Questo sito fa uso di cookie, anche di terze parti, per offrire un migliore servizio ai lettori. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso. Per maggiori dettagli puoi leggere la seguente Informativa estesa.

The Studio Section Four: Jeffrey Catherine Jones /3




La mia speranza è che ogni mia opera mi lasci insoddisfatto. Questo mi dà la spinta per passare all'opera successiva. Il giorno che penserò di aver creato qualcosa di grande finirà tutto.

* * *


Il 1969 porta a Jeffrey Jones, tra le altre cose, l'occasione di figurare per la prima volta come disegnatore principale in un albo mainstream, con una storia di 15 pagine scritta da Bill Pearson pubblicata sul numero 13 del comic-book Flash Gordon della Charlton Comics con il titolo Monster Men of Tropica. Ma ad attrarre Jones è stata anzitutto in questo caso la possibilità di esercitarsi su un altro dei suoi miti, qual era il leggendario personaggio nato dalla mente e dalle matite del mai troppo rimpianto Alex Raymond (1909-1956). Ci si aspetterebbe così, da parte sua, una dedizione assoluta al progetto, invece lo stesso Jones ha in seguito ammesso di aver lavorato alla storia a tempo perso, convinto com'era che alla fine gliela avrebbero rifiutata comunque. E a conti fatti il risultato finale, testimoniato anche dalla pagina di apertura qui a fianco, non sembra in alcun modo in grado di smentirlo.
Ingeneroso e perfino crudele, quindi, il confronto con il Maestro dei Maestri. Ma non sia mai che io possa fare il nome di Alex Raymond in questo blog e passare oltre come se nulla fosse...




Tornando invece all'ancora maldestro allievo, nello stesso 1969 Jeff Jones (per ora continuerò a chiamarlo così, a dispetto dei titoli dei post) ha il privilegio di vedere pubblicata una sua storia, che pare risalga in realtà al 1966, su Witzend - un'artzine pubblicata da un altro grande del fumetto: Wallace (Wally) Wood (1927-1981), che ne curò i primi quattro numeri, prima di cedere il testimone a Bill Pearson (proprio lui, l'autore dei testi della storia di Gordon discussa sopra; il mondo è davvero piccolo).

Copertina di Wally Wood
Witzend l'abbiamo già incontrata in passato su questo blog, per l'esattezza nella seconda parte della mia biografia artistica su Vaughn Bodé, ma allora, preso com'ero nel vortice bodeiano, non mi ci ero soffermato a dovere, nonostante il format rivoluzionario per l'epoca. E a ragione Wally Wood ne rivendicò con orgoglio, nel non statuto con cui apre il primo numero, la natura di magazine autopubblicato:
La nostra sola meta è realizzare questo magazine al meglio, renderlo il più appassionante possibile. La nostra teoria è che il miglior editore di un'artista è l'artista stesso, e sta a lui ottenere il massimo dai propri mezzi.
Ci rendiamo senza dubbio conto che, l'umana natura essendo quella che è, cadremo spesso nella tentazione della Critica Costruttiva e dei Suggerimenti Utili, ma essendo questo genere di cose nemico al nostro scopo, noi proveremo a controllare questi impulsi.
Altre pubblicazioni sono appesantite da una Politica Editoriale, da un Format o da un Pubblico di riferimento. Noi non abbiamo di questi problemi e ce ne usciamo, di conseguenza, con un prodotto che è abbastanza difficile da definire.
Questo primo numero potrà un po' disorientare... E' - e non è - un albo a fumetti. E non è nemmeno Fantascienza, Fantasy, Mostri o Pupattole. E' una piattaforma, un veicolo, per qualsiasi idea sotto qualsiasi forma.
Finora questa iniziativa è stata soprattutto un modo per divertirsi, e noi speriamo di continuare così. Se rimane divertimento e passione, non potremo sbagliare, perché una parte di questa passione è destinata a trasmettersi a voi. Se diventerà un noioso tran tran, smetteremo di portarla avanti... La vita è troppo breve!

Si può in effetti dire che sulle pagine in bianco e nero dei dodici numeri complessivi di Witzend, usciti in un arco di tempo che va dal 1966 al 1982, sia passata gran parte dei maggiori autori del fantastico disegnato di quegli anni.

