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Gli occhi di Modì. Il lato b - Anteprima 3 di 4





Gli occhi di Modì

Estratto III/IV - Segue dalla parte raggiungibile a questo link.


Dovetti ammettere che con l’opera di restauro portata a termine, l’edificio aveva un’aria abbastanza accogliente e cominciai a ritenere infondati i miei timori: ad attenderci non c’era, con ogni probabilità, nulla di diverso da una domenica di relax. Appena scesi dall’auto, poi, scorgemmo subito alcuni del gruppo di amici affacciati a una finestra del piano superiore.
“Salite di sopra” gridò Angelica, facendo un ampio cenno col braccio.
Dopo esserci arrampicati sulla stretta scalinata che partiva fin quasi dalla soglia d’ingresso, seguimmo il lungo corridoio sul quale si aprivano quasi tutte i locali del piano superiore, fino alla stanza da letto principale, dove trovammo tutti ancora in mutande e maglietta seduti sui letti disfatti. Stavano facendo un gioco, scoprimmo.
«Ognuno di noi ha scritto su di un foglietto una prova, abbiamo mescolati o foglietti tra loro e a turno ne abbiamo pescato uno a caso. Adesso, come penultimo, si sta esibendo Milarepa» spiegò ancora Angelica, entusiasta come una bambina.

Ci misi alcuni istanti a collegare il nome di Milarepa con il Massimo che conoscevo da almeno un paio di anni. Eppure, malgrado tutto, la faccenda dei nomi mi incuriosiva, come qualunque cosa in grado di stabilire un nesso spontaneo tra la situazione presente e i giorni della mia esperienza con Marzia. La differenza, non da poco, era che lei il nome Shaula non se lo era scelto ma era stata sua madre a sceglierlo per lei - ammesso che le cose stessero davvero come aveva detto lei, visto che, come avevo scoperto a mie spese, la ragazzina si era rivelata capace di mentirmi in modo spudorato.
In ogni caso, con la mia indagine che in una settimana non si era quasi mossa dal punto di partenza, decisi di tentare il tutto per tutto anche a costo di dovermene poi pentire.
«Visto che siete così esperti di nomi strani, qualcuno di voi sa dirmi qualcosa a proposito del nome Shaula?» chiesi tutto d'un fiato.
Tutti nella stanza, uno dopo l’altro, risposero negativamente.
«Però devo dire che mi piace come nome» commentò Katiuscia. «Potrei usarlo al posto di Sheherazade… Shaula, come mi sta?»
Molto bene, stavo per rispondere, perché caso voleva che Katiuscia, una bellissima ragazza, avesse fisicamente molti punti in comune con la mia ex compagna di vacanze, a cominciare dai tratti più appariscenti: i lunghi capelli neri e lisci e gli occhi quasi altrettanto scuri. Ma bastò un istante perché mi vergognassi di avere anche solo pensato che Marzia potesse essere sostituita da un’altra ragazza, con caratteristiche fisiche simili alle sue.
«In quale libro hai trovato questo nome?» domandò Sergio, bibliofilo da sempre.
«In nessun libro» replicai. «Ho conosciuto una ragazza al campeggio che si chiamava così, e tutto quello che lei ha saputo dirmi del suo strano nome è che ha origini africane».
Era quasi la verità, e più di così non me la sentivo di scoprirmi.
«Non mi hai fatto parola di lei, l’altro giorno» osservò Daniele.
«Non mi sembrava importante» gli ribattei. «Non ci pensavo neanche più a lei e solo a sentire questa lista di nomi strani mi è tornata in mente».
Stavolta invece l’avevo sparata davvero grossa e per un momento temetti di essere arrossito in volto. Per fortuna, con mio grande sollievo, l’argomento decadde all’istante e l’attenzione generale tornò a concentrarsi su Massimo, o meglio su Milarepa, ancora in piedi nella stanza, in mutande, t-shirt e scarpe da ginnastica, munito di chitarra e all’apparenza pronto a riprendere l’esibizione da dove era stata interrotta dal nostro arrivo.
«Un momento» domandò a un tratto Vincenzo. «Che succede se qualcuno pesca il foglietto con la sua stessa proposta?».
«Non cambia niente. Fa la sua esibizione, come se l'avesse scritta qualcun altro» gli rispose Katiuscia.
Intervenne allora Sergio, spazientito. «Quanto volete ancora far durare questo stupido gioco? È quasi mezzogiorno e io voglio pranzare presto per andare al fiume, come deciso. Forse è l'ultima domenica d'Estate che abbiamo a disposizione e non voglio certo passarla rinchiuso fra quattro mura. A chi tocca dopo Milarepa?».
«Ma io ho appena cominciato... Sono stato subito interrotto dal loro arrivo» protestò con vigore Massimo-Milarepa, indicando il nostro gruppetto di quattro.
Sergio sospirò rassegnato. «Ok, continua pure».
Il foglietto che aveva pescato Milarepa, lo scoprimmo a nostre spese, prevedeva che eseguisse Scarpa a banana, hit del momento del celebre, e celebrato, gruppo musicale Sniff. Così, dopo aver contato fino a quattro in inglese, accompagnandosi con il battito del piede, lui attaccò a urlare a squarciagola, traendo allo stesso tempo una serie di accordi del tutto arbitrari dalle corde della chitarra. E il demenziale distico che componeva l’intero testo della canzone,

