tiranno vuole sempre convincere il popolo di una totalità dotata di senso alla radice del suo comportamento. Vuole dare sempre delle ragioni (scientifiche) che spieghino che anche i suoi atti più orrendi e inumani siano fondati, sensati, all’interno di un mondo ordinato e, alla fine, buono. Per questo, bisogna dissentire, sospettare, distaccarsi quando il discorso si fa troppo compatto, e l’entusiasmo osannatore permea la mente anche dei cosiddetti uomini di cultura.

Giorgio Agamben, La casa che brucia.


Mi ha fatto un enorme piacere leggere stamani su L'Antidiplomatico un ottimo articolo di Carlo Freccero (Questa adesione acritica dei cittadini è più inquietante dell'autoritarismo), dove lui fa anche il nome di Vera Sharav, l'attivista ebrea a cui ho dedicato il mio precedente post.

Scrive Freccero: 

La cosa che più mi ha colpito nell'intervento di Vera Sharav è la lucidità con cui collega il nazismo all'uso autoritario della medicina. In nome della scienza - ci dice - viene cancellato ogni principio morale della società.

Freccero accosta poi felicemente, subito dopo, le parole di Sharav al concetto di "nuda vita" espresso a più riprese dal grande Giorgio Agamben nei suoi brillanti interventi su Quolibet, interventi che hanno portato ogni volta un raggio di luce nel buio profondo di questo anno e mezzo di infodemia e conseguente ipnosi indotta di massa:

Questa affermazione mi fa ricordare il fondamentale intervento di Agamben con la sua «Domanda» rivolta a tutti gli italiani. «Com' è potuto avvenire che un intero Paese sia senza accorgersene eticamente e politicamente crollato di fronte ad una malattia?». In nome della sopravvivenza e di quella che Agamben chiama «nuda vita» (una vita privata di ogni valore che travalichi la sopravvivenza biologica), gli italiani hanno accettato di lasciar morire i loro anziani in solitudine negli ospedali, hanno accettato di incenerire i cadaveri senza sepoltura, hanno accettato la perdita di ogni principio morale. Ed hanno rinunciato alla vita sociale.



Com'è potuto avvenire? Per me si potrebbe benissimo rovesciare la domanda e chiedersi come NON sarebbe potuto avvenire, dopo che la visione del mondo riduttiva e meccanicistica della scienza moderna - con la sua pretesa di oggettività e di unica candidata al rango di interprete fedele delle cose - si è imposta su tutto, fino a cancellare ogni possibile erlebnis, vale a dire ogni possibile visione essenziale e autenticamente fenomenologica della realtà.

Ma torniamo a Freccero, e all'amara conclusione del suo articolo:

E questa adesione acritica da parte dei cittadini è per certi versi più inquietante dell'autoritarismo del governo. È un indice inequivocabile che i meccanismi dell'autoritarismo sono già stati introiettati da tutti noi come naturali e che appartengono ormai alla quotidianità e al nostro futuro.

Un finale che sembra rimandare a sua volta a una altrettanto amara riflessione poetica dello scrittore Aldo Nove, del maggio scorso:

L’immenso dolore di sentirsi straniero

tra i tuoi simili, se ancora

li puoi definire tali. L’immenso dolore

di tacere la verità perché potresti essere bollato

non più come dissidente ma come

criminale.

L’immenso dolore di trovarti

in mezzo ad alieni che sono pensati da altri,

e ti ritrovi pazzo ed emarginato, e se ti esprimi

vieni isolato, perché il pensiero omologato

è l’unico consentito.

Perché l’uomo

si è tradito, non più virtute e conoscenza,

ma obbedienza.

Cieca obbedienza.

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