La storia di Jeff Jones, Alien, anch'essa sceneggiata da Bill Pearson, appare sul numero 6 della rivista e ha disegni sorprendentemente maturi per essere stata realizzata, se è vero ciò che riportano le cronache, nel 1966.
Per il resto, l'anno 1969 vede Jones dividersi tra le copertine per riviste e paperback di fantascienza e l'aiuto agli amici in ritardo con le deadline, per esempio Berni Wrightson, in quel periodo alle prese con la prima avventura di Nightmaster (potrete rinfrescarvi la memoria seguendo questo link, se vorrete).
Si può infatti dire che sebbene Barry Smith non sia ancora nei paraggi, l'embrione della futura comunità artistica che prenderà il nome di The Studio si sia comunque formato, grazie all'amicizia, alla condivisione degli stessi spazi e al supporto reciproco tra Jeff Jones, Berni Wrightson e Mike Kaluta. E il suo primo frutto sarà pienamente visibile già l'anno successivo, il 1970, con l'uscita del primo numero della prozine Abyss.

Anche se Abyss - come racconta Berni Wrightson in A look Back - fu soprattutto il risultato degli sforzi di Bruce Jones:
Bruce arrivò in città parlando di arte, deplorando il fatto che quasi tutte le riviste in giro fossero brutte com'erano. Bruce era un perfezionista al limite della follia. Era terribilmente deluso dalla constatazione che dai tempi della EC non fosse ancora stato fatto niente di altrettanto buono e decise di correre ai ripari.

Ognuno dei quattro - Berni Wrightson, Bruce Jones, Jeff Jones, Mike Kaluta - realizzò una propria storia, ma alla fine, a dispetto dell'impegno profuso e della qualità oggettiva della pubblicazione, il risultato non fu quello sperato. Wrightson ricorda che il loro guadagno fu, alla fine, di 25 dollari a testa. Per fare un confronto, lo stesso Wrightson e Vaughn Bodé per una storia di tre pagine di Purple Pictography ricevevano dalla rivista Swank un compenso di 700 dollari.

L'illustrazione di Jeff Jones
per Abyss Portfolio
Il favoloso quartetto non è però ancora pronto ad arrendersi e tenta di autofinanziarsi con l'Abyss Portfolio, una collezione di stampe artistiche, con tiratura limitata a 500 copie, a cui ognuno dei quattro contribuisce con un'illustrazione, numerata a mano e autografata per 500 volte. A completare il tutto, due illustrazioni (non autografate) di Richard Corben (altro grande artista che meriterebbe una serie di post a sé). L'operazione non basta però a risollevare le sorti della prozine, che è così destinata a rimanere una pubblicazione one shot.

Ma mentre succede tutto questo, capita anche che un tale Terry Ballantine Bisson, futuro rinomato scrittore di SF e fantasy, proponga all'editore Robert Sproul l'idea di una rivista sullo stile dei magazine horror della Warren Publishing di Jim Warren. Niente di strano, visto che la specialità della casa editrice fondata nel 1958 da Sproul, la Major Magazines, è appunto quella di creare magazine a imitazione di altri già affermati, di qualsiasi genere essi siano: umoristici, romance, western, ecc.
Bisson dimostra in ogni caso di sapere il fatto suo e per il suo neonato Web of Horror arruola la crème de la crème dei disegnatori e sceneggiatori attivi nel campo del fantastico a fumetti in quel periodo nella Grande Mela, compreso il favoloso quartetto Bruce Jones, Jeff Jones, Mike Kaluta e Berni Wrightson. Il canto di sirena che alletta tutti quanti è soprattutto la prospettiva di poter realizzare storie nello stile di Creepy e Eerie senza però essere obbligati a lavorare per la Warren, che si trova nel pieno della sua crisi editoriale e riempie le pagine delle sue riviste di ristampe e di cattivi inediti (ne abbiamo già parlato un paio di volte, ricordate?).