Scarpa a banana, scarpa americana...
ciucci-uei ciucci-uò, ora balla il rock’n’roll!

echeggiò per varie volte - forse una ventina - nella stanza, prima che lui dichiarasse conclusa la sua esibizione, finalmente soddisfatto o forse soltanto stanco.


Se non altro, quell’assurda esibizione di un brano di per sé oltre i limiti dell'assurdo, servì a ribaltare in fretta il mio umore e a sintonizzarlo con quello, dominante, di divertimento generale. Per un breve momento mi trovai perfino a considerare la possibilità, visto il gran numero di posti vacanti, di fare richiesta di diventare a tutti gli effetti un membro della Colonica.
Ma mentre c’era chi tra noi e tra loro aveva addirittura le lacrime agli occhi per il gran ridere, Sergio continuava a mantenersi accigliato e manifestare solo a tratti un divertimento moderato.
«Io vado in cucina a preparare da mangiare. Vi aspetto giù» disse infine, e uscì dalla stanza.
«Ma è sempre così nero?» domandai.
«Lo è soprattutto da ieri sera» spiegò Angelica. «Gli abbiamo sostituito uno dei suoi panetti di hascisc con della comune valeriana debitamente camuffata. Eravamo tutti al corrente dello scherzo escluso lui che ne era il destinatario e non si è accorto di nulla».
«Nessuno di noi era comunque preparato a quello a cui abbiamo assistito» continuò Adriano. «In pratica, mentre noi siamo rimasti del tutto lucidi, il nostro buon Ogotemmeli è andato incontro al più colossale sballo della sua vita. E’ tornato in sé solo dopo alcune ore, quando abbiamo finalmente trovato il coraggio di metterlo al corrente della vera natura di ciò che aveva fumato. Dopodiché non ci ha più rivolto la parola, fino a un’ora fa».
Per un momento tutti diventarono seri, quasi realizzassero solo allora la piena portata dell’accaduto. Finché Katiuscia non agitò in aria il foglietto, ancora ripiegato, che aveva in mano. «Tocca a me finire il gioco» gridò, cominciando a svelare, prima di tutto a se stessa, le misteriose istruzioni. E a quel punto Angelica non poté evitare uno sghignazzo. Il perché fu chiaro a tutti un istante dopo.


* * *


L'immagine in alto sotto il titolo è: Roger Dean, A Black Astronaut (1971)

Commenti

  1. Il racconto mi fa ricordare sempre più il clima delle vecchie comuni degli anni '70s. Si tratta di bei ricordi almeno per me, quindi mi piace molto il rapporto che stai creando tra i vari personaggi.

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    1. Grazie Nick :))
      Senza dubbio l'atmosfera è quella e averla vissuta in prima persona aiuta a restituirla.
      Ma tu eri già all'opera in quel periodo? Mi pareva che fossi un po' più giovine di me...

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  2. Oddio, che roba è Scarpa Banana?!?
    E quello che ha sballato con la valeriana? E' l'effetto placebo! Aahah! :D

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    1. "Scarpa banana", ma secondo me dovrebbe essere "Scarpa a banana" è uno dei capolavori del progressive anni '70. Si sente, no? ^_^
      Scherzi a parte, gli autori e interpreti, gli Sniff, erano considerati all'epoca la risposta fiorentina agli Skiantos.

      L'effetto placebo è sempre in agguato... e poi, chissà, forse la valeriana ha delle potenzialità nascoste ancora tutte da esplorare ;-)

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  3. Sconvolta per la hit XD E per l'effetto-valeriana ahahahah!
    Resta da vedere che combinerà Sheherazade o.O
    Molto bello anche questo estratto ^_^

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    1. Grazie infinite Glò.

      Che hit, eh? Meno male ci son qua io a colmare le lacune musicali ^_^

      Sheherazade? Più che altro è Angelica-Diotima ad aver combinato... il mistero sarà svelato a breve (entro domenica).

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  4. Ok, aspetto di leggere l'istante dopo, bello.
    Ahahaha... Scarpa a banana, che forte ^__^

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    1. Grazie Anna Maria :)) Allora ti aspetto qui per il gran finale!

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  5. Forte! E interessante l'esperienza. Mai nemmeno visto da lontano una comune : )

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    Risposte
    1. In questo caso s'ha da parlare però di una comune part-time, Patricia. Il tentativo di farne una a tempo pieno è fallito in partenza ^^

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