La copertina di Jeff Jones
per Web of Horror #2
Per due numeri le cose filano lisce come devono, ma poi, in chiusura del terzo numero di Web of Horror, Mr. Bisson decide di punto in bianco di lasciare New York per unirsi a una comune hippy in Arizona. Bruce Jones e Berni Wrightson interpellano allora Robert Sproul e ottengono di poter sostituire Bisson come caporedattori della rivista. Il loro obiettivo è in realtà molto ambizioso: far sì che il quarto numero di Web of Horror riesca qualcosa di ancora migliore dei Creepy degli anni d'oro.
Per riuscire in questo, i due si fanno carico di un completo restyling della rivista e mettono alla porta quegli autori che pur avendo trovato posto nei primi te numeri del magazine non giudicano all'altezza del compito. Quando però portano il materiale a Long Island, dove ha sede la Major Magazines, perché Sproul dia il suo benestare, non vengono ricevuti dall'editore. Di più, l'incontro viene rimandato di giorno in giorno per un'intera settimana, finché, il lunedì successivo Wrightson e Jones si decidono per un blitz a Long Island. Quello che segue è il resoconto, a opera di Berni Wrightson, di quel che i due si trovano davanti al loro arrivo:
...l’intero ufficio era scomparso. Avevano impacchettato tutto e liberato la stanza. Sembrava di essere in una scena di Twilight Zone.
Non avevano lasciato nessun recapito. Erano solo svaniti nel nulla come in uno show di fantasmi di serie B. Avevano preso con sé anche la maggior parte degli originali e nessuno di noi era stato pagato per il quarto numero. Mike Kaluta riuscì ad avere indietro i suoi disegni, ma Frank Brunner, Ralph Reese ed io perdemmo tutto. Si erano presi perfino il mio dipinto della copertina. Da quel che ho saputo, se ne erano andati in Florida, dove hanno pubblicato una parte del materiale su alcune riviste. Ricordo di aver visto una storia di Frank Brunner con Webster in una rivista intitolata Monster Madness o Mad, mad Monsters o qualche altra follia del genere.

In conclusione, tirate le somme, si può dire che il 1970 non sia stato un anno dei più fortunati per i nostri eroi.


* * *

Le citazioni di Berni Wrightson sono tratte da: Bernie Wrightson, A Look Back. Underwood-Miller, 1979, 1991; Edited by Christopher Zavisa.

L'immagine in alto sotto il titolo è: Jeff Jones, Frankenstein (detail, n.d.)



Commenti

  1. Bellissimo post, ho letto una serie di nomi di giganti del fumetto che mi hanno fatto alzare le antenne ;-) Cheers

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie mille per il gradimento, Cassidy! Stai sicuro che da queste parti non si sta mai troppo tempo a digiuno dai grossi nomi del fumetto ^_^

      Elimina
  2. Hai una cultura enciclopedica del fumetto americano (vabbé, anche di tante altre cose ;-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie per l'enciclopedico, Ariano ;-)
      Il fumetto americano è senza dubbio il mio preferito insieme a quello britannico. Al secondo per ora ho dedicato soltanto la serie su Modesty Blaise, ma spero di tornare ad affrontarlo prima o poi.

      Elimina
  3. Una donna. Ogni volta che gli annali di una qualche arte ne annoverano una, mi sento sollevata. Peccato per quello pseudonimo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Donna sì, Luz, ma dai 55 anni in poi. Prima di quell'età Jeffrey (Jeff) Jones era indiscutibilmente un uomo ;-)

      Elimina
  4. Le parole della citazione di apertura sono assai curiose! Di solito si dice il contrario, che l'artista - non essendo mai soddisfatto della sua opera, e quindi invariabilmente maledetto e tormentato - spera sempre di arrivare al capolavoro.

    "Se rimane divertimento e passione, non potremo sbagliare, perché una parte di questa passione è destinata a trasmettersi a voi.": parole sante, anzi santissime! Quanti scrittori perdono l'entusiasmo e si mettono a scribacchiare perché costretti. Proprio come gli studenti che rosicchiano il cappuccio della penna in cerca di ispirazione. E' una cosa che si avverte lontano un miglio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Probabilmente quando uno scrittore, per far quadrare i conti, diventa un operaio della scrittura va a raggiungere il folto numero di coloro che lavorano perché costretti e non certo con divertimento e passione.
      Buona giornata, Cristina :-)

      Elimina
  5. Ciao, Ivano! Leggo ora la tua risposta dato che ho lavorato fino ad ora, per cui mi tengo il "buona giornata" valido per domani. :-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Va bene lo stesso, Cristina. E' un saluto a lunga conservazione ;D

      Elimina

Posta un commento

I tuoi commenti sono l'anima del blog. Il mio grazie se vorrai lasciare una traccia del tuo passaggio.

Post popolari in questo blog

10 serie a fumetti che hanno scandito i miei anni '70

Il libro azzurro della fiaba - I sette libri della fiaba Volume 1

Ivan e Maria (Иван да Марья)

Black & White & Sex Talks

Vikings S03 E07-10: La presa di Parigi

Insieme Raccontiamo 17: Omaggio a Malpertuis

Henry Miller e me - Breve invito a un meme sull'autobiobibliografia